lunedì 19 dicembre 2011

Carmina - Caio Valerio Catullo



Dicebas quondam solum te nosse Catullum,
Lesbia, nec prae me velle tenere Iovem.
dilexi tum te non tantum ut vulgus amicam,
sed pater ut gnatos diligit et generos.
nunc te cognovi: quare etsi impensius uror,
multo mi tamen es vilior et levior.
qui potis est, inquis? quod amantem iniuria talis
cogit amare magis, sed bene velle minus.

Un tempo dicevi di avere come amante il solo Catullo,
o Lesbia; e che non mi avresti preferito nemmeno Giove.
Ti ho amato non solo come la gente comune ama un'amica,
ma come un padre ama i figli e i generi.
Ora ti ho conosciuto; e, sebbene brucio più forte,
per me tuttavia hai meno valore e importanza.
«Come può essere?», chiedi. Perché un tradimento simile
costringe chi ama ad amare di più, ma a voler meno bene.


Catullo mi ha insegnato ad amare e a odiare, mi ha insegnato una marea di sentimenti ai quali non riuscivo a dare un nome, mi ha insegnato che anche altri, oltre a me, si nutrono di sensazioni negative e positive, in conflitto ma anche complementari. Un applauso (postumo) alla bravissima prof che, senza tante remore, mi ha costretto ad affrontarle.


Caio Valerio Catullo (Verona 84 a.c. - Roma 54 a.c.)

5 commenti:

  1. Ci sono ancora insegnanti così sensibili? E' difficile, siamo state massacrate, e fortunate. Dopo tanti anni, ho spiegato con queste parole a mia nipote la differenza tra amare e voler bene. E come mai amore e odio possono coesistere e annullare la personalità.

    RispondiElimina
  2. il confine tra amore-odio non è visibile quanto quello tra amore-non amore.

    RispondiElimina
  3. Odi et amo. Qua re id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio, et excrucior. La scrivo a memoria, perché ce l'ho scolpita nell'anima. A cosa serve studiare il latino? A questo: a dare un nome alle cose che sentiamo e delle quali non riusciamo a dare spiegazione.

    RispondiElimina
  4. Non ho mai studiato latino, e mi dispiace. Ma la poesia è per me una grande passione, e le traduzioni mi bastano. E in questa leggo profondo dolore, delusione, fiducia infranta. Con in più quelle due righe finali, terribili: possiamo smettere di voler bene, ma non di amare.

    RispondiElimina
  5. Una poesia bellissima, piena di sofferenza e di rammarico, con un insegnamento che da millenni fa scuola: amare e/o voler bene. Amore diverso da come lo intendiamo noi, o forse uguale da allora, o forse anche da prima. Ecco da dove vengono tanti delitti, tanti soprusi. Il voler bene è rispetto, l'amore può diventare immotivato, ingovernabile, pericoloso.

    RispondiElimina