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lunedì 16 luglio 2012

I Ragazzi della Via Pál - Ferenc Molnar



(A Pál utcai fiúk – 1907)            

Il campo... Voi, studenti sani e robusti delle piccole città di provincia, voi che dovete far solo un passo per trovarvi in mezzo alla terra sconfinata, sotto la meravigliosa cupola azzurra che ha nome cielo, voi che avete l'abitudine alle grandi lontananze e potete percorrere facilmente coi vostri occhi tutto un vasto orizzonte, voi che non vivete inchiodati fra case dagli innumerevoli piani, voi non potete neppure immaginare che cosa significhi per un ragazzo di città un pezzo di terra libera, vergine, senza costruzioni. Per lui quel pezzo di "terreno da vendere" significa la pianura, l'orizzonte, l'infinito, la libertà. 
Pensate, un pezzo di terra che ha soltanto un limite - un'impalcatura in rovina - mentre tutto il resto intorno è occupato dalle grandi case. Ora anche sul campo di via Paal è stata costruita una triste casa, una casa di quattro piani piena di inquilini, fra i quali nemmeno uno saprà più che quel pezzo di terra significava la felicità di alcuni poveri studenti della capitale.


Alcuni di noi avevano letto solo il libro, altri avevano visto solo lo sceneggiato trasmesso dalla Rai nei primi anni sessanta. E così giocavamo al Campo anche noi, in uno spiazzo a fianco dell'orto di mia madre. Le nostre "cataste" erano cumuli di cose vecchie, o i tetti delle capanne attorno; le bandiere erano stracci legati alle canne e la sabbia per le bombe era stata 'prelevata' qua e là. Immaginavamo che i terribili fratelli Pasztor, ossia due anziani zii scorbutici (assolutamente ignari e innocenti) ci volessero scacciare dal territorio, per cui dovevamo allenarci alla battaglia.  Non potevo fare Boka: non con mio fratello vivente, per cui ero diventata Csonakos, e i maschi mi facevano giocare perché ero quella che fischiava più forte. Il mio cuginetto Giorgio, fatalmente destinato a fare ogni volta Nemecsek, brontolava sommesso: "Non voglio fare il soldato semplice!" E io lo consolavo: "Ma se è un eroe!" E lui: "Ma quale eroe, mi tocca morire tutte le volte!"
Ci sono libri che non abbiamo solo letto, ma anche vissuto. Noi d'estate si giocava tutto il giorno, si lottava, si rideva, ci si picchiava, ci si faceva pure male (ho varie cicatrici di battaglia), ma nessuno piangeva... 
E' di questo che parla I ragazzi della Via Paal: del diritto dei bambini ad avere spazi liberi ed infiniti.




Budapest - Monumento ai Ragazzi di Via Pal



Ferenc Molnar (Ungheria 1878-1952)


15 commenti:

  1. Il più significativo romanzo per ragazzi ungherese, ma non ha confini questo libro, davvero universale e nella memoria di tutti noi. A proposito: "Csonakos, nell'ultimo banco, sbadigliava come un rinoceronte annoiato."....

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  2. Che meraviglia di ricordi, questa storia mi è rimasta dentro, ancora oggi la considero tra i miei libri preferiti di sempre... A me piacevano entrambi i capi, sia Giovanni Boka, così affidabile, sia Francesco Ats, così meravigliosamente atletico e imbattibile... L'orto botanico, la vasca dei pesci rossi, l'isola con le rovine, i Pasztor e il piccolo patetico eroe Nemecsek... Forse l'infanzia in 100 anni è cambiata troppo, forse oggi i ragazzi non hanno più bisogno di queste storie scritte, avendo tutto un universo disponibile in uno schermo... ebbene, io mi considero fortunata, le emozioni che ho provato leggendo libri come questo non me li ruberà mai nessuno.

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  3. "Nemecsek cade accidentalmente nel laghetto e poi, per nascondersi dalle camicie rosse, va nella vasca dei pesci rossi prendendosi un raffreddore. Poco dopo, con Boka, scopre il tradimento di Geréb, che è invidioso di Boka perché questi lo ha sconfitto nell'elezione del comandante" a causa di questa caduta accidentale Nemecsek morirà e riceverà l'ultimo saluto anche dal nemico che aveva combattuto.
    Quanti pianti nel leggere questo racconto e successivamente nel vedere il film proiettato in tv...e poi su quel vasto terreno conteso
    dalle due bande a colpi di tradimenti,gelosie, invidie ma anche con la presenza del senso di lealtà e coraggio,verrà costruito un grande edificio...non ci sarà più quel bellissimo spazio dove poter giocare e fantasticare.
    Gli spazi nelle grandi città e da un pò anche nei piccoli centri urbani,diventano sempre più stretti,riducendo notevolmente l'opportunità di un gioco in strada,di una bella corsa all'aria aperta,di un'attività di squadra ben strutturata,di risate,di litigi,di confusione e grida..i nostri ragazzi sempre più imbrigliati in attività sedentarie,sempre più grassi e tristi dove la socializzazione avviene nei social network e la fatica fisica più gettonata è quella delle dita che battono sulla tastiera.Spesso le insegnanti di ginnastica rappresentano la difficoltà della laterizazione e anche piccoli problemi dovuti ad una mancanza di esercizio fisico
    Per questo lasciamo che i bambini possano giocare nei nostri cortili,sotto casa,nei parchi e giardini,non mandiamoli via con la scusa che disturbano,siamo stati bambini anche noi,ricordiamoci di quanta gioia ci dava il gioco e l'attività fisica

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  4. Immaginavo una sorpresa, ed eccola: torno bambino, giocavo anch'io alla guerra per il campo, la mia Via Paal era in realtà Via della Fossetta, e confesso che mi sta prendendo una nostalgia grande di quei tempi felici! Anche noi, immaginavamo nemici in agguato, ci nascondevamo, facevamo concitati consigli di guerra! Leggo libri da sempre, e sempre più impegnati e complessi, ma in questo momento provo il reale, genuino piacere di fare un salto all'indietro, e riscoprire quanto era emozionante vivere un libro, come hai splendidamente detto tu.

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  5. Ecco avanzare gli eserciti con le bandiere rosse... la Porta di Via Maria, la trincea, Barabas instancabile guerriero... Ma cosa ti è venuto in mente? Dopo tanti libri di poesia e di libri (quasi) introvabili ecco che finalmente mi fai un regalo vero, di quelli che non mi sognavo più di ricevere, di ricordare! La scheggia di torrone che il turco stacca con un colpo d'ascia, la bandiera stroppicciata simbolo di un potere in pericolo, ma quanti ricordi, quanto piacere a rivedermi coi pantaloncini corti anch'io, con le tasche piene di biglie! Per chi non l'avesse letto, immagino pochi e non della mia generazione: leggetelo, divertitevi, non potrete più correre tra le cataste col grido di guerra, ma potrete sempre sognare di Voi, della Vostra infanzia, della felicità vera!

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  6. Pochi libri, da ragazzina, mi hanno impressionato come questo. Io non combattevo coi bastoni e nemmeno con le mani, perché non ero una caporiona e difficilmente i maschi mi facevano giocare con loro. Per cui ho vissuto, con un misto di affetto e sofferenza, la storia di Nemeczek sul libro. Solo lui, Nemeczek, e nessun altro. Non ricordo quanto ho pianto, non ricordo quanta pena mi sono inflitta in cuore a leggere della mamma disperata, del povero babbo sarto. Ricordo solo che quell'esile bambino biondo, disprezzato e sopraffatto da tutti perchè piccolo e indifendibile mi sembrava un mio fratellino fragile, più debole di me, da proteggere, coccolare e consolare. Tutti i soprusi subiti, tutti i torti e le ingiustizie sembravano accanirsi solo ed esclusivamente su di lui, provenienti dai compagni stessi, dai nemici, dagli amici. Eppure la fiammella del riscatto, del coraggio, dell'eroismo splendeva su di lui, piccolo inerme gettato nel lago, deriso e derubato, ma con una dignità immensa, riconosciuta prima dai nemici che dai compagni stessi... che pena l'agonia, che pena l'inevitabile morte (lo sapevamo tutti che sarebbe morto, e tutti speravamo che non fosse vero, che arrivasse un miracolo). Ebbene sì, mi ha fatto piangere fiumi di lacrime. Piccolo, grandissimo Nemeczek.

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  7. Voi studenti di città non potete sapere cosa sia poter correre, saltare, giocare e soprattutto crescere in spazi infiniti e liberi... adesso vivo in città e devo inventarmi delle vie di fuga continue per sopravvivere, perché non ho mai dimenticato cosa significa la libertà... quando ho cominciato le scuole a Bologna, la quasi totalità delle mie compagne di classe non sapeva nemmeno andare in bicicletta, e la cosa più grave era che non ne sentiva nemmeno il bisogno! Il senso del libro sta tutto qui, come ben avete evidenziato, soprattutto Enrica. La palestra non può sostituire l'erba, la pallavolo non può sostituire la misurazione di se stessi, lo scontro anche fisico, la lotta per qualcosa. Io tenevo per Francesco Ats, l'avversario nemico atletico e leale: i nemici erano altrove: nel gruppo, come Gereb; nella vita, come la morte per Nemeczek; nell'ingiustizia sociale, che avrebbe spinto avidi amministratori locali a costruire case tristi al posto di un qualunque spazio libero, anche brutto, spelacchiato e disordinato, ma che gli occhi felici di un bambino vedono come un regno incantato e meraviglioso.

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  8. Ancora oggi mi capita, quando ho a che fare con aziende dall'organico sovrastrutturato, cioè con mille dirigenti e un solo povero impiegato, di pensare ai Ragazzi della Via Paal, dove erano tutti ufficiali che comandavano un povero piccolo soldato semplice, tanto mi è rimasto impresso questo concetto. E sono passati trent'anni da quando l'ho letto!

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  9. I Ragazzi della via Paal - Pippo Pollina

    Volano gli uccelli sul Balaton
    qualcuno li ha visti tornare
    sulle note incantate di un carillon
    su un passato da dimenticare
    e i caffè fra gli arazzi di Buda
    per le strade tardo pomeriggio
    aspettando l'abbraccio di Giuda
    fra l'oblio di un sogno e di un miraggio.
    E le sere son calde qui a Miskoic
    nell'estate del cinquantasei
    gli stallieri giocano a carte
    fra le distese dei girasoli
    mentre i muri cadono a Pest
    e noi si brinda col rosso Tokay
    mentri i muri si ergono ad est
    dietro le colline dei bonsai.
    Ma tu corri Boka
    corri sul filo di una fionda
    e di una petra-rasoio
    ci sarà tempo per andare in giro
    ci sarà modo per ingannare l'odio.
    Ma tu corri Boka
    corri più forte
    i ragazzi stanno li ad aspettare
    il coraggio sarà più della morte
    si parte per vedersi ritornare.
    ma tu corri Boka
    corri più forte
    della nostra madre memoria
    è presto ancora per andare in giro
    a rincorrere la notte vanagloria.
    Libera.
    Sabadsàg.

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  10. Poter tornare bambini almeno un giorno, un'ora! Correre, saltare, lottare, sudare! E invece resto qui, ma con un libro nuovo da leggere, anzi vecchio: la mia copia un po' sfatta dei "Ragazzi della Via Pal", ne assaporo già l'emozione.

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  11. Quando ho letto questo libro da ragazzina, ho desiderato essere un maschio..credo che lo rileggerò..

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    1. oh, io facevo Csonakos!

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    2. ed io Boka!!!! ero ancora piccerella...

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  12. Ho seguito la proposta e l'ho riletto. Ricordavo tutti i particolari delle battaglie, i nomi, le avventure, tutte cose impresse nella memoria da trent'anni o di più. L'ho riletto pensando all'introduzione che hai fatto, cercano di cogliere il senso adulto delle sensazioni di chi scrive, che sono diventate le sensazioni di chi legge, accantonando per un attimo i ricordi dell'infanzia. E la morale del romanzo, invisibile agli occhi del lettore bambino, è diventata accecante constatazione della realtà. Com'è facile violare le necessità dei bambini. Com'è facile ignorare di essere stati bambini e seguire leggi economiche e materialiste! Questo romanzo è uno splendido manifesto, e sono contenta di aver seguito l'impulso e rileggerlo.

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  13. ‎"Perché lo so benissimo anch’io, come lo sai tu, che giocare è una cosa seria. La cosa più seria che esista al mondo..."
    da "Alice nel paese delle meraviglie" di Lewis Carroll

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