sabato 24 marzo 2012

Tre uomini in barca (per tacer del cane) - Jerome Klapka Jerome




Three Men in a Boat  (To Say Nothing of the Dog) -  1889

Allora Harris tentò di aprire la lattina con un temperino, ma spezzò la lama e si fece un brutto taglio; e George ci si volle provare con le forbici, ma le forbici gli saltarono in aria e per poco non gli cavarono un occhio. Mentre loro si fasciavano le ferite io cercai di praticare un buco in quell'accidente servendomi della punta dell'arpione, ma l'arpione mi scivolò di mano scaraventandomi tra la barca e la riva in due spanne d'acqua fangosa, mentre la lattina, inviolata, rotolava via e rompeva una tazza da tè.

Mi diverto sempre a rileggere la fuga dalle ossessioni di Londra di Jerome, George, Harris e Montmorency. La  spaventosa battaglia con la lattina di ananas è solo una delle avventure tragicomiche di questo delizioso romanzo, in cui Montmorency ( il cane) e i suoi compagni risultano piuttosto malaccorti, ma legati da un'amicizia profonda, irascibile, complice, solidale. 

6 commenti:

  1. Un libro divertente, e che lascia contenti. Montmorency è di gran lunga il protagonista, ora indifferente, ora pasticcione, ora isterico: il cane che tutti abbiamo avuto! Bello il Tamigi, belle le persone che si incontrano. Belli i protagonisti, coi difetti esasperati della gente comune.

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  2. Legato indissolubilmente alla prima superiore, e al ginocchio della lavandaia! Buffo, a tratti travolgente, come la battaglia alla lattina d'ananas che hai raccontato in parte, e comunque resta un grande romanzo, che adesso sono costretto a rileggere per nostalgia.

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  3. Bello! Anche se di giovanile ricordo! Il cane è fantastico; nelle malattie inimmaginabili chi non si riconosce, almeno in parte; e bellissima è la scena del labirinto, che ricordo bene come la lattina che non vuol morire!

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  4. Liceale ricordo! Non facevamo che ridere e raccontarci i passaggi migliori. Penso che sia venuto il momento per rileggerlo, con gli occhi adulti. Per ora, ricordo la sfilza di inconvenienti che puntualmente capitavano ad ogni tentativo di remare, cucinare, dormire; i litigi feroci e la battuta finale dello scrittore, come un calcetto all'indietro negli stinchi. A proposito di stinchi, ricordo uno di loro costretto a dormire nel lettuccio di un bambino, con le gambe sporgenti, che i suoi affezionati amici usavano come porta-asciugamani...

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  5. Leggendo questo libro, non ho potuto evitarmi di paragonare Jerome K. Jerome (inglese), a Mark Twain (americano), per la capacità che hanno di trovare qualcosa di buffo in ogni situazione. Per il resto divergono notevolmente, nei romanzi di Twain è sempre presente una vena sociale educativa, mentre in quelli di Jerome sono già presenti le componenti moderne (stress lavorativo, nostalgia della vita semplice) tipiche dei romanzi attuali.

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  6. Perfetta ironia inglese, e chiave di lettura amena e divertente. Mai volgare o trasgressivo, è un perfetto elogio dell'amicizia e contemporaneamente un bel ritratto del carattere maschile, ossia della semplificazione dei problemi complicati e della ipercomplicazione della semplicità!

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