martedì 12 giugno 2012

Il Piccolo Principe - Antoine de Saint-Exupéry




(Le Petit Prince - 1943)


"Buon giorno", disse il piccolo principe. 
"Buon giorno", disse il controllore. 
"Che cosa fai qui?" domandò il piccolo principe. 
"Smisto i viaggiatori a mazzi di mille", disse il controllore. "Spedisco i treni che li trasportano, a volte a destra, a volte a sinistra". 
E un rapido, illuminato, rombando come il tuono, fece tremare la cabina del controllore. 
"Hanno tutti fretta", disse il piccolo principe. "Che cosa cercano?" 
"Lo stesso macchinista lo ignora", disse il controllore.
Un secondo rapido illuminato sfrecciò nel senso opposto. 
"Ritornano di già?" domandò il piccolo principe. 
"Non sono gli stessi", disse il controllore. "E' uno scambio". 
"Non erano contenti là dove stavano?" 
" Non si è mai contenti dove si sta", disse il controllore. 
E rombò il tuono di un terzo rapido illuminato. 
"Inseguono i primi viaggiatori?", domandò il piccolo principe. 
"Non inseguono nulla", disse il controllore. "Dormono là dentro, o sbadigliano tutt'al più. Solamente i bambini schiacciano il naso contro i vetri". 
"Solo i bambini sanno quello che cercano", disse il piccolo principe. " Perdono tempo per una bambola di pezza, e lei diventa così importante che, se gli viene tolta, piangono..."
"Beati loro", disse il controllore.

Dei tanti incontri che il piccolo principe fa, ho scelto questo, meno noto, meno commentato. La bellezza, la spontaneità diretta del bambino fa arrossire noi, controllori, viaggiatori, esseri inutili che vanno di fretta, esseri ciechi che hanno perso il vero senso della vita. Agli occhi del bambino siamo assurdi, incapaci di dare importanza alle cose che contano. Ed era stata la volpe, un animale, ad avergli detto poco prima:   "Non si vede bene che col cuore; l'essenziale è invisibile agli occhi".

30 commenti:

  1. Mi riaggancio alla frase della volpe..e riprendo un concetto a me molto caro..il senso della vità è racchiuso anche e soprattutto dall'amore verso l'altro,dal conoscersi e riconoscersi,dall'addomesticarsi..che rende ogni persona unica
    "Che cosa vuol dire addomesticare?"
    " E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire creare dei legami…"..." Creare dei legami?"
    " Certo", disse la volpe. " Tu, fino ad ora per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma.se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo."
    " Comincio a capire", disse il piccolo principe. " C'è un fiore…. Credo che mi abbia addomesticato…"
    "E' possibile", disse la volpe "capita di tutto sulla terra…"
    "Oh! Non è sulla terra", disse il piccolo principe.....
    Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…"
    " Io sono responsabile della mia rosa…." Ripetè il piccolo principe per ricordarselo.
    Se tu vuoi un amico addomesticami!"
    " Che bisogna fare?" domandò il piccolo principe.
    " Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe.
    " In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino…."
    Il piccolo principe ritornò l'indomani.
    " Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
    " Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi, alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità.
    Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità!...
    E quando l'ora della partenza fu vicina:
    "Ah!" disse la volpe, "…Piangerò".
    " La colpa è tua", disse il piccolo principe, "Io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…"
    " E' vero", disse la volpe....."
    E'il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".

    Penso che non ci sia altro da aggiungere...

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    1. a che pagina del libro trovo questo passaggio ? lo vorrei sottolineare e regalare ...

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    2. di edizioni ce ne ne sono mille, come fai a chiedere a che pagina? Comunque, l'incontro con la volpe è tutto il capitolo XXI, in assoluto il migliore.

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  2. Bellissimo, che dico, splendido e imperdibile libro per ragazzi, che quindi è fatto apposta per gli adulti: davvero una pietra miliare.
    Racconto velocemente una delle situazioni a me più care: l'amore per una rosa scorbutica ormai lontana... Il principe non ha sofferto lasciandola, anzi. Ma col tempo, e col viaggio, ha capito quanto profondo fosse il sentimento che li univa, nonostante l'incapacità di dirselo... quante cose, quante emozioni regala questo libro, e che piacere le illustrazioni, così semplici, così straordinariamente efficaci!

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  3. I ragazzi di oggi, scantati e tecnologici, sembrano lontani anni luce da questo bambino così naturale e schietto. Arriva sulla terra per vedere, oltre che guardare, e le sue domande, le risposte che riceve, le sintesi che ne fa, continuano a stupire da anni.E' un libro feroce e delicato allo stesso tempo.

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  4. Quanti ricordi e quanti pensieri legato a questo libro! C'è un'immagine che mi appartiene da quarant'anni, una sedia che si sposta per poter vedere l'infinito sotto forma di tramonti... Ed ecco il racconto dell'aviatore al riguardo:

    Il Piccolo Principe, capitolo VI

    "Mi piacciono tanto i tramonti. Andiamo a vedere un tramonto..."
    "Ma bisogna aspettare..."
    "Aspettare che?"
    "Che il sole tramonti..."
    Da prima hai avuto un'aria molto sorpresa, e poi hai riso di te stesso e mi hai detto:
    "Mi credo sempre a casa mia!..."
    Infatti. Quando negli Stati Uniti è mezzogiorno tutto il mondo sa che il sole tramonta sulla Francia.
    Basterebbe poter andare in Francia in un minuto per assistere al tramonto. Sfortunatamente la Francia è troppo lontana. Ma sul tuo piccolo pianeta ti bastava spostare la tua sedia di qualche passo. E guardavi il crepuscolo tutte le volte che volevi...
    "Un giorno ho visto il sole tramontare quarantatré volte!"
    E più tardi hai soggiunto:
    "Sai... quando si è molto tristi si amano i tramonti..."
    "Il giorno delle quarantatré volte eri tanto triste?"
    Ma il piccolo principe non rispose.

    E ecco perché da allora, se mi chiedessero di descrivere l'infinito, io risponderei: 43 tramonti.

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  5. C'è un filo sottile che collega "Il piccolo principe" al "Profeta" di Gibran: entrambi i libri trattano gli stessi argomenti sia pur usando stili diversi. Non si discostano affatto, a parte la spiritualità di Gibran, che invece si accosta benissimo a Siddharta....

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  6. ‎"tutti quanti sono stati bambini una volta"(ma pochi di essi se ne ricordano)

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  7. Letto tanto tempo fa! Ma come dimenticare certi personaggi, ad esempio il re che comanda su tutto e tutti gli ubbidiscono, anche il sole e le stelle, ma che alla richiesta del piccolo principe di ordinare un tramonto, risponde: Certamente, avrai il tuo tramonto, verso sera... Impareggiabile.

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  8. Lo leggo spesso, e guardo anche le figure! Forse perché una parte di me non crescerà mai, o forse perché quel piccolo principe mi fa compagnia da una marea di anni... il particolare più impresso rimarrà sempre l'asteroide coi baobab, quanta poesia e quanta verità in quel capitolo. Davvero, uno dei miei imperdibili!

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  9. Piccolo delizioso bambino, così saggio e così diretto! Indimenticabile, più che un libro è stato un compagno di scuola, e anche adesso rimane a tiro.

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  10. Dove sono gli uomini? ”disse il Piccolo Principe ' si è un po' soli nel deserto “. “Si é soli anche con gli uomini“.
    ( Antoine de Saint-Exupéry)

    by Agostino

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  11. ‎"Mi domando.. disse il Piccolo Principe.. se le stelle sono illuminate perche’ ognuno possa un giorno trovare la sua."

    Il Piccolo Principe

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  12. "Certo che ti farò del male. Certo che me ne farai.
    Certo che ce ne faremo.
    Ma questa è la condizione stessa dell’esistenza.
    Farsi primavera, significa accettare il rischio dell’inverno.
    Farsi presenza, significa accettare il rischio dell’assenza..."

    da "Il piccolo principe" di Antoine de Saint-Exupéry

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    1. questa è splendida !! mi serve sapere a che pagina del libro la trovo ..

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    2. La frase di Saint-Exupery si trova in questa lettera, NON nel Piccolo Principe...


      Sept lettres à Natalie Paley

      « Moi je crois en l'archange Gabriel. Seulement voilà... il se déguise.
      Mais je ne puis pas ne pas connaître que je viens d'être pris par la main. Pour la première fois depuis bien longtemps je ferme les yeux. Sur la paix de mon cœur. Je n'ai plus à chercher mon chemin.
      On ne peut pas m'empêcher de fermer les yeux si je suis heureux. Un peu comme les portes ou les fenêtres des granges. On les ferme une fois qu'elles sont pleines. Tu es en moi comme une provision merveilleuse.
      Bien sûr je te ferai mal. Bien sûr tu me feras mal. Bien sûr nous aurons mal. Mais ça, c'est la condition de l'existence. Se faire printemps, c'est prendre le risque de l'hiver. Se faire présent, c'est prendre le risque de l'absence. (C'est pourquoi leur saloperie de téléphone, de lettres express, de retours par avions de luxe tue la présence. Le marin breton du XIIIe siècle était autrement présent qu'aujourd'hui chez la petite fiancée bretonne. Sa présence, il la construisait. À l'instant même de son départ pour le cap Horn, il commençait déjà de revenir. Et moi, c'est à mon risque de peine que je connais ma joie.) » (pp. 27-28)

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    3. sai dirmi a quale epistolario appartiene?

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    4. Sept lettres à Nathalie Paley
      Antoine de Saint-Exupéry
      Paru en 2007 chez Gallimard, Paris
      Bibliothèques publiques

      lettres inédites à l'une de ses maîtresses qu'il retrouve en 1912 aux États-Unis, symboles de sa relation aux femmes

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  13. «Voi siete belle ma siete vuote, disse ancora. Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli,ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messo sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi ( salvo due o tre per le farfalle ). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa».


    Antoine de Saint-Exupéry, “Il piccolo Principe”

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  14. a volte non basta,
    neanche l'esperienza serve,
    si chiudono gli occhi
    per non vedere lontano.
    si guarda solo
    dentro il proprio giardino... è più sicuro..
    e che noia,...quello che spiega le cose...

    "Mostrai il mio capolavoro alle persone grandi, domandando se il disegno li spaventava.
    Ma mi risposero: “ Spaventare? Perché mai, uno dovrebbe essere spaventato da un cappello?”
    Il mio disegno non era il disegno di un cappello.
    Era il disegno di un boa che digeriva un elefante.
    Affinché vedessero chiaramente che cos’era, disegnai l’interno del boa.
    Bisogna sempre spiegargliele le cose, ai grandi."

    Da "Il Piccolo Principe", Antoine de Saint-Exupéry

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  15. Rubata a facebook: (grazie E!)

    "E’ una follia odiare tutte le rose perché una
    spina ti ha punto, abbandonare tutti i sogni
    perché uno di loro non si è realizzato,
    rinunciare a tutti i tentativi perché uno è fallito.
    E’ una follia condannare tutte le amicizie
    perché una ti ha tradito, non credere in nessun
    amore solo perché uno di loro è stato infedele,
    buttare via tutte le possibilità di essere felici
    solo perché qualcosa non è andato per il
    verso giusto. Ci sarà sempre un’altra
    opportunità, un’altra amicizia, un altro amore,
    una nuova forza. Per ogni fine c’è un nuovo inizio."

    da Il PICCOLO PRINCIPE - Antonie de Saint Exupery

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    1. grazie a te Alud !!è.una poesia davvero splendida,mi ha chiamata ed io l'ho raccolta,mi piace pensanre che Antoine de Saint Exupery non l'abbia scritta come poesia di rimpianto o di amarezza per chi non ha saputo abbracciarci ma come invito a guardare sempre avanti.a spalancare le porte a nuove emozioni, a nuovi amori, a vivere nuove vite,perchè la vita è bella e va vissuta, nel bene e nel male fino all'ultima goccia:

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  16. Non mi pare che nel Piccolo Principe compaia la citazione di alud...

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    1. Hai ragione: non c'è. L'ho riletto, di rose e spine ne parla spesso, ma MAI in questi termini. Eppure, sembra impossibile che in tanti, anche quotati, abbiano preso una cantonata simile! Grazie della segnalazione, anche se avrei preferito una firma!

      Ecco l'originale della poesia web:

      It's complete madness to hate all roses because you got scratched by one thorn.
      To give up all your dreams, because one did not come true.
      To give up on your efforts, because one of them failed.
      To condemn all your friends, because one of them betrayed.
      Not to believe in love, because someone was unfaithful.
      Remember that another chance may come up.
      A new friend. A new love. A new life. Never give up on anything.
      - Unknown -

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  17. ma com'è possibile che tutti la attribuiscano al piccoloprincipe e invece non ce ne sia traccia?? l'autore quindi chi è??

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    1. purtroppo capita, vedi Medeiros-Neruda, o Pasolini-Ferlinghetti. Immagino che dipenda dal successo che hanno certe frasi, soprattutto su facebook: ti sarà capitato di vedere una marea di fregnacce attribuite a Jim Morrison, poi a Wilde, poi a Bukowski... Ma nel caso del Piccolo Principe confesso che c'ero cascata anch'io, pensando che 76000 non potessero sbagliare: e sbagliavano. Sui siti stranieri non c'è traccia dell'attribuzione a Saint-Exupery, come vedi dall'originale che ho ripreso è firmata Unknown, quindi il disgraziato capostipite è italiano!

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  18. "per ogni fine c'è un nuovo inizio",chi può approfondire questa affermazione?grazie

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    1. È l'ultima frase di una poesia di autore sconosciuto, che per errore del web viene spacciata per essere un brano del Piccolo Principe (basta rileggere, che è pure piacevole). I commenti precedenti sono proprio relativi a questo errore. Ciao

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  19. Internazionale01/08/14, 06:36

    Il 31 luglio 1944 spariva senza lasciare traccia Antoine Jean Baptiste Marie Roger de Saint-Exupéry, scrittore e aviatore francese, passato alla storia come l’autore del Piccolo principe.

    Il racconto fu scritto mentre l’autore viveva negli Stati Uniti: fu pubblicato in inglese il 6 aprile 1943 e poco dopo in francese. Tradotto il 240 lingue e dialetti, secondo alcuni è il terzo libro più letto al mondo dopo Il Capitale e la Bibbia.

    Saint-Exupéry si era trasferito negli Stati Uniti nel 1940, quando i tedeschi invasero la Francia, ed era ripartito mentre Il piccolo principe andava in stampa edito da Reynal & Hitchcock e illustrato da una decina di acquerelli dello stesso Saint-Exupéry.

    Tornato in Europa, lo scrittore riprese l’attività di aviatore e scomparve durante una missione di ricognizione nel mar Tirreno, il 31 luglio 1944. Il 7 aprile 2004 furono ritrovati, a sessanta metri di profondità al largo dell’Île de Riou i rottami del suo aereo.

    Il manoscritto del Piccolo principe fu acquisito nel 1968 da The Morgan Library & Museum, dove oggi è conservato.

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  20. articolo citato da Enrica (sindrome del guaritore):

    "Che dire, un narcisista da manuale…La difficoltà a entrare empaticamente in relazione, a sintonizzarsi con le intenzioni e i bisogni dell’altro, la ricerca spasmodica di un’approvazione che compensi la percezione di un Sé fragile: questi concetti ampiamente elaborati dal sapere psicologico, dal linguaggio dei grandi, trovano nella favola di Saint-Exupéry un tocco che dona loro una dimensione più leggera ma non meno penetrante.

    “Il Piccolo Principe” è una galleria di personaggi buffi ed emblematici, calati nel registro descrittivo della favola per rappresentare i diversi caratteri umani. Incontriamo un re, un geografo, un ubriacone, e ancora il lampionaio, l’uomo d’affari… E il vanitoso!

    Il secondo pianeta era abitato da un vanitoso.

    “Ah! Ah! ecco la visita di un ammiratore“, gridò da lontano il vanitoso appena scorse il piccolo principe.

    Per i vanitosi tutti gli altri uomini sono degli ammiratori.

    “Buon giorno“, disse il piccolo principe, “che buffo cappello avete!”

    “E’ per salutare“, gli rispose il vanitoso. “E’ per salutare quando mi acclamano, ma sfortunatamente non passa mai nessuno da queste parti“.

    “Ah sì?” disse il piccolo principe che non capiva.

    “Batti le mani l’una contro l’altra“, consigliò perciò il vanitoso.

    Il piccolo principe batté le mani l’una contro l’altra e il vanitoso salutò con modestia sollevando il cappello.

    “E’ più divertente che la visita al re“, si disse il piccolo principe, e ricominciò a battere le mani l’una contro l’altra. Il vanitoso ricominciò a salutare sollevando il cappello.

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    Dopo cinque minuti di questo esercizio il piccolo principe si stancò della monotonia del gioco: “E che cosa bisogna fare“, domandò, “perché il cappello caschi?”

    Ma il vanitoso non l’intese. I vanitosi non sentono altro che le lodi.

    “Mi ammiri molto, veramente?” domandò al piccolo principe.

    “Che cosa vuol dire ammirare?”

    “Ammirare vuol dire riconoscere che io sono l’uomo più bello, più elegante, più ricco e più intelligente di tutto il pianeta“.

    “Ma tu sei solo sul tuo pianeta!”

    “Fammi questo piacere. Ammirami lo stesso!”

    “Ti ammiro“, disse il piccolo principe, alzando un poco le spalle, “ma tu che te ne fai?”

    E il piccolo principe se ne andò.

    Decisamente i grandi sono ben bizzarri, diceva con semplicità a se stesso, durante il suo viaggio.

    Che dire, un narcisista da manuale…La difficoltà a entrare empaticamente in relazione, a sintonizzarsi con le intenzioni e i bisogni dell’altro, la ricerca spasmodica di un’approvazione che compensi la percezione di un Sé fragile: questi concetti ampiamente elaborati dal sapere psicologico, dal linguaggio dei grandi, trovano nella favola di Saint-Exupéry un tocco che dona loro una dimensione più leggera ma non meno penetrante.

    Attraverso un minimalismo poetico che percorre le immagini e i dialoghi, ogni incontro della creatura venuta dall’asteroide B612 affronta un archetipo, un modo di essere degli uomini o più semplicemente una sfumatura dell’universo adulto incompresa dagli adulti. “Il Piccolo Principe” ha la semplicità del pensiero infantile e insieme la sua profondità, la capacità spiazzante di raccontare la realtà umana senza sovrastrutture; per questo motivo è considerato un testo illuminante per chiunque voglia conoscere qualcosa di sé rinunciando agli inganni della ragione."


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