venerdì 4 maggio 2012

Cento sonetti d'amore - Pablo Neruda


(Cien sonetos de amor - 1959)

XVII


No te amo como si fueras rosa de sal, topacio
o flecha de claveles que propagan el fuego:
te amo como se aman ciertas cosas oscuras,
secretamente, entre la sombra y el alma.

Te amo como la planta que no florece y lleva
dentro de sí, escondida, la luz de aquellas flores,
y gracias a tu amor vive oscuro en mi cuerpo
el apretado aroma que ascendió de la tierra.

Te amo sin saber cómo, ni cuándo, ni de dónde,
te amo directamente sin problemas ni orgullo:
asì te amo porque no sé amar de otra manera,

sino así de este modo en que no soy ni eres,
tan cerca que tu mano sobre mi pecho es mía,
tan cerca que se cierran tus ojos con mi sueño.


Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco;
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé,nascosta,la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come né quando né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.






Neruda fu una delle scoperte più appassionanti fatte al liceo, perché sottolineava gli innamoramenti e i sogni ad occhi aperti. Noi ragazzi lontani anni luce dal Cile, ci scambiavamo sospirando le sue poesie, immaginando un poeta ottimista, pieno di speranza e intriso d'amore. Invece nello stesso periodo lui,  travolto come tutta la sua nazione da avvenimenti atroci, stava  rinunciando alla vita, disperato, demotivato,  in attesa di una morte desiderata, avvenuta due settimane dopo Salvador Allende.



Pablo Neruda (Ricardo Eliezer Neftalí Reyes Basoalto - Chile 1904-1973)


56 commenti:

  1. E'vero, eravamo tutte scioccherelle, ben lungi da sapere, e capire, gli orrori di Pinochet. Ho cercato la poesia che più mi piace, anche se ce ne sono altre

    Pablo Neruda, Se tu mi dimentichi


    Voglio che tu sappia
    Una cosa.
    Tu sai com’è questa cosa:
    se guardo
    la luna di cristallo, il ramo rosso
    del lento autunno alla mia finestra,
    se tocco
    vicino al fuoco
    l’impalpabile cenere
    o il rugoso corpo della legna,
    tutto mi conduce a te,
    come se ciò che esiste
    aromi, luce, metalli,
    fossero piccole navi che vanno
    verso le tue isole che m’attendono.

    Orbene,
    se a poco a poco cessi di amarmi
    cesserò d’amarti poco a poco.
    "Se d’improvviso
    mi dimentichi,
    non cercarmi,
    chè già ti avrò dimenticata"

    Se consideri lungo e pazzo
    il vento di bandiere
    Che passa per la mia vita
    e ti decidi
    a lasciarmi sulla riva
    del cuore in cui ho le radici,
    pensa
    che in quel giorno,
    in quell’ora,
    leverò in alto le braccia
    e le mie radici usciranno
    a cercare altra terra.

    Ma
    se ogni giorno,
    ogni ora
    senti che a me sei destinata
    con dolcezza implacabile.
    Se ogni giorno sale
    alle tue labbra un fiore a cercarmi,
    ahi, amor mio, ahi mia,
    in me tutto quel fuoco si ripete,
    in me nulla si spegne né si dimentica,
    il mio amore si nutre del tuo amore, amata,
    e finchè tu vivrai starà tra le tue braccia
    senza uscire dalle mie.

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    1. SI TU' ME OLVIDAS - Pablo Neruda


      Quiero que sepas
      una cosa.

      Tú sabes cómo es esto:
      si miro
      la luna de cristal, la rama roja
      del lento otoño en mi ventana,
      si toco
      junto al fuego
      la impalpable ceniza
      o el arrugado cuerpo de la leña,
      todo me lleva a ti,
      como si todo lo que existe,
      aromas, luz, metales,
      fueran pequeños barcos que navegan
      hacia las islas tuyas que me aguardan.

      Ahora bien,
      si poco a poco dejas de quererme
      dejaré de quererte poco a poco.

      Si de pronto
      me olvidas
      no me busques,
      que ya te habré olvidado.

      Si consideras largo y loco
      el viento de banderas
      que pasa por mi vida
      y te decides
      a dejarme a la orilla
      del corazón en que tengo raíces,
      piensa
      que en ese día,
      a esa hora
      levantaré los brazos
      y saldrán mis raíces
      a buscar otra tierra.

      Pero
      si cada día,
      cada hora
      sientes que a mí estás destinada
      con dulzura implacable.
      Si cada día sube
      una flor a tus labios a buscarme,
      ay amor mío, ay mía,
      en mí todo ese fuego se repite,
      en mí nada se apaga ni se olvida,
      mi amor se nutre de tu amor, amada,
      y mientras vivas estará en tus brazos
      sin salir de los míos.

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  2. Aggiungo anche questa, sfruttando come sempre la competenza di Baku & Friends

    E' oggi: tutto l'ieri andò cadendo
    entro dita di luce e occhi di sogno,
    domani arriverà con passi verdi:
    nessuno arresta il fiume dell'aurora.

    Nessuno arresta il fiume delle tue mani,
    gli occhi dei tuoi sogni, beneamata,
    sei tremito del tempo che trascorre
    tra luce verticale e sole cupo,

    e il cielo chiude su te le sue ali
    portandoti, traendoti alle mie braccia
    con puntuale, misteriosa cortesia.

    Per questo canto il giorno e la luna,
    il mare, il tempo, tutti i pianeti,
    la tua voce diurna e la tua pelle notturna.

    Pablo Neruda

    Baku

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    1. SONETO XLIX

      Es hoy: todo el ayer se fue cayendo
      entre dedos de luz y ojos de sueño,
      mañana llegará con pasos verdes:
      nadie detiene el río de la aurora.

      Nadie detiene el río de tus manos,
      los ojos de tu sueño, bienamada,
      eres temblor del tiempo que transcurre
      entre luz vertical y sol sombrío,

      y el cielo cierra sobre ti sus alas
      llevándote y trayéndote a mis brazos
      con puntual, misteriosa cortesía:

      Por eso canto al día y a la luna,
      al mar, al tiempo, a todos los planetas,
      a tu voz diurna y a tu piel nocturna.

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  3. Le sue poesie appartengono a tutte le generazioni, ma davvero per la nostra è stato qualcosa di diverso. Sinonimi di amore felice, corrisposto, adulto, anche sensuale.
    Amore, amore, le nubi sulla torre del cielo
    salirono come trionfanti lavandaie,
    e tutto arse d'azzurro, tutto fu stella:
    il mare, la nave, il giorno si esiliarono uniti.
    Come non restare affascinati da queste parole, come non sentirsi ancora più innamorati e spensierati. Hai detto bene, eravamo distanti dall'amarissima realtà del suo contesto, che avremmo scoperto anni dopo, quando ormai l'estasi delle sue parole d'amore si era forse affievolita, oppure diventata più consapevole.

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  4. Ho un ricordo molto bello e profondo di Neruda, anche se adesso ormai non è più tra i miei preferiti, quello che intendo è che quando si è innamorati si respira assieme a Neruda, ma quando si diventa assuefatti e rilassati non si coglie più il battito animale... in ogni caso provo nostalgia rileggendo soprattutto il sonetto XVII, nostalgia del passato e nostalgia di me innamorato!

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  5. Neruda sapeva magnificamente descrivere ciò che definiva il miracolo dell' amore, di esso si nutriva a piene mani in un'epoca nella quale era inteso come passione,rinuncia ,gelosia,ma anche coinvolgimento, romanticismo e sensualità
    Amore che è fiore, pane,frutta,terra,nutrimento ma anche un fondersi delle anime, dei desideri, dei sogni, dei corpi....
    Non t’amo se non perché t’amo
    e dall’amarti a non amarti giungo
    e dall’attenderti quando non t’attendo
    passa dal freddo al fuoco il mio cuore.
    Ti amo solo perché io ti amo,
    senza fine io t’odio, e odiandoti ti prego,
    e la misura del mio amor viandante
    è non vederti e amarti come un cieco.
    Forse consumerà la luce di gennaio,
    il raggio crudo, il mio cuore puro,
    rubandomi la chiave della calma.
    In questa storia solo io muoio
    e morirò d’amore perché t’amo,
    perché t’amo, amore, a sangue e fuoco.
    Penso che qualunque poesia vada letta per prima in lingua originale
    per meglio comprenderne la muscalità con la quale è stata pensata e mi sarebbe piaciuto mettere il sonetto che ho postato in lingua spagnola e mi scuso per non averlo trovato

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    1. Eccolo, è il sonetto LXVI

      No te quiero sino porque te quiero
      y de quererte a no quererte llego
      y de esperarte cuando no te espero
      pasa mi corazón del frío al fuego.
      Te quiero sólo porque a ti te quiero,
      te odio sin fin, y odiándote te ruego,
      y la medida de mi amor viajero
      es no verte y amarte como un ciego.
      Tal vez consumirá la luz de enero,
      su rayo cruel, mi corazón entero,
      robándome la llave del sosiego.
      En esta historia sólo yo me muero
      y moriré de amor porque te quiero,
      porque te quiero, amor, a sangre y fuego.

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    2. Grazie per la versione in lingua originale di questo meraviglioso sonetto,non sempre la traduzione riesce a far cogliere la vera essenza del testo
      Il traduttore ha un compito molto delicato,che è quello di tenere insieme, nella nuova lingua,l'dentità del testo originale ovvero di non far perdere al testo il suo timbro,il carattere e lo stile,compito non sempre facile.

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  6. Ho amato Neruda: ogni stagione ha il suo tempo. Ora sono più in sintonia con Prevert, presto lo sarò con Bukowski, questioni di amarezza che a vent'anni non era nemmeno all'orizzonte e tra vent'anni ci distruggerà. Ma lui sarà sempre il poeta di:

    IVRESSE

    Hoy que danza en mi cuerpo la pasión de Paolo
    y ebrio de un sueño alegre mi corazón se agita :
    hoy que sé la alegría de ser libre y ser solo
    como el pistilo de una margarita infinita :
    Oh mujer - carne y sueño - ven a encantarme un poco,
    ven a vaciar tus copas de sol en mi camino :
    que en mi barco amarillo tiemblen tus senos locos
    y ebrios de juventud, que es el más bello vino.
    Es bello porque nosotros lo bebemos
    en estos temblorosos vasos de nuestro ser
    que nos niegan el goce para que lo gocemos.
    Bebamos. Nunca dejemos de beber.
    Nunca, mujer, rayo de luz, pulpa blanca de poma,
    suavices la pisada que no te hará sufrir.
    Sembremos la llanura antes de arar la loma.
    Vivir será primero, después será morir.
    Y después que en la ruta se apaguen nuestras huellas
    y en el azul paremos nuestras blancas escalas
    - flechas de oro que atajan en vano las estrellas -
    oh Francesca hacia donde te llevarán mis alas !


    Oggi che danza nel mio corpo la passione di Paolo
    ed ebbro di un sogno gioioso si agita nel mio cuore;
    oggi che ho la gioia d'esser libero e solo
    come pistillo di una margherita infinita:
    oh donna - carne e sogno - vieni ad incantarmi un poco,
    vieni a vuotare le tue coppe di sole nella mia strada:
    tremino sulla mia nave gialla i tuoi seni pazzi
    ed ebbri di gioventù, che è il vino più bello.
    È bello perché noi lo beviamo
    in queste tremanti coppe del nostro essere
    che ci negano il godimento perché lo godiamo.
    Beviamo, non cessiamo mai di bere.
    Mai, donna, raggio di luce, polpa bianca di mela,
    addolcisci l'orma che non ti fa soffrire.
    Seminiamo la pianura prima di arare il colle.
    Vivere sarà prima, poi sarà morire.
    E poi che nella strada si spegneranno le nostre orme
    e nell'azzurro arresteranno le nostre bianche scale
    - frecce d'oro che inseguono invano le stelle -
    oh Francesca, dove ti porteranno le mie ali!

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  7. Soneto XLVIII

    Dos amantes dichosos hacen un solo pan,
    una sola gota de luna en la hierba,
    dejan andando dos sombras que se reúnen,
    dejan un solo sol vacío en una cama.
    De todas las verdades escogieron el día:
    no se ataron con hilos sino con un aroma,
    y no despedazaron la paz ni las palabras.
    La dicha es una torre transparente.
    El aire, el vino van con los dos amantes,
    la noche les regala sus pétalos dichosos,
    tienen derecho a todos los claveles.
    Dos amantes dichosos no tienen fin ni muerte,
    nacen y mueren muchas veces mientras viven,
    tienen la eternidad de la naturaleza.


    Due amanti felici
    Due amanti felici fanno un solo pane,
    una sola goccia di luna nell'erba,
    lascian camminando due ombre che s'unisco,
    lasciano un solo sole vuoto in un letto.

    Di tutte le verità scelsero il giorno:
    non s'uccisero con fili, ma con un aroma
    e non spezzarono la pace né le parole.
    E' la felicità una torre trasparente.

    L'aria, il vino vanno coi due amanti,
    gli regala la notte i suoi petali felici,
    hanno diritto a tutti i garofani.

    Due amanti felici non hanno fine né morte,
    nascono e muoiono più volte vivendo,
    hanno l'eternità della natura.

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  8. capita spesso che vengano attribuite a Neruda poesie di altri. Questo ne è un esempio, ma grazie ad ENRICA la trasferisco qui, perché è il suo posto:

    È proibito
    piangere senza imparare,
    svegliarti la mattina senza sapere che fare
    avere paura dei tuoi ricordi.
    È proibito non sorridere ai problemi,
    non lottare per quello in cui credi
    e desistere, per paura.
    Non cercare di trasformare i tuoi sogni in realta'.
    È proibito non dimostrare il tuo amore,
    fare pagare agli altri i tuoi malumori.
    È proibito abbandonare i tuoi amici,
    non cercare di comprendere coloro che ti stanno accanto
    e chiamarli solo quando ne hai bisogno.
    È proibito non essere te stesso davanti alla gente,
    fingere davanti alle persone che non ti interessano,
    essere gentile solo con chi si ricorda di te,
    dimenticare tutti coloro che ti amano.
    È proibito non fare le cose per te stesso,
    avere paura della vita e dei suoi compromessi,
    non vivere ogni giorno come se fosse il tuo ultimo respiro.
    È proibito sentire la mancanza di qualcuno senza gioire,
    dimenticare i suoi occhi e le sue risate
    solo perche' le vostre strade hanno smesso di abbracciarsi.
    Dimenticare il passato e farlo scontare al presente.
    È proibito non cercare di comprendere le persone,
    pensare che le loro vite valgono meno della tua,
    non credere che ciascuno tiene il proprio cammino
    nelle proprie mani.
    È proibito non creare la tua storia,
    non avere neanche un momento per la gente che ha bisogno di te,
    non comprendere che cio' che la vita ti dona,
    allo stesso modo te lo puo' togliere.
    È proibito non cercare la tua felicità,
    non vivere la tua vita pensando positivo,
    non pensare che possiamo solo migliorare,
    non sentire che, senza di te,
    questo mondo non sarebbe lo stesso.
    non sentire che, senza di te, questo mondo non sarebbe lo stesso. (Pablo Neruda)

    La Fondazione Pablo Neruda ha pubblicamente dichiarato che questa poesia, ed anche “Muore lentamente” e “Non incolpare nessuno” che da anni circolano su Internet attribuite a Pablo Neruda, sono in realtà di altre autori. “ E’ proibito” è di Alfredo Cuervo Barrero.

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    1. Ecco l'altra poesia attribuita a Neruda, ma sicuramente di altro autore

      Non incolpare nessuno,
      non lamentarti mai di nessuno, di niente,
      perché in fondo
      Tu hai fatto quello che volevi nella vita.

      Accetta la difficoltà di costruire te stesso
      ed il valore di cominciare a correggerti.
      Il trionfo del vero uomo
      proviene delle ceneri del suo errore.

      Non lamentarti mai della tua solitudine o della tua sorte,
      affrontala con valore e accettala.
      In un modo o in un altro
      è il risultato delle tue azioni e la prova
      che Tu sempre devi vincere.

      Non amareggiarti del tuo fallimento
      né attribuirlo agli altri.

      Accettati adesso
      o continuerai a giustificarti come un bimbo.
      Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare
      e che nessuno è così terribile per cedere.

      Non dimenticare
      che la causa del tuo presente è il tuo passato,
      come la causa del tuo futuro sarà il tuo presente.

      Apprendi dagli audaci,
      dai forti
      da chi non accetta compromessi,
      da chi vivrà malgrado tutto
      pensa meno ai tuoi problemi
      e più al tuo lavoro.

      I tuoi problemi, senza alimentarli, moriranno.
      Impara a nascere dal dolore
      e ad essere più grande, che è
      il più grande degli ostacoli.

      Guarda te stesso allo specchio
      e sarai libero e forte
      e finirai di essere una marionetta delle circostanze,
      perché tu stesso sei il tuo destino.

      Alzati e guarda il sole nelle mattine
      e respira la luce dell’alba.
      Tu sei la parte della forza della tua vita.
      Adesso svegliati, combatti, cammina,
      deciditi e trionferai nella vita;
      Non pensare mai al destino,
      perché il destino
      è il pretesto dei falliti.

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    2. Non sappiamo le ragioni per cui vengono attribuite queste poesie a Pablo Neruda. Se avete letto i tre testi è evidente che tutti hanno un tono edificante, prescrittivo, si percepisce una parentela con la letteratura di auto-aiuto, non tipica dell’epoca di Neruda. Senza nulla togliere queste poesie, l’opera di Pablo Neruda è lontana da questo genere di poesia in tono, contenuto, linguaggio e per le immagini che crea.
      Darío Oses
      Director Biblioteca
      Fundación Pablo Neruda

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  9. Le tue mani - Pablo Neruda

    Quando le tue mani muovono,
    amore, verso le mie,
    cosa mi portano in volo?
    Perché si sono fermate
    sulla mia bocca, all'improvviso,
    perché le riconosco
    come se una volta, prima,
    le avessi toccate,
    come se prima di esistere
    avessero già percorso
    la mia fronte, la mia cintura?
    La loro morbidezza giungeva
    volando sul tempo,
    sul mare, sul fumo,
    sulla primavera,
    e quando tu hai posato
    le tue mani sul mio petto,
    ho riconosciuto quelle ali
    di colomba dorata,
    ho riconosciuto quella creta
    e quel colore di grano.
    Per tutti gli anni della mia vita
    ho vagato cercandole.
    Ho salito scale,
    ho attraversato scogliere,
    mi hanno trascinato via treni,
    le acque mi hanno riportato,
    e nella pelle dell'uva
    mi è sembrato di toccarti.
    Il legno di colpo
    mi ha portato il tuo contatto,
    la mandorla mi annunciava
    la tua morbidezza segreta,
    finché si sono strette
    le tue mani sul mio petto
    e lì come due ali
    hanno concluso il loro viaggio.

    Baku

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    1. Tus manos - Pablo Neruda

      Cuando tus manos salen,
      y amor, hacia las mías,
      qué me traen volando?
      Por qué se detuvieron en mi boca,
      de pronto,
      por qué las reconozco
      como si entonces antes,
      las hubiera tocado,
      como si antes de ser
      hubieran recorrido
      mi frente, mi cintura?

      Su suavidad venía
      volando sobre el tiempo,
      sobre el mar, sobre el humo,
      sobre la primavera,
      y cuando tú pusiste
      tus manos en mi pecho,
      reconocí esas alas
      de paloma dorada,
      reconocí esa greda
      y ese color de trigo.

      Los años de mi vida
      yo caminé buscándolas.
      Subí las escaleras,
      crucé los arrecifes,
      me llevaron los trenes,
      las aguas me trajeron,
      y en la piel de las uvas
      me pareció tocarte.
      La madera de pronto
      me trajo tu contacto,
      la almendra me anunciaba
      tu suavidad secreta,
      hasta que se cerraron
      tus manos en mi pecho
      y allí como dos alas
      terminaron su viaje.

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  10. Non star lontana da me un solo giorno, perché,
    perché, non so dirlo, è lungo il giorno,
    e ti starò attendendo come nelle stazioni
    quando in qualche parte si addormentano i treni.

    Non andartene per un'ora perché allora
    in quell'ora s'uniscono le gocce dell'insonnia
    e forse tutto il fumo che va cercando casa
    verrà ancora a uccidere il mio cuore perduto.

    Ahi non s'infranga la tua figura nell'arena,
    ahi, non volino le tue palpebre nell'assenza:
    non andartene per un minuto, adorata,

    perché in quel minuto sarai andata sì lungi
    che attraverserò tutta la terra interrogando
    se tornerai o se mi lascerai morire.


    (Pablo Neruda, sonetto XLV)

    Birdy

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    1. SONETO XLV
      Pablo Neruda

      No estés lejos de mí un solo día, porque cómo,
      porque, no sé decirlo, es largo el día,
      y te estaré esperando como en las estaciones
      cuando en alguna parte se durmieron los trenes.

      No te vayas por una hora porque entonces
      en esa hora se juntan las gotas del desvelo
      y tal vez todo el humo que anda buscando casa
      venga a matar aún mi corazón perdido.

      Ay que no se quebrante tu silueta en la arena,
      ay que no vuelen tus párpados en la ausencia:
      no te vayas por un minuto, bienamada,

      porque en ese minuto te habrás ido tan lejos
      que yo cruzaré toda la tierra preguntando
      si volverás o si me dejarás muriendo.

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  11. E per una volta ancora ricorro a Baku & Friends, che riesce a scovare sempre qualcosa di bello.

    ODA AL DÍA FELIZ - PABLO NERUDA

    Esta vez dejadme 
    ser feliz, 
    nada ha pasado a nadie, 
    no estoy en parte alguna, 
    sucede solamente 
    que soy feliz 
    por los cuatro costados 
    del corazón, andando, 
    durmiendo o escribiendo. 
    Qué voy a hacerle, soy 
    feliz.
    Soy más innumerable
    que el pasto
    en las praderas, 
    siento la piel como un árbol rugoso
    y el agua abajo, 
    los pájaros arriba, 
    el mar como un anillo 
    en mi cintura,
    hecha de pan y piedra la tierra 
    el aire canta como una guitarra.
    Tú a mi lado en la arena 
    eres arena, 
    tú cantas y eres canto, 
    el mundo
    es hoy mi alma,
    canto y arena, 
    el mundo
    es hoy tu boca, 
    dejadme 
    en tu boca y en la arena 
    ser feliz, 
    ser feliz porque si, porque respiro 
    y porque tú respiras, 
    ser feliz porque toco
    tu rodilla 
    y es como si tocara 
    la piel azul del cielo 
    y su frescura.
    Hoy dejadme
    a mí solo 
    ser feliz, 
    con todos o sin todos, 
    ser feliz
    con el pasto 
    y la arena, 
    ser feliz 
    con el aire y la tierra, 
    ser feliz, 
    contigo, con tu boca, 
    ser feliz.

    ODE AL GIORNO FELICE - PABLO NERUDA

    Questa volta lasciate che sia felice,
    non è successo nulla a nessuno,
    non sono da nessuna parte,
    succede solo che sono felice
    fino all’ultimo profondo angolino del cuore.

    Camminando, dormendo o scrivendo,
    che posso farci, sono felice.
    Sono più sterminato dell’erba nelle praterie,
    sento la pelle come un albero raggrinzito,
    e l’acqua sotto, gli uccelli in cima,
    il mare come un anello intorno alla mia vita,
    fatta di pane e pietra la terra
    l’aria canta come una chitarra.

    Tu al mio fianco sulla sabbia, sei sabbia,
    tu canti e sei canto.
    Il mondo è oggi la mia anima
    canto e sabbia, il mondo oggi è la tua bocca,
    lasciatemi sulla tua bocca e sulla sabbia
    essere felice,
    essere felice perché sì,
    perché respiro e perché respiri,
    essere felice perché tocco il tuo ginocchio
    ed è come se toccassi la pelle azzurra del cielo
    e la sua freschezza.
    Oggi lasciate che sia felice, io e basta,
    con o senza tutti, essere felice con l’erba
    e la sabbia essere felice con l’aria e la terra,
    essere felice con te, con la tua bocca,
    essere felice.

    Baku

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  12. Riportami, o sole,
    al mio destino agreste,
    pioggia del vecchio bosco,
    riportami il profumo e le spade
    che cadevano dal cielo,
    la solitaria pace d'erba e pietra,
    l'umidità dei margini dei fiumi,
    il profumo del larice,
    il vento vivo come un cuore
    che palpita tra la scontrosa massa
    della grande araucaria.

    Terra, redimi i tuoi doni puri,
    le torri del silenzio che saliamo
    dalla sommità delle radici:
    voglio essere di nuovo ciò che non sono stato
    imparare a tornare così dal profondo
    che fra tutte le coose naturali
    io possa vivere o non vivere: non importa:
    essere un'altra pietra, la pietra oscura,
    la pietra pura che il fiume porta via.


    Pablo Neruda

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  13. Empiti di me.
    Desiderami, stremami, versami, sacrificami.
    Chiedimi. Raccoglimi, contienimi, nascondimi.
    Voglio esser di qualcuno, voglio esser tuo,
    è la tua ora.
    Sono colui che passò saltando sopra le cose
    il fuggitivo, il dolente.

    Ma sento la tua ora,
    l’ora in cui la mia vita gocciolerà sulla tua anima,
    l’ora delle tenerezze che mai non versai,
    l’ora dei silenzi che non hanno parole,
    la tua ora, alba di sangue che mi nutrì d’angosce,
    la tua ora, mezzanotte che mi fu solitaria.

    Liberami di me. Voglio uscire dalla mia anima.
    Io sono ciò che geme, che arde, che soffre.
    Io sono ciò che attacca, che ulula, che canta.
    No, non voglio esser questo.
    Aiutami a rompere queste porte immense.
    Con le tue spalle di seta disseppellisci
    queste àncore.

    Così una sera crocifissero il mio dolore.

    Liberami di me. Voglio uscire dalla mia anima.
    Voglio non aver limiti ed elevarmi verso quell’astro. Il mio cuore non deve tacere oggi o domani.
    Deve partecipare di ciò che tocca,
    dev’essere di metalli, di radici, d’ali.
    Non posso esser la pietra che s’innalza e non torna,
    non posso esser l’ombra che si disfa e passa.

    No, non può essere, non può essere.
    Allora griderei, piangerei, gemerei.
    Non può essere, non può essere.
    Chi avrebbe rotto questa vibrazione delle mie ali?
    Chi m’avrebbe sterminato? Quale disegno, quale parola?
    Non può essere, non può essere, non può essere.
    Liberami di me, voglio uscire dalla mia anima.

    Perché tu sei la mia rotta.
    T’ho forgiata in lotta viva.
    Dalla mia lotta oscura contro me stesso, fosti.
    Hai da me quell’impronta di avidità non sazia.
    Da quando io li guardo i tuoi occhi son più tristi.
    Andiamo insieme. Spezziamo questa strada insieme.
    Sarò la tua rotta. Passa. Lasciami andare.
    Desiderami, stremami, versami, sacrificami.
    Fai vacillare le cinte dei miei ultimi limiti.

    E che io possa, alfine, correre in fuga pazza,
    inondando le terre come un fiume terribile,
    sciogliendo questi nodi, ah Dio mio, questi nodi,
    spezzando,
    bruciando,
    distruggendo
    come una lava pazza ciò che esiste,
    correre fuor di me stesso, perdutamente,
    libero di me, furiosamente libero.
    Andarmene,
    Dio mio,
    Andarmene

    Pablo Neruda

    by Olga

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    1. LLENATE DE MI - PABLO NERUDA

      Llénate de mí.
      Ansíame, agótame, viérteme, sacrifícame.
      Pídeme. Recógeme, contiéneme, ocúltame.
      Quiero ser de alguien, quiero ser tuyo, es tu hora,
      Soy el que pasó saltando sobre las cosas,
      el fugante, el doliente.
      Pero siento tu hora,
      la hora de que mi vida gotee sobre tu alma,
      la hora de las ternuras que no derramé nunca,
      la hora de los silencios que no tienen palabras,
      tu hora, alba de sangre que me nutrió de angustias,
      tu hora, medianoche que me fue solitaria.

      Libértame de mí. Quiero salir de mi alma.
      Yo soy esto que gime, esto que arde, esto que sufre.
      Yo soy esto que ataca, esto que aúlla, esto que canta.
      No, no quiero ser esto.
      Ayúdame a romper estas puertas inmensas.
      Con tus hombros de seda desentierra estas anclas.
      Así crucificaron mi dolor una tarde.

      Libértame de mí. Quiero salir de mi alma.
      Quiero no tener límites y alzarme hacia aquel astro.
      Mi corazón no debe callar hoy o mañana.
      Debe participar de lo que toca,
      debe ser de metales, de raíces, de alas.
      No puedo ser la piedra que se alza y que no vuelve,
      no puedo ser la sombra que se deshace y pasa.

      No, no puede ser, no puede ser, no puede ser.
      Entonces gritaría, lloraría, gemiría.
      No puede ser, no puede ser.
      Quién iba a romper esta vibración de mis alas?
      Quién iba a exterminarme? Qué designio, qué palabra?
      No puede ser, no puede ser, no puede ser.
      Libértame de mí. Quiero salir de mi alma.

      Porque tú eres mi ruta. Te forjé en lucha viva.
      De mi pelea oscura contra mí mismo, fuiste.
      Tienes de mí ese sello de avidéz no saciada.
      Desde que yo los miro tus ojos son más tristes.
      Vamos juntos. Rompamos este camino juntos.
      Ser la ruta tuya. Pasa. Déjame irme.
      Ansíame, agótame, viérteme, sacrificarme.
      Haz tambalear los cercos de mis últimos límites.

      Y que yo pueda, al fin, correr en fuga loca,
      inundando las tierras como un río terrible,
      desatando estos nudos, ah Dios mío, estos nudos,
      destrozando,
      quemando,
      arrasando
      como una lava loca lo que existe,
      correr fuera de mi mismo, perdidamente,
      libre de mí, furiosamente libre.
      ¡Irme,
      Dios mío,
      irme

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  14. La casa trasparente, i quadri appesi all'aria...
    La trasporto qui rubandola a Baku & Friends, perché come sempre qui la posso ritrovare quando voglio:

    Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura
    che desti la furia del pallido e del freddo,
    da sud a sud leva i tuoi occhi indelebili,
    da sole a sole suoni la tua bocca di chitarra.

    Non voglio che vacillino il tuo riso o i tuoi passi,
    non voglio che muoia la mia eredità d'allegria,
    non bussare al mio petto, sono assente.
    Vivi in mia assenza come in una casa.

    È una casa tanto grande l'assenza
    che v'entrerai traverso i muri
    e appenderai i quadri all'aria.

    È una casa tanto trasparente l'assenza
    che senza vita ti vedrò vivere
    e se soffri, amor mio, morirò un'altra volta.
    (Pablo Neruda)

    Baku

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    1. SONETO XCIV -PABLO NERUDA

      Si muero sobrevíveme con tanta fuerza pura
      que despiertes la furia del pálido y del frío,
      de sur a sur levanta tus ojos indelebles,
      de sol a sol que suene tu boca de guitarra.
      No quiero que vacilen tu risa ni tus pasos,
      no quiero que se muera mi herencia de alegría,
      no llames a mi pecho, estoy ausente.
      Vive en mi ausencia como en una casa.
      Es una casa tan grande la ausencia
      que pasarás en ella a través de los muros
      y colgarás los cuadros en el aire.
      Es una casa tan transparente la ausencia
      que yo sin vida te veré vivir
      y si sufres, mi amor, me moriré otra vez.

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  15. Pablo Neruda - Ode al gatto

    Gli animali furono imperfetti,
    lunghi di coda,
    plumbei di testa.
    Piano piano si misero in ordine,
    divennero paesaggio,
    acquistarono nèi, grazia, volo.
    Il gatto,
    soltanto il gatto
    apparve completo
    e orgoglioso: nacque completamente rifinito,
    cammina solo e sa quello che vuole.

    L'uomo vuol essere pesce e uccello,
    il serpente vorrebbe avere le ali,
    il cane è un leone spaesato,
    l'ingegnere vuol essere poeta,
    la mosca studia per rondine,
    il poeta cerca di imitare la mosca,
    ma il gatto
    vuole essere solo gatto
    ed ogni gatto è gatto
    dai baffi alla coda,
    dal fiuto al topo vivo,
    dalla notte fino ai suoi occhi d'oro.

    Non c'è unità
    come la sua,
    non hanno
    la luna o il fiore
    una tale coesione:
    è una sola cosa
    come il sole o il topazio,
    e l'elastica linea del suo corpo,
    salda e sottile, è come
    la linea della prua di una nave.
    I suoi occhi gialli
    hanno lasciato una sola fessura
    per gettarvi le monete della notte.

    Oh piccolo
    imperatore senz'orbe,
    conquistatore senza patria,
    minima tigre da salotto,
    nuziale sultano del cielo
    delle tegole erotiche,
    il vento dell'amore
    all'aria aperta
    reclami
    quando passi
    e posi
    quattro piedi delicati
    sul suolo,
    fiutando,
    diffidando
    di ogni cosa terrestre,
    perché tutto è immondo
    per l'immacolato piede del gatto.

    Oh fiera indipendente della casa,
    arrogante vestigio della notte,
    neghittoso, ginnastico
    ed estraneo,
    profondissimo gatto,
    poliziotto segreto
    delle stanze,
    insegna
    di un irreperibile velluto,
    probabilmente non c'è enigma
    nel tuo contegno,
    forse sei mistero,
    tutti sanno di te ed appartieni
    all'abitante meno misterioso,
    forse tutti si credono padroni,
    proprietari, parenti
    di gatti, compagni, colleghi,
    discepoli o amici
    del proprio gatto.

    Io no.
    Io non sono d'accordo.
    Io non conosco il gatto.
    So tutto, la vita e il suo arcipelago,
    il mare e la città incalcolabile,
    la botanica,
    il gineceo coi suoi peccati,
    il per e il meno della matematica,
    gl'imbuti vulcanici del mondo,
    il guscio irreale del coccodrillo,
    la bontà ignorata del pompiere,
    l'atavismo azzurro del sacerdote,
    ma non riesco a decifrare il gatto.
    Sul suo distacco la ragione slitta,
    numeri d'oro stanno nei suoi occhi.

    Rubata come spesso succede a chi ne sa più di me: Baku

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    1. ODA AL GATO – PABLO NERUDA

      Los animales fueron 
      imperfectos, 
      largos de cola, tristes 
      de cabeza.
      Poco a poco se fueron 
      componiendo, 
      haciéndose paisaje, 
      adquiriendo lunares, gracia, vuelo. 
      El gato,
      sólo el gato 
      apareció completo 
      y orgulloso:
      nació completamente terminado, 
      camina solo y sabe lo que quiere.
      El hombre quiere ser pescado y pájaro, 
      la serpiente quisiera tener alas, 
      el perro es un león desorientado, 
      el ingeniero quiere ser poeta, 
      la mosca estudia para golondrina, 
      el poeta trata de imitar la mosca, 
      pero el gato
      quiere ser sólo gato 
      y todo gato es gato 
      desde bigote a cola, 
      desde presentimiento a rata viva, 
      desde la noche hasta sus ojos de oro.
      No hay unidad 
      como él, 
      no tienen 
      la luna ni la flor 
      tal contextura:
      es una sola cosa 
      como el sol o el topacio, 
      y la elástica línea en su contorno 
      firme y sutil es como 
      la línea de la proa de una nave. 
      Sus ojos amarillos 
      dejaron una sola 
      ranura
      para echar las monedas de la noche.
      Oh pequeño 
      emperador sin orbe, 
      conquistador sin patria, 
      mínimo tigre de salón, nupcial 
      sultán del cielo 
      de las tejas eróticas, 
      el viento del amor
      en la intemperie 
      reclamas 
      cuando pasas 
      y posas 
      cuatro pies delicados 
      en el suelo, 
      oliendo, 
      desconfiando
      de todo lo terrestre, 
      porque todo
      es inmundo
      para el inmaculado pie del gato.
      Oh fiera independiente 
      de la casa, arrogante 
      vestigio de la noche, 
      perezoso, gimnástico 
      y ajeno, 
      profundísimo gato, 
      policía secreta 
      de las habitaciones, 
      insignia
      de un 
      desaparecido terciopelo, 
      seguramente no hay 
      enigma 
      en tu manera, 
      tal vez no eres misterio, 
      todo el mundo te sabe y perteneces 
      al habitante menos misterioso, 
      tal vez todos lo creen, 
      todos se creen dueños, 
      propietarios, tíos 
      de gatos, compañeros, 
      colegas, 
      discípulos o amigos 
      de su gato.
      Yo no.
      Yo no suscribo.
      Yo no conozco al gato.
      Todo lo sé, la vida y su archipiélago, 
      el mar y la ciudad incalculable, 
      la botánica, 
      el gineceo con sus extravíos, 
      el por y el menos de la matemática, 
      los embudos volcánicos del mundo, 
      la cáscara irreal del cocodrilo, 
      la bondad ignorada del bombero, 
      el atavismo azul del sacerdote, 
      pero no puedo descifrar un gato. 
      Mi razón resbaló en su indiferencia, 
      sus ojos tienen números de oro.

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  16. Veramente bello questo blog! Neruda è una mia grande passione e ho apprezzato molto questa pagina, un po' random nella composizione ma forse attraente proprio per questo. Bravi

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  17. Che ne dite di questa? Non so se è intera e da dove è tratta, ma la trovo bellissima

    "COME NASCONO LE BANDIERE" - PABLO NERUDA


    Sono così oggi le nostre bandiere.

    Il popolo le ricamò con amore,

    cucì gli stracci con la sofferenza.

    Con mano ardente conficcò la stella.

    E tagliò, da camicia o firmamento,

    l'azzurro per la stella della patria.

    Il rosso, goccia a goccia, già nasceva.

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    1. Pablo Neruda - Cómo nacen las banderas

      Están así hasta hoy nuestras banderas.
      El pueblo las bordó con su ternura,
      cosió los trapos con su sufrimiento.

      Clavó la estrella con su mano ardiente.

      Y cortó, de camisa o firmamento,
      azul para la estrella de la patria.

      El rojo, gota a gota, iba naciendo.

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    2. estoy en España y medan ganas de volver a mi Chile, y estar entre amigos y buenos momentos

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  18. Buon Natale, con queste splendide parole!

    PABLO NERUDA - Bella

    Bella,
    come nella pietra fresca
    della sorgente, l'acqua
    apre un ampio arco di spuma,
    cosí è il sorriso sul tuo volto,
    bella.

    Bella,
    di fini mani e di piccoli piedi
    come un cavallino d'argento,
    che corre, fiore del mondo,
    così ti vedo,
    bella.

    Bella,
    con un nido di rame intrecciato
    sulla testa, un nido color
    di miele e di ombra
    dove il mio cuore riposa e brucia,
    bella.

    Bella,
    gli occhi non li contiene il tuo volto,
    non li contiene la terra.
    Ci sono paesi, fiumi
    nei tuoi occhi,
    c'è la mia patria nei tuoi occhi,
    io vi cammino,
    essi danno luce al mondo
    dove io cammino,
    bella.

    Bella,
    i tuoi seni sono come due pani
    fatti di terra, grano e luna d'oro,
    bella.

    Bella,
    il mio braccio
    ha cinto la tua vita come un fiume
    passò mille anni per il tuo dolce corpo,
    bella.

    Bella,
    non esiste nulla come i tuoi fianchi;
    forse la terra possiede
    in qualche luogo nascosto
    la forma ed il profumo del tuo corpo,
    forse, in qualche luogo,
    bella.

    Bella, mia bella,
    la tua voce, la tua pelle, le tue unghie,
    bella, mia bella,
    la tua essenza, la tua luce, la tua ombra,
    bella,
    tutto questo è mio, bella,
    tutto questo è mio, mia,
    quando cammini o riposi,
    quando canti o dormi,
    quando soffri o sogni,
    sempre,
    quando sei vicina o lontana,
    sempre,
    sei mia, mia bella,
    sempre.

    ************

    Bella,
    como en la piedra fresca
    del manantial, el agua
    abre un ancho relámpago de espuma,
    así es la sonrisa en tu rostro,
    bella.

    Bella,
    de finas manos y delgados pies
    como un caballito de plata,
    andando, flor del mundo,
    así te veo,
    bella.

    Bella,
    con un nido de cobre enmarañado
    en tu cabeza, un nido
    color de miel sombría
    donde mi corazón arde y reposa,
    bella.

    Bella,
    no te caben los ojos en la cara,
    no te caben los ojos en la tierra.
    Hay países, hay ríos
    en tus ojos,
    mi patria está en tus ojos,
    yo camino por ellos,
    ellos dan luz al mundo
    por donde yo camino,
    bella.

    Bella,
    tus senos son como dos panes hechos
    de tierra cereal y luna de oro,
    bella.

    Bella,
    tu cintura
    la hizo mi brazo como un río cuando
    pasó mil años por tu dulce cuerpo,
    bella.

    Bella,
    no hay nada como tus caderas,
    tal vez la tierra tiene
    en algún sitio oculto
    la curva y el aroma de tu cuerpo,
    tal vez en algún sitio,
    bella.

    Bella, mi bella,
    tu voz, tu piel, tus uñas,
    bella, mi bella,
    tu ser, tu luz, tu sombra,
    bella,
    todo eso es mío, bella,
    todo eso es mío, mía,
    cuando andas o reposas,
    cuando cantas o duermes,
    cuando sufres o sueñas,
    siempre,
    cuando estás cerca o lejos,
    siempre,
    eres mía, mi bella,
    siempre.

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  19. La morte di Pablo Neruda
    a me piace questa! ciao da Selena

    Sono rinato molte volte, dal fondo
    di stelle rovinate, ricostruendo il filo
    delle eternità che popolai con le mie mani,
    e ora vado a morire, senza nient’ altro, con la terra
    sopra il mio corpo, destinato a essere terra.

    Non ho comprato una porzione di cielo che vendevano
    i sacerdoti e non ho accettato le tenebre
    che il metafisico fabbricava
    per potenti sfacendati.

    Voglio stare nella morte insieme ai poveri
    che non ebbero tempo di studiarla,
    mentre li bastonavano quelli che hanno
    un cielo suddiviso su misura.

    Ho la mia morte pronta, come un vestito
    che mi aspetta, del colore che amo,
    dell’ estensione che cercai inutilmente,
    della profondità che necessito.

    Quando l’ amore consumo’ la sua materia evidente
    e la lotta sgrana i suoi martelli
    in altre mani di unita forza,
    la morte viene a cancellare le tracce
    che costruirono le tue frontiere.

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    1. SONETO XXI - PABLO NERUDA
      LA MUERTE

      HE renacido muchas veces, desde el fondo
      de estrellas derrotadas, reconstruyendo el hilo
      de las eternidades que poblé con mis manos,
      y ahora voy a morir, sin nada más, con tierra
      sobre mi cuerpo, destinado a ser tierra.
      No compré una parcela del cielo que vendían
      los sacerdotes, ni acepté tinieblas
      que el metafísico manufacturaba
      para despreocupados poderosos.
      Quiero estar en la muerte con los pobres
      que no tuvieron tiempo de estudiarla,
      mientras los apaleaban los que tienen
      el cielo dividido y arreglado.
      Tengo lista mi muerte, como un traje
      que me espera, del color que amo,
      de la extensión que busqué inútilmente,
      de la profundidad que necesito.
      Cuando el amor gastó su materia evidente
      y la lucha desgrana sus martillos
      en otras manos de agregada fuerza,
      viene a borrar la muerte las señales
      que fueron construyendo tus fronteras.

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  20. Visto che su fb impazza " Voglio fare con te ciò che la primavera fa con i ciliegi", brano finale di questa poesia, mi decido a metterla per intero:

    POEMA XIV

    Juegas todos los días con la luz del universo.
    Sutil visitadora, llegas en la flor y en el agua.
    Eres más que esta blanca cabecita que aprieto
    como un racimo entre mis manos cada día.

    A nadie te pareces desde que yo te amo.
    Déjame tenderte entre guirnaldas amarillas.
    Quién escribe tu nombre con letras de humo entre las estrellas del sur?
    Ah déjame recordarte cómo eras entonces, cuando aún no existías.

    De pronto el viento aúlla y golpea mi ventana cerrada.
    El cielo es una red cuajada de peces sombríos.
    Aquí vienen a dar todos los vientos, todos.
    Se desviste la lluvia.

    Pasan huyendo los pájaros.
    El viento. El viento.
    Yo sólo puedo luchar contra la fuerza de los hombres.
    El temporal arremolina hojas oscuras
    y suelta todas las barcas que anoche amarraron al cielo.

    Tú estás aquí. Ah tú no huyes.
    Tú me responderás hasta el último grito.
    Ovíllate a mi lado como si tuvieras miedo.
    Sin embargo alguna vez corrió una sombra extraña por tus ojos.

    Ahora, ahora también, pequeña, me traes madreselvas,
    y tienes hasta los senos perfumados.
    Mientras el viento triste galopa matando mariposas
    yo te amo, y mi alegría muerde tu boca de ciruela.

    Cuanto te habrá dolido acostumbrarte a mí,
    a mi alma sola y salvaje, a mi nombre que todos ahuyentan.
    Hemos visto arder tantas veces el lucero besándonos los ojos
    y sobre nuestras cabezas destorcerse los crepúsculos en abanicos girantes.

    Mis palabras llovieron sobre ti acariciándote.
    Amé desde hace tiempo tu cuerpo de nácar soleado.
    Hasta te creo dueña del universo.
    Te traeré de las montañas flores alegres, copihues,
    avellanas oscuras, y cestas silvestres de besos.

    Quiero hacer contigo
    lo que la primavera hace con los cerezos.


    GIOCHI OGNI GIORNO - PABLO NERUDA

    Giochi ogni giorno con la luce dell'universo.
    Sottile visitatrice, giungi nel fiore e nell'acqua.
    Sei più di questa bianca testina che stringo
    come un grappolo tra le mie mani ogni giorno.

    A nessuno rassomigli da che ti amo.
    Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.
    chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?
    Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.


    Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
    Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
    Qui vengono a finire i venti, tutti.
    La pioggia si denuda.

    Passano fuggendo gli uccelli.
    Il vento. Il vento.
    Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
    Il temporale solleva in turbine foglie oscure
    e scioglie tutte le barche che iersera s'ancorarono al cielo.

    Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
    Tu mi risponderai fino all'ultimo grido.
    Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
    Tuttavia qualche volta corse un'ombra strana nei tuoi occhi.


    Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
    ed hai persino i seni profumati.
    Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
    io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.

    Quanto ti sarà costato abituarti a me,
    alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
    Abbiamo visto ardere tante volte l'astro baciandoci gli occhi
    e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.

    Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
    Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
    Ti credo persino padrona dell'universo.
    Ti porterò dalle montagne fiori allegri, copihues,
    nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
    Voglio fare con te
    ciò che la primavera fa con i ciliegi.

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  21. TENGO HAMBRE DE TU BOCA - PABLO NERUDA

    Tengo hambre de tu boca, de tu voz, de tu pelo
    y por las calles voy sin nutrirme, callado,
    no me sostiene el pan, el alba me desquicia,
    busco el sonido líquido de tus pies en el día.

    Estoy hambriento de tu risa resbalada,
    de tus manos color de furioso granero,
    tengo hambre de la pálida piedra de tus uñas,
    quiero comer tu piel como una intacta almendra.

    Quiero comer el rayo quemado en tu hermosura,
    la nariz soberana del arrogante rostro,
    quiero comer la sombra fugaz de tus pestañas

    y hambriento vengo y voy olfateando el crepúsculo
    buscándote, buscando tu corazón caliente
    como un puma en la soledad de Quitatrúe.
    (Cien sonetos de amor»

    HO FAME DELLA TUA BOCCA - PABLO NERUDA

    Ho fame della tua bocca, della tua voce, del tuoi capelli
    e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
    non mi sostiene il pane, l'alba mi sconvolge,
    cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.

    Sono affamato del tuo riso che scorre,
    delle tue mani color di furioso granaio,
    ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
    voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.

    Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,
    il naso sovrano dell'aitante volto,
    voglio mangiare l'ombra fugace delle tue ciglia

    e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
    cercandoti, cercando il tuo cuore caldo
    come un puma nella solitudine di Quitratúe.

    (da Cento sonetti d’amore)

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  22. Questa poesie è tratta da «El hondero entusiasta»

    SED DE TI ME ACOSA - PABLO NERUDA

    Sed de ti me acosa en las noches hambrientas.
    Trémula mano roja que hasta tu vida se alza.
    Ebria sed, loca sed, sed de selva en sequía.
    Sed de metal ardiendo, sed de raíces ávidas.
    Hacia dónde, en las tardes que no vayan tus ojos
    en viaje hacia los ojos, esperándote entonces.

    Estás llena de todas las sombras que me acechan.
    Me sigues como siguen los astros a la noche.
    Mi madre me dio lleno de preguntas agudas.
    Tú las contestas todas.
    Eres llena de voces.
    Ancla blanca que cae sobre el mar que cruzamos.
    Surco para la turbia semilla de mi nombre.
    Que haya una tierra mía que no cubra tu huella.
    Sin tus ojos viajeros, en la noche, hacia dónde.

    Por eso eres la sed y lo que ha de saciarla.
    Cómo poder no amarte si he de amarte por eso.
    Si esa es la amarra cómo poder cortarla, cómo.
    Cómo si hasta mis huesos tienen sed de tus huesos.
    Sed de ti, sed de ti, guirnalda atroz y dulce.
    Sed de ti que en las noches me muerde como un perro.
    Los ojos tienen sed, para qué están tus ojos.
    La boca tiene sed, para qué están tus besos.
    El alma está encendida de estas brasas que te aman.
    El cuerpo incendio vivo que ha de quemar tu cuerpo.
    De sed.
    Sed infinita.
    Sed que busca tu sed.
    Y en ella se aniquila como el agua en el fuego.

    SETE DI TE MI INCALZA - PABLO NERUDA (da «Il fromboliere entusiasta»)


    Sete di te m'incalza nelle notti affamate.
    Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
    Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
    Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
    Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
    in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.

    Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
    Mi segui come gli astri seguono la notte.
    Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
    Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
    Àncora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
    Solco per il torbido seme del mio nome.
    Esista una terra mia che non copra la tua orma.
    Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.

    Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
    Come poter non amarti se per questo devo amarti.
    Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
    Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
    Sete di te, sete di te, ghirlanda atroce e dolce.
    Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
    Gli occhi hanno sete, perché esistono i tuoi occhi.
    La bocca ha sete, perché esistono i tuoi baci.
    L'anima è accesa di queste braccia che ti amano.
    Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
    Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
    E in essa si distrugge come l'acqua nel fuoco.

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  23. Posso lasciarvi questa anche se non è del libro Cento sonetti?

    IL SOGNO - Pablo Neruda (I versi del capitano)

    Camminando sulla sabbia
    decisi di lasciarti.
    Calpestavo un fango oscuro
    che tremava,
    e affondando e uscendo
    decisi che tu uscissi
    da me, ché mi pesavi
    come pietra tagliente,
    elaborai la tua perdita
    passo a passo:
    tagliarti le radici,
    liberarti sola nel vento.
    Ahi, in quel minuto,
    cuor mio, un sogno
    con le sue ali terribili
    ti copriva.
    Ti sentivi inghiottita dal fango,
    mi chiamavi e io non accorrevo,
    te n 'andavi, immobile,
    senza difenderti,
    fino ad affogare nella bocca della sabbia.
    Poi
    la mia decisione s'imbatté nel tuo sogno
    e dallo strappo
    che ci spezzava l'anima,
    nuovamente sorgemmo, limpidi, nudi,
    amandoci
    senza sogno, senza sabbia,
    completi e radianti,
    segnati dal fuoco.

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    1. ecco l'originale:

      EL SUEÑO - PABLO NERUDA (Los versos del Capitán)

      Andando en las arenas
      yo decidí dejarte.

      Pisaba un barro oscuro
      que temblaba,
      y hundiéndome y saliendo
      decidí que salieras
      de mí, que me pesabas
      como piedra cortante,
      y elaboré tu pérdida
      paso a paso:
      cortarte las raíces,
      soltarte sola al viento.

      Ay, en ese minuto,
      corazón mío, un sueño
      con sus alas terribles te cubría.

      Te sentías tragada por el barro,
      y me llamabas y yo no acudía,
      te ibas, inmóvil,
      sin defenderte
      hasta ahogarte en la boca de arena.

      Después
      mi decisión se encontró con tu sueño,
      y desde la ruptura
      que nos quebraba el alma,
      surgimos limpios otra vez, desnudos,
      amándonos
      sin sueño, sin arena,
      completos y radiantes,
      sellados por el fuego.

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  24. Nella notte entreremo - Pablo Neruda

    Nella notte entreremo
    a rubare
    un ramo fiorito.

    Passeremo il muro,
    nelle tenebre del giardino altrui,
    due ombre nell'ombra.

    Ancora non se n'è andato l'inverno,
    e il melo appare
    trasformato d'improvviso
    in cascata di stelle odorose.

    Nella notte entreremo
    fino al suo tremulo firmamento,
    e le tue piccole mani e le mie
    ruberanno le stelle.

    E cautamente,
    nella nostra casa,
    nella notte e nell'ombra,
    entrerà con i tuoi passi
    il silenzioso profumo
    e con i piedi stellati
    il corpo chiaro della Primavera.

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    1. ecco l'originale, e fa parte dei Versi del Capitano:

      LA RAMA ROBADA - PABLO NERUDA (Los versos del Capitán)

      En la noche entraremos
      a robar
      una rama florida.

      Pasaremos el muro,
      en las tinieblas del jardín ajeno,
      dos sombras en la sombra.

      Aún no se fue el invierno,
      y el manzano aparece
      convertido de pronto
      en cascada de estrellas olorosas.
      En la noche entraremos
      hasta su tembloroso firmamento,
      y tus pequeñas manos y las mías
      robarán las estrellas.

      Y sigilosamente,
      a nuestra casa,
      en la noche y en la sombra,
      entrará con tus pasos
      el silencioso paso del perfume
      y con pies estrellados
      el cuerpo claro de la primavera.

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  25. Appena seppi - Pablo Neruda

    Appena seppi, solamente, che esistevo
    e che avrei potuto essere, continuare,
    ebbi paura di ciò, della vita,
    desiderai che non mi vedessero,
    che non si conoscesse la mia esistenza.
    Divenni magro, pallido, assente,
    non volli parlare perché non potessero
    riconoscere la mia voce, non volli vedere
    perché non mi vedessero,
    camminando, mi strinsi contro il muro
    come un’ombra che scivoli via.
    Mi sarei vestito
    di tegole rosse, di fumo,
    per restare lì, ma invisibile,
    essere presente in tutto, ma lungi,
    conservare la mia identità oscura,
    legata al ritmo della primavera.

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  26. IL FIGLIO - PABLO NERUDA
    (I Versi del Capitano)

    Sai da dove vieni? ...
    vicino all'acqua d'inverno
    io e lei sollevammo un rosso fuoco
    consumandoci le labbra
    baciandoci l'anima,
    gettando al fuoco tutto,
    bruciandoci la vita.
    Così venisti al mondo.
    Ma lei per vedermi
    e per vederti un giorno
    attraversò i mari
    ed io per abbracciare
    il suo fianco sottile tutta la terra percorsi,
    con guerre e montagne,
    con arene e spine.
    Così venisti al mondo
    Da tanti luoghi vieni,
    dall'acqua e dalla terra,
    dal fuoco e dalla neve,
    da così lungi cammini
    verso noi due,
    dall'amore che ci ha incatenati,
    che vogliamo sapere
    come sei, che ci dici,
    perché tu sai di più
    del mondo che ti demmo.
    Come una gran tempesta
    noi scuotemmo
    l'albero della vita
    fino alle più occulte
    fibre delle radici
    ed ora appari
    cantando nel fogliame,
    sul più alto ramo
    che con te raggiungemmo.

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    1. EL HIJO - PABLO NERUDA

      Ay hijo, sabes, sabes
      de dónde vienes?

      De un lago con gaviotas
      blancas y hambrientas.

      Junto al agua de invierno
      ella y yo levantamos
      una fogata roja
      gastándonos los labios
      de besarnos el alma,
      echando al fuego todo,
      quemándonos la vida.

      Así llegaste al mundo.

      Pero ella para verme
      y para verte un día
      atravesó los mares
      y yo para abrazar
      su pequeña cintura
      toda la tierra anduve,
      con guerras y montañas,
      con arenas y espinas.
      Así llegaste al mundo.

      De tantos sitios vienes,
      del agua y de la tierra,
      del fuego y de la nieve,
      de tan lejos caminas
      hacia nosotros dos,
      desde el amor terrible
      que nos ha encadenado,
      que queremos saber
      cómo eres, qué nos dices,
      porque tú sabes más
      del mundo que te dimos.

      Como una gran tormenta
      sacudimos nosotros
      el árbol de la vida
      hasta las más ocultas
      fibras de las raíces
      y apareces ahora
      cantando en el follaje,
      en la más alta rama
      que contigo alcanzamos.

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  27. Copio il bellissimo articolo della Libreria Post Office, che ringrazio:

    "La morte di Pablo Neruda [il 23 settembre 1973], che avrebbe meritato una giornata di lutto nazionale, fu ignorata dalla dittature. La sua casa sulla Isla Negra era stata perquisita dai militari, mentre le forze di sicurezza fecero irruzione nella sua casa di Santiago durante la veglia. Si sparse la voce del suo funerale e la gente iniziò a riunirsi per accompagnare il feretro al cimitero.

    Sapevamo che era pericoloso. Il governo militare cercò di assicurarsi che non ci fossero dimostrazioni politiche durante la cerimonia. Ma a meno di sparare a tutti era impossibile impedire alla gente di recitare le poesie più rivoluzionarie di Neruda o inneggiare canti o slogan di protesta, come le canzoni di Victor Jara, che era stato torturato e ucciso nello Stadio nazionale alcuni giorni prima.

    Camminammo per diversi isolati fino alla tomba in cui la bara di Neruda sarebbe stata messa temporaneamente. Il suo desiderio era di essere sepolto nella sua casa alla Isla Negra, con la vista sull'Oceano Pacifico, nel luogo che amava di più al mondo. All'inizio eravamo in pochi e avevamo paura dei soldati, ma mentre camminavamo sempre più persone si univano a noi, e ci sentivamo più forti. L'umore della folla cambiò. Qualcuno iniziò a cantare, qualcuno urlò il nome di Neruda, poi di Allende e Jara…. L'emozione e la paura erano palpabili. I soldati erano ansiosi, nervosi: non sapevano che fare. Vedevo le loro dita sui grilletti, le loro mascelle in tensione. Era una bellissima giornata primaverile e mentre ci avvicinavamo al cimitero tantissime persone ci raggiunsero dalle strade laterali, chi piangeva, chi cantava, chi si abbracciava.

    Quel giorno seppellimmo non solo il poeta, seppellimmo anche Allende, Jara e centinaia di vittime.
    Seppellimmo la nostra democrazia, seppellimmo la libertà.

    Isabel Allende"

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    1. dedicato a tutti quelli che, come me, quando arriva l'11 settembre pensano innanzitutto al 1973.

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  28. Federico P.17/09/13, 18:32

    Immenso poeta, attento ai problemi infiniti del suo tempo, Pablo Neruda affronta, con la poesia che propongo, il tema dei poveri picanos, ossia gli operai di miniera, sfruttati e destinati ad una morte precoce per le fatiche e le disumane condizioni di lavoro. Il mastro Huerta è il più bello, il più alto, il più bravo, ma a trent'anni si ammala, trasformandosi in un patetico fantasma allampanato. E' talmente semplice da tradurre che la lascio solo in spagnolo.

    El Maestro Huerta (De la mina “La Despreciada”, Antofagasta) - Canto General II: XII

    Cuando vaya usted al Norte, señor,
    vaya a la mina “La Despreciada”,
    y pregunte por el maestro Huerta.
    Desde lejos no verá nada,
    sino los grises arenales.
    Luego, verá las estructuras,
    el andarivel, los desmontes.
    Las fatigas, los sufrimientos
    no se ven, están bajo tierra
    moviéndose, rompiendo seres,
    o bien descansan, extendidos,
    transformándose, silenciosos.
    Era “picano” el maestro Huerta.
    Medía 1.95 m.
    Los picanos son los que rompen
    el terreno hacia el desnivel,
    cuando la veta se rebaja.
    500 metros abajo,
    con el agua hasta la cintura,
    el picano pica que pica.
    No sale del infierno sino
    cada cuarenta y ocho horas,
    hasta que las perforadoras
    en la roca, en la oscuridad,
    en el barro, dejan la pulpa
    por donde camina la mina.
    El maestro Huerta, gran picano,
    parecía que llenaba el pique
    con sus espaldas. Entraba
    cantando como un capitán.
    Salía agrietado, amarillo,
    corcovado, reseco, y sus ojos
    miraban como los de un muerto.
    Después se arrastró por la mina.
    Ya no pudo bajar al pique.
    El antimonio le comió las tripas.
    Enflaqueció, que daba miedo,
    pero no podía andar.
    Las piernas las tenía picadas
    como por puntas, y como era
    tan alto, parecía
    como un fantasma hambriento
    pidiendo sin pedir, usted sabe.
    No tenía treinta años cumplidos.
    Pregunto dónde está enterrado.
    Nadie se lo podrá decir,
    porque la arena y el viento derriban
    y entierran las cruces, más tarde.
    Es arriba, en “La Despreciada”,
    donde trabajó el maestro Huerta.

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    1. Ecco comunque la traduzione dallo spagnolo. Non conoscevo questa poesia, molto diversa da quelle che ho letto. Mi ha emozionato la grandissima dignità di quest’uomo, che sente arrivare la fine ma non implora l’aiuto di nessuno, pur avendone un bisogno estremo (pidiendo sin pedir, implorante senza implorare).

      IL MASTRO HUERTA – PABLO NERUDA (da Canto Generale)

      Quando, signore, lei andrà al Nord,
      vada nella miniera “La Despreciada”,
      e là domandi del mastro Huerta.
      Da lontano non vedrà nulla,
      vedrà solo grigi arenili.
      Poi, vedrà le strutture,
      la teleferica, i mucchi di detriti.
      Le fatiche, le sofferenze
      non si vedono, sono sotto terra,
      là si muovono, schiacciano uomini,
      oppure riposano, distese,
      e diventano silenziose.
      Era “picano” il mastro Huerta.
      Altezza 1.95.
      I picanos sono quelli che rompono
      Il terreno in forte discesa,
      quando la vena si sprofonda.
      A 500 metri sotto il suolo,
      con l’acqua fino alla cintola,
      il picano no fa che scavare.
      Non esce da quell’inferno
      che ogni quarantotto ore,
      quando le perforatrici
      nella roccia, nell’oscurità,
      nel fango, lasciando la polpa
      entro cui passa la miniera.
      Il mastro Huerta, gran picano,
      sembrava che riempisse il pozzo
      con le sue spalle. Entrava
      cantando come un condottiero.
      Usciva tutto graffiato, giallo,
      incurvato, smunto, e i suoi occhi
      avevano lo sguardo di un morto.
      Poi si trascinò per la miniera.
      Non poté più scendere nel pozzo.
      L’antimonio l’aveva mangiato dentro.
      Divenne magro da far paura.
      E non poteva più camminare.
      Aveva le gambe punzecchiate
      come da spilli, e poiché era
      così alto sembrava
      un fantasma affamato,
      e, lei sa, implorante senza implorare.
      Non aveva ancora trent’anni.
      Mi domando dove sta sepolto.
      Nessuno lo potrà mai dire,
      perché la sabbia e il vento abbattono
      e poi ricoprono le croci.
      E’ lassù, a “La Despreciada”,
      dove ha lavorato il mastro Huerta.

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  29. Maria Grazia20/12/13, 17:24

    Nella poesia che scelgo, Neruda canta la bellezza prorompente della donna amata e l'amore che prova per lei, mescolando desiderio e amore.

    NIÑA morena y ágil - Pablo Neruda

    NIÑA morena y ágil, el sol que hace las frutas,
    el que cuaja los trigos, el que tuerce las algas,
    hizo tu cuerpo alegre, tus luminosos ojos
    y tu boca que tiene la sonrisa del agua.

    Un sol negro y ansioso se te arrolla en las hebras
    de la negra melena, cuando estiras los brazos.
    Tú juegas con el sol como con un estero
    y él te deja en los ojos dos oscuros remansos.

    Niña morena y ágil, nada hacia ti me acerca.
    Todo de ti me aleja, como del mediodía.
    Eres la delirante juventud de la abeja,
    la embriaguez de la ola, la fuerza de la espiga.

    Mi corazón sombrío te busca, sin embargo,
    y amo tu cuerpo alegre, tu voz suelta y delgada.
    Mariposa morena dulce y definitiva,
    como el trigal y el sol, la amapola y el agua.

    +++++++++

    Bimba bruna e agile - Pablo Neruda
    traduzione di Giuseppe Bellini

    Bimba bruna e agile, il sole che fa la frutta,
    quello che rassoda il grano, quello che piega le alghe,
    ha fatto il tuo corpo allegro, i tuoi occhi luminosi
    e la tua bocca che ha il sorriso dell'acqua.

    Un sole nero e ansioso ti si arrotola nei fili
    della nera capigliatura, quando stendi le braccia.
    Tu giochi col sole come un ruscello
    e lui ti lascia negli occhi due pozze oscure.

    Bimba bruna e agile, nulla mi avvicina a te.
    Tutto da te mi allontana, come dal mezzogiorno.
    Sei la delirante gioventù dell'ape,
    l'ebbrezza dell'onda, la forza della spiga.

    Il mio cuore cupo ti cerca, tuttavia,
    e amo il tuo corpo allegro, la tua voce sciolta e sottile.
    Farfalla bruna dolce e definitiva
    come il campo dì frumento e il sole, il papavero e l'acqua.

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  30. Il pane, il pane
    per tutti i popoli
    e con esso ciò che ha
    forma e sapore di pane
    divideremo:
    la terra,
    la bellezza,
    l’amore,
    tutto questo ha sapore di pane.
    (Pablo Neruda)

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    1. ODA AL PAN - PABLO NERUDA
      Pan,
      con harina,
      agua
      y fuego
      te levantas.
      espeso y leve,
      recostado y redondo,
      repites el vientre
      de la madre,
      equinoccial
      germinación
      terrestre.
      Pan,
      qué fácil
      y qué profundo eres:
      en la bandeja blanca
      de la panadería
      se alargan tus hileras
      como utensilios, platos
      o papeles,
      y de pronto,
      la ola
      de la vida,
      la conjunción del germen
      y del fuego,
      creces, creces
      de pronto
      como
      cintura, boca, senos,
      colinas de la tierra,
      vidas,
      sube el calor, te inunda
      la plenitud, el viento
      de la fecundidad,
      y entonces
      se inmoviliza tu color de oro,
      y cuando se preñaron
      tus pequeños vientres,
      la cicatriz morena
      dejó su quemadura
      en todo tu dorado
      sistema de hemisferios.
      Ahora,
      intacto,
      eres
      acción de hombre,
      milagro repetido,
      voluntad de la vida.
      Oh pan de cada boca,
      no
      te imploraremos,
      los hombres
      no somos
      mendigos
      de vagos dioses
      o de ángeles oscuros:
      del mar y de la tierra
      haremos pan,
      plantaremos de trigo
      la tierra y los planetas,
      el pan de cada boca,
      de cada hombre,
      en cada día,
      llegará porque fuimos
      a sembrarlo
      y a hacerlo,
      no para un hombre sino
      para todos,
      el pan, el pan
      para todos los pueblos
      y con él lo que tiene
      forma y sabor de pan
      repartiremos:
      la tierra,
      la belleza,
      el amor,
      todo eso
      tiene sabor de pan,
      forma de pan,
      germinación de harina,
      todo
      nació para ser compartido,
      para ser entregado,
      para multiplicarse.
      Por eso, pan,
      si huyes
      de la casa del hombre,
      si te ocultan,
      te niegan,
      si el avaro
      te prostituye,
      si el rico
      te acapara,
      si el trigo
      no busca surco y tierra,
      pan,
      no rezaremos,
      pan,
      no mendigaremos,
      lucharemos por ti con otros hombres,
      con todos los hambrientos,
      por todos los ríos y el aire
      iremos a buscarte,
      toda la tierra la repartiremos
      para que tú germines,
      y con nosotros
      avanzará la tierra:
      el agua, el fuego, el hombre
      lucharán con nosotros.
      iremos coronados
      con espigas,
      conquistando
      tierra y pan para todos,
      y entonces
      también la vida
      tendrá forma de pan,
      será simple y profunda,
      innumerable y pura.
      Todos los seres
      tendrán derecho
      a la tierra y a la vida,
      y así será el pan de mañana,
      el pan de cada boca,
      sagrado,
      consagrado,
      porque será el producto
      de la más larga y dura
      lucha humana.
      No tiene alas
      la victoria terrestre:
      tiene pan en sus hombros,
      y vuela valerosa
      liberando la tierra
      como una panadera
      conducida en el viento.

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    2. ODE TO BREAD - Pablo Neruda
      Bread,
      you rise
      from flour,
      water
      and fire.
      Dense or light,
      flattened or round,
      you duplicate
      the mother's
      rounded womb,
      and earth's
      twice-yearly
      swelling.
      How simple
      you are, bread,
      and how profound!
      You line up
      on the baker's
      powdered trays
      like silverware or plates
      or pieces of paper
      and suddenly
      life washes
      over you,
      there's the joining of seed
      and fire,
      and you're growing, growing
      all at once
      like
      hips, mouths, breasts,
      mounds of earth,
      or people's lives.
      The temperature rises, you're overwhelmed
      by fullness, the roar
      of fertility,
      and suddenly
      your golden color is fixed.
      And when your little wombs
      were seeded,
      a brown scar
      laid its burn the length
      of your two halves'
      toasted
      juncture.
      Now,
      whole,
      you are
      mankind's energy,
      a miracle often admired,
      the will to live itself.
      O bread familiar to every mouth,
      we will not kneel before you:
      men
      do no
      implore
      unclear gods
      or obscure angels:
      we will make our own bread
      out of sea and soil,
      we will plant wheat
      on our earth and the planets,
      bread for every mouth,
      for every person,
      our daily bread.
      Because we plant its seed
      and grow it
      not for one man
      but for all,
      there will be enough:
      there will be bread
      for all the peoples of the earth.
      And we will also share with one another
      whatever has
      the shape and the flavor of bread:
      the earth itself,
      beauty
      and love--
      all
      taste like bread
      and have its shape,
      the germination of wheat.
      Everything
      exists to be shared,
      to be freely given,
      to multiply.
      This is why, bread,
      if you flee
      from mankind's houses,
      if they hide you away
      or deny you,
      if the greedy man
      pimps for you or
      the rich man
      takes you over,
      if the wheat
      does not yearn for the furrow and the soil:
      then, bread,
      we will refuse to pray:
      bread
      we will refuse to beg.
      We will fight for you instead, side by side with the others,
      with everyone who knows hunger.
      We will go after you
      in every river and in the air.
      We will divide the entire earth among ourselves
      so that you may germinate,
      and the earth will go forward
      with us:
      water, fire, and mankind
      fighting at our side.
      Crowned
      with sheafs of wheat,
      we will win
      earth and bread for everyone.
      Then
      life itself
      will have the shape of bread,
      deep and simple,
      immeasurable and pure.
      Every living thing
      will have its share
      of soil and life,
      and the bread we eat each morning,
      everyone's daily bread,
      will be hallowed
      and sacred,
      because it will have been won
      by the longest and costliest
      of human struggles.
      This earthly Victory
      does not have wings:
      she wears bread on her shoulders instead.
      Courageously she soars,
      setting the world free,
      like a baker
      born aloft on the wind.

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    3. ODE AL PANE - PABLO NERUDA
      Pane
      con farina
      acqua
      e fuoco
      lieviti.
      Spesso e leggero,
      coricato e rotondo,
      ripeti
      il ventre
      della madre,
      equinoziale
      germinazione
      terrestre.
      Pane,
      che facile
      e che profondo che sei!
      Sul vassoio bianco
      Della panettiera
      Si allungano le tue file
      Come utensili, piatti
      O fogli,
      e d’improvviso
      l’onda
      della vita, la congiunzione del germe
      e del fuoco,
      cresci. Cresci
      subito
      come
      cintola, bocca, seni,
      colline della terra,
      vite,
      cresce il calore, ti inonda
      la pienezza, il vento
      della fecondità,
      ed allora
      resta immobile il tuo colore d’oro,
      e quando furono gravidi
      i tuoi piccoli ventri,
      la cicatrice bruna
      lasciò la sua bruciatura
      su tutto il tuo dorato
      sistema
      di emisferi.
      Ora,
      intatto,
      sei,
      azione di uomo,
      miracolo ripetuto,
      volontà della vita.
      Oh, pane di ogni bocca,
      non
      ti imploreremo,
      noi uomini
      non siamo
      mendicanti
      di vaghi dèi
      o di oscuri demoni:
      del mare e della terra
      faremo pane,
      coltiveremo a grano
      la terra e i pianeti,
      il pane di ogni bocca,
      di ogni uomo,
      ogni giorno
      arriverà perché andammo
      a seminarlo
      e a produrlo
      non per un uomo solo ma
      per tutti,
      il pane, il pane
      per tutti i popoli,
      e con esso ciò che ha
      forma e sapore di pane
      divideremo:
      la terra,
      la bellezza
      l’amore
      tutto questo
      ha sapore di pane,
      germinazione di farina,
      tutto
      nacque per essere diviso,
      per essere consegnato,
      per essere moltiplicato.
      Per questo, pane,
      se fuggi
      dalla casa dell’uomo,
      se ti nascondono,
      se ti negano,
      se l’avaro
      ti prostituisce,
      se il ricco
      ti accaparra,
      se il grano
      non cerca solco e terra,
      pane,
      non staremo a pregare,
      pane,
      non mendicheremo,
      lotteremo per te con altri
      uomini,
      con tutti gli affamati,
      per tutti i fiumi e sotto tutti i
      cieli
      andremo a cercarti,
      tutta la terra divideremo
      perché tu germini,
      e con noi
      avanzerà la terra:
      l’acqua, il fuoco, l’uomo
      lotteranno con noi.
      Andremo coronati
      di spighe
      a conquistare
      terre e pane per tutti,
      e allora
      anche la vita
      avrà forma di pane,
      sarà semplice e profonda,
      innumerevole e pura.
      Ogni essere vivente
      avrà la sua quota
      del suolo e della vita,
      e il pane che mangiamo ogni mattina,
      pane quotidiano di tutti,
      sarà santificato
      e sacro,
      perché sarà stata sconfitta
      la più lunga e costosa
      delle lotte umane.
      Questa vittoria terrena
      non ha ali:
      indossa pane sulle spalle, invece.
      Coraggiosamente si invola,
      liberando il mondo,
      come un panettiere
      nato lassù sul vento.

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  31. XLIII - CERCO UN SEGNO TUO - PABLO NERUDA

    Cerco un segno tuo in tutte l’altre,
    nel brusco, ondeggiante fiume delle donne,
    trecce, occhi appena sommersi,
    piedi chiari che scivolano navigando nella schiuma.

    D’improvviso mi sembra di scorger le tue unghie
    oblunghe, fuggitive, nipoti di un ciliegio,
    altra volta è la tua chioma che mi passa e mi sembra
    di vedere ardere nell’acqua il tuo ritratto di fuoco.

    Guardai, ma nessuna recava il tuo palpito,
    la tua luce, la creta oscura che portasti dal bosco,
    nessuna ebbe le tue minuscole orecchie.

    Tu sei totale e breve, di tutte sei una,
    così con te vo’ percorrendo e amando
    un ampio Mississippi d’estuario femminile.

    Pablo Neruda

    (Traduzione di Giuseppe Bellini)

    da “Cento sonetti d’amore”, Passigli Editori, 1996

    ----

    XLIII

    Un signo tuyo busco en todas las otras,
    en el brusco, ondulante río de las mujeres,
    trenzas, ojos apenas sumergidos,
    pies claros que resbalan navegando en la espuma.

    De pronto me parece que diviso tus uñas
    oblongas, fugitivas, sobrinas de un cerezo,
    y otra vez es tu pelo que pasa y me parece
    ver arder en el agua tu retrato de hoguera.

    Miré, pero ninguna llevaba tu latido,
    tu luz, la greda oscura que trajiste del bosque,
    ninguna tuvo tus diminutas orejas.

    Tú eres total y breve, de todas eres una,
    y así contigo voy recorriendo y amando
    un ancho Mississippi de estuario femenino.

    Pablo Neruda

    de “Cien sonetos de amor”, Buenos Aires: Losada, 1960

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  32. Three poems falsely attributed to Pablo Neruda
    At least three poems by different authors are being assigned, some years ago, to Pablo Neruda, reaching a considerable electronic circulation. One of them, "Die slowly", has been used on many New Year greetings and other messages, which cause visibility grew to several newspaper articles. This poem belongs to Martha Medeiros, a brazilian writer, author of several books and columnist for the newspaper "Zero Hora", in Porto Alegre. It was published under the name "A morte devagar" mentioned in the newspaper in November 2000.

    Another of the poems referred is "Prohibited", which first appeared online on July 23, 2001 on the website deusto.com. Its author, Alfredo Cuervo Barrero, has clarified that the currently poem is not exactly like the original, The text is inscribed in the Register of Intellectual Property of Biscay, its behalf, with the number BI -13 -03. On the Internet are about twenty thousand attributions of this poem to Neruda.

    Finally there is the poem "Never complain." We do not know the author and also we do not know why are these poems attributed to Pablo Neruda. If you read the three texts it is evident that they all have an uplifting tone, prescriptive, in which caution might be related to self-help literature, extemporaneously at the time of Neruda. Without detracting from these poems, Pablo Neruda's work is far from this kind of poetry in tone, content, language and the images that it creates.

    Darío Oses
    Library Director
    Pablo Neruda Foundation

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  33. Oda al primer día del año - PABLO NERUDA

    Lo distinguimos
    como
    si fuera
    un caballito
    diferente de todos
    los caballos.
    Adornamos
    su frente
    con una cinta,
    le ponemos
    al cuello cascabeles colorados,
    y a medianoche
    vamos a recibirlo
    como si fuera
    explorador que baja de una estrella.

    Como el pan se parece
    al pan de ayer,
    como un anillo a todos los anillos:
    los días
    parpadean
    claros, tintineante, fugitivos,
    y se recuestan en la noche oscura.

    Veo el último
    día
    de este
    año
    en un ferrocarril, hacia las lluvias
    del distante archipiélago morado,
    y el hombre
    de la máquina,
    complicada como un reloj del cielo,
    agachando los ojos
    a la infinita
    pauta de los rieles,
    a las brillantes manivelas,
    a los veloces vínculos del fuego.

    Oh conductor de trenes
    desbocados
    hacia estaciones
    negras de la noche.
    Este final
    del año
    sin mujer y sin hijos,
    no es igual al de ayer, al de mañana?
    Desde las vías
    y las maestranzas
    el primer día, la primera aurora
    de un año que comienza
    tiene el mismo oxidado
    color de tren de hierro:
    y saludan
    los seres del camino,
    las vacas, las aldeas,
    en el vapor del alba,
    sin saber
    que se trata
    de la puerta del año,
    de un día
    sacudido
    por campanas,
    adornado con plumas y claveles,

    La tierra
    no lo
    sabe:
    recibirá
    este día
    dorado, gris, celeste,
    lo extenderá en colinas,
    lo mojará con
    flechas
    de
    transparente
    lluvia,
    y luego
    lo enrollará
    en su tubo,
    lo guardará en la sombra.

    Así es, pero
    pequeña
    puerta de la esperanza,
    nuevo día del año,
    aunque seas igual
    como los panes
    a todo pan,
    te vamos a vivir de otra manera,
    te vamos a comer, a florecer,
    a esperar.
    Te pondremos
    como una torta
    en nuestra vida,
    te encenderemos
    como candelabro,
    te beberemos
    como
    si fueras un topacio.

    Día
    del año
    nuevo,
    día eléctrico, fresco,
    todas
    las hojas salen verdes
    del
    tronco de tu tiempo.

    Corónanos
    con
    agua,
    con jazmines
    abiertos,
    con todos los aromas
    desplegados,
    sí,
    aunque
    sólo
    seas
    un día,
    un pobre
    día humano,
    tu aureola
    palpita
    sobre tantos
    cansados
    corazones,
    y eres,
    oh día
    nuevo,
    oh nube venidera,
    pan nunca visto,
    torre
    permanente!

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    1. Ecco per intero la traduzione, di Alessandra Mazzucco.

      ODE AL PRIMO GIORNO DELL'ANNO - PABLO NERUDA
      (dal Terzo libro delle odi, 1957)

      Ode al primo giorno dell'anno
      Lo distinguiamo dagli altri
      come se fosse un cavallino
      diverso da tutti i cavalli.
      Gli adorniamo la fronte
      con un nastro,
      gli posiamo sul collo sonagli colorati,
      e a mezzanotte
      lo andiamo a ricevere
      come se fosse
      un esploratore che scende da una stella.

      Come il pane assomiglia
      al pane di ieri,
      come un anello a tutti gli anelli: i giorni
      sbattono le palpebre
      chiari, tintinnanti, fuggiaschi,
      e si appoggiano nella notte oscura.

      Vedo l'ultimo
      giorno
      di questo
      anno
      in una ferrovia, verso le piogge
      del distante arcipelago violetto,
      e l'uomo
      della macchina,
      complicata come un orologio del cielo,
      che china gli occhi
      all'infinito
      modello delle rotaie,
      alle brillanti manovelle,
      ai veloci vincoli del fuoco.

      Oh conduttore di treni
      sboccati
      verso stazioni
      nere della notte.
      Questa fine dell'anno
      senza donna e senza figli,
      non è uguale a quello di ieri, a quello di domani?

      Dalle vie
      e dai sentieri
      il primo giorno, la prima aurora
      di un anno che comincia,
      ha lo stesso ossidato
      colore di treno di ferro:
      e salutano gli esseri della strada,
      le vacche, i villaggi,
      nel vapore dell'alba,
      senza sapere che si tratta
      della porta dell'anno,
      di un giorno scosso da campane,
      fiorito con piume e garofani.

      La terra non lo sa: accoglierà questo giorno
      dorato, grigio, celeste,
      lo dispiegherà in colline
      lo bagnerà con frecce
      di trasparente pioggia
      e poi lo avvolgerà
      nell’ombra.

      Eppure
      piccola porta della speranza,
      nuovo giorno dell’anno,
      sebbene tu sia uguale agli altri
      come i pani
      a ogni altro pane,
      ci prepariamo a viverti in altro modo,
      ci prepariamo a mangiare, a fiorire,
      a sperare.

      Ti metteremo
      come una torta
      nella nostra vita,
      ti infiammeremo
      come un candelabro,
      ti berremo
      come un liquido topazio.

      Giorno dell'anno nuovo,
      giorno elettrico, fresco,
      tutte le foglie escono verdi
      dal tronco del tuo tempo.

      Incoronaci
      con acqua,
      con gelsomini aperti,
      con tutti gli aromi spiegati,
      sì,
      benché tu sia solo un giorno,
      un povero giorno umano,
      la tua aureola palpita
      su tanti cuori stanchi
      e sei,
      oh giorno nuovo,
      oh nuvola da venire,
      pane mai visto,
      torre permanente!

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