venerdì 8 marzo 2013

Poesie - Arthur Rimbaud







MA BOHEME (FANTAISIE)

Je m'en allais, les poings dans mes poches crevées ;
Mon paletot aussi devenait idéal ;
J'allais sous le ciel, Muse, et j'étais ton féal ; 
Oh! là là! que d'amours splendides j'ai rêvées ! 

Mon unique culotte avait un large trou.
Petit-Poucet rêveur, j'égrenais dans ma course
Des rimes. Mon auberge était à la Grande-Ourse. 
Mes étoiles au ciel avaient un doux frou-frou 

Et je les écoutais, assis au bord des routes,
Ces bons soirs de septembre où je sentais des gouttes
De rosée à mon front, comme un vin de vigueur ; 

Où, rimant au milieu des ombres fantastiques,
Comme des lyres, je tirais les élastiques
De mes souliers blessés, un pied près de mon coeur!

La mia bohème (Fantasia)

Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate;
Anche il mio cappotto diventava ideale;
Andavo sotto il cielo, Musa! ed ero il tuo leale;
Oh! quanti amori assurdi ho strasognato!
Nei miei unici calzoni avevo un largo squarcio. 
- Pollicino sognatore, nella mia corsa sgranavo 
Rime. La mia castello era sull'Orsa Maggiore. 
- Le mie stelle in cielo facevano un dolce fru-fru. 
Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade, 
Nelle calme sere di settembre in cui sentivo 
Sulla fronte le gocce di rugiada, come un vino vigoroso;
Oppure, rimando in mezzo a fantastiche ombre, 
Come fossero lire tiravo gli elastici 
Delle mie suole ferite, con un piede contro il cuore!


Rimbaud morì a soli 37 anni, ma aveva smesso di comporre a 21 per girare mezzo mondo, e poi darsi al commercio delle armi, o all'allevamento del bestiame e a mille altre cose, sempre senza un soldo. Fu legato da una profondissima amicizia a Paul Verlaine, il che non impedì a quest'ultimo  di sparargli a un polso. Verlaine lo descrisse "dall'aspetto severo straordinariamente precoce che arrivava talvolta fino alla cupezza attraversata a tratti da barbagli di macabre o particolarissime fantasie"; comunque, includendolo nella sua opera  "Les poètes maudit" lo fece conoscere al mondo. 
Di lui, Patti Smith ha di recente detto:  "Il suo spirito è ovunque, è il cuore della gioventù ed è anche il cuore della curiosità e dell'entusiasmo. La sua poesia è con noi. E' anche l'anniversario del mio album 'Horses' che ho scritto pensando ad Arthur".  


( Jean-Nicolas Arthur Rimbaud (France 1854-1891)

40 commenti:

  1. Nel 1871, non ancora diciassettenne, Arthur Rimbaud spedisce a Paul Demeny la celeberrima Lettera del Veggente (in francese Lettre du Voyant), in cui il ragazzo-poeta-prodigio dimostra di avere raggiunto un equilibrio perfetto tra esperienza ed estetica.

    “…La première étude de l’homme qui veut être poète est sa propre connaissance, entière ; il cherche son âme, il l’inspecte, il la tente, l’apprend. Dès qu’il la sait, il doit la cultiver ; cela semble simple : en tout cerveau s’accomplit un développement naturel ; tant d’égoïstes se proclament auteurs ; il en est bien d’autres qui s’attribuent leur progrès intellectuel ! — Mais il s’agit de faire l’âme monstrueuse : à l’instar des comprachicos, quoi ! Imaginez un homme s’implantant et se cultivant des verrues sur le visage.
    Je dis qu’il faut être voyant, se faire voyant.
    Le Poète se fait voyant par un long, immense et raisonné dérèglement de tous les sens. Toutes les formes d’amour, de souffrance, de folie ; il cherche lui-même, il épuise en lui tous les poisons, pour n’en garder que les quintessences. Ineffable torture où il a besoin de toute la foi, de toute la force surhumaine, où il devient entre tous le grand malade, le grand criminel, le grand maudit, — et le suprême Savant — Car il arrive à l’inconnu ! Puisqu’il a cultivé son âme, déjà riche, plus qu’aucun ! Il arrive à l’inconnu, et quand, affolé, il finirait par perdre l’intelligence de ses visions, il les a vues ! Qu’il crève dans son bondissement par les choses inouïes et innombrables : viendront d’autres horribles travailleurs ; ils commenceront par les horizons où l’autre s’est affaissé !...”
    (“…Il primo studio dell'uomo che si vuole poeta è la propria conoscenza, intera; cerca la sua anima, la scruta, la saggia, la impara. Quando l'ha saputa deve coltivarla; sembra semplice: in ogni cervello si compie uno sviluppo naturale; tanti egoisti si proclamano autori; ben altri ce ne sono, che si attribuiscono il loro progresso intellettuale! - Però si tratta di rendere l'anima mostruosa: alla maniera dei comprachicos, insomma! Immagini un uomo che si pianti e si coltivi le verruche sul viso.
    Dico che bisogna essere veggente, farsi veggente.
    Il Poeta si fa veggente mediante un lungo, immenso e ragionato sregolarsi di tutti i sensi. Tutte le forme d'amore, di sofferenza, di follia; cerca egli stesso, esaurisce in se stesso tutti i veleni, per conservarne soltanto le quintessenze. Ineffabile tortura nella quale ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale diventa fra tutti il gran malato, il gran criminale, il gran maledetto, - e il sommo Sapiente! - Poiché giunge all'ignoto! Avendo coltivato la propria anima, già ricca, più di ogni altro! Giunge all'ignoto, e anche se, sbigottito, finisse col perdere l'intelligenza delle proprie visioni, le avrebbe viste! Crepi pure, in quel balzo tra le cose inaudite e ineffabili: altri lavoratori orribili verranno; cominceranno dagli orizzonti sui quali l'altro è crollato!...”)

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  2. Sono convinto che i nuovi parlamentari, in particolare il loro istrione, non sappiano assolutamente che i loro odierni strilli furono già scritti da questo immenso poeta. La poesia fa parte di Ultimi versi:

    QU'EST-CE POUR NOUS, MON COEUR , RIMBAUD
    Qu'est-ce pour nous, mon coeur...
    Qu'est-ce pour nous, mon coeur, que les nappes de sang
    Et de braise, et mille meurtres, et les longs cris
    De rage, sanglots de tout enfer renversant
    Tout ordre ; et l'Aquilon encor sur les débris ;

    Et toute vengeance ? Rien !... - Mais si, toute encor,
    Nous la voulons ! Industriels, princes, sénats :
    Périssez ! puissance, justice, histoire : à bas !
    Ça nous est dû. Le sang ! le sang ! la flamme d'or !

    Tout à la guerre, à la vengeance, à la terreur,
    Mon esprit ! Tournons dans la morsure : Ah ! passez,
    Républiques de ce monde ! Des empereurs,
    Des régiments, des colons, des peuples, assez !

    Qui remuerait les tourbillons de feu furieux,
    Que nous et ceux que nous nous imaginons frères ?
    A nous, romanesques amis : ça va nous plaire.
    Jamais nous ne travaillerons, ô flots de feux !

    Europe, Asie, Amérique, disparaissez.
    Notre marche vengeresse a tout occupé,
    Cités et campagnes ! - Nous serons écrasés !
    Les volcans sauteront ! Et l'Océan frappé...

    Oh ! mes amis ! - Mon coeur, c'est sûr, ils sont des frères :
    Noirs inconnus, si nous allions ! Allons ! allons !
    Ô malheur ! je me sens frémir, la vieille terre,
    Sur moi de plus en plus à vous ! la terre fond,

    Ce n'est rien ! j'y suis ! j'y suis toujours.


    «CHE COSA SONO PER NOI, MIO CUORE, LE DISTESE DI SANGUE» RIMBAUD


    Che cosa sono per noi, mio cuore, le distese di sangue,
    e di bragia, e mille delitti, e i lunghi gridi
    di rabbia, singulti di ogni Inferno che sovverta
    ogni ordine; e l'Aquilone ancora sui rottami;

    e la vendetta? Niente... - La voglio tutta, tutta,
    fino in fondo! Industriali, principi, senati
    perite! Potenza, giustizia, storia: abbasso!
    Ci è dovuto. Il sangue! Il sangue! Oh fiamma d'oro!

    Sii solo per la guerra, la vendetta, i terrori,
    o mio spirito! Mettiamo il dito sulla piaga: Ah passate,
    Repubbliche di questo mondo. Basta
    con imperatori, reggimenti, coloni, popoli, basta!

    Chi può smuovere i turbini del fuoco furibondo
    più di noi, e di quelli che sentiamo fratelli?
    Ma no! Amici romanzeschi: sarà una gran felicità.
    Mai lavoreremo, mai, o flutti infuocati!

    Europa, Asia, America, sparirete!
    La nostra marcia vendicatrice occuperà tutto:
    città e campagne! - Noi saremo schiacciati!
    I vulcani salteranno! E l'Oceano colpito!

    o miei amici! - Mio cuore, è sicuro, sono fratelli:
    neri sconosciuti, se noi andassimo! Andiamo! Andiamo!
    O sciagura! Mi sento fremere la vecchia terra
    su di me che sempre più sono vostro! La terra si scioglie,

    non è nulla! Io sono qui, sono sempre qui.

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  3. Sensazione
    Nelle sere azzurre d'estate andrò per i sentieri,
    pizzicato dal grano, a calpestare l'erba tenera:
    come in sogno ne sentirò il fresco nei piedi.
    Lascerò che il vento bagni la mia testa nuda.
    Non dirò nulla, non penserò a niente:
    ma l'amore che non ha fine mi riempirà l'anima,
    e andrò lontano, molto lontano, come un vagabondo
    attraverso la Natura, felice come quando si sta con una donna."
    Senso di libertà,empatia,sensazioni di stordimento nel silenzio coivolgente della natura,lasciando che queste profonde sensazioni invadano lentamente ogni membra del corpo per raggiungere ogni angolo dell'anima..come se si stesse facendo l'amore

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    1. Adorabile il testo in lingua originale (come adoro il francese)
      Sensation

      Par les soirs bleus d'été, j'irai dans les sentiers,
      Picoté par les blés, fouler l'herbe menue:
      Rêveur, j'en sentirai la fraîcheur à mes pieds.
      Je laisserai le vent baigner ma tète nue.

      Je ne parlerai pas, je ne penserai rien:
      Mais l'amour infini me montera dans l'âme,
      Et j'irai loin, bien loin, comme un bohémien,
      Par la Nature, — heureux comme avec une femme.

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    2. Marzo 1870

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  4. Arthur... l'ho scoperto nei primi anni '80 proprio grazie a Patti Smith, che lo ha spiegato e cantato, innalzandolo a mito generazionale. E' questa sua incapacità a proporsi che mi ha stregato: se non era Verlaine a recuperare i suoi scritti e a pubblicarli, sarebbe forse rimasto nell'ombra come tanti altri; e ancora, se non era Patti Smith a regalarlo alle giovani generazioni, che ne sarebbe stato della memoria di questo giovanissimo e tormentato artista? Cerco una poesia che mi è sempre piaciuta tanto.

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  5. PREGHIERA DELLA SERA - Arthur Rimbaud

    Vivo seduto, come un angelo nelle mani di un barbiere,
    impugnando un bicchiere dalle profonde scanalature,
    l'ipogastro e il collo arcuati, una «gambier»
    fra i denti, sotto l'aria gonfia di impalpabili velami.

    Come caldi escrementi di un vecchio colombaio,
    Mille Sogni procurano dolci bruciature:
    poi, d'improvviso, il mio cuore triste è come un alburno
    che insanguina l'oro giovane e scuro delle linfe.

    Poi, quando ho ingoiato con cura i miei sogni,
    mi volto, bevuti più di trenta o quaranta bicchieri,
    e mi concentro per mollare l'acre bisogno:

    mite come il Signore del cedro e degli issopi,
    io piscio verso i cieli bruni, molto in alto e lontano,
    approvato dai grandi eliotropi.

    Dopo di lui, solo Bukowski avrebbe scritto con la stessa intensità le vili cose di tutti i giorni.

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    1. ecco l'originale:

      ORAISON DU SOIR - ARTHUR RIMBAUD

      Je vis assis, tel qu'un ange aux mains d'un barbier,
      Empoignant une chope à fortes cannelures,
      L'hypogastre et le col cambrés, une Gambier
      Aux dents, sous l'air gonflé d'impalpables voilures.

      Tels que les excréments chauds d'un vieux colombier,
      Mille Rêves en moi font de douces brûlures :
      Puis par instants mon coeur triste est comme un aubier
      Qu'ensanglante l'or jeune et sombre des coulures.

      Puis, quand j'ai ravalé mes rêves avec soin,
      Je me tourne, ayant bu trente ou quarante chopes,
      Et me recueille, pour lâcher l'âcre besoin :

      Doux comme le Seigneur du cèdre et des hysopes,
      Je pisse vers les cieux bruns, très haut et très loin,
      Avec l'assentiment des grands héliotropes.

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  6. ma anche questa è emozionante:

    SOGNATO PER L'INVERNO -Arthur Rimbaud

    A...Lei.

    D'inverno, ce ne andremo in un piccolo vagone rosa
    con i cuscini blu.
    Staremo bene. Un nido di pazzi baci riposa
    in qualche soffice angolo.

    Tu chiuderai gli occhi, per non vedere, dai vetri
    ghignare le ombre delle sere,
    queste arcigne mostruosità, plebaglie
    di neri démoni e neri lupi.

    Poi sentirai la guancia scalfita...
    Un piccolo bacio, come un ragno folle,
    ti correrà per il collo...

    E tu mi dirai: «Cerca!» inclinando la testa,
    e perderemo tempo a cercare quella bestia
    - che così tanto viaggia...

    In treno, 7 ottobre [18]70.

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    1. ecco l'originale:

      RÊVÉ POUR L’HIVER - ARTHUR RIMBAUD

      À Elle.
      L’hiver, nous irons dans un petit wagon rose
      Avec des coussins bleus.
      Nous serons bien. Un nid de baisers fous repose
      Dans chaque coin moelleux.
      Tu fermeras l’œil, pour ne point voir, par la glace,
      Grimacer les ombres des soirs,
      Ces monstruosités hargneuses, populace
      De démons noirs et de loups noirs.
      Puis tu te sentiras la joue égratignée…
      Un petit baiser, comme une folle araignée,
      Te courra par le cou…
      Et tu me diras : « Cherche ! », en inclinant la tête ;
      — Et nous prendrons du temps, à trouver cette bête !
      — Qui voyage beaucoup…

      En wagon, le 7 octobre 1870.

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  7. L'impressione che ho di lui è che non sia un poeta alla perenne ricerca dell'ispirazione, con la matita tra i denti, le mani sulla nuca e lo sguardo alla soffitta, ma piuttosto un ragazzo sveglio che ovunque vada, in giro per le strade, o seduto al bistrot, le frasi gli piombano addosso senza volerlo. Lui descrive a pennellate quello che vede, come un pittore impressionista. La mia poesia è questa, ed è innegabile che sembra di vedere un quadro di Renoir, o di Van Gogh.

    LE CERCATRICI DI PIDOCCHI

    Quando la fronte del fanciullo, piena di rosse bufere,
    implora il bianco sciame dei sogni indistinti,
    s'avvicinano al suo letto due graziose sorelle
    con fragili dita dalle unghie argentate.

    Fanno sedere il fanciullo davanti a una finestra
    spalancata dover l'aria azzurra bagna una macchia di fiori,
    e fra i suoi capelli pesanti dove cade rugiada
    muovono le dita sottili, terribili e maliarde.

    Egli ascolta cantare i loro aliti indecisi
    che profumano di mieli vegetali e rosati,
    che a volte un sibilo interrompe, salive
    riprese sul labbro o brama di baci.

    Sente le nere loro ciglia che battono i silenzi
    profumati; e le loro elettriche dita e dolci
    fanno crepitare tra le sue indolenze grigie
    sotto le regali unghie la morte dei pidocchi.

    Ecco salire in lui il vino della Pigrizia,
    sospiro d'armonica che potrebbe delirare;
    il fanciullo sente, al lento ritmo delle carezze,
    senza posa nascere e morire una voglia di piangere.

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    1. ecco l'originale:

      LES CHERCHEUSES DE POUX - ARTHUR RIMBAUD

      Quand le front de l'enfant, plein de rouges tourmentes,
      Implore l'essaim blanc des rêves indistincts,
      Il vient près de son lit deux grandes sœurs charmantes
      Avec de frêles doigts aux ongles argentins.

      Elles assoient l'enfant devant une croisée
      Grande ouverte où l'air bleu baigne un fouillis de fleurs,
      Et dans ses lourds cheveux où tombe la rosée
      Promènent leurs doigts fins, terribles et charmeurs.

      Il écoute chanter leurs haleines craintives
      Qui fleurent de longs miels végétaux et rosés,
      Et qu'interrompt parfois un sifflement, salives
      Reprises sur la lèvre ou désirs de baisers.

      Il entend leurs cils noirs battant sous les silences
      Parfumés ; et leurs doigts électriques et doux
      Font crépiter parmi ses grises indolences
      Sous leurs ongles royaux la mort des petits poux.

      Voilà que monte en lui le vin de la Paresse,
      Soupir d'harmonica qui pourrait délirer ;
      L'enfant se sent, selon la lenteur des caresses,
      Sourdre et mourir sans cesse un désir de pleurer.

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  8. e proseguo, perchè Rimbaud è infinito:

    LACRIMA


    Lontano dagli uccelli, dalle greggi, dalle villane,
    io bevevo, accovacciato in qualche brughiera
    circondata da teneri boschi di nocciuoli,
    in una tiepida e verde foschia pomeridiana.

    Che mai potevo bere in quella giovine Oise,
    olmi senza voci, erba senza fiori, cielo coperto.
    Che mai sorbivo alla zucca di colocasia?
    Un liquore d'oro, insipido e che fa sudare.

    Cosi, sarei stato una brutta insegna di locanda.
    Poi il temporale mutò il cielo, fino a sera.
    E furono neri paesi, con laghi ed alti pali,
    colonnati sotto la notte blu, stazioni.

    L'acqua dei boschi si perdeva nelle sabbie vergini,
    il vento, dal cielo, scagliava ghiacciuoli agli stagni...
    Ora! come un pescatore d'oro, o di conchiglie,
    dire che non ho pensato neanche di bere.

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    1. ecco l'originale:

      LARME - ARTHUR RIMBAUD

      Loin des oiseaux, des troupeaux, des villageoises,
      Je buvais, accroupi dans quelque bruyère
      Entourée de tendres bois de noisetiers,
      Par un brouillard d’après-midi tiède et vert.

      Que pouvais-je boire dans cette jeune Oise,
      Ormeaux sans voix, gazon sans fleurs, ciel couvert.
      Que tirais-je à la gourde de colocase ?
      Quelque liqueur d’or, fade et qui fait suer.

      Tel, j’eusse été mauvaise enseigne d’auberge.
      Puis l’orage changea le ciel, jusqu’au soir.
      Ce furent des pays noirs, des lacs, des perches,
      Des colonnades sous la nuit bleue, des gares.

      L’eau des bois se perdait sur des sables vierges
      Le vent, du ciel, jetait des glaçons aux mares…
      Or tel qu’un pêcheur d’or ou de coquillages,
      Dire que je n’ai pas eu souci de boire !

      Mai 1872

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  9. Maria Grazia23/03/13, 16:15

    Mi riallaccio ad una delle poesie proposte da Marianna. Questa si chiama

    AUGURIO DEL MATTINO - ARTHUR RIMBAUD

    D'estate , alle quattro del mattino
    Il sonno d'amore dura ancora.
    Sotto i boschetti l'alba svapora
    L'odore di sera festeggiata.

    Ma laggiù nell'immenso cantiere
    Al sole d' Esperidi rivolto,
    Ormai si scorgono i carpentieri
    Al lavoro con braccia nude.

    Nel deserto di muschio, tranquilli,
    Preparano i preziosi pannelli
    Dove la ricchezza cittadina
    Riderà sotto cieli dipinti.

    Per quegli Operai affascinanti
    Sudditi di un re di Babilonia,
    Venere! trascura un po' gli Amanti,
    Dall'anima in foggia di corona.

    Oh, regina dei pastori! porta
    L'acquavite a quei lavoratori,
    Perché si plachi il loro vigore
    prima del bagno a mezzodì nel mare.
    Maggio 1872

    Bonne pensée du matin, Arthur Rimabud

    À quatre heures du matin, l'été,
    Le sommeil d'amour dure encore.
    Sous les bosquets l'aube évapore
    L'odeur du soir fêté.

    Mais là-bas dans l'immense chantier
    Vers le soleil des Hespérides,
    En bras de chemise, les charpentiers
    Déjà s'agitent.

    Dans leur désert de mousse, tranquilles,
    Ils préparent les lambris précieux
    Où la richesse de la ville
    Rira sous de faux cieux.

    Ah! pour ces Ouvriers charmants
    Sujets d'un roi de Babylone,
    Vénus! laisse un peu les Amants,
    Dont l'âme est en couronne.

    Ô Reine des Bergers!
    Porte aux travailleurs l'eau-de-vie.
    Pour que leurs forces soient en paix
    En attendant le bain dans la mer, à midi.


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  10. Rimbaud non è tra le mie passioni, tuttavia questa poesia scalda la mia autoironia, e scusate le assonnanze: ia-ia-ia-o)

    Fêtes de la faim - Arthur Rimbaud

    Ma faim, Anne, Anne,
    Fuis sur ton âne.

    Si j'ai du goût, ce n'est guères
    Que pour la terre et les pierres.
    Dinn ! dinn ! dinn ! dinn ! Je pais l'air,
    Le roc, les Terres, le fer.

    Tournez, les faims ! paissez, faims,
    Le pré des sons !
    Puis l'aimable et vibrant venin
    Des liserons ;

    Les cailloux qu'un pauvre brise,
    Les vieilles pierres d'églises,
    Les galets, fils des déluges,
    Pains couchés aux vallées grises!

    Mes faims, c'est les bouts d'air noir ;
    L'azur sonneur ;
    - C'est l'estomac qui me tire.
    C'est le malheur.

    Sur terre ont paru les feuilles :
    Je vais aux chairs de fruits blettes,
    Au sein du sillon je cueille
    La doucette et la violette.

    Ma faim, Anne, Anne!
    Fuis sur ton âne.

    Août 1872


    Feste della fame - Arthur Rimbaud

    Anna, anna, fame mia
    Sul tuo asino scappa via.

    Se ho appetito, non è che
    Di terra e di pietre.
    Din! din! din! din! Mangio l'aria,
    La roccia, le Terre, il ferro.

    Girate, fami, pascolate, fami,
    Sul prato dei suoni!
    E poi l'amabile e vibrante veleno
    Dei convolvoli;

    I sassi che un povero spezza,
    Le vecchie pietre di chiesa,
    I ciottoli, figli dei diluvi,
    Pani adagiati nelle valli grige!

    Fami mie, sono tozzi d'aria nera;
    L'azzurro sonante;
    - È lo stomaco che mi tira
    E la sfortuna.

    Sulla terra sono apparse le foglie:
    Vado alle polpe di frutta marcia.
    In seno al solco raccolgo
    La dolcetta e la violetta.

    Anna, Anna, fame mia!
    Sul tuo asino scappa via.

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  11. Leggetela in lingua: è magnifica!

    Le dormeur du val - Arthur Rimbaud

    C'est un trou de verdure où chante une rivière,
    Accrochant follement aux herbes des haillons
    D'argent ; où le soleil, de la montagne fière,
    Luit : c'est un petit val qui mousse de rayons.

    Un soldat jeune, bouche ouverte, tête nue,
    Et la nuque baignant dans le frais cresson bleu,
    Dort ; il est étendu dans l'herbe, sous la nue,
    Pâle dans son lit vert où la lumière pleut.

    Les pieds dans les glaïeuls, il dort. Souriant comme
    Sourirait un enfant malade, il fait un somme :
    Nature, berce-le chaudement : il a froid.

    Les parfums ne font pas frissonner sa narine ;
    Il dort dans le soleil, la main sur sa poitrine,
    Tranquille. Il a deux trous rouges au côté droit.

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    1. magnifica e triste. Ecco la traduzione:

      IL DORMIENTE NELLA VALLE - ARTHUR RIMBAUD

      È un anfratto verde dove canta un fiume
      Appendendo follemente all'erba i suoi stracci
      D'argento; dove il sole, dalla fiera montagna
      Risplende: è una piccola valle spumeggiante di raggi.

      Un giovane soldato, la bocca aperta, il capo nudo,
      E la nuca immersa nel fresco nasturzio azzurro
      Dorme; è steso nell'erba, sotto le nuvole,
      Pallido nel suo verde letto dove la luce piove.

      Ha i piedi fra i gladioli, dorme. Sorridendo come
      Sorriderebbe un bimbo malato, fa una dormita:
      Natura, cullalo tiepidamente: ha freddo.

      I profumi non fanno fremere le sue narici;
      Lui dorme nel sole, la mano sul petto
      Tranquillo. Ha due buchi rossi sul lato destro.

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  12. Oltre i Timoria, anche Vecchioni ha dedicato una canzone a Rimbaud, che evidentemente solletica le emozioni. Grazie mille a Gigi Y.M.

    A. R. - (Roberto Vecchioni)

    La miseria di una stanza a Londra
    le fumerie di Soho:
    già grande si buttava via.
    E sua madre nel fienile, nel ricordo:
    vecchia, scassata borghesia.
    Ribaltare le parole, invertire il senso
    fino allo sputo,
    cercando un'altra poesia.
    E Verlaine che gli sparava e gli gridava:
    "Non lasciarmi, no,
    non lasciarmi, vita mia..."

    E nave, porca nave vai
    la gamba mi fa male, dài
    le luci di Marsiglia non arrivan mai.
    "Un hydrolat lacrimal lave
    les cieux vert-chou, les cieux vert-chou
    sous l'arbre tendronnier qui bave vous cautchous"...

    Portoghesi, inglesi e tanti altri uccelli di rapina
    scelse per compagnia;
    quella voglia di annientarsi, di non darsi,
    e basta, basta poesia;
    e volersi far male al punto di finire, lui,
    mercante d'armi
    fra l'Egitto e la follia,
    e una negra grande come un ospedale
    da aspettare
    e poi la gamba e l'agonia.

    E nave, porca nave vai,
    fa freddo e manca poco, dài,
    le luci di Marsiglia non arrivan mai.
    Ho visto tutto e cosa so?
    ho rinunciato, ho detto "no",
    ricordo a malapena quale nome ho:
    Arthur Rimbaud, Arthur Rimbaud,
    Arthur Rimbaud...

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    1. Verlaine e Rimbaud furono legati da una profonda e ambigua relazione, con tutti gli altissimi e bassissimi picchi di un vero amore, imposto alla moglie di Verlaine finché questa non chiese il divorzio. Comunque, è' solo grazie a lui se possiamo conoscere la poesia di Rimbaud, artista sfuggente, svogliato e perennemente agitato da demoni tutti suoi.

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  13. ARTHUR RIMBAUD - Ophélie
    I
    Sur l'onde calme et noire où dorment les étoiles
    La blanche Ophélia flotte comme un grand lys,
    Flotte très lentement, couchée en ses longs voiles...
    - On entend dans les bois lointains des hallalis.

    Voici plus de mille ans que la triste Ophélie
    Passe, fantôme blanc, sur le long fleuve noir.
    Voici plus de mille ans que sa douce folie
    Murmure sa romance à la brise du soir.

    Le vent baise ses seins et déploie en corolle
    Ses grands voiles bercés mollement par les eaux ;
    Les saules frissonnants pleurent sur son épaule,
    Sur son grand front rêveur s'inclinent les roseaux.

    Les nénuphars froissés soupirent autour d'elle ;
    Elle éveille parfois, dans un aune qui dort,
    Quelque nid, d'où s'échappe un petit frisson d'aile :
    - Un chant mystérieux tombe des astres d'or.

    II

    Ô pâle Ophélia ! belle comme la neige !
    Oui tu mourus, enfant, par un fleuve emporté !
    - C'est que les vents tombant des grands monts de Norwège
    T'avaient parlé tout bas de l'âpre liberté ;

    C'est qu'un souffle, tordant ta grande chevelure,
    A ton esprit rêveur portait d'étranges bruits ;
    Que ton coeur écoutait le chant de la Nature
    Dans les plaintes de l'arbre et les soupirs des nuits ;

    C'est que la voix des mers folles, immense râle,
    Brisait ton sein d'enfant, trop humain et trop doux ;
    C'est qu'un matin d'avril, un beau cavalier pâle,
    Un pauvre fou, s'assit muet à tes genoux !

    Ciel ! Amour ! Liberté ! Quel rêve, ô pauvre Folle !
    Tu te fondais à lui comme une neige au feu :
    Tes grandes visions étranglaient ta parole
    - Et l'Infini terrible effara ton oeil bleu !

    III

    - Et le Poète dit qu'aux rayons des étoiles
    Tu viens chercher, la nuit, les fleurs que tu cueillis ;
    Et qu'il a vu sur l'eau, couchée en ses longs voiles,
    La blanche Ophélia flotter, comme un grand lys.


    OPHELIA - ARTHUR RIMBAUD
    I
    Sull'onda calma e nera dove le stelle dormono
    Fluttua la bianca Ofelia come un gran giglio, fluttua
    Lentissima, distesa sopra i suoi lunghi veli...
    - S'odono da lontano, nei boschi, hallalì.

    Da mille anni e più la dolorosa Ofelia
    Passa, fantasma bianco, sul lungo fiume nero;
    Da mille anni e più la sua dolce follia
    Mormora una romanza al vento della sera.

    La brezza le bacia il seno e distende a corolla
    Gli ampi veli, dolcemente cullati dalle acque;
    Le piange sull'omero il brivido dei salici,
    S'inclinano sulla fronte sognante le giuncaie.

    Sgualcite, le ninfee le sospirano intorno;
    Ella ridesta a volte, nell'ontano che dorme,
    Un nido, da cui sfrùscia un batter d'ali:
    - Un canto misterioso scende dagli astri d'oro.

    II
    Pallida Ofelia! Come neve bella!
    In verde età moristi, trascinata da un fiume!
    - Calati dai grandi monti di Norvegia, i venti
    Ti avevano parlato di un'aspra libertà;

    Poi che un soffio, attorcendoti la chioma folta,
    All'animo sognante recava strane voci;
    E il tuo cuore ascoltava la Natura cantare
    Nei sospiri della notte, nei lamenti dell'albero;

    Poi che il grido dei mari dementi, immenso rantolo,
    Frantumava il tuo seno, fanciulla, umano troppo, e dolce;
    Poi che un mattino d'aprile, un bel cavaliere pallido
    Sedette, taciturno e folle, ai tuoi ginocchi!

    Cielo! Libertà! Amore! Sogno, povera Folle!
    Là ti scioglievi come neve al fuoco:
    Le tue grandi visioni ti facevano muta
    - E il tremendo Infinito atterrì il tuo sguardo azzurro!

    III
    - E il Poeta racconta che al raggio delle stelle
    Vieni, la notte, a prendere i fiori che cogliesti,
    E che ha visto sull'acqua, stesa nei lunghi veli,
    Fluttuare bianca come un gran giglio Ofelia.

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  14. SENSATION - ARTHUR RIMBAUD

    Par les soirs bleus d'été, j'irai dans les sentiers,
    Picoté par les blés, fouler l'herbe menue:
    Rêveur, j'en sentirai la fraîcheur à mes pieds.
    Je laisserai le vent baigner ma tête nue.
    Je ne parlerai pas, je ne penserai rien:
    Mais l'amour infini me montera dans l'âme,
    Et j'irai loin, bien loin, comme un bohémien,
    Par la Nature, - heureux comme avec une femme.
    (Mars 1870)

    SENSAZIONE - ARTHUR RIMBAUD

    Nelle sere azzurre d'estate andrò per i sentieri,
    pizzicato dal grano, a calpestare l'erba tenera:
    come in sogno ne sentirò il fresco nei piedi.
    Lascerò che il vento bagni la mia testa nuda.
    Non dirò nulla, non penserò a niente:
    ma l'amore che non ha fine mi riempirà l'anima,
    e andrò lontano, molto lontano, come un vagabondo
    attraverso la Natura, felice
    come quando si sta con una donna.

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  15. L' ETERNITE' - ARTHUR RIMBAUD

    Elle est retrouvée.
    Quoi ? - L'Eternité.
    C'est la mer allée
    Avec le soleil.

    Ame sentinelle,
    Murmurons l'aveu
    De la nuit si nulle
    Et du jour en feu.

    Des humains suffrages,
    Des communs élans
    Là tu te dégages
    Et voles selon.

    Puisque de vous seules,
    Braises de satin,
    Le Devoir s'exhale
    Sans qu'on dise : enfin.

    Là pas d'espérance,
    Nul orietur.
    Science avec patience,
    Le supplice est sûr.

    Elle est retrouvée.
    Quoi ?
    - L'Eternité.
    C'est la mer allée
    Avec le soleil.

    L'ETERNITA' - ARTHUR RIMBAUD

    È ritrovata!
    Che? l'eternità.
    È il mare sciolto
    Nel sole.

    Anima mia eterna,
    Osserva il tuo volto benché
    La notte sia sola
    E il giorno sia in fiamme.

    Dunque ti liberi
    Da umani suffragi,
    Da slanci comuni!
    Tu voli a seconda...

    Mai la speranza.
    Non c'è un orietur.
    Scienza e pazienza,
    Certo è il supplizio.

    Non più domani,
    Braci di raso,
    Vostro ardore
    È il dovere.
    È ritrovata!
    Che? - L'Eternità.
    È il mare sciolto
    Nel sole.

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  16. Giorgio V.20/10/13, 19:47

    Se il Demonio Cristiano avesse un aspetto, sicuramente sarebbe quello di Rimbaud. Mai nessuno fu cosi' incapace di esprimere se stesso, l'informe che ha perduto la volontà di vagare, l'ombra che guardava con piacere la lotta tra i Contrari,l 'Aguzzino della Coscienza, la Sentenza di Morte del legame IO-NON IO. L'avvelenatore del Dialogo che decise di rendere pubblica la demolizione di ogni relazione umana facendo risuonare il Battito Cardiaco nelle dimore di Cristo. Inadatto all'evoluzione, un Musicista di Organi, il Compositore delle Armonie di Squarci, Gemiti, Orgasmi e Sangue per Antonomasia.

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  17. "Piove
    e piango impotente
    sul volto
    del bimbo Rimbaud
    che ride
    nella sua biancoazzurra
    copertina"

    Adolfo Soldati, da IL BATTELLO EBBRO - Ed. Soqquadro (BO 2013)

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  18. Maria Grazia20/12/13, 16:58

    Come tutti i poeti simbolisti, Rimbaud rifiuta il valore assoluto delle parole (povero e limitato), e ad esso preferisce il valore soggettivo, dettato dalla sensibilità individuale alle suggestioni provocate da parole, suoni, e percezioni dei vari significati. Esempio ne è questa poesia, dove il poeta trova una varietà incredibile di significati perfino negli elementi minimi delle parole: le vocali.

    Voyelles - Arthur Rimbaud

    A noir, E blanc, I rouge, U vert, O bleu : voyelles,
    Je dirai quelque jour vos naissances latentes :
    A, noir corset velu des mouches éclatantes
    Qui bombinent autour des puanteurs cruelles,

    Golfes d'ombre ; E, candeur des vapeurs et des tentes,
    Lances des glaciers fiers, rois blancs, frissons d'ombelles ;
    I, pourpres, sang craché, rire des lèvres belles
    Dans la colère ou les ivresses pénitentes ;

    U, cycles, vibrements divins des mers virides,
    Paix des pâtis semés d'animaux, paix des rides
    Que l'alchimie imprime aux grands fronts studieux ;

    O, suprême Clairon plein des strideurs étranges,
    Silences traversés des Mondes et des Anges :
    - O l'Oméga, rayon violet de Ses Yeux ! -

    ++++++++++++

    Vocali - Arthur Rimbaud

    A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,
    Io dirò un giorno le vostre nascite latenti:
    A, nero corsetto villoso di mosche splendenti
    Che ronzano intorno a crudeli fetori,

    Golfi d'ombra; E, candori di vapori e tende,
    Lance di fieri ghiacciai, bianchi re, brividi d'umbelle;
    I, porpora, sangue sputato, risata di belle labbra
    Nella collera o nelle ubriachezze penitenti;

    U, cicli, vibrazioni divine dei verdi mari,
    Pace di pascoli seminati d'animali, pace di rughe
    Che l'alchimia imprime nelle ampie fronti studiose;

    O, suprema Tromba piena di strani stridori,
    Silenzi attraversati da Angeli e Mondi:
    - O l'Omega, raggio viola dei suoi Occhi!

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  19. Per Adolfo, che amava Rimbaud quanto, o forse più di me.

    LE BATEAU IVRE - ARTHUR RIMBAUD (1/2)

    Comme je descendais des Fleuves impassibles,
    Je ne me sentis plus guidé par les haleurs :
    Des Peaux-rouges criards les avaient pris pour cibles,
    Les ayant cloués nus aux poteaux de couleurs.

    J'étais insoucieux de tous les équipages,
    Porteur de blés flamands ou de cotons anglais.
    Quand avec mes haleurs ont fini ces tapages,
    Les Fleuves m'ont laissé descendre où je voulais.

    Dans les clapotements furieux des marées,
    Moi, l'autre hiver, plus sourd que les cerveaux d'enfants,
    Je courus ! Et les Péninsules démarrées
    N'ont pas subi tohu-bohus plus triomphants.

    La tempête a béni mes éveils maritimes.
    Plus léger qu'un bouchon j'ai dansé sur les flots
    Qu'on appelle rouleurs éternels de victimes,
    Dix nuits, sans regretter l'œil niais des falots !

    Plus douce qu'aux enfants la chair des pommes sures,
    L'eau verte pénétra ma coque de sapin
    Et des taches de vins bleus et des vomissures
    Me lava, dispersant gouvernail et grappin.

    Et dès lors, je me suis baigné dans le Poème
    De la Mer, infusé d'astres, et lactescent,
    Dévorant les azurs verts ; où, flottaison blême
    Et ravie, un noyé pensif parfois descend ;

    Où, teignant tout à coup les bleuités, délires
    Et rythmes lents sous les rutilements du jour,
    Plus fortes que l'alcool, plus vastes que nos lyres,
    Fermentent les rousseurs amères de l'amour !

    Je sais les cieux crevant en éclairs, et les trombes
    Et les ressacs et les courants : je sais le soir,
    L'Aube exaltée ainsi qu'un peuple de colombes,
    Et j'ai vu quelquefois ce que l'homme a cru voir !

    J'ai vu le soleil bas, taché d'horreurs mystiques,
    Illuminant de longs figements violets,
    Pareils à des acteurs de drames très antiques
    Les flots roulant au loin leurs frissons de volets !

    J'ai rêvé la nuit verte aux neiges éblouies,
    Baiser montant aux yeux des mers avec lenteurs,
    La circulation des sèves inouïes,
    Et l'éveil jaune et bleu des phosphores chanteurs !

    J'ai suivi, des mois pleins, pareille aux vacheries
    Hystériques, la houle à l'assaut des récifs,
    Sans songer que les pieds lumineux des Maries
    Pussent forcer le mufle aux Océans poussifs !

    J'ai heurté, savez-vous, d'incroyables Florides
    Mêlant aux fleurs des yeux de panthères à peaux
    D'hommes ! Des arcs-en-ciel tendus comme des brides
    Sous l'horizon des mers, à de glauques troupeaux !

    J'ai vu fermenter les marais énormes, nasses
    Où pourrit dans les joncs tout un Léviathan !
    Des écroulements d'eaux au milieu des bonaces,
    Et des lointains vers les gouffres cataractant !

    Glaciers, soleils d'argent, flots nacreux, cieux de braises !
    Échouages hideux au fond des golfes bruns
    Où les serpents géants dévorés des punaises
    Choient, des arbres tordus, avec de noirs parfums !

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    1. LE BATEAU IVRE - ARTHUR RIMBAUD (2/2)

      J'aurais voulu montrer aux enfants ces dorades
      Du flot bleu, ces poissons d'or, ces poissons chantants.
      − Des écumes de fleurs ont bercé mes dérades
      Et d'ineffables vents m'ont ailé par instants.

      Parfois, martyr lassé des pôles et des zones,
      La mer dont le sanglot faisait mon roulis doux
      Montait vers moi ses fleurs d'ombre aux ventouses jaunes
      Et je restais, ainsi qu'une femme à genoux...

      Presque île, ballottant sur mes bords les querelles
      Et les fientes d'oiseaux clabaudeurs aux yeux blonds.
      Et je voguais, lorsqu'à travers mes liens frêles
      Des noyés descendaient dormir, à reculons !

      Or moi, bateau perdu sous les cheveux des anses,
      Jeté par l'ouragan dans l'éther sans oiseau,
      Moi dont les Monitors et les voiliers des Hanses
      N'auraient pas repêché la carcasse ivre d'eau ;

      Libre, fumant, monté de brumes violettes,
      Moi qui trouais le ciel rougeoyant comme un mur
      Qui porte, confiture exquise aux bons poètes,
      Des lichens de soleil et des morves d'azur ;

      Qui courais, taché de lunules électriques,
      Planche folle, escorté des hippocampes noirs,
      Quand les juillets faisaient crouler à coups de triques
      Les cieux ultramarins aux ardents entonnoirs ;

      Moi qui tremblais, sentant geindre à cinquante lieues
      Le rut des Béhémots et les Maelstroms épais,
      Fileur éternel des immobilités bleues,
      Je regrette l'Europe aux anciens parapets !

      J'ai vu des archipels sidéraux ! et des îles
      Dont les cieux délirants sont ouverts au vogueur :
      − Est-ce en ces nuits sans fonds que tu dors et t'exiles,
      Million d'oiseaux d'or, ô future Vigueur ?

      Mais, vrai, j'ai trop pleuré ! Les Aubes sont navrantes.
      Toute lune est atroce et tout soleil amer :
      L'âcre amour m'a gonflé de torpeurs enivrantes.
      O que ma quille éclate ! O que j'aille à la mer !

      Si je désire une eau d'Europe, c'est la flache
      Noire et froide où vers le crépuscule embaumé
      Un enfant accroupi plein de tristesse, lâche
      Un bateau frêle comme un papillon de mai.

      Je ne puis plus, baigné de vos langueurs, ô lames,
      Enlever leur sillage aux porteurs de cotons,
      Ni traverser l'orgueil des drapeaux et des flammes,
      Ni nager sous les yeux horribles des pontons.

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    2. Ecco la traduzione:

      IL BATTELLO EBBRO - ARTHUR RIMBAUD (1/2)
      Appena presi a scendere lungo i Fiumi impassibili,
      Mi accorsi che i bardotti non mi guidavan più:
      Ignudi ed inchiodati ai pali variopinti,
      I Pellirosse striduli li avevan bersagliati.

      Non mi curavo più di avere un equipaggio,
      Col mio grano fiammingo, col mio cotone inglese.
      Quando assieme ai bardotti si spensero i clamori,
      I Fiumi mi lasciarono scender liberamente.

      Dentro lo sciabordare aspro delle maree,
      L'altro inverno, più sordo di una mente infantile,
      Io corsi! E le Penisole strappate dagli ormeggi
      Non subirono mai sconquasso più trionfante.

      La tempesta ha sorriso ai miei risvegli in mare.
      Più lieve di un turacciolo ho danzato sui flutti
      Che eternamente spingono i corpi delle vittime.
      Dieci notti, e irridevo l'occhio insulso dei fari!

      Più dolce che ai fanciulli qualche acida polpa,
      L'acqua verde filtrò nel mio scafo di abete
      E dalle macchie rosse di vomito e di vino
      Mi lavò, disperdendo il timone e i ramponi.

      Da allora sono immerso nel Poema del Mare
      Che, lattescente e invaso dalla luce degli astri,
      Morde l'acqua turchese, dentro cui, fluttuando,
      Scende estatico un morto pensoso e illividito;

      Dove, tingendo a un tratto l'azzurrità, deliri
      E ritmi prolungati nel giorno rutilante,
      Più stordenti dell'alcol, più vasti delle lire,
      Fermentano i rossori amari dell'amore!

      Io so i cieli che scoppiano in lampi, e so le trombe,
      Le correnti e i riflussi: io so la sera, e l'Alba
      Che si esalta nel cielo come colombe a stormo;
      E qualche volta ho visto quel che l'uomo ha sognato!

      Ho visto il sole basso, fosco di orrori mistici,
      Che illuminava lunghi coaguli violacei,
      Somiglianti ad attori di antichi drammi, i flutti
      Che fluivano al tremito di persiane, lontano!

      Sognai la notte verde dalle nevi abbagliate,
      Bacio che sale lento agli occhi degli Oceani,
      E la circolazione delle linfe inaudite,
      E, giallo e blu, il destarsi dei fosfori canori!

      Ho seguito, per mesi, i marosi che assaltano
      Gli scogli, come mandrie di isterici bovini,
      Stupito che i lucenti piedi delle Marie
      Potessero forzare i musi degli Oceani!

      Ho cozzato in Floride incredibili: fiori
      Sbocciavano fra gli occhi di pantere con pelli
      D'uomo! In arcobaleni come redini tesi
      A glauche mandrie soto l'orizzonte dei mari!

      Ho visto fermentare gli stagni enormi, nasse
      Dove frammezzo ai giunchi marcisce un Leviatano!
      Frane d'acqua scuotevano le immobili bonacce,
      Cateratte lontane crollavano nei baratri!

      Ghiacciaci, soli d'argento, flutti madreperlacei,
      Cieli ardenti! Incagliavo in fondo a golfi bruni
      Dove immensi serpenti mangiati dalle cimici
      Cadon, da piante torte, con oscuri profumi!

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    3. IL BATTELLO EBBRO - ARTHUR RIMBAUD (2/2)

      Ai bimbi avrei voluto mostrare le dorate
      Dell'onda cupa e azzurra, o quei pesci canori.
      - Schiune di fiori, mentre salpavo, m'han cullato,
      E talvolta ineffabili venti m'han dato l'ali.

      Martire affaticato dai poli e dalle zone,
      Il mare che piangendo mi addolciva il rullio
      Faceva salir fiori d'ombra, gialle ventose,
      Ed io restavo, simile a una donna in ginocchio,

      Quasi isola, scuotendo sui miei bordi i litigi
      E lo sterco di uccelli dagli occhi biondi, e urlanti.
      Vogavo ed attraverso i miei legami fragili
      Gli affogati a ritroso scendevano a dormire!

      Io, battello perduto nei crini delle cale,
      Spinto dall'uragano nell'etra senza uccelli,
      Né i velieri anseatici, né i Monitori avrebbero
      Ripescato il mio scafo ubriacato d'acqua;

      Libero, fumigante, di brume viole carico,
      Io che foravo il cielo rossastro come un muro
      Che porti, leccornie per i buoni poeti,
      Dei licheni di sole e dei mocci d'azzurro;

      Io che andavo chiazzato dalle lunule elettriche,
      Folle trave, scortato dagli ippocampi neri,
      Quando il luglio faceva crollare a scudisciate
      I cieli ultramarini dai vortici infuocati;

      Io che tremavo udendo gemere a cento leghe
      I Behemot in foia e i densi Maèlstrom,
      Filando eternamente sulle acque azzurre e immobili,
      Io rimpiango l'Europa dai parapetti antichi!

      Ho visto gli arcipelaghi siderei e delle isole
      Dai cieli deliranti aperti al vogatore:
      - È in queste notti immense che tu dormi e t'esili
      Stuolo d'uccelli d'oro, o Vigore futuro?

      Ma basta, ho pianto troppo! Le Albe sono strazianti.
      Ogni luna mi è atroce ed ogni sole amaro:
      L'acre amore mi gonfia di stordenti torpori.
      Oh, la mia chiglia scoppi! Ch'io vada in fondo al mare!

      Se desidero un'acqua d'Europa, è la pozzanghera
      Nera e gelida, quando, nell'ora del crepuscolo,
      Un bimbo malinconico abbandona, in ginocchio,
      Un battello leggero come farfalla a maggio.

      Non posso più, bagnato da quei languori, onde,
      Filare nella scia di chi porta cotone,
      Né fendere l'orgoglio dei pavesi e dei labari,
      Né vogar sotto gli occhi orrendi dei pontoni.

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    4. Arthur scrive questa poesia a soli 17 anni, "arriso pur di vision leggiadre" come direbbe Carducci. E noi ci meravigliamo ancora oggi di quanto sia stato eccezionale a rendere, nei suoi versi, tutta la potenza della giovinezza.

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    5. English version:

      THE DRUNKEN BOAT - ARTHUR RIMBAUD (1/2)


      As I was floating down unconcerned Rivers
      I no longer felt myself steered by the haulers:
      Gaudy Redskins had taken them for targets
      Nailing them naked to coloured stakes.

      I cared nothing for all my crews,
      Carrying Flemish wheat or English cottons.
      When, along with my haulers those uproars were done with
      The Rivers let me sail downstream where I pleased.

      Into the ferocious tide-rips
      Last winter, more absorbed than the minds of children,
      I ran! And the unmoored Peninsulas
      Never endured more triumphant clamourings

      The storm made bliss of my sea-borne awakenings.
      Lighter than a cork, I danced on the waves
      Which men call eternal rollers of victims,
      For ten nights, without once missing the foolish eye of the harbor lights!

      Sweeter than the flesh of sour apples to children,
      The green water penetrated my pinewood hull
      And washed me clean of the bluish wine-stains and the splashes of vomit,
      Carrying away both rudder and anchor.

      And from that time on I bathed in the Poem
      Of the Sea, star-infused and churned into milk,
      Devouring the green azures; where, entranced in pallid flotsam,
      A dreaming drowned man sometimes goes down;

      Where, suddenly dyeing the bluenesses, deliriums
      And slow rhythms under the gleams of the daylight,
      Stronger than alcohol, vaster than music
      Ferment the bitter rednesses of love!

      I have come to know the skies splitting with lightnings, and the waterspouts
      And the breakers and currents; I know the evening,
      And Dawn rising up like a flock of doves,
      And sometimes I have seen what men have imagined they saw!

      I have seen the low-hanging sun speckled with mystic horrors.
      Lighting up long violet coagulations,
      Like the performers in very-antique dramas
      Waves rolling back into the distances their shiverings of venetian blinds!

      I have dreamed of the green night of the dazzled snows
      The kiss rising slowly to the eyes of the seas,
      The circulation of undreamed-of saps,
      And the yellow-blue awakenings of singing phosphorus!

      I have followed, for whole months on end, the swells
      Battering the reefs like hysterical herds of cows,
      Never dreaming that the luminous feet of the Marys
      Could force back the muzzles of snorting Oceans!

      I have struck, do you realize, incredible Floridas
      Where mingle with flowers the eyes of panthers
      In human skins! Rainbows stretched like bridles
      Under the seas' horizon, to glaucous herds!

      I have seen the enormous swamps seething, traps
      Where a whole leviathan rots in the reeds!
      Downfalls of waters in the midst of the calm
      And distances cataracting down into abysses!

      Glaciers, suns of silver, waves of pearl, skies of red-hot coals!
      Hideous wrecks at the bottom of brown gulfs
      Where the giant snakes devoured by vermin
      Fall from the twisted trees with black odours!

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    6. THE DRUNKEN BOAT - ARTHUR RIMBAUD (2/2)

      I should have liked to show to children those dolphins
      Of the blue wave, those golden, those singing fishes.
      - Foam of flowers rocked my driftings
      And at times ineffable winds would lend me wings.

      Sometimes, a martyr weary of poles and zones,
      The sea whose sobs sweetened my rollings
      Lifted its shadow-flowers with their yellow sucking disks toward me
      And I hung there like a kneeling woman...

      Almost an island, tossing on my beaches the brawls
      And droppings of pale-eyed, clamouring birds,
      And I was scudding along when across my frayed cordage
      Drowned men sank backwards into sleep!

      But now I, a boat lost under the hair of coves,
      Hurled by the hurricane into the birdless ether,
      I, whose wreck, dead-drunk and sodden with water,
      neither Monitor nor Hanse ships would have fished up;

      Free, smoking, risen from violet fogs,
      I who bored through the wall of the reddening sky
      Which bears a sweetmeat good poets find delicious,
      Lichens of sunlight [mixed] with azure snot,

      Who ran, speckled with lunula of electricity,
      A crazy plank, with black sea-horses for escort,
      When Julys were crushing with cudgel blows
      Skies of ultramarine into burning funnels;

      I who trembled, to feel at fifty leagues' distance
      The groans of Behemoth's rutting, and of the dense Maelstroms
      Eternal spinner of blue immobilities
      I long for Europe with it's aged old parapets!

      I have seen archipelagos of stars! and islands
      Whose delirious skies are open to sailor:
      - Do you sleep, are you exiled in those bottomless nights,
      Million golden birds, O Life Force of the future? -

      But, truly, I have wept too much! The Dawns are heartbreaking.
      Every moon is atrocious and every sun bitter:
      Sharp love has swollen me up with heady langours.
      O let my keel split! O let me sink to the bottom!

      If there is one water in Europe I want, it is the
      Black cold pool where into the scented twilight
      A child squatting full of sadness, launches
      A boat as fragile as a butterfly in May.

      I can no more, bathed in your langours, O waves,
      Sail in the wake of the carriers of cottons,
      Nor undergo the pride of the flags and pennants,
      Nor pull past the horrible eyes of the hulks.

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    7. Appreciation to my father who stated to me about this blog, this website is in fact awesome.

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  20. ROMANZO - ARTHUR RIMBAUD
    I

    A diciassett'anni non si può esser seri.
    - Una sera, al diavolo birre e limonata
    e gli splendenti lumi di chiassosi caffè!
    - Te ne vai sotto i verdi tigli a passeggiare.

    Com'è gradevole il tiglio nelle sere di Giugno!
    L'aria è si dolce che a palpebre chiuse
    annusi il vento che risuona - la città è vicina -
    e porta aromi di birra e di vino...


    II

    Ecco scorgersi un piccolo brano
    d'azzurro scuro, incorniciato da lievi fronde,
    punteggiato da una malvagia stella, che si fonde
    in dolci fremiti, piccola e bianca...

    Notte di giugno! Diciassett'anni! Ti lasci inebriare.
    La linfa è uno champagne che dà alla testa...
    Divaghi e senti un bacio sulle labbra
    che palpita come una bestiolina...


    III

    Il cuore è un folle Robinson in un romanzo
    - quando, nel pallido chiarore d'un riverbero
    passa una damigella affascinante
    all'ombra del colletto d'un padre tremendo...

    E siccome ti trova immensamente ingenuo,
    trotterellando sui suoi stivaletti
    si volta, attenta ma con gesti vivaci
    -e sul tuo labbro muoiono le cavatine...


    IV

    Sei innamorato. Fino al mese d'agosto è affittato.
    Sei innamorato. I tuoi sonetti la fanno ridere.
    Tutti gli amici sono già andati, sei di cattivo gusto.
    - Poi l'adorata, una sera, si degnò di scriverti!...

    - Quella sera... - Ritorni ai lucenti caffè
    e ordini ancora birre e limonata...
    a diciassett'anni non si può esser seri,
    se ci son verdi tigli lungo la passeggiata.

    29 settembre 1870.

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    1. ROMAN - ARTHUR RIMBAUD

      I

      On n'est pas sérieux, quand on a dix-sept ans.
      - Un beau soir, foin des bocks et de la limonade,
      Des cafés tapageurs aux lustres éclatants !
      - On va sous les tilleuls verts de la promenade.

      Les tilleuls sentent bon dans les bons soirs de juin !
      L'air est parfois si doux, qu'on ferme la paupière ;
      Le vent chargé de bruits - la ville n'est pas loin -
      A des parfums de vigne et des parfums de bière....

      II

      - Voilà qu'on aperçoit un tout petit chiffon
      D'azur sombre, encadré d'une petite branche,
      Piqué d'une mauvaise étoile, qui se fond
      Avec de doux frissons, petite et toute blanche...

      Nuit de juin ! Dix-sept ans ! - On se laisse griser.
      La sève est du champagne et vous monte à la tête...
      On divague ; on se sent aux lèvres un baiser
      Qui palpite là, comme une petite bête....

      III

      Le coeur fou Robinsonne à travers les romans,
      Lorsque, dans la clarté d'un pâle réverbère,
      Passe une demoiselle aux petits airs charmants,
      Sous l'ombre du faux col effrayant de son père...

      Et, comme elle vous trouve immensément naïf,
      Tout en faisant trotter ses petites bottines,
      Elle se tourne, alerte et d'un mouvement vif....
      - Sur vos lèvres alors meurent les cavatines...

      IV

      Vous êtes amoureux. Loué jusqu'au mois d'août.
      Vous êtes amoureux. - Vos sonnets La font rire.
      Tous vos amis s'en vont, vous êtes mauvais goût.
      - Puis l'adorée, un soir, a daigné vous écrire...!

      - Ce soir-là,... - vous rentrez aux cafés éclatants,
      Vous demandez des bocks ou de la limonade..
      - On n'est pas sérieux, quand on a dix-sept ans
      Et qu'on a des tilleuls verts sur la promenade.

      29 sept. 70 Arthur Rimbaud

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  21. ROMANCE - ARTHUR RIMBAUD

    I

    When you are seventeen you aren't really serious.
    - One fine evening, you've had enough of beer and lemonade,
    And the rowdy cafes with their dazzling lights!
    - You go walking beneath the green lime trees of the promenade.

    The lime trees smell good on fine evenings in June!
    The air is so soft sometimes, you close your eyelids;
    The wind, full of sounds, - the town's not far away -
    Carries odours of vines, and odours of beer...

    II

    - Then you see a very tiny rag
    Of dark blue, framed by a small branch,
    Pierced by an unlucky star which is melting away
    With soft little shivers, small, perfectly white...

    June night! Seventeen! - You let yourself get drunk.
    The sap is champagne and goes straight to your head...
    You are wandering; you feel a kiss on your lips
    Which quivers there like something small and alive...

    III

    Your mad heart goes Crusoeing through all the romances,
    - When, under the light of a pale street lamp,
    Passes a young girl with charming little airs,
    In the shadow of her father's terrifying stiff collar...

    And because you strike her as absurdly naif,
    As she trots along in her little ankle boots,
    She turns, wide awake, with a brisk movement...
    And then cavatinas die on your lips...

    IV

    You're in love. Taken until the month of August.
    You're in love - Your sonnets make Her laugh.
    All your friends disappear, you are not quite the thing.
    - Then your adored one, one evening, condescends to write to you...!

    That evening,... - you go back again to the dazzling cafes,
    You ask for beer or for lemonade...
    - You are not really serious when you are seventeen
    And there are green lime trees on the promenade...

    Sept. 29, 70

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  22. PRIMA SERATA - J. N. A. Rimbaud

    Lei era molto svestita
    ed i grandi alberi indiscreti
    scagliavano sui vetri le foglie
    vicini, maliziosamente vicini.

    Seduta sulla mia grande sedia
    seminuda giungeva le mani.
    Al suolo fremevano d'agio
    i suoi fini, fini piedini.

    Io guardavo, colore di cera,
    un piccolo raggio malandrino
    sfarfallare nel suo sorriso
    e sul suo seno, come mosca al rosaio.

    Baciai le sue fini caviglie
    ebbe un dolce riso e brutale
    che si sgranò in chiari trilli,
    un grazioso rider di cristallo.

    I suoi piedini sotto la camicia
    rifugiò: «Vuoi finirla?»
    La prima audace licenza
    col ridere ozioso puniva!

    - Povera palpitante al labbro avvinta,
    le baciai dolcemente gli occhi
    lei gettò la sua dolce testolina
    all'indietro: «Oh, è ancor meglio!...

    Signore, devo dirti qualcosa...»
    - Io le gettai al seno il resto
    di un bacio, che la fece ridere, che voleva bene...

    Lei era molto svestita
    ed i grandi alberi indiscreti
    scagliavano sui vetri le foglie
    vicini, maliziosamente vicini.

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    1. Première soirée - Arthur Rimbaud

      - Elle était fort déshabillée
      Et de grands arbres indiscrets
      Aux vitres jetaient leur feuillée
      Malinement, tout près, tout près.

      Assise sur ma grande chaise,
      Mi-nue, elle joignait les mains.
      Sur le plancher frissonnaient d'aise
      Ses petits pieds si fins, si fins.

      - Je regardai, couleur de cire,
      Un petit rayon buissonnier
      Papillonner dans son sourire
      Et sur son sein, - mouche au rosier.

      - Je baisai ses fines chevilles.
      Elle eut un doux rire brutal
      Qui s'égrenait en claires trilles,
      Un joli rire de cristal.

      Les petits pieds sous la chemise
      Se sauvèrent : " Veux-tu finir ! "
      - La première audace permise,
      Le rire feignait de punir !

      - Pauvrets palpitants sous ma lèvre,
      Je baisai doucement ses yeux :
      - Elle jeta sa tête mièvre
      En arrière : " Oh ! c'est encor mieux !...

      Monsieur, j'ai deux mots à te dire... "
      - Je lui jetai le reste au sein
      Dans un baiser, qui la fit rire
      D'un bon rire qui voulait bien...

      - Elle était fort déshabillée
      Et de grands arbres indiscrets
      Aux vitres jetaient leur feuillée
      Malinement, tout près, tout près.

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  23. Quando il mondo sarà ridotto a un solo bosco nero per i nostri quattro occhi stupiti, - ad una spiaggia per due bambini fedeli, - a una casa musicale per la nostra chiara simpatia, - io ti troverò.
    Che io abbia realizzato tutti i tuoi ricordi, - che io sia colei che sa avvinghiarti, - ti soffocherò.
    (Arthur Rimbaud)

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