venerdì 22 febbraio 2013

Canti Orfici - Dino Campana


Canti Orfici - 1913



L’invetriata

La sera fumosa d’estate
Dall’alta invetriata mesce chiarori nell’ombra
E mi lascia nel cuore un suggello ardente.
Ma chi ha (sul terrazzo sul fiume si accende una lampada) chi ha
A la Madonnina del Ponte chi è chi è che ha acceso la lampada? – c’è
Nella stanza un odor di putredine: c’è
Nella stanza una piaga rossa languente.
Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto:
E tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c’è
Nel cuore della sera c’è,
Sempre una piaga rossa languente.

Quando la poesia diventa arte in tutti suoi aspetti. Poeta-musico come Orfeo, visionario come Baudelaire, matto come Antonio Ligabue, Dino Campana ha vissuto la parte peggiore della sua vita dalle mie parti, dov'è nato, ha studiato ed è stato internato. Posti che ha odiato, e dai quali ha disperatamente cercato di fuggire, e nei quali è sempre stato costretto a tornare con orrore. Ma la sua poesia, originale e straziante, è sempre stata altrove.


Dino Campana (Marradi 1885-1932)


L'attribuzione a Campana di questa seconda celeberrima foto è stata di recente messa in discussione, nonostante l'assoluta verosimiglianza. 

28 commenti:

  1. E questa voglia di scappare ha condizionato tutto il suo modo di esprimersi: infatti la sua viene definita "Poesia in Fuga", per il ritmo incalzante, per i pensieri ritmati, per il cuore che si sente battere affannato, quasi senza respiro, in cerca di una pace che non arriverà mai. Ne è un esempio la splendida "Il canto della tenebra", nella quale, nonostante l'argomento sia un classico della poesia (il tramonto, l'incalzare della notte) quello che risalta sono alcuni versi:
    Ed ecco si leva e scompare
    Il vento: ecco torna dal mare
    Ed ecco sentiamo ansimare
    Il cuore che ci amò di più.

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    1. Eccola, ossessiva e inquietante:

      IL CANTO DELLA TENEBRA - DINO CAMPANA

      La luce del crepuscolo si attenua:
      Inquieti spiriti sia dolce la tenebra
      Al cuore che non ama più!
      Sorgenti sorgenti abbiam da ascoltare,
      Sorgenti, sorgenti che sanno
      Sorgenti che sanno che spiriti stanno
      Che spiriti stanno a ascoltare......
      Ascolta: la luce del crepuscolo attenua
      Ed agli inquieti spiriti è dolce la tenebra:
      Ascolta: ti ha vinto la Sorte:
      Ma per i cuori leggeri un’altra vita è alle porte:
      Non c’è di dolcezza che possa uguagliare la Morte
      Più Più Più
      Intendi chi ancora ti culla:
      Intendi la dolce fanciulla
      Che dice all’orecchio: Più Più
      Ed ecco si leva e scompare
      Il vento: ecco torna dal mare
      Ed ecco sentiamo ansimare
      Il cuore che ci amò di più!
      Guardiamo: di già il paesaggio
      Degli alberi e l’acque è notturno
      Il fiume va via taciturno…
      Pùm! mamma quell’omo lassù!

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  2. Questa bella, bellissima poesia è dedicata a Sibilla Aleramo:

    IN UN MOMENTO - DINO CAMPANA

    In un momento
    Sono sfiorite le rose
    I petali caduti
    Perché io non potevo dimenticare le rose
    Le cercavamo insieme
    Abbiamo trovato delle rose
    Erano le sue rose erano le mie rose
    Questo viaggio chiamavamo amore
    Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
    Che brillavano un momento al sole del mattino
    Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
    Le rose che non erano le nostre rose
    Le mie rose le sue rose

    P.S. E così dimenticammo le rose.

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    1. Perché l’amore sfiorisce in un momento e non ce ne accorgiamo nemmeno. Una volta sfiorito se ne cercano i motivi, mentre i petali perduti e secchi restano lì sul pavimento, come immagini di ferite inferte senza volerlo , come cicatrici di un dolore che andrà via solo con il tempo.
      Questo autore folle, è tuttavia capace ,grazie alla sua sensibilità e alla sua intelligenza , di scrivere spledide poesie.Mi chiedo quale sia il confine tra pazzia e normalità??so per certa che i pazzi difficilmente uccidono, mentre il "sano" può macchiarsi dei più efferati delitti,ma si sa che il "diverso", incute tanta paura ed allora come oggi,viene sempre in qualche modo perseguitatoperchè viene visto con gli occhi del pregiudizio

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  3. Genova: la sua salvezza. L'Argentina: il suo sogno. La madre: la sua condanna a vita.

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  4. Ho scoperto Dino Campana da grande, nessun insegnante ne aveva mai parlato. Forse perché impresentabile socialmente? Eppure consideravano presentabile D'Annunzio... Leggere le sue poesie non soddisfa alcun bisogno di empatia, ma c'è sempre qualcosa, una riga, un'associazione di parole o un' immagine che colpiscono profondamente, che lasciano un vuoto grande anzichè riempirlo. Anche per me si avvicina a Baudelaire, o a Rimbaud, ma su di lui mi rimane una domanda: è possibile che sia matto davvero uno che scrive a questi irraggiungibili livelli? Oppure i matti erano tutti quelli che lo circondavano, a cominciare da quella megera di sua madre?

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  5. ecco la mia preferita:

    SALGO (nello spazio, fuori del tempo)

    L'acqua il vento
    La sanità delle prime cose —
    Il lavoro umano sull'elemento
    Liquido — la natura che conduce
    Strati di rocce su strati — il vento
    Che scherza nella valle — ed ombra del vento
    La nuvola — il lontano ammonimento
    Del fiume nella valle —
    E la rovina del contrafforte — la frana
    La vittoria dell'elemento — il vento
    Che scherza nella valle.
    Su la lunghissima valle che sale in scale
    La casetta di sasso sul faticoso verde:
    La bianca immagine dell'elemento.

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  6. Grazie. Perché i suoi demoni, a volte sono anche nostri. Perché a volte, quando parlo, uso certe sue espressioni che ho fatto mie. Questa è la mia proposta:

    POESIA FACILE - Dino Campana
    Pace non cerco, guerra non sopporto
    tranquillo e solo vo pel mondo in sogno
    pieno di canti soffocati. Agogno
    la nebbia ed il silenzio in un gran porto.

    In un gran porto pien di vele lievi
    pronte a salpar per l'orizzonte azzurro
    dolci ondulando, mentre che il sussurro
    del vento passa con accordi brevi.

    E quegli accordi il vento se li porta
    lontani sopra il mare sconosciuto.
    Sogno. La vita è triste ed io son solo.

    O quando o quando in un mattino ardente
    l'anima mia si sveglierà nel sole
    nel sole eterno, libera e fremente.

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    1. parafrasi poesia facile Dino C
      ampana

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  7. Toscano lui, toscana io. In Toscana siamo tutti un po' bizzarri... come sarebbe considerato oggi Dino Campana? Forse dotato di personalità ossessiva-compulsiva, forse una buona cura ne avrebbe limitato la schizofrenia, forse chissà, non sarebbe stato braccato, inseguito, arrestato e buttato in una cella come il peggiore dei serial killer (e non uccise mai nessuno). Quanto può avere influito l'atteggiamento esterno sulla sua poesia? E chi mai potrebbe rispondere? Io rispondo con una sua poesia, e voi provate a leggerla senza sapere dei suoi problemi, e immaginate di rispondere: chi l'ha scritta? Un genio? Un pazzo? C'è differenza?

    UNE FEMME QUI PASSE, DINO CAMPANA

    Andava. La vita s'apriva
    Agli occhi profondi e sereni?
    Andava lasciando un mistero
    Di sogni avverati ch'è folle sognare per noi
    Solenne ed assorto il ritmo del passo
    Scandeva il suo sogno
    Solenne ritmico assorto
    Passò. Di tra il chiasso
    Di carri balzanti e tonanti serena è sparita
    Il cuore or la segue per una via infinita
    Per dove da canto a l'amore fiorisce l'idea
    Ma pallido cerchia la vita un lontano orizzonte

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    1. Mi sembra di vedere quella foto famosissima di Ruth Orkin, la ragazza americana in Italia....

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  8. Siete tutti veramente bravi, ho letto i vostri commenti perchè non conosco questo autore, solo di nome e ignoravo di questa sua vita intensa come pure le sue poesie. Mi avete invogliato a cercare questo libro e vi ringrazio.

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  9. Non conosco questo poeta, ma tornerò dopo essermi informata. Tuttavia, voglio commentare la foto che sicuramente hai messo a bell'e posta: quella mano sulla spalla parla più di ogni didascalia, sembra che il suo custode lo costringa a stare seduto, mentre lui vorrebbe alzarsi e scappare lontano. E' terribile!

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  10. Quel ragazzo con i baffi non è Campana!

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    1. non credo di sbagliare: quella foto è anche nei miei libri... se guardi le sue immagini, sono tutte troppo somiglianti per non essere lui, anonimo!

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    2. nel dubbio ho cercato ovunque, quella foto è accreditata sia in wikipedia, che nella totalità delle pagine italiane e straniere. Anche il confronto con altre sue foto (le orecchie non mentono mai) conferma. A questo punto mi piacerebbe sapere tu come fai ad affermarlo, potresti spiegarti meglio? Ti ringrazio in anticipo

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    3. http://www.liceotorricelli.it/img_celebri/campana/articoli/articolocampana2.html

      http://www.liceotorricelli.it/img_celebri/campana/articoli/Carlino_4_8_2007.pdf

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    4. Ti ringrazio, Anonimo, per avere inviato gli articoli. Li ho letti pazientemente, e devo complimentarmi per le energie profuse in questa indagine, che tuttavia mi convince solo a metà per due motivi: uno: Come nasce l'attribuzione a Campana? secondo: l'investigatore stesso ammette di non essere certo del risultato. Per cui, nel dubbio, aggiungo un suo ritratto inconfutabile e segnalo questo possibile errore. Un appunto a te personale: questo è un blog dove le persone si scambiano idee e opinioni dettate per lo più dalle emozioni provate. Una parola di apprezzamento per questo poeta sarebbe stata gradita.

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  11. Mi distacco dalle polemiche, il web è stracolmo di queste cose, anche se quella foto a me sembra più che attendibile e non ho elementi che dicano il contrario. Mi limito a postare questa inarrivabile poesia:

    Dino Campana, O POESIA TU PIÙ NON TORNERAI


    O poesia tu più non tornerai
    Eleganza eleganza
    Arco teso della bellezza.
    La carne è stanca, s’annebbia il cervello, si stanca
    Palme grigie senza odore si allungano
    Davanti al deserto del mare
    Non campane, fischi che lacerano l’azzurro
    Non canti, grida
    E su questa aridità furente
    La forma leggera dai sacri occhi bruni
    Ondulante portando il tabernacolo del seno:
    I cubi degli alti palazzi torreggiano
    Minacciando enormi sull’erta ripida
    Nell’ardore catastrofico.

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  12. Ciao a tutti, sono arrivato qui per assonanza. Questa poesia la voglio ricordare quando camminerò per una città deserta, solo con me stesso dopo una grande delusione. Quando camminerò odiando il passato e già pronto a ripetere l'errore, sospeso tra la consapevolezza e l'incoscienza, ma purtroppo già addolcito dalla speranza.

    VI AMAI NELLA CITTA' DOVE PER SOLE - DINO CAMPANA

    Vi amai nella città dove per sole
    Strade si posa il passo illanguidito
    Dove una pace tenera che piove
    A sera il cuore non sazio e non pentito
    Volge a un'ambigua primavera in viole
    Lontane sopra il cielo impallidito.

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  13. Nel suo Elogio della Follia, Erasmo da Rotterdam afferma: "La Follia parla in modo diretto, senza contraddizioni: non simula in volto una cosa, mentre ne ha un'altra nel cuore". Tralasciando il fatto che l'Elogio rimane un'opera buffa, e Campana di buffo non ha nulla, direi che questa frase gli si adatta benissimo.

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  14. Dalle mie parti si dice Matto come un setaccio, ma più probabilmente deficienti erano gli altri. Con tutto ciò detto, grandissimo poeta, sensibile e assolutamente coerente, cosa che non si può dire di altri. Una bellezza leggerlo, un'emozione sentirlo dentro.

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  15. DONNA GENOVESE - DINO CAMPANA

    Tu mi portasti un po' d'alga marina
    Nei tuoi capelli, ed un odor di vento,
    Che è corso di lontano e giunge grave
    D'ardore, era nel tuo corpo bronzino:
    -Oh la divina
    Semplicità delle tue forme snelle-
    Non amore non spasimo, un fantasma,
    Un'ombra della necessità che vaga
    Serena e ineluttabile per l'anima
    E la discioglie in gioia, in incanto serena
    Perchè per l'infinito lo scirocco
    Se la possa portare.
    Come è piccolo il mondo e leggero nelle tue mani!

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  16. Impietrata
    di sangue
    Nei vetri del caffè
    Bruna i capelli
    rossi
    Le mammelle
    spuntate
    Su un marciapiede
    rosso che si piega
    L'occhio più verde,
    il rosso che scivola
    Sul rosso
    marciapiede che si
    piega.
    (Dino Campana)

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  17. « Tutto va per il meglio nel peggiore dei mondi possibili... »
    (Dino Campana, lettera del 1930 a Bino Binazzi, dal manicomio di Castelpulci)

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  18. Federico P.10/10/13, 16:14

    La poesia fu per Campana un'esperienza esclusiva e assoluta che bruciò la sua vita, lasciandolo intontito e nel più completo disagio. Vorrei proporre una sua poesia che trovo particolarmente significativa, piena di slanci e sprazzi di luce, e di ombre pesanti che coprono il sole, di visioni e di illusioni.

    LA CHIMERA - DINO CAMPANA (da Canti Orfici)

    Non so se tra rocce il tuo pallido
    Viso m'apparve, o sorriso
    Di lontananze ignote
    Fosti, la china eburnea
    Fronte fulgente o giovine
    Suora de la Gioconda:
    O delle primavere
    Spente, per i tuoi mitici pallori
    O Regina o Regina adolescente:
    Ma per il tuo ignoto poema
    Di voluttà e di dolore
    Musica fanciulla esangue
    Segnato di linea di sangue
    Nel cerchio delle labbra sinuose,
    Regina de la melodia:
    Ma per il vergine capo
    Reclino, io poeta notturno
    Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,
    Io per il tuo dolce mistero
    Io per il tuo divenir taciturno.
    Non so se la fiamma pallida
    Fu dei capelli il vivente
    Segno del suo pallore,
    Non so se fu un dolce vapore,
    Dolce sul mio dolore,
    Sorriso di un volto notturno:
    Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti
    E l'immobilità dei firmamenti
    E i gonfii rivi che vanno piangenti
    E l'ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti
    E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti
    E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.

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  19. Federico P.10/10/13, 16:23

    La malinconia del giardino di Boboli, in pieno autunno, ispira a Campana il ricordo, altrettanto malinconico, di una ragazza.

    GIARDINO AUTUNNALE (Firenze) - DINO CAMPANA (da Canti Orfici)

    Al giardino spettrale al lauro muto
    De le verdi ghirlande
    A la terra autunnale
    Un ultimo saluto!
    A l'aride pendici
    Aspre arrossate nell'estremo sole
    Confusa di rumori rauchi grida la lontana vita:
    Grida al morente sole
    Che insanguina le aiole.
    S'intende una fanfara
    Che straziante sale: il fiume spare
    Ne le arene dorate; nel silenzio
    Stanno le bianche statue a capo i ponti
    Volte: e le cose già non sono più.
    E dal fondo silenzio come un coro
    Tenero e grandioso
    Sorge ed anela in alto al mio balcone:
    E in aroma d'alloro,
    In aroma d'alloro acre languente,
    Tra le statue immortali nel tramonto
    Ella m'appar, presente.

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  20. Federico P.10/10/13, 16:44

    Dopo le visioni, e la malinconia, concludo con un'altra peculiarità di Campana: il sogno del viaggio, tanto caro a lui geneticamente nomade, fattore che lo accomuna a tutti gli altri poeti. Ma mentre per la maggior parte dei wanderer il viaggio rappresenta un'insaziabile sete di esperienze, per Campana rappresenta la ricerca di un rifugio fantastico, lontano dal dolore: una fuga dalla realtà.

    VIAGGIO A MONTEVIDEO - DINO CAMPANA

    Io vidi dal ponte della nave
    I colli di Spagna
    Svanire, nel verde
    Dentro il crepuscolo d'oro la bruna terra celando
    Come una melodia:
    D'ignota scena fanciulla sola
    Come una melodia
    Blu, su la riva dei colli ancora tremare una viola...
    Illanguidiva la sera celeste sul mare:
    Pure i dorati silenzii ad ora ad ora dell'ale
    Varcaron lentamente in un azzurreggiare:...
    Lontani tinti dei varii colori
    Dai più lontani silenzii
    Ne la ceste sera varcaron gli uccelli d'oro: la nave
    Già cieca varcando battendo la tenebra
    Coi nostri naufraghi cuori
    Battendo la tenebra l'ale celeste sul mare.
    Ma un giorno
    Salirono sopra la nave le gravi matrone di Spagna
    Da gli occhi torbidi e angelici
    Dai seni gravidi di vertigine. Quando
    In una baia profonda di un'isola equatoriale
    In una baia tranquilla e profonda assai più del cielo notturno
    Noi vedemmo sorgere nella luce incantata
    Una bianca città addormentata
    Ai piedi dei picchi altissimi dei vulcani spenti
    Nel soffio torbido dell'equatore: finché
    Dopo molte grida e molte ombre di un paese ignoto,
    Dopo molto cigolìo di catene e molto acceso fervore
    Noi lasciammo la città equatoriale
    Verso l'inquieto mare notturno.
    Andavamo andavamo, per giorni e per giorni: le navi
    gravi di vele molli di caldi soffi incontro passavano lente:
    Sì presso di sul cassero a noi ne appariva bronzina
    Una fanciulla della razza nuova,
    Occhi lucenti e le vesti al vento! Ed ecco: selvaggia a la fine di un giorno che apparve
    La riva selvaggia là giù sopra la sconfinata marina:
    E vidi come cavalle
    Vertiginose che si scioglievano le dune
    Verso la prateria senza fine
    Deserta senza le case umane
    E noi volgemmo fuggendo le dune che apparve
    Su un mare giallo de la portentosa dovizia del fiume,
    Del continente nuovo la capitale marina.
    Limpido fresco ed elettrico era il lume
    Della sera e là le alte case parevan deserte
    Laggiù sul mar del pirata
    De la città abbandonata
    Tra il mare giallo e le dune.

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