lunedì 9 luglio 2012

Che tu sia per me il coltello - David Grossman





(Shetehi Li HaSakin - 1998)

Si avventa su ogni mia parola. Quando ci scrivevamo, avevo tempo di respirare tra una lettera e l'altra. Mentre ora soffia su ogni mio respiro.


Mentre il titolo kafkiano è bellissimo, lo scambio di lettere nel suo insieme è abbastanza noioso, prolungandosi troppo nell'egocentrismo dell'introspezione individuale.  Ma diventa avvincente quando, verso la fine, Yair e Myriam iniziano a dialogare in simultanea: non più due esseri separati ma l'embrione di un vero rapporto a due. Oggi si potrebbe sottotitolarlo "L'amore ai tempi di Facebook". Nel mare di ipocrisia imperante, ogni tanto qualche storia nata virtualmente riesce a proseguire, quando due persone riescono a scavalcare i comodi rifugi personali, le mille e mille abitudini private così gelosamente custodite, e ad abbandonare le millantate autobiografie così amate in rete. Due su un milione ce la fanno.


12 commenti:

  1. Ho provato emozioni contraddittorie, leggendo questo libro singolare. Lo stile è pesante, ma la storia è bella.

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  2. "Che sollievo. Il sollievo dell'armatura che scopre dentro di sé un cavaliere ancora vivo...."
    Hai ragione, è un amore epistolare che forse avrà un seguito, ma intanto sono sicuro che se due persone si confrontassero così profondamente forse avremmo più amori duraturi.

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  3. Non avevo pensato ad un collegamento con facebook, anche perchè l'ho letto una decina d'anni fa, e forse è un pochino estenuante la ricerca interiore, ma nell'insieme mi è piaciuto molto, lasciandomi un bel ricordo. Se ci fossero le stelline, metterei 4 su 5.

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  4. La forza ed il valore delle parole,una lettera o una semplice frase ,un avvicinamento nelle relazioni umane,nate dalla seduzione della parola scritta,dall'immaginazione che ne può scaturire laddove abbandonando pudore e paure, le parole diventano come coltelli capaci di toccare,tagliare e penetrare fino nel più profondo angolo dell'anima, un altro essere tanto da portarlo ad una vera svolta interiore

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  5. Devo farti i complimenti perché hai scritto qualcosa di diverso da tutti gli altri commenti, cogliendo un parallelo efficace ed innegabile. Complimenti anche per la scelta del libro, famoso ma non facile: aggiungo che sembra scritto da due donne, non avendo mai conosciuto uomini in grado di scrivere tanto ad una donna.

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  6. Ammetto di avere fatto fatica a finirlo, ma alla fine ne è valsa la pena, solo per la soddisfazione di trovare, nel colpo di scena, la risoluzione ai dubbi che mi avevano assalito nella prima parte. Gli amori cerebrali e tormentati da dubbi non fanno per me, preferisco il prendere o lasciare costi quel che costi. In questo libro io ci vedo una buona parte di cultura orientale, forse il fatto di essere israeliano, crocevia tra occidente e oriente, condiziona la mente dell'autore e il carattere dei suoi personaggi, che alla fine non sono due, ma uno solo, ossia il rapporto ibrido che costruiscono. Non avevo pensato ad una similitudine con facebook, o twitter che sia, ma hai ragione: l'amore epistolare oggi è stato ampiamente sostituito dai messaggi, e pubblicare in un libro le lettere private equivale ad esibire in una bacheca parti della propria vita. Senza dimenticare che raccontarsi senza incontrarsi significa riscrivere la propria storia come più ci piace. Hai ragione, Rosarita.

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  7. Constatazione mattutina: non so come ci riesci, ma trovi sempre nei libri qualcosa che io non troverei mai. Inoltre apprezzo che non ti lasci confondere dalle parole ma vai dritto al cuore della storia. Riguardo questo libro, mi ero fermato al giudizio: stordimenti virtuali, conflitti reali. E una profondissima solitudine inespressa di due entità che desiderano disperatamente parlare di sé ad nauseam... Il finale poi è un delirio, la follia di lui nell'accanimento verso il bambino è davvero sgradevole. Non me ne vogliano le donne, ma penso che questa storia, nei suoi risvolti analizzati millimetricamente, possa piacere solo a loro.

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  8. Se mai esistesse la possibilità di vivere un rapporto del genere, verrebbe soffocato in fretta, perchè troppe parole uccidono la spontaneità! L'ho trovato un po' paranoico e poco rilassante. Va bene iniziare una storia scambiandosi lettere o messaggi... ma poi o si continua a sognare ognuno per i fatti propri, vivendo in parallelo la realtà di tutti i giorni, oppure ci si butta, ci si affronta, e ci si conosce VERAMENTE. I due protagonisti mi sembrano vagamente affetti dalla sindrome di chi scrive lettere d'amore ai carcerati: unilaterale richiesta d'amore, che affonda le radici nella solitudine affettiva più alienante. Peccato, perché questo romanzo è scritto molto bene.

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    1. Non ho letto questo libro ed avevo pensato, dopo aver spulciato la trama,che si trattasse di una bella storia di amore, iniziata con lettere o belle frasi,al fine di esorcizzare l'iniziale imbarazzo ed il timore di affrontarsi.Tuttavia penso che qualunque tipo di rapporto di amore e/o di complicità,dopo la spinta necessaria , come scritto splendidamente da Elena,necessita di concretezza,le sole parole, anche nel sognatore più tenace,finiscono per inaridire qualunque certezza ,rischiando davvero di sprofondare nell'ossessione e nella paranoia, come se ho ben capito, succede alla protagonista della storia

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  9. Claustrofobico, a cerchi concentrici sempre più soffocanti. Un merito: non assomiglia a nessun altro. Finirlo è stato davvero difficile, c'è voluta perseveranza e null'altro da leggere. In poche parole: un vortice inarrestabile dell'introspezione. Deleterio per gli amanti dell'autoanalisi, perché alcune intuizioni sono azzeccate.

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  10. A me è piaciuto. Un po' pesante, d'accordo, ma ho trovato un vero trionfo di citazioni, alcune delle quali meritano di essere annotate. Certo non vorrei mai riconoscermi in Myriam, o peggio ancora avere un compagno come Yair, ma la storia è insolita, e avvincente. Forse un tantino lunga la prima parte, troppo "diario" in quelle lettere copiate, ma la formula usata nell'ultima parte, un pensiero a testa, funziona. Io lo promuovo.

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  11. «Avevi ragione: in fondo, sto cercando un compagno per un viaggio immaginario. Ma hai sbagliato nel dire che forse non ho bisogno di un compagno reale. E’ esattamente il contrario: ho bisogno di un compagno reale per il mio viaggio immaginario».

    David Grossman, “Che tu sia per me il coltello”

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