giovedì 15 ottobre 2015

Nero su Nero - Leonardo Sciascia



1979



"Mai c'è stata un'epoca, mi pare, in cui come oggi quello che si dice ha più importanza di quello che si fa. Basta che uno della retroguardia dica di essere per l'avanguardia, ed è un'avanguardista; che un reazionario dica di essere per la rivoluzione, ed è un rivoluzionario; che un mascalzone dica di essere per l'onestà ed è onesto. E se non si torna a chieder alle persone il conto preciso di quello che sono, di quello che fanno, di come vivono; se non si torna a giudicare un'azione per quella che è, senza far caso se è fatta con la mano sinistra (che sa quello che fa la destra) o con la mano destra (che sa quello che fa la sinistra), temo che nessuna riforma o rivolgimento varrà a cavare il classico ragno dal classico buco: immagine del tutto pertinente alla situazione, e anzi da moltiplicare - tanti buchi, tanti ragni."



Quando uscì questo saggio, nel 1979, probabilmente io ero troppo giovane per apprezzarlo, essendo allora molto più  interessata ai suoi romanzi. Comunque, lo comprai, lo lessi, e lo dimenticai quasi. Ma in questi giorni, (36 anni dopo!) l'ho riletto con un interesse crescente, l'ho sottolineato e commentato, tenendo altri libri e wikipedia a portata di mano per approfondire: il massimo pregio di un buon libro.
Con questa raccolta di appunti, riflessioni ed articoli scritti dal 1969 al 1979, Sciascia traccia mille storie, soprattutto siciliane, partendo da fatti di cronaca che vengono commentati allargandone il campo, offrendo cos
ì un panorama molto vasto su cui riflettere. Nessun aspetto sociale, o politico, va preso per caso, o superficialmente.
Riprendere in mano oggi questo magnifico testo significa capire molto delle cose incomprensibili e mai spiegate che sono successe in quegli anni: quello che c'era 
dietro, e quello che ci sarebbe stato davanti. Come per Pasolini: se vogliamo capire la storia di oggi, dobbiamo cominciare da ieri.






Leonardo Sciascia (Racalmuto 1921 – Palermo 1989)


5 commenti:

  1. tanto per fare un esempio sull'attualità di questo libro: stamattina un ottimo Massimo Laganà ha postato la seguente riflessione:
    "Il Papa chiede perdono per gli scandali di Roma. Sono certo di interpretare il mio pensiero, se dico che la Chiesa dovrebbe farsi un chilo e mezzo di fatti suoi. Giusto perché siamo a Roma."
    A me è sembrato logico commentare così:
    "C'è ancora l'inferno?" (da Nero su Nero, Leonardo Sciascia)"

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  2. Non ho questo volume sotto mano, ma ricordo due righe: Tutti i nodi vengono al pettine. Se c'e' il pettine!
    fantastico

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  3. Sciascia? Amaro, ameno, pessimista, colto come Borges, consapevole dei difetti ma ugualmente amante della sua Sicilia. Spettacolare e attuale la sua boutade sul "cane di bancata": per usare la sua definizione, "in Sicilia il cane di bancata e' quello che se ne sta disteso davanti al banco delle macellerie, ben nutrito, ozioso". Basta guardarsi attorno

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  4. Seguendo il tuo consiglio lo sto rileggendo, ma appena lette poche pagine ecco la prima sorpresa: un accenno al mostro di Marsala, e ripiombo a capofitto in uno dei primi orrori della mia lunga vita di lettrice. Ricordo benissimo quell'omicidio delle tre piccole bimbe, perpetrato brutalmente nei primi anni 70, si chiamavano Ninfa, Virginia e l'altra non me lo ricordo piu'. Fu il primo trauma mediatico della mia gioventu': quella foto crudelissima dei tre poveri cadaverini in fondo ad un pozzo mi ha perseguitato a lungo. Credo di non avere, per fortuna, mai piu' visto osare un oltraggio simile alla dignita' dell'infanzia, fatta eccezione, ovviamente, per la recrudescenza attuale dell'informazione fotografica sui bimbi siriani, palestinesi eccetera. A che pro, non so, forse sara' giusto cosi'.

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  5. Appena letto... concordo assolutamente su quanto hai scritto tu nell'introduzione. E mi rimane un malessere profondo, come mai abbiamo attraversato quel decennio senza capire, senza voler capire? come mai oggi non ricordiamo quegli eventi? L'uomo dimostra sempre la propria voglia di sopravvivere voltando la testa altrove. Senza capire che se oggi viviamo intrappolati lo dobbiamo solo alla nostra immensa pigrizia mentale.

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