mercoledì 22 febbraio 2012

Moby Dick - Herman Melville


(Moby-Dick, or, The Whale - 1851)

"Già da qualche tempo, sebbene soltanto ad intervalli, la solitaria, appartata Balena Bianca frequentava quei barbari oceani, maggiormente battuti dai cacciatori del capodoglio. ma non tutti, fra loro, ne conoscevano l'esistenza; soltanto pochi, relativamente, l'avevano vista e conosciuta; e il numero di quelli che finora e con cognizione di causa le avevano dato battaglia era in verità assai piccolo." 


Questo romanzo è come il mare. Insondabile, instabile, incontrollabile, infinito. Melville  lascia aperte mille porte: la follia di Achab, la sua estrema ossessione, la brutalità della natura, la dolcezza dell'amicizia alla pari tra Ismaele, marinaio colto, e Queequeg, ramponiere cannibale. Non dà risposte, e va letto senza farsi troppe domande. Invece vale la pena, finito il libro, di rivedere lo splendido film di John Huston, con un Gregory Peck dallo sguardo indimenticabile.


Gregory Peck (capitano Achab) nel film di Huston (1954)




Youghal, Cork (Ireland)



«Non è segnata su nessuna carta: i luoghi veri non lo sono mai».
Da "Moby Dick" di Herman Melville



Herman Melville (USA 1819-1891)


17 commenti:

  1. Call me Ishmael - Chiamatemi Ismaele. Un ottimo incipit per uno dei migliori romanzi americani, che, accantonando le elencazioni e le filosofie, mi è piaciuto per la sua illogica composizione, coerente con la folle spedizione del folle Achab.

    RispondiElimina
  2. Non esistono donne, in questo romanzo, a parte le brevi apparizioni di mogli in ansia. C'è chi ha interpretato la balena come l'incarnazione della donna che ha umiliato Achab. E' comunque piacevole, a tratti anche divertente, come tutte le ossessioni maniacali prese troppo sul serio.

    RispondiElimina
  3. Infiniti i richiami a questo libro, a cominciare dalle Moby Dick dei Led Zeppelin e del Banco, al sottomarino Queequeg, o al Queequeg di Xfile... per non parlare della Balena Bianca, cioè la DC

    RispondiElimina
    Risposte
    1. aggiungo Moby Dick di Santoro, esperimento incompatibile in casa Mediaset. Evidentemente... titolo azzeccatissimo.

      Elimina
  4. Una cosa è certa: non è la lotta tra il Bene e il Male, ma tra due mali diversi. Achab e Moby Dick sono come due nemici che si amano moltissimo: sono inseparabili.

    RispondiElimina
  5. Infatti, non potendo sopravvivere l'uno all'altra, muoiono assieme...

    RispondiElimina
  6. L'ho letto da piccola, assieme a Capitani coraggiosi. Poi, da grande, l'ho riletto trovandoci mille temi da approfondire. Un libro destinato a far discutere, a cominciare dalla cieca ostinazione del capitano Achab, che per questo è venerato dal suo equipaggio. Neanche fosse un leader integralista.

    RispondiElimina
  7. E sulla bianca schiena dell'animale egli scaricò la somma della rabbia e l'odio provati dalla propria razza; se il suo petto fosse stato un cannone, egli, gli avrebbe sparato contro il suo cuore.

    RispondiElimina
  8. Il film è fantastico, e lo sguardo di Gregory Peck in versione pseudo-mormone è davvero inquietante. Il pescione è un antenato dello Squalo di spielberghiana memoria, con la stessa valenza, e la stessa portata di gelida violenza. Bello, fa piacere ricordarlo. Ciao

    RispondiElimina
  9. Bello! I tre giorni di inseguimento alla balena sono fantastici. Ma chi insegue chi? E, alla fine, chi vince?

    RispondiElimina
  10. Bellissimo romanzo, di avventure e mare aperto, e mille altri temi da affrontare... un'ossessione che mi ricorda Quint nello Squalo, e la fine, più o meno è la stessa.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Capitano Peleg: "I Ramponieri pii non fanno mai buoni viaggi. Non hanno più lo squalo dentro."

      Elimina
  11. Ci sono libri che ci riportano inevitabilmente all'infanzia, quando con una mela e un prato d'erba leggere era una grandissima voglia di avventura. Quale ragazzo non ha sognato di andare a pesca di balene sul mare, e poi si è accontentato di un canna di bambù ed un paio di avannotti? Io sono uno di quelli, a caccia di balene adesso non andrei più certamente, ma ho ancora il mio Moby Dick illustrato. Di tutto quello che c'era dietro quella spedizione, non ricordo molto, ma l'emozione provata all'arrivo della balena non la potrò scordare mai più.

    RispondiElimina
  12. Ismaele è il narratore onnisciente che a volte scompare per riapparire e raccontare le sue profonde riflessioni.
    Il libro inizia con la sua frase "Call me Ismaele",nome di origine biblica che sta a significare:esule,vagabondo.
    Si parla più che altro,dei combattimenti tra uomini e balene,in particolar modo della prima balena uccisa e della ossessiva ricerca di vendetta;della ineluttabilità della forza della natura non rispettata ,ponendo l'accendo sulla follia del singolo,che alla ricerca della vendetta porterà inevitabilmente,alla disperazione e alla perdita di vite umane.
    Sorprendente la determinazione e l’odio che convivono nel cuore e nella mente del capitano Achab,che di fronte ad un mostro, quale è Moby Dick, responsabile della sua menomazione ,infonde sempre nuovo coraggio ai suoi uomini,tanto che essi arrivano a pensare ad "un patto col diavolo"
    le disgrazie,le vite perdute,le emozioni,le avventure e qaunto altro,lasciano molto riflettere sulla dicotomia:bene/male.Da leggere

    RispondiElimina
  13. Hello, I check your blog on a regular basis. Your writing style is awesome, keep doing what you're doing!

    RispondiElimina
  14. Le ultime parole di Achab:

    "Tashtego! Fammi sentire il tuo martello ancora una volta. Nave mia, devi morire senza di me! Vita solitaria, morte solitaria! Ora che la mia nave non c'è più, balena inespugnabile io mi volgo a te. Lotterò fino alla fine. Ti sputerò addosso il mio ultimo respiro, col cuore pieno di odio. Poiché non posso avere né bara né carro funebre, voglio essere inghiottito mentre ti do la caccia. Tieni, balena maledetta, ti lancio la mia fiocina!"

    RispondiElimina
  15. "All that most maddens and torments; all that stirs up the lees of things; all truth with malice in it; all that cracks the sinews and cakes the brain; all the subtle demonisms of life and thought; all evil, to crazy Ahab, were visibly personified, and made practically assailable in Moby-Dick. He piled upon the whale's white hump the sum of all the general rage and hate felt by his whole race from Adam down; and then, as if his chest had been a mortar, he burst his hot heart's shell upon it."
    --from "Moby-Dick; or, The Whale" (1851) by Herman Melville
    "As a revelation of human destiny it is too deep even for sorrow", was how D.H. Lawrence characterized MOBY-DICK. Published in the same five-year span as The Scarlet Letter, Walden, and Leaves of Grass, this great adventure of the sea and the life of the soul is the ultimate achievement of that stunning period in American letters.
    (Thanx Everyman's library)

    RispondiElimina