sabato 6 ottobre 2012

Uomini e Topi - John Steinbeck


(Of Mice and Men - 1937)

"Siete pazzi," Croocks disse irridendo. "Ho veduto centinaia di tipi arrivare per la strada e per i ranches, coi fardelli sulla schiena e la stessa idea piantata in testa. Centinaia. Arrivano, si licenziano e se ne vanno, e tutti fino all'ultimo hanno il pezzetto di terra nella testaccia. E mai uno di loro che ci arrivi. E' come il paradiso. Tutti quanti vogliono il pezzetto di terra. Qui io leggo molti libri. Nessuno trova il pezzetto di terra. E' solamente nella testa. Non fanno altro che parlarne, ma ce l'hanno solamente nella testa."

California, dopo la grande depressione. Due braccianti stagionali, George e Lennie arrivano in un ranch sperando di guadagnare abbastanza per realizzare il loro sogno. George è responsabile e protettivo. Lennie è un omone ritardato mentalmente, legato a George da un rapporto di dipendenza assoluta. Ma la loro amicizia, impari e coerente, va oltre il sacrificio. Come si manifesta un affetto estremo? L'epilogo è un capolavoro, ma tutto il romanzo è notevole. L'ho letto subito dopo Cavalli selvaggi, perché hanno molti punti in comune: emigranti locali; povertà e polvere; vita nomade e limitata al quotidiano. E nell'anima quel sogno lontano, inafferrabile, irrealizzabile.



Gary Sinise (George) e John Malkovich (Lennie) nel film diretto dallo stesso Sinise nel 1992


John Steinbeck (Salinas 1902 - New York 1968)

9 commenti:

  1. "Mi vuoi dare questo topo o te le devo suonare?"
    "Darti cosa, George?"
    "Lo sai meglio di me. Voglio il topo."
    Lennie si cercò, riluttando, nella tasca. La voce gli tremava un pochino. "Non capisco perché non posso tenerlo. Non è il topo di nessuno. Non l'ho rubato. L'ho trovato morto per strada."
    E questa è la grande introduzione alla piccola mente di Lennie, l'innocente che accarezza gli animalini per succhiarne amore. Splendido capolavoro, e bello - e fedele - anche il film. Rosarita, quando hai proposto "Cavalli Selvaggi", ho pensato subito anch'io a questo magnifico romanzo di frontiera.

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  2. Il film che hai richiamato è davvero ottimo, e pluripremiato. Ricordo solo che nel 1939 ne fu girato un altro, notevolissimo, da Milestone, con Burgess Meredith nella parte di George e Lon Chaney jr nella parte di Lennie.

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  3. Dimenticavo: se non l'avete e vi attira, prendete questo, con la traduzione di Cesare Pavese.

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  4. Ricordo con emozione questo libro, che ho letto dopo Furore e Pian della Tortilla. Lui ama i poveri e i miserabili, ne esalta la dignità e la umanità. Non ho visto il film, e spero che passi a breve in qualche tv.

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  5. Io invece ho visto il film con Malkovich, e ne sono rimasto impressionato. Ma quanto mi piaceva quel ragazzone grande e semplice che, umiliato dal padrone strafottente, reagiva usando la sua forza terribile! Mi piaceva il suo candore!

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  6. Bello! Me lo sono comprato e letto ieri sera, è talmente breve a appassionante che bastano poche ore. Mi ha lasciato una grandissima tenerezza per Lennie, per la sua assoluta innocenza e ingenuità, e per (posso dirlo?) la capacità di finire nei guai, imprescindibile e inevitabile, fino alle sue più estreme conseguenze. Ma mi è piaciuto anche e soprattutto la dedizione di George, e la cura estrema che lo obbliga a proteggere Lennie fino in fondo. Altri personaggi sono notevoli, Slim il giusto e Crooks il saggio, senza dimenticare la tracotante arroganza del piccolo e stupido figlio del padrone, il maledetto pidocchio rifatto tanto caro alla letteratura di frontiera.

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  7. Ci sono pagine che non riesco a leggere attentamente, per l'ansia e l'emozione. Il vecchio cane Candy e il giovane e forte e innocente Lennie sono accomunati da un destino fatto di pistole (siamo in America!) in nome di "strappato al male a venire" come direbbe Edgar Lee Master. Mi faccio coinvolgere da troppi libri, ma in questo caso il coinvolgimento è andato oltre, ho sofferto moltissimo e le ultime righe se ne sono andate via senza lasciarmi sollievo. E' comunque un grandissimo romanzo, e se posso trovare un collegamento con Cavalli Selvaggi, annoto il mai dimenticato Blenvis, tanto per restare in tema.

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  8. Letto tutto di un fiato ed ancora col sapore dolceamaro esprimo il mio personale giudizio.
    Splendidi personaggi,minuziosamente definiti,alcuni carismatici,una storia raccontata con semplicità e scorrevolezza mentre arriva l'epilogo inaspettato e tuttavia inevitabile.
    Punto centrale è l'amicizia, consolidatasi nel tempo,di due uomini completamente differenti laddove il ruolo protettivo dell'uno serve a completamente della tenerezza e dell'assoluta dipendenza emotiva e sociale dell'altro,e che termina nel gesto eclatante a difesa dell'amico più debole per sottrarlo ad un destino ancora più crudele
    Sogno americano di quell'epoca: entrare in possesso di un pezzetto piccolo di terra,per poter raggiungere la libertà e l'autosufficienza in un momento socioculturale difficile e complicato .Lo consiglio vivamente.

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  9. Come altri, me lo sono comprato e letto d'un fiato grazie alla tua segnalazione, quanto mai accattivante. Cosa ne penso? Mi ha sconvolta ed emozionata. Splendido il legame tra i due, e splendida l'ambientazione. E' certo che in quel periodo tutto si regola con le pistole, sia chiudere la vita di un bravo e onesto vecchio cane che salvare un innocente e robusto amico. Ma le sensazioni che mi hanno coinvolto ancora di più sono state l'aspettare che succeda qualcosa; il timore che Lennie faccia un ulteriore guaio; la certezza che George lo avrebbe abbandonato al suo destino; e infine lo sgomento, purtroppo già intuito, provato in quelle ultime pagine, quando la soluzione è in agguato, sotto forma di un amico fidato. Bello davvero: uno dei migliori che hai consigliato. su Uomini e Topi - John Steinbeck

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