lunedì 14 ottobre 2013

Norwegian Wood (Tokio Blues) - Murakami Haruki


Norwegian Wood (ノルウェイの森, Noruwei no mori) - 1987)



"Quando l'aereo ebbe completato l'atterraggio, la scritta "Vietato Fumare" si spense e dagli altoparlanti sul soffitto cominciò a diffondersi a basso volume una musica di sottofondo. Era Norwegian Wood dei Beatles in un'annacquata versione orchestrale. E come sempre mi bastò riconoscerne la melodia per sentirmi turbato. Anzi, questa volta ne fui agitato e sconvolto come non mi era mai accaduto."


Libro strafamoso, ed equamente elogiato e criticato. Watanabe Toru sta vivendo il passaggio cruciale da adolescente ad adulto, frequenta l'università con un apparente distacco emotivo, prova sentimenti ermetici per Naoko e Midori, le due principali ragazze della sua vita; è combattuto tra un destino di integrazione e la necessità di restare se stesso. Sembra una banale storia qualunque, invece lo stile è piacevole e l'atmosfera a dir poco trascinante.
Norwegian Wood è stato il primo libro che ho letto di Murakami. Mentre mi riesce un po' difficile calarmi nelle realtà esterne che conosco poco, come quella orientale, mi è molto più facile entrare nel mondo interiore, e infatti, sotto questo aspetto, il romanzo mi ha pienamente soddisfatto. L'ho chiuso con la sensazione di aver letto qualcosa di speciale.


Murakami Haruki (Japan 1949)

8 commenti:

  1. "Per ogni ferita che io possa averti causato, ne ho causata una uguale a me stessa". Così Naoko, in una lettera a Watanabe. Ragazza complicata, sopraffatta dagli eventi, dalla negatività contagiosa.

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  2. Attribuisco la disaffezione di molti lettori ad una semplice lacuna culturale, mai avvicinarsi col paraocchi indosso alla tipicità asiatica. Non dico di soggiornare in Giappone onde acquisirla per osmosi, però aiuterebbe. Bel romanzo, intelligente e malinconico: come i nostri ragazzi in certi periodi.

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  3. L'ho trovato sconvolgente nella sua esasperazione del concetto ellenistico eros-thanatos. E anche irritante nello scimmiottare l'occidente e la sua cultura.

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  4. julia.junior14/10/13, 18:19

    To die, to sleep. Too die, too sleep. Scusatemi se lo riassumo così.

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  5. In effetti per noi occidentali è incomprensibile ricorrere con una tale frequenza al suicidio. Sembra, leggendo il romanzo, che sia una tra le tante possibili (e passabili) soluzioni al male di vivere. Tre suicidi reali e uno virtuale sono troppi in 300 pagine. È rimane comunque un apprezzabile documento sul mondo giovanile, da leggere con attenzione.

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  6. Reiko Ishida è forse il personaggio più affascinante del romanzo: è la compagna di stanza di Naoko nella clinica. Rubo il brano che segue a Libreria Post Office:

    "Qui in sette anni di gente ne ho vista andare e venire tanta, perciò ormai sono un'esperta. La differenza tra le persone che sanno aprire il loro cuore, e quelle che non lo sanno. Tu sai aprirlo. Ma solo quando dici tu, beninteso."
    "E se uno lo apre cosa accade?"
    Sempre senza posare la sigaretta Reiko appoggiò le mani sul tavolo e con aria divertita disse: "Si guarisce". La cenere cadde sul tavolo ma lei non ci fece caso.

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  7. "Leggevo e rileggevo lo stesso libro molte volte, e a volte chiudevo gli occhi e mi riempivo i polmoni del suo odore.
    Il semplice annusare quel libro, scorrere le dita tra le pagine, per me era la felicità..."

    da "Norwegian Wood" di Haruki Murakami

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  8. Scusa ma l'ho trovato insopportabile

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