lunedì 2 luglio 2012

Poesie - William Wordsworth





THE RAINBOW - WILLIAM WORDSWORTH

My heart leaps up when I behold
A rainbow in the sky;
So was it when my life began,
So is it, now I am a man, 
So be it when I shall grow old, 
Or let me die!
The Child is Father of the Man
And I could wish my days to be
Bound each to each by natural piety.

Il mio cuore esulta quando ammiro
un arcobaleno nel cielo:
così è stato quando la mia vita è cominciata;
così è adesso che sono un uomo;
Che sia così quando invecchierò,
o lasciatemi morire!
Il Bambino è Padre dell'Uomo:
vorrei che i miei giorni fossero
legati l'uno all'altro dall'affetto naturale.



William Wordsworth (England 1770-1850)

Nell'introduzione ho messo la poesia più nota, e breve, di Wordsworth. Le mie preferenze vanno oltre, con la Tintern Abbey e There was a Boy, nelle quali scorre libero tutto il suo mondo emotivo e intimistico, romantico e  paesaggistico. 
Mi piace associarlo a Constable: entrambi celebrano l'umile vita contadina e la potenza della natura. Ma mi piace anche associarlo ai magnifici cimiteri sparsi nelle campagne inglesi, molti suoi versi sono scolpiti in quelle lapidi solitarie e spesso inclinate....  e proprio davanti ad una lapide, Wordsworth compone  i suoi versi più struggenti:
C'era un ragazzo - lo conoscevate bene, voi cime
e isole del Winander - che sovente,
sul far della sera o al muover delle stelle
lungo il profilo dei colli,
all'alba o al tramonto, se ne stava solo
sotto gli alberi o presso il lago luccicante........



I luoghi di Wordsworth

 Dove Cottage, Grasmere (UK)


 Rydal Mount - Uk


  Cockermouth - Uk


Cockermouth - Uk

La sua tomba sul sagrato della St Oswald Church a  Grasmere (Lake District - Uk)



(io sono quella in nero)

Io e la Tintern Abbey - Cawd (Galles)

Balquhidder, Highlands - Location della Solitary Reaper
(in questo cimitero, inoltre, è sepolto Rob Roy. Foto agosto 2015.)

170 commenti:

  1. There Was a Boy - William Wordsworth

    There was a Boy; ye knew him well, ye cliffs
    And islands of Winander! many a time,
    At evening, when the earliest stars had just begun
    To move along the edges of the hills,
    Rising or setting, would he stand alone,
    Beneath the trees, or by the glimmering lake;
    And there, with fingers interwoven, both hands
    Press'd closely palm to palm and to his mouth
    Uplifted, he, as through an instrument,
    Blew mimic hootings to the silent owls
    That they might answer him.—And they would shout
    Across the wat'ry vale, and shout again,
    Responsive to his call,—with quivering peals,
    And long halloos, and screams, and echoes loud
    Redoubled and redoubled; a wild scene
    Of mirth and jocund din! And, when it changed
    that pause of deep silence mock'ed his skill,
    Then, sometimes, in that silence, while he hung
    Listening, a gentle shock of mild surprize
    Has carried far into his heart the voice
    Of mountain torrents; or the visible scene
    Would enter unawares into his mind
    With all its solemn imagery, its rocks,
    Its woods, and that uncertain heaven receiv'd
    Into the bosom of the steady lake.
    Fair are the woods, and beauteous is the spot,
    The vale where he was born: the Church-yard hangs
    Upon a slope above the village school,
    And there along that bank when i have pass'd
    At evening, I believe, that near his grave
    A full half-hour together I have stood,
    Mute – for he died when he was ten years old.

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    1. Ecco la traduzione. Ragazzo indimenticabile, che solitario si immerge nel silenzio dei boschi per lanciare richiami ai gufi. Il finale è sconvolgente: sembra che i boschi, i torrenti, i gufi e la valle stiano in silenzio, come in attesa di sentire ancora il suo richiamo.

      C'ERA UN RAGAZZO - WILLIAM WORDSWORTH - LYRICAL BALLADS

      C'era un ragazzo: voi lo conoscevate bene, balze
      e isole di Winander! Sovente,
      a sera, quando le stelle avevano da poco iniziato
      il loro viaggio lungo il confine delle colline,
      all'alba o al tramonto, soleva starsene da solo
      sotto gli alberi, o presso il corrusco lago,
      e lì, con le dita intrecciate e giungendo
      le palme le portava alla bocca,
      e soffiava, come in uno strumento,
      facendo il verso ai silenti gufi
      in attesa che gli rispondessero. E le loro urla
      si diffondevano nella valle acquitrinosa, e ancora urla,
      in risposta al suo richiamo, con tremolanti risonanze,
      gridi prolungati, e stridi, alti echi che, viepiù,
      si replicavano: una scena selvaggia di tripudio
      e di giocondo frastuono. Capitava che pause
      di profondo silenzio irridevano alla sua destrezza,
      e, allora, in quel silenzio, mentre tendeva l'orecchio
      all'ascolto, con un lieve fremito di mite stupore
      irrompeva, a volte, nel suo cuore la voce dei torrenti
      montani, e lo scenario che gli occhi percepivano
      si insinuava inaspettatamente nella sua mente
      con tutte le solenni immagini, le rupi,
      i boschi, e quel cielo incerto che si adagia
      nel seno dell'immobile lago.
      Vaghi sono i boschi e ameno il posto,
      la valle dove è nato: il cimitero è sospeso
      sul declivio sovrastante la scuola del villaggio,
      e passando di là, lungo la riva,
      di sera, presso la sua tomba
      ho sostato, credo, una buona mezz'ora
      in silenzio – poiché morì all'età di dieci anni.

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  2. Wordsworth e Colerigde scrissero assieme le Lyrical Ballads, entrambi romantici, ma emotivo il primo e portato al sovrannaturale il secondo. In entrambi comunque è sempre presente quell'ideale sublime della morte intesa come bellezza eterna.

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    1. Nell' importante prefazione ,alla seconda edizione delle "Lyrical Ballads" ,(1800)Wordsworth chiarisce la sua poetica che descrivendo la vita ordinaria delle persone, utilizza la lingua del vivere quotidiano.

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    2. Mariateresa02/07/12, 17:39

      "La poesia è lo spontaneo straripamento delle potenti sensazioni: prende origine dall'emozione rammentata nella tranquillità".William Wordsworth

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  3. Metto con grandissimo piacere la Tintern Abbey: per ora se la godrà solo chi conosce l'inglese, gli altri dovranno aspettare che scriva TUTTA la traduzione - 160 versi - perché sul web se ne trovano solo dei brandelli, tradotti alla meno peggio. Devo dividerla in più parti.

    Lines written a few miles above TINTERN ABBEY - 1)
    (from Lyrical Ballads, William Wordsworth & Samuel T. Coleridge - 1798)


     Five years have past; five summers, with the length
    Of five long winters! and again I hear
    These waters, rolling from their mountain-springs
    With a sweet inland murmur. Once again
    Do I behold these steep and lofty cliffs,
    Which on a wild secluded scene impress
    Thoughts of more deep seclusion; and connect
    The landscape with the quiet of the sky.
    The day is come when I again repose
    Here, under this dark sycamore, and view
    These plots of cottage-ground, these orchard-tufts,
    Which, at this season, with their unripe fruits,
    Among the woods and copses lose themselves,
    Nor, with their green and simple hue, disturb
    The wild green landscape. Once again I see
    These hedge-rows, hardly hedge-rows, little lines
    Of sportive wood run wild; these pastoral farms,
    Green to the very door; and wreathes of smoke
    Sent up, in silence, from among the trees,
    With some uncertain notice, as might seem,
    Of vagrant dwellers in the houseless woods,
    Or of some hermit's cave, where by his fire
    The hermit sits alone.

                                         Though absent long,
    These forms of beauty have not been to me,
    As is a landscape to a blind man's eye:
    But oft, in lonely rooms, and mid the din
    Of towns and cities, I have owed to them,
    In hours of weariness, sensations sweet,
    Felt in the blood, and felt along the heart,
    And passing even into my purer mind
    With tranquil restoration: feelings too
    Of unremembered pleasure; such, perhaps,
    As may have had no trivial influence
    On that best portion of a good man's life;
    His little, nameless, unremembered acts
    Of kindness and of love. Nor less, I trust,
    To them I may have owed another gift,
    Of aspect more sublime; that blessed mood,
    In which the burthen of the mystery,
    In which the heavy and the weary weight
    Of all this unintelligible world
    Is lighten'd:—that serene and blessed mood,
    In which the affections gently lead us on,
    Until, the breath of this corporeal frame,
    And even the motion of our human blood
    Almost suspended, we are laid asleep
    In body, and become a living soul:
    While with an eye made quiet by the power
    Of harmony, and the deep power of joy,
    We see into the life of things.

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    1. Versi scritti alcune miglia sopra L'Abbazia di Tintern 1)

      Rivisitando le rive del Wye durante un'escursione 13luglio 1798

      Sono trascorsi cinque anni; cinque estati, interminabili
      come cinque lunghi inverni! e di nuovo odo
      queste acque che scendono dalle sorgenti montane
      con un dolce mormorio d'entroterra. Ancora una volta
      contemplo queste rupi scoscese e sublimi,
      che su uno scenario aspro e solitario scolpiscono
      pensieri di più profonda solitudine, e congiungono
      il paesaggio con la quiete del cielo.
      Il giorno mi sorprende mentre di nuovo riposo
      qui sotto quest'ombroso sicomoro, e osservo
      questi scampoli di podere, queste zolle d'orto,
      che, nella presente stagione, con i loro frutti acerbi,
      si disperdono tra i boschi e le fratte,
      e, con il loro tenue colore verde, non disturbano
      il verde silvestre paesaggio. Ancora una volta vedo
      queste siepi, si fa per dire siepi, piccole strisce
      di capricciosi bronchi inselvatichiti; questi poderi
      bucolici verdi fino all'uscio, e spire di fumo
      si levano, silenti, di tra gli alberi,
      con vaghi indizi, come par di vedere,
      di erranti abitatori dei boschi che sono privi di abituri,
      o di grotta di qualche eremita, ove accanto al fuoco
      l'eremita se ne sta solingo.
      Sebbene la lunga assenza,
      queste belle immagini non sono state per me
      come all'occhio del cieco è un paesaggio;
      ma spesso, in stanze solitarie, e in mezzo al frastuono
      di borghi e città, grazie ad esse ho provato,
      nei momenti di tedio, dolci sensazioni,
      avvertite nel sangue e nel cuore,
      ed effuse anche nei recessi incontaminati della mente,
      portando sereno ristoro; ed anche sensazioni
      di piacere obliato - tali, forse,
      d'aver prodotto un effetto non trascurabile
      sulla parte migliore della vita di un uomo giusto:
      i suoi piccoli, anonimi, dimenticati atti
      di mitezza e di amore. E, in misura non minore,
      credo, di essere loro debitore di un altro privilegio,
      ancor più sublime - quello stato di grazia
      in cui il peso del mistero,
      il greve e tedioso fardello
      di questo mondo incomprensibile
      si fa più lieve; quello stato di grazia senza affanni
      in cui gli affetti ci fanno da guida discreta,
      finché, il respiro di questa forma corporea,
      e anche il fluire del nostro sangue
      quasi sospesi, la nostra complessione è indotta
      in uno stato di sopore, e diventiamo un'anima viva,
      mentre con l'occhio appagato dalla forza
      dell'armonia e la forte intensità della gioia,
      penetriamo l'essenza delle cose.

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  4. Lines written a few miles above TINTERN ABBEY - 2)
    (from Lyrical Ballads, William Wordsworth & Samuel T. Coleridge - 1798)

                                                   If this
    Be but a vain belief, yet, oh! how oft,
    In darkness, and amid the many shapes
    Of joyless day-light; when the fretful stir
    Unprofitable, and the fever of the world,
    Have hung upon the beatings of my heart,
    How oft, in spirit, have I turned to thee
    O sylvan Wye! Thou wanderer through the wood
    How often has my spirit turned to thee!

    And now, with gleams of half-extinguish'd though[t,]
    With many recognitions dim and faint,
    And somewhat of a sad perplexity,
    The picture of the mind revives again:
    While here I stand, not only with the sense
    Of present pleasure, but with pleasing thoughts
    That in this moment there is life and food
    For future years. And so I dare to hope
    Though changed, no doubt, from what I was, when first
    I came among these hills; when like a roe
    I bounded o'er the mountains, by the sides
    Of the deep rivers, and the lonely streams,
    Wherever nature led; more like a man
    Flying from something that he dreads, than one
    Who sought the thing he loved. For nature then
    (The coarser pleasures of my boyish days,
    And their glad animal movements all gone by,)
    To me was all in all.—I cannot paint
    What then I was. The sounding cataract
    Haunted me like a passion: the tall rock,
    The mountain, and the deep and gloomy wood,
    Their colours and their forms, were then to me
    An appetite: a feeling and a love,
    That had no need of a remoter charm,
    By thought supplied, or any interest
    Unborrowed from the eye.—That time is past,
    And all its aching joys are now no more,
    And all its dizzy raptures. Not for this
    Faint I, nor mourn nor murmur; other gifts
    Have followed, for such loss, I would believe,
    Abundant recompence. For I have learned
    To look on nature, not as in the hour
    Of thoughtless youth, but hearing oftentimes
    The still, sad music of humanity,
    Nor harsh nor grating, though of ample power
    To chasten and subdue. And I have felt
    A presence that disturbs me with the joy
    Of elevated thoughts; a sense sublime
    Of something far more deeply interfused,
    Whose dwelling is the light of setting suns,
    And the round ocean, and the living air,
    And the blue sky, and in the mind of man,
    A motion and a spirit, that impels
    All thinking things, all objects of all thought,
    And rolls through all things. Therefore am I still
    A lover of the meadows and the woods,
    And mountains; and of all that we behold
    From this green earth; of all the mighty world
    Of eye and ear, both what they half-create,
    And what perceive; well pleased to recognize
    In nature and the language of the sense,
    The anchor of my purest thoughts, the nurse,
    The guide, the guardian of my heart, and soul
    Of all my moral being.

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    1. 2)
      Consideriamo pure ciò
      Null’altro che un vano convincimento, eppure, ah!
      quante volte nell’oscurità, e in mezzo alle molte forme
      di un’alba triste, quando il vano e tormentoso
      agitarsi, e la febbre del mondo,
      hanno rallentato i palpiti del mio cuore,
      quante volte, nell’intimo, a te mi sono rivolto,
      o silvano Wye! Tu che vaghi nei boschi,
      quante volte il mio animo ti ha cercato!
      E ora, coi baleni di un pensiero quasi spento,
      con molte indistinte e fievoli rimembranze,
      e un certo senso di mesto smarrimento,
      rivive l’immagine che è nella mente,
      mentre son qui, non solo con l’emozione
      del godimento attuale, ma col grato pensiero
      che in questo momento c’è vita e alimento
      per gli anni a venire. E così oso sperare,
      sebbene diverso, senza dubbio, da com’ero quando
      la prima volta venni tra questi colli; quando
      come un capriolo saltavo pei monti, lungo le rive
      dei fiumi profondi e dei solitari ruscelli,
      ovunque natura mi guidasse; più simile a chi
      fugge da qualcosa che teme, che ad uno
      alla ricerca dell’oggetto amato. Ché la natura allora
      (lontano ormai i piaceri più comuni del tempo
      dell’infanzia e i loro moti felici e istintivi)
      era per me tutto e ovunque. Non riesco a raffigurarmi
      come ero allora. Il fragore della cascata
      mi prendeva come prende una passione: l’alta rupe,
      la montagna, e il bosco esteso e tetro,
      i loro colori e le loro forme, erano allora per me
      motivo di desiderio – sentimento, amore
      cui non occorreva una seduzione più remota,
      procurata dal pensiero, né alcuna curiosità
      che non venisse dall’occhio. Quel tempo è trascorso,
      tutte le sue struggenti gioie sono svanite,
      e tutte le sue inebrianti estasi. Né per ciò
      mi perdo d’animo, mi affliggo, mi lamento:
      altri doni sono seguiti – di tale perdita, ritengo,
      munifica riparazione. Poiché ho imparato
      a osservare la natura, non come al tempo
      della spensierata giovinezza, ma ascoltando, sovente,
      la mesta, sommessa musica dell’umanità,
      né aspra né discorde, sebbene pervasa di una forza
      atta a sedare e soggiogare. Ed io ho sentito
      una presenza che mi agita facendomi provare la gioia
      dei pensieri elevati: una sensazione sublime
      di qualcosa perfettamente armonizzato,
      che alberga nella luce dei tramonti,
      nello sferico oceano e nell’aria viva,
      nel cielo azzurro, e nella mente dell’uomo –
      un moto, un’energia vitale che anima
      tutte le creature pensanti, gli oggetti del pensiero,
      e si propaga in tutte le cose. Perciò io ancora
      vagheggio i prati e i boschi,
      e le montagne, e tutto ciò che osserviamo
      in questa terra verde; ed è parte dello sterminato mondo
      della vista e dell’udito, ciò che essi quasi creano
      e ciò che percepiscono; ben felici di riconoscere
      nella Natura e nel linguaggio dei sensi
      l’àncora dei miei pensieri più puri, la nutrice,
      la guida, la custode del mio cuore, e anima
      di tutto il mio essere morale.

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  5. Lines written a few miles above TINTERN ABBEY - 3)
    (from Lyrical Ballads, William Wordsworth & Samuel T. Coleridge - 1798)

    Nor, perchance,
    If I were not thus taught, should I the more
    Suffer my genial spirits to decay:
    For thou art with me, here, upon the banks
    Of this fair river; thou, my dearest Friend,
    My dear, dear Friend, and in thy voice I catch
    The language of my former heart, and read
    My former pleasures in the shooting lights
    Of thy wild eyes. Oh! yet a little while
    May I behold in thee what I was once,
    My dear, dear Sister! And this prayer I make,
    Knowing that Nature never did betray
    The heart that loved her; 'tis her privilege,
    Through all the years of this our life, to lead
    From joy to joy: for she can so inform
    The mind that is within us, so impress
    With quietness and beauty, and so feed
    With lofty thoughts, that neither evil tongues,
    Rash judgments, nor the sneers of selfish men,
    Nor greetings where no kindness is, nor all
    The dreary intercourse of daily life,
    Shall e'er prevail against us, or disturb
    Our chearful faith that all which we behold
    Is full of blessings. Therefore let the moon
    Shine on thee in thy solitary walk;
    And let the misty mountain winds be free
    To blow against thee: and in after years,
    When these wild ecstasies shall be matured
    Into a sober pleasure, when thy mind
    Shall be a mansion for all lovely forms,
    Thy memory be as a dwelling-place
    For all sweet sounds and harmonies; Oh! then,
    If solitude, or fear, or pain, or grief,
    Should be thy portion, with what healing thoughts
    Of tender joy wilt thou remember me,
    And these my exhortations! Nor, perchance,
    If I should be, where I no more can hear
    Thy voice, nor catch from thy wild eyes these gleams
    Of past existence, wilt thou then forget
    That on the banks of this delightful stream
    We stood together; and that I, so long
    A worshipper of Nature, hither came,
    Unwearied in that service: rather say
    With warmer love, oh! with far deeper zeal
    Of holier love. Nor wilt thou then forget,
    That after many wanderings, many years
    Of absence, these steep woods and lofty cliffs,
    And this green pastoral landscape, were to me
    More dear, both for themselves and for thy sake.

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    1. 3)

      E, forse,
      se non fossi così addottrinato, non accetterei
      che i miei spiriti vitali languissero:
      poiché tu sei qui con me, sulle rive
      di questo delizioso fiume; tu, mia carissima amica,
      mia cara, diletta amica, e nella tua voce io colgo
      il linguaggio del mio antico cuore, e leggo
      i miei piaceri di un tempo nel luccichio
      dei tuoi vividi occhi. Oh! Possa
      ancora un poco mirare in te quel che ero un tempo,
      mia cara, diletta sorella! E questa implorazione io elevo,
      sapendo che la Natura non ha mai tradito
      il cuore di chi l’ ha amata; è suo speciale compito,
      condurci, nel corso degli anni di questa nostra esistenza,
      da una gioia all’altra: perché essa può così ispirare
      lo spirito che è in noi, imprimervi un senso
      di pace e di vaghezza, e quindi alimentarlo
      con elevati pensieri, sicché né le maldicenze,
      i giudizi avventati, né lo scherno degli egoisti,
      né gli ossequi mendaci, né tutte
      le grigie relazioni della vita quotidiana
      prevarranno mai su di noi, o turberanno
      il nostro vivo convincimento che quanto miriamo
      trabocca di letizia. Perciò lascia che la luna
      brilli su di te mentre solitaria vaghi,
      e lascia che i brumosi venti di montagna soffino
      liberi contro di te; e negli anni a venire,
      quando queste irrefrenabili estasi diventeranno
      sobrio appagamento, quando il tuo animo
      accoglierà tutte le espressioni del bello,
      la tua memoria sarà dimora
      di ogni soave armonia e suono, oh! allora,
      se solitudine, ansia, affanni e patimenti,
      dovessi tu patire, con quali pensieri balsamici
      di delicata gioia ti ricorderai di me
      e di queste mie esortazioni! E, forse,
      se dovessi trovarmi dove non potrò né sentire più
      la tua voce, né cogliere nei tuoi vividi occhi i lampi
      della mia vita passata, non dimenticherai allora
      che sulle rive di questo delizioso ruscello
      noi fummo insieme, e che io, adoratore
      assiduo della Natura, qui venivo, mai stanco
      di compiere questo rito – anzi, dì che lo compivo
      con amore sincero, oh! con il fervore assai profondo
      di un amore più sacro. Né dimenticherai allora
      che dopo tanto vagare, dopo tanti anni
      di assenza, questi eccelsi boschi e rupi sublimi,
      e questo verde paesaggio bucolico, furono a me
      più cari, per quel che essi sono, e per amor tuo.

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    2. Hey there! This is my 1st comment here so I just wanted to give a quick shout out and say I truly enjoy reading through your posts. Thanks a lot!

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  6. Come avevo già scritto, a suo tempo, sulla Ballata del vecchio Marinaio, questi due poeti, Coleridge e Wordsworth sono due mie passioni, romantici e solo apparentemente superficiali. Per chi ama la poesia, è facile capire che la semplicità rappresenta la perfezione in assoluto: nessun concetto di troppo, nessun messaggio subliminale, ma solo l'emozione che sfonda chi scrive, e che magari due secoli dopo egualmente sfonda chi legge. Vorrei mettere The Daffodils, in onore della quarta ginnasio, quando tu languivi su quell'abbazia diroccata che amavi tanto e io mi scioglievo sulle giunchiglie che tentavo anche di coltivare.

    THE DAFFODILS - WILLIAM WORDSWORTH
    I wandered lonely as a cloud
    That floats on high o'er vales and hills,
    When all at once I saw a crowd,
    A host, of golden daffodils;
    Beside the lake, beneath the trees,
    Fluttering and dancing in the breeze.
    Continuous as the stars that shine
    And twinkle on the Milky Way,
    They stretched in never-ending line
    Along the margin of a bay:
    Ten thousand saw I at a glance,
    Tossing their heads in sprightly dance.

    The waves beside them danced; but they
    Out-did the sparkling waves in glee:
    A poet could not but be gay,
    In such a jocund company:
    I gazed—and gazed—but little thought
    What wealth the show to me had brought:

    For oft, when on my couch I lie
    In vacant or in pensive mood,
    They flash upon that inward eye
    Which is the bliss of solitude;
    And then my heart with pleasure fills,
    And dances with the daffodils.

    GIUNCHIGLIE - WILLIAM WORDSWORTH

    Vagavo solo come una nuvola
    che galleggia in alto, oltre valli e colline,
    quando all’improvviso ho visto una folla,
    una moltitudine di giunchiglie dorate,
    accanto al lago, sotto gli alberi,
    svolazzare e danzare nella brezza.

    Continue come stelle che splendono
    e scintillano sulla via lattea,
    si stendevano in una linea infinita
    lungo il margine di una baia.
    Ne vidi diecimila a colpo d’occhio
    che scuotevano le teste in una danza vivace.

    Le onde ballavano al loro fianco ma loro
    superavano le scintillanti onde in allegria
    un poeta non poteva che essere felice
    in una compagnia così gioconda
    io le fissavo sempre di più ma pensavo poco
    alla ricchezza che quello spettacolo mi aveva portato

    perchè spesso, quando sto sdraiato sul mio giaciglio
    distratto o pensoso,
    loro lampeggiano su quell’occhio introspettivo
    che è la beatitudine della solitudine
    allora il mio cuore si riempie di piacere
    e danza con le giunchiglie.

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    1. Questa poesia è conosciuta anche come "I Wandered Lonely as a Cloud". Wordsworth la compose nel 1804, ispirandosi ad un viaggio fatto con la sorella Dorothy nei dintorni di Glencoyne Bay, Ullswater, nel Lake District, Scozia.

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  7. Consentitemi di dissentire. Quella di Wordsworth è semplicità di sentimenti, non di arte. 160 versi per descrivere un'emozione profonda di ricordi e nostalgie sono moltissimi, forse ne sarebbero bastati 12.... Penso invece che un semplice sogno lo si vive in un attimo, mentre descriverlo richiede tantissime parole, tutte quelle necessarie ad afferrarlo, ricordarlo, riviverlo e lasciarlo sfumare... C'era una poesia che amavo più delle altre, We are seven, dove il poeta chiede ad una bambina: quanti siete? Siamo sette, i genitori e cinque figli. Due fratelli sono via, due sono sepolti davanti a casa e io sono qui. "allora siete in cinque" No siamo sette, i genitori e cinque figli.... E la logica ferrea del poeta si scontra con la logica molto più semplice dei sentimenti.... bellissima. Provo a metterla:

    We Are Seven by William Wordsworth

    --------------A simple Child,
    That lightly draws its breath,
    And feels its life in every limb,
    What should it know of death?

    I met a little cottage Girl:
    She was eight years old, she said;
    Her hair was thick with many a curl
    That clustered round her head.

    She had a rustic, woodland air,
    And she was wildly clad:
    Her eyes were fair, and very fair;
    -- Her beauty made me glad.

    Sisters and brothers, little Maid,
    How many may you be?
    How many? Seven in all, she said,
    And wondering looked at me.

    And where are they? I pray you tell.
    She answered, Seven are we;
    And two of us at Conway dwell,
    And two are gone to sea.

    Two of us in the church-yard lie,
    My sister and my brother;
    And, in the church-yard cottage, I
    Dwell near them with my mother.

    You say that two at Conway dwell,
    And two are gone to sea,
    Yet ye are seven! -- I pray you tell,
    Sweet Maid, how this may be.

    Then did the little Maid reply,
    Seven boys and girls are we;
    Two of us in the church-yard lie,
    Beneath the church-yard tree.

    You run about, my little Maid,
    Your limbs they are alive;
    If two are in the church-yard laid,
    Then ye are only five.

    Their graves are green, they may be seen,
    The little Maid replied,
    "Twelve steps or more from my mother's door,
    And they are side by side.

    "My stockings there I often knit,
    My kerchief there I hem;
    And there upon the ground I sit,
    And sing a song to them.

    "And often after sunset, Sir,
    When it is light and fair,
    I take my little porringer,
    And eat my supper there.

    "The first that died was sister Jane;
    In bed she moaning lay,
    Till God released her of her pain;
    And then she went away.

    "So in the churchyard she was laid;
    And, when the grass was dry,
    Together round her grave we played,
    My brother John and I.

    And when the ground was white with snow,
    And I could run and slide,
    My brother John was forced to go,
    And he lies by her side.

    How many are you then, said I,
    If they two are in heaven?
    Quick was the little Maid's reply,
    O Master! we are seven.

    But they are dead; those two are dead!
    Their spirits are in heaven!
    'Twas throwing words away; for still
    The little Maid would have her will,
    And said, Nay, we are seven!

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    1. Semplice,descrittiva,emozionante ancor di più se ascoltata in lingua originale...nemmeno la morte riesce a separarci da coloro che amiamo essi sono sempre con noi,accanto,in un'altra stanza,in un'altra città ma non ci lasciano mai..vivono in noi e noi in loro

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    2. la traduzione è di Giovanni Pascoli:

      SIAMO SETTE - WILLIAM WORDSWORTH

      Vidi una cara contadinella,
      ch’aveva ott’anni,
      come mi disse,
      bionda ricciuta, bella, assai bella
      con le due grandi pupille fisse.

      Presso il cancello stava. ed io: “Figlia,
      quanti tra bimbi, siete, e bimbette?”
      chiesi. con atto di meraviglia,
      ella rispose: “Quanti, noi? Sette”.

      “E dove sono ? Di, se ti pare”,
      le dissi, ed ella mi disse: “Ma ....
      noi siamo sette: due sono in mare:
      altri due sono nella città;

      altri due sono nel camposanto,
      il fratellino, la sorellina:
      in quella casa che c’è daccanto,
      io stò, con mamma, loro vicina”.

      “Tu dici, o bimba, due sono in mare,
      altri due sono nella città;
      e siete sette. questo mi pare,
      è un conto, bimba mia, che non và”

      “Sette tra bimbe” diceva in tanto
      “E maschi, siamo. due son qui presso
      in un cantuccio del camposanto:
      nel camposanto, sotto il cipresso”.

      “Ma tu ti movi, tu corri: è vero?
      tu canti, ruzzi, hai fame, hai sete:
      se qué due sono nel cimitero,
      cara bambina, cinque voi siete”.

      “Verde” rispose “ verde è il lor posto:
      lo può vedere, lì, se le preme:
      da casa in dieci passi discosto:
      mi siedo in terra, sotto il cipresso
      con loro, e loro conto le fole.

      E spesso, quando la sera è bella,
      e quando è l’aria dolce e serena,
      io là mi porto la mia scodella,
      e là con loro fò la mia cena.

      Prima a morire fu Nina: a letto
      tra sé gemendo, sette più dì.
      Poi, l’ha guarita Dio benedetto;
      ed ecco allora ch’ella partì.

      Nel camposanto così fu messa,
      e quando l’erba non era molle,
      io col mio Nino vicino ad esso,
      mi divertivo sulle sue zolle.

      Poi quando cadde la neve, e bello
      sarebbe stato correre, tanto;
      dové partire pure il fratello,
      ed ecco che ora le stà daccanto”.

      “E quanti dunque siete ora voi
      se quei due sono nel paradiso?”
      “Sette” rispose: “Sette siamo noi!”
      meravigliando tutta nel viso.

      “Ma sono morti quei due! ma sono
      lassù! son anime, anime elette!”
      “Che!” ripeteva sempre un tono:
      “No, sette siamo: No, siamo sette”.

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    3. Ho tradotto l'ultima strofa come pareva a me‎:


      ... Ma sono morti! Quei due sono morti!
      Le loro anime sono in paradiso!
      ma stavo gettando le parole al vento
      perché la ragazzina, che voleva aver ragione,
      disse: Naaaa! Noi siamo sette!

      But they are dead; those two are dead!
      Their spirits are in heaven!
      'Twas throwing words away; for still
      The little Maid would have her will,
      And said, Nay, we are seven!

      William Wordsworth, We are Seven - Lyrical Ballads

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    4. e tradotta bene!

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    5. we are seven è a mio avviso, la poesia più bella. Racconta di come la bambina, appena ha un pò di tempo, si rechi presso la tomba, prima della sorellina e successivamente a quella vicina del fratellino,a cenare..per farsi compagnia, stretti stretti nel loro affetto.

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    6. Preferisco le traduzioni letterali, senza metrica e in versi sciolti, che rendono fedelmente il pensiero del'autore. Trovo che quando una poesia viene tradotta da un altro poeta sia un falso mostruoso: il traduttore ci mette troppo di suo e ne svilisce il significato originale. Peccato che tu abbia tradotto solo l'ultima strofa!

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    7. Devo precisare il conto Marianna! I bambini sono sette, non cinque:

      ...noi siamo sette: due sono in mare:
      altri due sono nella città;

      altri due sono nel camposanto,
      il fratellino, la sorellina...

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  8. Respiro profondo, prima di buttarmi a commentare il poeta che mi ha fatto palpitare, è il caso di dirlo, più di tutti. La Tintern Abbey è la poesia più sublime davvero: scritta in occasione di un viaggio verso il Galles, ripercorrendo gli stessi visitati con la sorella anni prima, è l'elogio dell'affetto per le persone custodito nei luoghi che ci hanno visto assieme e felici... e sembra davvero di camminare lentamente con loro, assaporando ogni panorama, ogni filo d'erba, ogni sasso, ogni suono, ogni silenzio di quella vallata incantevole... perché il romanticismo nei poeti è questo, emozionarsi senza ritegno davanti alle bellezze sconfinate della natura; ma è anche leggere la bellezza superiore a tutto della morte: la morte del ragazzino di dieci anni, la morte della sua amatissima Lucy, e la morte dei fratellini che la bimba continua, imperturbabile, a contare nella sua famiglia, come se non fosse successo niente, come se fosse naturale, ovvio e nell'ordine delle cose sentirli ancora, per sempre, accanto. Amo la poesia, ma riguardo ai poeti che hai segnalato finora non ho dubbi: per sempre William Wordsworth.

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  9. Fantasma di felicità, lei
    che prima mi illuminò gli occhi;
    apparizione stupenda, mandata
    a far bello un istante....

    She was a Phantom of delight,
    When first she gleam'd upon my sight;
    A lovely Apparition, sent
    To be a moment's ornament....

    William Wordsworth - Poems, in two volumes

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    1. She was a Phantom of delight
      When first she gleamed upon my sight;
      A lovely Apparition, sent
      To be a moment's ornament;
      Her eyes as stars of Twilight fair;
      Like Twilight's, too, her dusky hair;
      But all things else about her drawn
      From May-time and the cheerful Dawn;
      A dancing Shape, an Image gay,
      To haunt, to startle, and waylay.

      I saw her upon nearer view,
      A Spirit, yet a Woman too!
      Her household motions light and free,
      And steps of virgin-liberty;
      A countenance in which did meet
      Sweet records, promises as sweet;
      A Creature not too bright or good
      For human nature's daily food,
      For transient sorrows, simple wiles,
      Praise, blame, love, kisses, tears, and smiles.

      And now I see with eye serene
      The very pulse of the machine;
      A Being breathing thoughtful breath,
      A Traveller between life and death;
      The reason firm, the temperate will,
      Endurance, foresight, strength, and skill;
      A perfect Woman, nobly planned,
      To warn, to comfort, and command;
      And yet a Spirit still, and bright
      With something of angelic light.

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    2. Ecco la traduzione completa:

      FANTASMA DI FELICITA', LEI - WILLIAM WORDSWORTH

      Fantasma di felicità, lei,
      che prima mi illuminò gli occhi;
      apparizione stupenda, mandata
      a far bello un istante.
      I suoi occhi come stelle del crepuscolo,
      come l'imbrunire i suoi capelli,
      e quanto la circonda è tratto
      dal maggio e dall'alba radiosa;
      figura che danza, immagine giocosa,
      per tormentare, sbigottire, sedurre.
      L'ho vista da vicino,
      spirito sì, ma donna ancora!
      con in casa movimenti lievi e liberi,
      e un incedere di candore e libertà;
      i lineamenti, un'armonia
      di dolci ricordi e tenere promesse;
      creatura splendida e buona,
      nutrimento alla natura umana,
      per pene passeggere, ingenui inganni,
      rimbrotti o lodi, amore e baci, lacrime e sorrisi.
      E ora vedo con occhi sereni
      il pulsare del congegno,
      essere che spira aneliti pensosi,
      tra vita e morte pellegrina;
      di salda ragione, volontà temprata,
      pazienza chiaroveggente, fortezza e talento;
      donna perfetta, nobildonna concepita,
      per ammaestrare, consolare, comandare:
      eppur sempre spirito fulgente,
      in un alone di luce angelica.

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  10. Posso aggiungere questi bellissimi versetti?

    ... Though nothing can bring back the hour
    Of splendour in the grass, of glory in the flower;
    We will grieve not, rather find
    Strength in what remains behind…

    "Se niente può far sì che si rinnovi all'erba il suo splendore o che riviva il fiore, della sorte funesta non ci dorremo allora ma, ancor più saldi in petto, godrem di quel che resta"

    (William Wordsworth)
    E' un poeta straordinario, vi ringrazio di averlo messo nella vostra lista. Biba

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    1. Nel 1961 Elia Kazan gira "Splendore nell'erba", titolo ripreso da questi versi, ricordati verso la fine dalla protagonista Deannie (Natalie Wood)

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    2. ‎...lo splendore nell'erba... bellissima

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    3. "splendour in the grass" (splendore nell'erba) è tratto dall'Ode all'immortalità, che metto di seguito per intero, originale e traduzione. Come sempre basta fare CtrlF per individuare la frase.

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  11. Versi tratti da:

    Ode Intimations of Immortality from Recollections of Early Childhood - William Wordsworth

    THERE was a time when meadow, grove, and stream,
    The earth, and every common sight,
    To me did seem
    Apparell'd in celestial light,
    The glory and the freshness of a dream.
    It is not now as it hath been of yore;—
    Turn wheresoe'er I may,
    By night or day,
    The things which I have seen I now can see no more.

    The rainbow comes and goes,
    And lovely is the rose;
    The moon doth with delight
    Look round her when the heavens are bare;
    Waters on a starry night
    Are beautiful and fair;
    The sunshine is a glorious birth;
    But yet I know, where'er I go,
    That there hath pass'd away a glory from the earth.

    Now, while the birds thus sing a joyous song,
    And while the young lambs bound
    As to the tabor's sound,
    To me alone there came a thought of grief:
    A timely utterance gave that thought relief,
    And I again am strong:
    The cataracts blow their trumpets from the steep;
    No more shall grief of mine the season wrong;
    I hear the echoes through the mountains throng,
    The winds come to me from the fields of sleep,
    And all the earth is gay;
    Land and sea
    Give themselves up to jollity,
    And with the heart of May
    Doth every beast keep holiday;—
    Thou Child of Joy,
    Shout round me, let me hear thy shouts, thou happy
    Shepherd-boy!

    Ye blessèd creatures, I have heard the call
    Ye to each other make; I see
    The heavens laugh with you in your jubilee;
    My heart is at your festival,
    My head hath its coronal,
    The fulness of your bliss, I feel—I feel it all.
    O evil day! if I were sullen
    While Earth herself is adorning,
    This sweet May-morning,
    And the children are culling
    On every side,
    In a thousand valleys far and wide,
    Fresh flowers; while the sun shines warm,
    And the babe leaps up on his mother's arm:—
    I hear, I hear, with joy I hear!
    —But there's a tree, of many, one,
    A single field which I have look'd upon,
    Both of them speak of something that is gone:
    The pansy at my feet
    Doth the same tale repeat:
    Whither is fled the visionary gleam?
    Where is it now, the glory and the dream?

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    1. Our birth is but a sleep and a forgetting:
      The Soul that rises with us, our life's Star,
      Hath had elsewhere its setting,
      And cometh from afar:
      Not in entire forgetfulness,
      And not in utter nakedness,
      But trailing clouds of glory do we come
      From God, who is our home:
      Heaven lies about us in our infancy!
      Shades of the prison-house begin to close
      Upon the growing Boy,
      But he beholds the light, and whence it flows,
      He sees it in his joy;
      The Youth, who daily farther from the east
      Must travel, still is Nature's priest,
      And by the vision splendid
      Is on his way attended;
      At length the Man perceives it die away,
      And fade into the light of common day.

      Earth fills her lap with pleasures of her own;
      Yearnings she hath in her own natural kind,
      And, even with something of a mother's mind,
      And no unworthy aim,
      The homely nurse doth all she can
      To make her foster-child, her Inmate Man,
      Forget the glories he hath known,
      And that imperial palace whence he came.

      Behold the Child among his new-born blisses,
      A six years' darling of a pigmy size!
      See, where 'mid work of his own hand he lies,
      Fretted by sallies of his mother's kisses,
      With light upon him from his father's eyes!
      See, at his feet, some little plan or chart,
      Some fragment from his dream of human life,
      Shaped by himself with newly-learnèd art;
      A wedding or a festival,
      A mourning or a funeral;
      And this hath now his heart,
      And unto this he frames his song:
      Then will he fit his tongue
      To dialogues of business, love, or strife;
      But it will not be long
      Ere this be thrown aside,
      And with new joy and pride
      The little actor cons another part;
      Filling from time to time his 'humorous stage'
      With all the Persons, down to palsied Age,
      That Life brings with her in her equipage;
      As if his whole vocation
      Were endless imitation.

      Thou, whose exterior semblance doth belie
      Thy soul's immensity;
      Thou best philosopher, who yet dost keep
      Thy heritage, thou eye among the blind,
      That, deaf and silent, read'st the eternal deep,
      Haunted for ever by the eternal mind,—
      Mighty prophet! Seer blest!
      On whom those truths do rest,
      Which we are toiling all our lives to find,
      In darkness lost, the darkness of the grave;
      Thou, over whom thy Immortality
      Broods like the Day, a master o'er a slave,
      A presence which is not to be put by;
      To whom the grave
      Is but a lonely bed without the sense or sight
      Of day or the warm light,
      A place of thought where we in waiting lie;
      Thou little Child, yet glorious in the might
      Of heaven-born freedom on thy being's height,
      Why with such earnest pains dost thou provoke
      The years to bring the inevitable yoke,
      Thus blindly with thy blessedness at strife?
      Full soon thy soul shall have her earthly freight,
      And custom lie upon thee with a weight,
      Heavy as frost, and deep almost as life!

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    2. O joy! that in our embers
      Is something that doth live,
      That nature yet remembers
      What was so fugitive!
      The thought of our past years in me doth breed
      Perpetual benediction: not indeed
      For that which is most worthy to be blest—
      Delight and liberty, the simple creed
      Of childhood, whether busy or at rest,
      With new-fledged hope still fluttering in his breast:—
      Not for these I raise
      The song of thanks and praise;
      But for those obstinate questionings
      Of sense and outward things,
      Fallings from us, vanishings;
      Blank misgivings of a Creature
      Moving about in worlds not realized,
      High instincts before which our mortal Nature
      Did tremble like a guilty thing surprised:
      But for those first affections,
      Those shadowy recollections,
      Which, be they what they may,
      Are yet the fountain-light of all our day,
      Are yet a master-light of all our seeing;
      Uphold us, cherish, and have power to make
      Our noisy years seem moments in the being
      Of the eternal Silence: truths that wake,
      To perish never:
      Which neither listlessness, nor mad endeavour,
      Nor Man nor Boy,
      Nor all that is at enmity with joy,
      Can utterly abolish or destroy!
      Hence in a season of calm weather
      Though inland far we be,
      Our souls have sight of that immortal sea
      Which brought us hither,
      Can in a moment travel thither,
      And see the children sport upon the shore,
      And hear the mighty waters rolling evermore.

      Then sing, ye birds, sing, sing a joyous song!
      And let the young lambs bound
      As to the tabor's sound!
      We in thought will join your throng,
      Ye that pipe and ye that play,
      Ye that through your hearts to-day
      Feel the gladness of the May!
      What though the radiance which was once so bright
      Be now for ever taken from my sight,
      Though nothing can bring back the hour
      Of splendour in the grass, of glory in the flower;
      We will grieve not, rather find
      Strength in what remains behind;
      In the primal sympathy
      Which having been must ever be;
      In the soothing thoughts that spring
      Out of human suffering;
      In the faith that looks through death,
      In years that bring the philosophic mind.

      And O ye Fountains, Meadows, Hills, and Groves,
      Forebode not any severing of our loves!
      Yet in my heart of hearts I feel your might;
      I only have relinquish'd one delight
      To live beneath your more habitual sway.
      I love the brooks which down their channels fret,
      Even more than when I tripp'd lightly as they;
      The innocent brightness of a new-born Day
      Is lovely yet;
      The clouds that gather round the setting sun
      Do take a sober colouring from an eye
      That hath kept watch o'er man's mortality;
      Another race hath been, and other palms are won.
      Thanks to the human heart by which we live,
      Thanks to its tenderness, its joys, and fears,
      To me the meanest flower that blows can give
      Thoughts that do often lie too deep for tears.

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    3. ODE ALL'IMMORTALITA' - WW 1)

      C’era un tempo in cui prato, bosco, e ruscello,
      la terra, e ogni essere comune
      a me sembravano
      ornati da una luce celestiale,
      la gloria e la freschezza di un sogno.
      non è più com’era prima;—
      mi giro ovunque posso,
      di giorno o di notte,
      le cose che ho visto ora non posso più vederle.
      L’arcobaleno viene e va,
      e amabile è la rosa;
      la luna con diletto
      si guarda intorno quando i cieli erano spogli;
      le acque nelle notti stellate
      sono belle e serene;
      l’alba è una nascita gloriosa;
      ma eppure so, dove vado,
      dove è passata una gloria dalla terra.
      Ora, mentre gli uccelli cantano una tale canzone gioiosa,
      e mentre i giovani agnelli saltellano
      come al suono del tamburello,
      solo per me venne un pensiero di dolore:
      un’espressione tempestiva diede sollievo a quel pensiero,
      e sono di nuovo forte:
      le cataratte soffiano nelle loro trombe dalle ripide;
      non più la mia pena offenderà la stagione;
      sento gli eco accalcarsi attraverso le montagne,
      i venti vengono verso di me dai campi di sonno,
      e tutta la terra è felice;
      terra e mare
      si danno alla gioia,
      e con il cuore di maggio
      ogni bestia fa vacanza;—
      tu, bambino di gioia,
      urla intorno a me, fammi sentire le tue urla, tu felice
      pastorello!
      Creature benedette, ho sentito la chiamata
      fatta per ognuno di voi; vedo
      i cieli ridere con voi del vostro giubilo;
      il mio cuore partecipa alla tua festa,
      la mia testa ha la sua corona,
      la pienezza della vostra beatitudine, io sento–la sento tutta.
      o giorno maledetto! se fossi arcigno
      mentre la terra sta adornando,
      questa dolce mattina di maggio,
      e i bambini stanno scartando
      su ogni lato,
      in migliaia di valli lontane e vaste,
      fiori freschi; mentre il sole sorge caldo,
      e il bambino salta tra le braccia di sua madre
      sento, sento, con gioia sento!
      –ma c’è un albero, di molti, uno,
      un singolo campo che osserva dall’alto,
      entrambi parlano di qualcosa che è passato:
      la viola del pensiero ai miei piedi
      ripete lo stesso racconto:
      dov’è scappato il barlume visionario?
      dove sono ora, la gloria e il sogno?

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    4. 2)
      La nostra nascita è un sonno ed è stato dimenticato:
      l’anima che si alza con noi, la stella della nostra vita,
      ha avuto ovunque la sua collocazione,
      e viene da lontano:
      né nell’intera dimenticanza,
      e né nella completa nudità,
      ma nelle nuvole trascinanti di gloria noi veniamo
      da Dio, che è la nostra casa:
      il cielo è sopra di noi nella nostra infanzia!
      le ombre della casa-prigione iniziano a chiudersi
      sopra il bambino che cresce,
      ma guarda la luce, e da dove fluisce,
      in esso vede la gioia;
      la giovinezza, che giornalmente oltre l’est
      deve viaggiare, è ancora il prete della natura,
      e dalla visione splendida
      è intervenuta sulla sua strada;
      lentamente l’uomo lo percepisce morto,
      e sparisce nella luce del giorno comune.
      La terra riempie le sue labbra con i suoi piaceri;
      lei ha la smania nella sua naturale indole,
      e, anche con le cose della mente materna,
      e nessuno scopo indegno,
      la domestica infermiera fa tutto ciò che può
      per rendere il suo figlio adottivo, un uomo detenuto,
      dimentica le glorie che ha conosciuto,
      e quel palazzo imperiale da dove lui viene.
      il bambino guarda tra le sue nuove beatitudini,
      un caro ragazzo di sei anni di un’altezza pigmea!
      vedi, dove il mezzo lavoro nella sua stessa mano giace,
      logorato dai baci di sua madre,
      con la luce sopra di lui dagli occhi del padre!
      vedi, ai suoi piedi, alcuni piccoli progetti o piani,
      alcuni frammenti dal suo sogno di vita umana,
      formata da lui stesso con arte appena conosciuta;
      un matrimonio o una festa,
      un lutto o un funerale;
      e questo ha ora il suo cuore,
      e tra questo lui monta la sua canzone:
      allora lui adatterà la sua lingua
      ai dialoghi di affari, amore, lite;
      ma non sarà a lungo
      questo sarà gettato via,
      e con nuova gioia e con orgoglio
      il piccolo attore ha un’altra parte;
      riempiendo con il tempo la sua “parte umoristica”
      con tutte le persone, in un’età paralizzata,
      che la vita porta con sé nel suo equipaggiamento;
      come se la sua intera vocazione
      fosse una limitazione senza fine.
      Tu, la quale sembianza esterna crede
      nell’immensità della sua anima;
      tu miglior filosofo, che conservi
      la tua eredità, tu occhio tra i ciechi,
      che, sordo e silenzioso, leggi l’eterna profondità,
      cacciata per sempre dalla mente eterna,—
      potente profeta!veggente benedetto!
      sul quale queste verità riposano,
      verità che affaticano le nostre vite per trovare,
      nell’oscurità perduta, l’oscurità della tomba;
      tu, su tutti la tua immortalità
      covi come il giorno, un padrone su uno schiavo,
      una presenza che non è stata posta;
      la quale tomba
      non è altro che un letto solitario senza il senso o la vista
      del giorno o la luce calda,
      un posto di pensieri dove noi aspettiamo giacenti;
      tu, piccolo bambino, ancora glorioso nella potenza
      della libertà nata dal cielo sui tuoi esseri viventi,
      perché con tali oneste pene provochi
      gli anni da portare in un evitabile giogo,
      questa cecità litiga con la tua beatitudine?
      presto la tua anima avrà il suo carico terrestre,
      e il cliente su di te con un peso,
      pesante come il gelo, profondo quasi come la vita!

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    5. 3)

      o gioia! che nelle tue braci
      c’è qualcosa che vive,
      che la natura ancora ricorda
      com’era così fuggitiva!
      il pensiero del nostro passato in me incrocia
      la perpetua benedizione: né infatti
      per quello che è peggiore per essere benedetto—
      delizia e libertà, il semplice credo
      dell’infanzia, se occupata o a riposo,
      con nuova speranza ancora svolazza nel suo petto:—
      né per questo io innalzo
      il canto di ringraziamenti e preghiera;
      ma per queste domande ostinate
      di seno e cose esteriori,
      che cadono da noi, svanendo;
      bianchi dubbi di una creatura
      muovendosi in mondi non realizzati,
      alti istinti prima che la nostra natura mortale
      tremano come una cosa colpevole e sorprendente:
      ma per queste prime affezioni,
      questi ricordi ombrosi,
      che, siano ciò che devono,
      sono ancora fontane di luce di tutti i nostri giorni,
      sono ancora luce maestra di tutte le nostre visioni;
      ci sollevano, ci curano, e hanno il potere di rendere
      i nostri giorni rumorosi momenti nell’essere
      dell’eterno silenzio:verità che si svegliano,
      per morire sempre:
      che né la disattenzione, né pazzia indigena,
      né uomo o ragazzo,
      né tutto ciò che è nemico della gioia,
      può improvvisamente abolire o distruggere!
      da adesso in una stagione di tempo calmo
      attraverso l’interno del paese noi siamo lontani,
      le nostre animo hanno visto quell’immortale mare
      che ci porta di qua,
      può in un momento viaggiare di là,
      e vedi i bambini giocano sulla riva,
      e senti le potenti acque rotolare sempre.
      allora cantate, uccelli, cantate, cantate una gioiosa canzone!
      e fate saltellare i giovani agnelli
      come al suono del tamburello!
      noi nei pensieri ci uniamo alla folla,
      quel piffero e quel suono,
      quelli attraverso i vostri cuori oggi
      senti la felicità di maggio!
      ciò che attraverso il radiante era una volta così luminosa
      sei preso per sempre ora dal mio sguardo,
      niente può riportare l’ora
      di splendore nell’erba, di gloria nel fiore;
      non siamo più addolorati, piuttosto troviamo
      forza in ciò che rimane indietro;
      nella primaria simpatia
      che è dovuta essere;
      nei pensieri calmanti che fioriscono
      dalle sofferenze umane;
      nella fede che guarda oltre la morte,
      negli anni che portano la mente filosofica.
      e le fontane, i prati, le colline, e i boschi,
      presagiscono nessuna dei tanti nostri amori!
      ancora nel mio cuore sento dei cuori la tua potenza;
      ho solo rinunciato a un diletto
      per vivere sotto il tuo costante oscillare.
      amo i ponti sotto i quali scorrono i loro canali,
      sempre più di quando viaggiavo leggero come loro;
      l’innocente luminosità di un nuovo giorno
      è ancora amabile;
      le nuvole che si muovono intorno al sole che tramonta
      prendono un colore sobrio da un occhio
      che ha messo lo sguardo sulla mortalità dell’uomo;
      un’altra razza è stata, e altri palmi hanno vinto.
      grazie al cuore umano con il quale viviamo,
      grazie alla sua tenerezza, alla sua gioia, e paure,
      per me il più significativo dei fiori che sboccia può dare
      pensieri che spesso giacciono anche pieni di lacrime.

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    6. " Dovremmo riflettere sui giorni che ci scivolano addosso rimpiangendoli oppure essere contenti delle esperienze vissute?"Dobbiamo guardare al passato oppure,durante la crescita, compiere un percorso di esplorazione su noi stessi,in un meraviglioso viaggio nelle emozioni..
      Solo con lo scorrere" dei giorni comuni" è possibile apprezzare la bellezza unica della fanciullezza e il valore della crescita umana e ciò anche grazie alla valorizzazione di ciò che rappresenta la vera essenza della natura"

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  12. Io vi devo ringraziare, chiunque voi siate. Sono arrivata qui cercando su google la traduzione dell'Ode all'immortalità, e per la prima volta l'ho trovata tutta. Non solo, essendo l'ultima, ho potuto vedere anche le altre traduzioni. Complimenti, e infinite grazie! A.Meli

    RispondiElimina
  13. Grazie mille! Salvata in corner prima dell'inizio delle lezioni proprio da voi, con tutto quello che mi serve e anche di più. Col vostro permesso copio e incollo i testi e le traduzioni, mentre dei commenti ne faccio tesoro. Alice95

    RispondiElimina
  14. Grazie per la versione inglese e per la traduzione di Ode all'Immortalità! Tornerò a cercarvi siete bravissimi

    RispondiElimina
  15. So many, many thanks, 'cause we are seven!

    RispondiElimina
  16. Grazie! Cercavo la Tintern completa, e grazie ancora! Anto

    RispondiElimina
  17. Nelle Lyrical Ballads, c'è la magnifica THE THORN (Il rovo) in cui si narra la terribile storia di Martha, abbandonata incinta prima delle nozze. Nessuno sa che fine abbia fatto quel bambino, ma lei viene vista spesso salire la montagna fino ad un rovo, dove viene sorpresa inginocchiata ad implorare: "O misery! O misery!". Riporto la strofa XXI, eloquente e angosciante:

    “I’ve heard, the moss is spotted red
    With drops of that poor infant’s blood;
    But kill a new-born infant thus,
    I do not think she could!
    Some say, if to the pond you go,
    And fix on it a steady view,
    The shadow of a babe you trace,
    A baby and a baby’s face,
    And that it looks at you;
    Whene’er you look on it, ’tis plain
    The baby looks at you again."

    (Ho udito dire che il muschio è scarlatto
    Per il sangue versato da quel povero bimbo.
    Uccidere così un bimbo appena nato!
    Si stenta a credere che abbia potuto farlo.
    Altri dicono che se ti rechi al laghetto
    E vi fissi lo sguardo,
    Scorgerai l'ombra di un bambino,
    D'un bambino e del viso d'un bambino
    Che volge a te i suoi occhi,
    E che ogni volta che lo guardi
    Ti ricambia lo sguardo.)

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    Risposte
    1. La vado a mettere per intero più sotto.

      Elimina
  18. devo portarlo all'esame di 3 ma qual'è la migliore poesia x voi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. secondo me è Tintern Abbey, ma subito dopo viene We are seven...! In bocca al lupo!

      Elimina
  19. Io mi complimento, le traduzioni finalmente complete di quello che serve. Mi chiamo Elisa e mi siete stati utilissimi. Grazie di cuore

    RispondiElimina
  20. E vi ringrazio anch'io! quella Tintern abbey per intero l'ho trovata solo qui! E penso che mi guarderò anche il resto. Ciao KAM

    RispondiElimina
  21. Grazie per le traduzioni! Martina

    RispondiElimina
  22. To My Sister - William Wordsworth

    It is the first mild day of March:
    Each minute sweeter than before
    The redbreast sings from the tall larch
    That stands beside our door.
    There is a blessing in the air,
    Which seems a sense of joy to yield
    To the bare trees, and mountains bare,
    And grass in the green field.

    My sister! ('tis a wish of mine)
    Now that our morning meal is done,
    Make haste, your morning task resign;
    Come forth and feel the sun.

    Edward will come with you;--and, pray,
    Put on with speed your woodland dress;
    And bring no book: for this one day
    We'll give to idleness.

    No joyless forms shall regulate
    Our living calendar:
    We from to-day, my Friend, will date
    The opening of the year.

    Love, now a universal birth,
    From heart to heart is stealing,
    From earth to man, from man to earth:
    --It is the hour of feeling.

    One moment now may give us more
    Than years of toiling reason:
    Our minds shall drink at every pore
    The spirit of the season.

    Some silent laws our hearts will make,
    Which they shall long obey:
    We for the year to come may take
    Our temper from to-day.

    And from the blessed power that rolls
    About, below, above,
    We'll frame the measure of our souls:
    They shall be tuned to love.

    Then come, my Sister! come, I pray,
    With speed put on your woodland dress;
    And bring no book: for this one day
    We'll give to idleness.

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    Risposte
    1. A mia sorella - William Wordsworth

      E' questo il primo giorno mite di marzo,
      Più fragrante di momento in momento,
      Col pettirosso che cinguetta in cima al larice
      Che sorge accanto alla nostra casa.
      Aleggia nell'aria una benedizione
      Che sembra infondere un senso di gioia
      Agli alberi spogli, alle nude montagne
      Ed ai verdi campi erbosi.
      Sorella mia! Ho un desiderio:
      Ora che la nostra colazione è terminata,
      Fai presto, lascia le tue faccende mattutine,
      E vieni fuori a goderti il sole.
      Edward verrà con te, e ti prego,
      Presto, mettiti il tuo abito silvestre,
      E non portar libri, chè questo giorno
      Noi lo dedicheremo al riposo.
      Nessuna tetra parvenza sarà legge
      Per il nostro vivente calendario:
      Da oggi, amica mia, data per noi
      L'inizio dell'anno.
      Amore, che ora ovunque rinasce,
      Migra furtivo di cuore in cuore,
      Dalla terra all'uomo, dall'uomo alla terra,
      - E' questa l'ora dei sentimenti.
      Ora un momento potrà darci di più
      Di cinquant'anni di ragionamenti;
      Le nostre menti succhieranno da ogni poro
      Lo spirito della stagione.
      Poche tacite leggi si daranno i nostri cuori
      Cui prestare lunga obbedienza;
      Per l'anno a venire prenderemo
      L'esempio da quest'oggi.
      E dal beato potere che aleggia
      D'Intorno, quaggiù e su in cielo,
      Trarremo la misura delle anime nostre,
      Accordandole alla nota d'amore.
      Orsù vieni, sorella mia! Vieni ti prego,
      Presto, mettiti il tuo abito silvestre,
      E non portar libri, chè questo giorno
      Noi lo dedicheremo al riposo.

      Elimina
    2. In origine questa poesia, compresa nelle Lyrical Ballads, si intitolava: "LINES - written at a small distance from my House, and sent by my little Boy to the Person to whom they are addressed" (VERSI - scritti poco lontano dalla mia casa e inviati tramite il mio figlioletto alla persona cui sono dedicati). Poi è diventata universalmente nota come To my Sister.

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  28. IT IS A BEAUTEOUS EVENING -WILLIAM WORDSWORTH

    It is a beauteous evening, calm and free,
    The holy time is quiet as a Nun
    Breathless with adoration; the broad sun
    Is sinking down in its tranquillity;
    The gentleness of heaven broods o’er the Sea;
    Listen! the mighty Being is awake,
    And doth with his eternal motion make
    A sound like thunder—everlastingly.
    Dear Child! dear Girl! that walkest with me here,
    If thou appear untouched by solemn thought,
    Thy nature is not therefore less divine;
    Thou liest in Abraham’s bosom all the year:
    And worshipp’st at the Temple’s inner shrine,
    God being with thee when we know it not.

    E’ UNA BELLA SERATA, CALMA E SERENA - WILLIAM WORDSWORTH

    E' una bella serata, calma e serena,
    Il Santo Tempo è calmo come una suora
    estasiata in adorazione, il chiaro Sole
    sta calando nella sua tranquillità,
    La dolcezza del Cielo si accova sul mare.
    Ascolta! Il Potente Essere è sveglio,
    e attraverso il suo eterno movimento trasforma
    il suono in tuono - perennemente.
    Cara Figlia! Cara Ragazza! Che camminasti qui con me,
    Anche se tu appari non sfiorata dal sublime pensiero,
    Non per questo la tua natura è meno divina.
    Tu giaci nel petto di Abramo tutto l'anno,
    Adori al santuario del Tempio
    Dio è con te, anche quando non ce ne accorgiamo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao a tutti, sono al mio primo post!

      Grazie infinite per la traduzione di questa poesia, che non riuscivo a trovare da nessuna parte! Rosarita, è opera tua o l'hai ripresa da una pubblicazione?

      Posso usarla per un mio lavoro, ovviamente citando i credits che mi dirai?

      Un grazie in anticipo!

      Martina

      Elimina
    2. Ciao Martina, francamente non ricordo se quella traduzione l'ho fatta io, oppure no. Per cui, pubblico questa bella traduzione di Flavio Giacomantonio, tratta da Poesie scelte, ed. Rubbettino (il quarto nella testata):

      E' UNA PIACEVOLE SERATA, CALMA E TERSA - WILLIAM WORDSWORTH

      E' una piacevole serata, calma e tersa;
      questa ora sacra è cheta come una suora
      orante in estasi; il sole smisurato
      s'inabissa nel suo riposo;
      la soavità del cielo discende sul mare.
      Ascolta! L'onnipotente è desto
      e col suo perenne moto provoca
      fragore simile al tuono - senza sosta.
      Cara piccina! cara bambina! che con me passeggi,
      pur se pensieri elevati non sembrano sfiorarti,
      non è detto che per natura sia tu meno divina:
      tutto l'anno stai nel seno di Abramo, e
      in adorazione presso l'altare del tempio, con te
      essendo Dio, sebbene a noi non sia dato sapere.

      Elimina
    3. Ti ringrazio tantissimo Rosarita, non sapevo più dove cercare!
      Davvero mille grazie per la tua gentilezza!

      Martina

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  30. Maria Grazia16/11/12, 08:28

    Complimenti, e tanti! E'la pagina più completa su Wordsworth mai trovata, con tantissime poesie stupende nella doppia versione. Sono un'insegnante di Lingua e Letteratura Inglese, e ho saputo di questo blog da un mio studente. Vi rinnovo i complimenti. Maria Grazia S.

    RispondiElimina
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  32. Questa è forse la più nota delle Lucy Poems, dedicate alla ragazza morta giovanissima, e da lui molto amata, probabilmente sua cognata Margaret Hutchinson:

    A SLUMBER DID MY SPIRIT SEAL - WILLIAM WORDSWORTH

    A Slumber did my spirit seal;
    I had no human fears:
    She seemed a thing that could not feel
    The touch of earthly years

    No motion has she now, no force;
    She neither hears nor sees;
    Rolled round in earth's diurnal course,
    With rocks, and stones, and trees.

    UN SONNO HA INTORPIDITO IL MIO SPIRITO - WILLIAM WORDSWORTH
    Un sonno ha intorpidito il mio spirito
    non avevo timori umani
    lei pareva una creatura che non poteva essere toccata
    dal passaggio degli anni di questo mondo

    Ora lei più non si muove,
    non sente né vede;
    avvolta nella terra che ruota ogni giorno su di lei,
    insieme alle sue rocce, alberi e pietre.

    RispondiElimina
  33. Posso aggiungere questo bellissimo brano tratto dal Preludio? Direi inquietante, un vero tuffo nel terrore.

    One summer evening (led by her) I found
    A little boat tied to a willow tree
    Within a rocky cave, its usual home.
    Straight I unloosed her chain, and stepping in
    Pushed from the shore. It was an act of stealth
    And troubled pleasure, nor without the voice
    Of mountain-echoes did my boat move on;
    Leaving behind her still, on either side,
    Small circles glittering idly in the moon,
    Until they melted all into one track
    Of sparkling light. But now, like one who rows,
    Proud of his skill, to reach a chosen point
    With an unswerving line, I fixed my view
    Upon the summit of a craggy ridge,
    The horizon's utmost boundary; far above
    Was nothing but the stars and the grey sky.
    She was an elfin pinnace; lustily
    I dipped my oars into the silent lake,
    And, as I rose upon the stroke, my boat
    Went heaving through the water like a swan;
    When, from behind that craggy steep till then
    The horizon's bound, a huge peak, black and huge,
    As if with voluntary power instinct,
    Upreared its head. I struck and struck again,
    And growing still in stature the grim shape
    Towered up between me and the stars, and still,
    For so it seemed, with purpose of its own
    And measured motion like a living thing,
    Strode after me. With trembling oars I turned,
    And through the silent water stole my way
    Back to the covert of the willow tree;
    There in her mooring-place I left my bark,--
    And through the meadows homeward went, in grave
    And serious mood; but after I had seen
    That spectacle, for many days, my brain
    Worked with a dim and undetermined sense
    Of unknown modes of being; o'er my thoughts
    There hung a darkness, call it solitude
    Or blank desertion. No familiar shapes
    Remained, no pleasant images of trees,
    Of sea or sky, no colours of green fields;
    But huge and mighty forms, that do not live
    Like living men, moved slowly through the mind
    By day, and were a trouble to my dreams.

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    1. Roby non prendertela se riporto l'intero brano del Preludio, quello che hai messo tu è, per così dire, un estratto che si trova in rete col titolo The Stolen Boat (la barca rubata). A seguire metto anche la traduzione completa.

      from The Prelude: Book 1: Childhood and School-time BY WILLIAM WORDSWORTH

      One evening (surely I was led by her)
      I went alone into a Shepherd's Boat,
      A Skiff that to a Willow tree was tied
      Within a rocky Cave, its usual home.
      'Twas by the shores of Patterdale, a Vale
      Wherein I was a Stranger, thither come
      A School-boy Traveller, at the Holidays.
      Forth rambled from the Village Inn alone
      No sooner had I sight of this small Skiff,
      Discover'd thus by unexpected chance,
      Than I unloos'd her tether and embark'd.
      The moon was up, the Lake was shining clear
      Among the hoary mountains; from the Shore
      I push'd, and struck the oars and struck again
      In cadence, and my little Boat mov'd on
      Even like a Man who walks with stately step
      Though bent on speed. It was an act of stealth
      And troubled pleasure; not without the voice
      Of mountain-echoes did my Boat move on,
      Leaving behind her still on either side
      Small circles glittering idly in the moon,
      Until they melted all into one track
      Of sparkling light. A rocky Steep uprose
      Above the Cavern of the Willow tree
      And now, as suited one who proudly row'd
      With his best skill, I fix'd a steady view
      Upon the top of that same craggy ridge,
      The bound of the horizon, for behind
      Was nothing but the stars and the grey sky.
      She was an elfin Pinnace; lustily
      I dipp'd my oars into the silent Lake,
      And, as I rose upon the stroke, my Boat
      Went heaving through the water, like a Swan;
      When from behind that craggy Steep, till then
      The bound of the horizon, a huge Cliff,
      As if with voluntary power instinct,
      Uprear'd its head. I struck, and struck again
      And, growing still in stature, the huge Cliff
      Rose up between me and the stars, and still,
      With measur'd motion, like a living thing,
      Strode after me. With trembling hands I turn'd,
      And through the silent water stole my way
      Back to the Cavern of the Willow tree.
      There, in her mooring-place, I left my Bark,
      And, through the meadows homeward went, with grave
      And serious thoughts; and after I had seen
      That spectacle, for many days, my brain
      Work'd with a dim and undetermin'd sense
      Of unknown modes of being; in my thoughts
      There was a darkness, call it solitude,
      Or blank desertion, no familiar shapes
      Of hourly objects, images of trees,
      Of sea or sky, no colours of green fields;
      But huge and mighty Forms that do not live
      Like living men mov'd slowly through the mind
      By day and were the trouble of my dreams.

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    2. DAL PRELUDIO, LIBRO PRIMO - WILLIAM WORDSWORTH

      Una sera (certo essa mi guidava)
      entrai da solo nella barca di un pastore,
      un canotto fermato a un salice
      in una caverna rocciosa, sua dimora abituale.
      Era la riva di Patterdale, valle
      a me straniera, dove ero venuto
      per una gita di scolaro in vacanza.
      Allontanandomi solo dalla locanda del paese,
      appena posai lo sguardo sulla barchetta
      così scoperta inaspettatamente,
      la sciolsi dall'ormeggio e salii.
      La luna era alta, il lago luceva chiaro
      fra i bianchi monti; da riva
      mi scostai, con un cadenzato battito
      di remi: la barchetta filò via
      come un uomo dal passo grave
      eppure veloce. Era il mio un gesto
      di piacere furtivo e turbato: non senza seguito
      di echi montani muoveva la mia barca,
      lasciandosi sempre dietro sui due lati
      circoli pigramente luccicanti sotto la luna
      finché si scioglievano tutti in un'unica scia
      di luce scintillante. Una parete di roccia
      si alzava sopra la caverna del salice
      e ora, come fa chi rema orgoglioso
      col meglio delle forze, fissai lo sguardo
      sul culmine del frastagliato crinale,
      estremo mio orizzonte, poiché dietro
      non aveva che le stelle e il cielo grigio.
      Fatata era la scialuppa: con esultanza
      tuffavo i remi nel lago silenzioso
      e, mentre mi rialzavo dalla battuta, la barca
      andava slanciata per l'acqua, come un cigno:
      quando, da dietro la pendice scoscesa,
      finora mio orizzonte, un grande monte
      come mosso da volontà propria
      alzò la testa. Percossi ripetutamente l'acqua
      ma, sempre più alto, il vasto monte
      si sollevò fra me e le stelle, e subito
      con moto misurato, quale cosa viva,
      si pose a seguirmi. Feci volta con mani tremanti
      e per l'acqua muta ritornai
      nascostamente alla caverna del salice.
      Là, all'attracco, lasciai la barca
      e tornai a casa per i campi, con gravi
      e seri pensieri; e dopo aver visto
      quella scena per molti giorni la mia mente
      operò con il sentimento vago e indeterminato
      di modi sconosciuti di vita; nei miei pensieri
      era un'oscurità, chiamala solitudine
      o vuoto abbandono. Nessun contorno familiare
      di oggetti comuni, immagini di alberi,
      di mare o cielo, nessun colore di campi verdi,
      ma forme grandi e potenti, che non vivono
      come i viventi, muovevano lente nella mente
      durante il giorno, e mi turbavano i sogni.

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    Who But Is Pleased To Watch The Moon On High

    by William Wordsworth

    Who but is pleased to watch the moon on high
    Travelling where she from time to time enshrouds
    Her head, and nothing loth her Majesty
    Renounces, till among the scattered clouds
    One with its kindling edge declares that soon
    Will reappear before the uplifted eye
    A Form as bright, as beautiful a moon,
    To glide in open prospect through clear sky.
    Pity that such a promise e'er should prove
    False in the issue, that yon seeming space
    Of sky should be in truth the steadfast face
    Of a cloud flat and dense, through which must move
    (By transit not unlike man's frequent doom)
    The Wanderer lost in more determined gloom.

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  41. Margherita24/01/13, 08:18

    Grandissima ammirazione per questa pagina, e per il blog in generale. Trovo le versioni originali e le traduzioni, commenti spiritosi ma sempre competenti. Grazie per il prezioso contributo! Margherita

    RispondiElimina
  42. devo fare una precisazione: tutti i commenti che rimandano ad altri indirizzi finiscono direttamente nelle spam. A volte li copio, tolgo il link, e li pubblico. Come questo, anche se abbastanza spiacevole, ma ci sta. E' del 16/01/13.

    Thanks in favor of sharing such a fastidious opinion, article is fastidious, thats why i have read it.

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  43. A Balquhidder, in una valle tranquilla delle Highlands scozzesi, una ragazza che cantava mentre tagliava il grano fu l'ispiratrice di una delle sue più famose poesie:

    THE SOLITARY REAPER - WILLIAM WORDSWORTH

    Behold her, single in the field,
    Yon solitary Highland Lass!
    Reaping and singing by herself;
    Stop here, or gently pass!
    Alone she cuts and binds the grain,
    And sings a melancholy strain;
    O listen! for the Vale profound
    Is overflowing with the sound.

    No Nightingale did ever chaunt
    More welcome notes to weary bands
    Of travellers in some shady haunt,
    Among Arabian sands:
    A voice so thrilling ne'er was heard
    In spring-time from the Cuckoo-bird,
    Breaking the silence of the seas
    Among the farthest Hebrides.

    Will no one tell me what she sings?—
    Perhaps the plaintive numbers flow
    For old, unhappy, far-off things,
    And battles long ago:
    Or is it some more humble lay,
    Familiar matter of to-day?
    Some natural sorrow, loss, or pain,
    That has been, and may be again?

    Whate'er the theme, the Maiden sang
    As if her song could have no ending;
    I saw her singing at her work,
    And o'er the sickle bending;—
    I listen'd, motionless and still;
    And, as I mounted up the hill,
    The music in my heart I bore,
    Long after it was heard no more.

    La mietitrice solitaria - William Wordsworth

    Osservala, soletta lì in mezzo al campo,
    La solitaria ragazza delle Highlands!
    Miete e canta e nessuno le è dappresso;
    Fermati, o prosegui senza disturbarla!
    Da sola, falcia e lega il grano,
    E canta una canzone malinconica;
    Oh ascolta! ché la valle profonda
    E' inondata dal canto.

    Mai usignolo ha modulato canto
    Così soave a comitive di viaggiatori
    Accampati in qualche ombroso
    Recesso nei deserti d'Arabia:
    Mai in primavera fu udita
    Voce più dolce di cuculo
    Rompere il silenzio del mare
    Tra le più remote Ebridi.

    Nessuno mi dirà che cosa canta?
    Forse le meste note sgorgano a ricordo
    Di vicende trascorse, infelici, lontane,
    Di battaglie del tempo andato;
    O è qualche lamento più modesto,
    Per storie familiari dei nostri giorni?
    Per qualche normale afflizione, perdita,
    O Pena già sofferta e che può rinnovarsi?
    Qualsiasi fosse il tema, la fanciulla cantava
    Come se il suo canto non dovesse mai finire;
    L'ho vista cantare durante il lavoro,
    E mentre si piegava sulla falce;
    L'ho ascoltata senza muovermi o parlare,
    E mentre salivo su per la collina
    Ho portato a lungo nel cuore quella melodia
    Che ormai non arrivava più all'orecchio.

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    Risposte
    1. everyman's05/11/13, 18:45

      William Wordsworth composed "The Solitary Reaper" on this day in 1805. The poem was partly inspired by Wordsworth’s 1803 walking tour of the Scottish Highlands in harvest time. The second inspiration was a sentence in a book by his friend, Thomas Wilkinson, describing a moment during his own harvest walk: "Passed a Female who was reaping alone: she sung in Erse as she bended over her sickle; the sweetest human voice I ever heard: her strains were tenderly melancholy, and felt delicious, long after they were heard no more." In such moments of "low and rustic life," Wordsworth believed, "the essential passions of the heart find a better soil” (Preface to Lyrical Ballads).

      Source: http://www.todayinliterature.com/today.asp

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  44. thank you so much for this wonderful proposal, I had never found a work so comprehensive in any other blog, complete and fun. Andy, CA

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  45. great work! A lot of thanks

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  46. may you enjoy this one

    A Night-Piece - William Wordsworth

    The sky is overcast
    With a continuous cloud of texture close,
    Heavy and wan, all whitened by the Moon,
    Which through that veil is indistinctly seen,
    A dull, contracted circle, yielding light
    So feebly spread, that not a shadow falls,
    Chequering the ground--from rock, plant, tree, or tower.
    At length a pleasant instantaneous gleam
    Startles the pensive traveller while he treads
    His lonesome path, with unobserving eye
    Bent earthwards; he looks up--the clouds are split
    Asunder,--and above his head he sees
    The clear Moon, and the glory of the heavens.
    There, in a black-blue vault she sails along,
    Followed by multitudes of stars, that, small
    And sharp, and bright, along the dark abyss
    Drive as she drives: how fast they wheel away,
    Yet vanish not!--the wind is in the tree,
    But they are silent;--still they roll along
    Immeasurably distant; and the vault,
    Built round by those white clouds, enormous clouds,
    Still deepens its unfathomable depth.
    At length the Vision closes; and the mind,
    Not undisturbed by the delight it feels,
    Which slowly settles into peaceful calm,
    Is left to muse upon the solemn scene.

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    Risposte
    1. Ecco la traduzione:
      NOTTURNO - WILLIAM WORDSWORTH

      Il cielo è oscurato
      dalla fitta trama di una nube ininterrotta,
      greve e sbiadita, inondata dal pallore della luna, che
      attraverso quella cortina traspare indistintamente,
      e la smorta, misera sfera diffonde una luce
      così fievole, che neppure un'ombra cade,
      a screziare il suolo, - da una rupe, pianta o albero, o torre.
      Infine, un piacevole improvviso bagliore
      dà un fremito al pensoso viandante che percorre
      il sentiero solitario, con lo sguardo assente
      rivolto a terra: guarda in alto - le nuvole
      si sono separate, - e sopra il proprio capo vede
      lo splendore del cielo e la luna chiara che
      in una volta azzurro cupo, prosegue il viaggio,
      e appresso una moltitudine di stelle, che piccole
      e intense e luminose, nell'oscura profondità,
      si muovono sulla sua scia: come scorrono veloci,
      eppure non scompaiono! - il vento soffia tra i rami,
      ed esse restano silenziose, continuano a percorrere
      distanze incommensurabili; e la volta, resa
      sferica da quelle bianche nubi, smisurate nubi,
      si fa più profonda nella sua insondabile profondità.
      Infine, la visione cessa, e la mente,
      eccitata da quel piacere, che, lentamente,
      si tramuta in uno stato di serena quiete,
      resta a meditare sul maestoso spettacolo.

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  50. Mariachiara8930/04/13, 09:02

    ma complimentiiii! Ho trovato tutto, e di più! Ho scoperto quel brano "Il Rovo", quello che parla della mamma affranta che torna sul luogo dove ha seppellito il suo bambino dopo averlo ucciso, storia che ignoravo completamente e che mi sembra terribile ed emozionante... Come fare per leggerla tutta? Ciao a tutti e ancora BRAVI

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio dei complimenti. La inserisco qui sotto, per intero. Sono 23 stanze per un totale di 253 versi, quindi dovrò suddividerla il più parti. La traduzione è di Franco Marucci.

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  51. THE THORN – WILLIAM WORDSWORTH (from Lyrical Ballads) 1)
    I
    There is a Thorn; it looks so old,
    In truth you’d find it hard to say,
    How it could ever have been young,
    It looks so old and grey.
    Not higher than a two years' child
    It stands erect this aged thorn;
    No leaves it has, no prickly points;
    It is a mass of knotted joints,
    A wretched thing forlorn.
    It stands erect, and like a stone
    With lichens is it overgrown.

    II
    Like rock or stone, it is o’ergrown
    With lichens to the very top,
    And hung with heavy tufts of moss,
    A melancholy crop:
    Up from the earth these mosses creep,
    And this poor thorn they clasp it round
    So close, you’d say that they are bent
    With plain and manifest intent,
    To drag it to the ground;
    And all have joined in one endeavour
    To bury this poor thorn for ever.

    III
    High on a mountain’s highest ridge,
    Where oft the stormy winter gale
    Cuts like a scythe, while through the clouds
    It sweeps from vale to vale;
    Not five yards from the mountain-path,
    This thorn you on your left espy;
    And to the left, three yards beyond,
    You see a little muddy pond
    Of water, never dry,
    I’ve measured it from side to side:
    ‘Tis three feet long, and two feet wide.
    IV
    And, close beside this aged thorn,
    There is a fresh and lovely sight,
    A beauteous heap, a hill of moss,
    Just half a foot in height.
    All lovely colours there you see,
    All colours that were ever seen,
    And mossy network too is there,
    As if by hand of lady fair
    The work had woven been;
    And cups, the darlings of the eye
    So deep is their vermilion dye.

    V
    Ah me! what lovely tints are there
    Of olive-green and scarlet bright,
    In spikes, in branches, and in stars,
    Green, red, and pearly white.
    This heap of earth o’ergrown with moss,
    Which close beside the thorn you see,
    So fresh in all its beauteous dyes,
    Is like an infant’s grave in size,
    As like as like can be:
    But never, never any where,
    An infant’s grave was half so fair.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. IL ROVO – WILLIAM WORDSWORTH (dalle Ballate Liriche) – 1)

      I
      Conosco un rovo che par così vecchio
      Che stenteresti a credere davvero
      Che sia stato giovane un tempo,
      Tanto sembra grigio ed invecchiato.
      Non più alto di un bimbo di due anni,
      Sta eretto però, questo annoso rovo;
      Foglie non ha, né punte di spino,
      E’ un ammasso di nodi intricati,
      Una pietosa rovina.
      Sta però eretto, e come le pietre
      E’ ricoperto di licheni.

      II
      Come le pietre o le rocce, è ricoperto
      Di licheni fino in cima,
      E penzolano dai suoi rami pesanti
      Ciuffi di muschio, malinconica pianta:
      S’arrampicano su da terra questi ciuffi,
      E s’avvinghiano tanto stretti
      Al povero rovo, da far credere
      D’avere il fermo proposito
      Di trascinarlo a terra,
      E che tutti si fossero alleati nel cercare
      Di seppellire per sempre questo povero rovo.

      III
      In cima alla più alta vetta montana,
      Dove sovente d’inverno sferzano come falci
      I venti tempestosi, spazzando
      Le nubi di valle in valle,
      A non più di cinque iarde dal sentiero
      Noterai alla tua sinistra questo rovo,
      Ed a sinistra, fatte ancora tre iarde,
      Vedrai un laghetto limaccioso
      Che non è mai secco.
      L’ho misurato da sponda a sponda:
      E’ lungo tre piedi e largo due.

      IV
      Vicino a questo annoso rovo
      C’è un fresco, incantevole spettacolo:
      Un bellissimo tumulo, una collinetta muschiosa,
      Giusto mezzo piede d’altezza.
      Mirabili colori, tutti i colori
      Che mai furono visti vi puoi osservare,
      E c’è pure un velo di muschio
      Che sembra quasi intessuto
      Dalle mani d’una bella dama,
      E i botton d’oro, i beniamini dell’occhio,
      Tanto intenso è il loro vermiglio.

      V
      Oh, che tinte stupende!
      Verde oliva e rosso scarlatto,
      A spicchi, a raggiera, a stelle,
      Verde, rosso e madreperla.
      Questo monticello ricoperto di muschio,
      Che puoi vedere a ridosso del rovo,
      Così fresco in tutti i suoi mirabili colori,
      Ha la misura della tomba d’un bambino,
      Cui rassomiglia come goccia d’acqua:
      Ma in nessun luogo fu mai, mai,
      Per metà così bella la tomba d’un bambino.

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  52. THE THORN 2)
    VI
    Now would you see this aged thorn,
    This pond, and beauteous hill of moss,
    You must take care and chuse your time
    The mountain when to cross.
    For oft there sits, between the heap
    That’s like an infant’s grave in size,
    And that same pond of which I spoke,
    A woman in a scarlet cloak,
    And to herself she cries,
    ‘Oh misery! oh misery!
    Oh woe is me! oh misery!’

    VII
    At all times of the day and night
    This wretched woman thither goes,
    And she is known to every star,
    And every wind that blows;
    And there beside the thorn, she sits
    When the blue day-light’s in the skies,
    And when the whirlwind’s on the hill,
    Or frosty air is keen and still,
    And to herself she cries,
    ‘Oh misery! oh misery!
    ‘Oh woe is me! oh misery!’ ”

    VIII
    ‘Now wherefore, thus, by day and night,
    ‘In rain, in tempest, and in snow,
    ‘Thus to the dreary mountain-top
    ‘Does this poor Woman go?
    ‘And why sits she beside the thorn
    ‘When the blue day-light’s in the sky,
    ‘Or when the whirlwind’s on the hill,
    ‘Or frosty air is keen and still,
    ‘And wherefore does she cry? —
    ‘Oh wherefore? wherefore? tell me why
    ‘Does she repeat that doleful cry?”

    IX
    I cannot tell; I wish I could;
    For the true reason no one knows,
    But if you’d gladly view the spot,
    The spot to which she goes;
    The heap that’s like an infant’s grave,
    The pond—and thorn, so old and grey,
    Pass by her door — ’tis seldom shut —
    And if you see her in her hut,
    Then to the spot away! -
    I never heard of such as dare
    Approach the spot when she is there.

    X
    ‘But wherefore to the mountain-top
    ‘Can this unhappy woman go,
    ‘Whatever star is in the skies,
    ‘Whatever wind may blow?’
    Nay rack your brain – ‘tis all in vain,
    I’ll tell you every thing I know;
    But to the thorn, and to the pond
    Which is a little step beyond,
    I wish that you would go:
    Perhaps when you are at the place
    You something of her tale may trace.

    XI
    I’ll give you the best help I can:
    Before you up the mountain go,
    Up to the dreary mountain-top,
    I’ll tell you all I know.
    ‘Tis now some two and twenty years,
    Since she (her name is Martha Ray)
    Gave with a maiden’s true good will
    Her company to Stephen Hill;
    And she was blithe and gay,
    And she was happy, happy still
    Whene’er she thought of Stephen Hill.

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    1. IL ROVO 2)

      VI
      Se dunque ti piacesse vedere questo vecchio rovo,
      Questo laghetto e il bel monticello muschioso,
      Farai attenzione a scegliere il momento
      Per salire alla montagna.
      Perché sovente, tra il monticello
      Che assomiglia alla tomba d’un bambino
      Sta una donna con un mantello scarlatto
      Che geme così fra sé:
      ‘O sventura! O sventura!
      O me misera! O sventura!’

      VII
      A tutte le ore del giorno e della notte
      La povera donna sale lassù,
      Nota a tutte le stelle
      E a tutti i venti che soffiano impetuosi,
      E là se ne sta seduta accanto al rovo,
      Quando il cielo è limpido e azzurro
      O quando la bufera ulula sulle colline,
      O nel freddo pungente, senza un alito di vento,
      E geme così fra sé:
      ‘O sventura! O sventura!
      O me misera! O sventura!’

      VIII
      ‘Ma dimmi, come mai, di giorno e di notte,
      Sotto la pioggia e la neve e la tempesta,
      Questa povera donna se ne sale
      Alla desolata vetta della montagna?
      E perché se ne sta seduta accanto al rovo,
      Di giorno, quando il cielo è azzurro,
      O quando turbina il vento sul colle,
      O nel freddo pungente, quando l’aria è immota,
      E come mai piange così?
      Come mai? Dimmi perché
      Costei ripete il suo pietoso grido?’

      IX
      Non saprei – e come vorrei dirtelo,
      Ma la vera ragione mi è ignota!
      Pure se ti piacesse vedere quel posto,
      Quel posto che di solito frequenta;
      Il monticello simile alla tomba d’un bambino,
      Il laghetto e il rovo così grigio ed invecchiato,
      E passare davanti alla sua porta, raramente chiusa,
      Se la vedessi nella sua capanna,
      Scapperesti subito di là!
      Non ho mai sentito che qualcuno abbia osato
      Avvicinarsi a quel posto quando c’è lei.

      X
      ‘Ma che mai spinge questa povera donna
      In cima alla montagna,
      Sfidando le stelle del cielo,
      E sfidando i venti impetuosi?’
      A nulla vale spremersi il cervello:
      Io ti dirò tutto quello che so,
      Ma vorrei che ti recassi
      A vedere il rovo ed il laghetto,
      Che è appena ad un passo.
      Forse, quando sarai lassù,
      Ti sarà più chiara la sua storia.

      XI
      Ti darò tutto l’aiuto che posso,
      E prima che tu salga al monte,
      Alla sua desolata vetta,
      Ti dirò tutto quello che so.
      Or sono ventidue anni
      Che lei, con l’onestà d’una vergine
      - Il suo nome è Martha Ray –
      Prese a frequentare Stephen Hill;
      Ed era raggiante di gioia,
      E non era triste neppure un momento
      Quando pensava a Stephen Hill.

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  53. THE THORN 3)

    XII
    And they had fix’d the wedding-day,
    The morning that must wed them both;
    But Stephen to another maid
    Had sworn another oath;
    And, with this other maid, to church
    Unthinking Stephen went —
    Poor Martha! on that woful day
    A cruel, cruel fire, they say,
    Into her bones was sent:
    It dried her body like a cinder,
    And almost turn’d her brain to tinder.

    XIII
    They say, full six months after this,
    While yet the summer-leaves were green,
    She to the mountain-top would go,
    And there was often seen.
    ‘Tis said, a child was in her womb,
    As now to any eye was plain;
    She was with child, and she was mad;
    Yet often was she sober sad
    From her exceeding pain.
    Oh me! Ten thousand times I’d rather
    That he had died, that cruel father!

    XIV
    Sad case for such a brain to hold
    Communion with a stirring child!
    Sad case, as you may think, for one
    Who had a brain so wild!
    Last Christmas when we talked of this,
    Old Farmer Simpson did maintain,
    That in her womb the infant wrought
    About its mother’s heart, and brought
    Her senses back again:
    And when at last her time drew near,
    Her looks were calm, her senses clear.

    XV
    No more I know, I wish I did,
    And it would tell it all to you;
    For what became of this poor child
    There’s none that ever knew:
    And if a child was born or no
    There’s no one that could ever tell;
    And if ’twas born alive or dead,
    There’s no one knows, as I have said,
    But some remember well,
    That Martha Ray about this time
    Would up the mountain often climb.

    XVI
    And all that winter, when at night
    The wind blew from the mountain-peak,
    ’Twas worth your while, though in the dark,
    The church-yard path to seek:
    For many a time and oft were heard
    Cries coming from the mountain-head,
    Some plainly living voices were,
    And others, I’ve heard many swear,
    Were voices of the dead:
    I cannot think, whate’er they say,
    They had to do with Martha Ray.

    XVII
    But that she goes to this old thorn,
    The thorn which I’ve described to you,
    And there sits in a scarlet cloak,
    I will be sworn is true.
    For one day with my telescope,
    To view the ocean wide and bright,
    When to this country first I came,
    Ere I had heard of Martha’s name,
    I climbed the mountain’s height:
    A storm came on, and I could see
    No object higher than my knee.

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    1. IL ROVO 3)

      XII
      Avevan fissato il giorno delle nozze,
      Il mattino che li avrebbe visti sposi;
      Ma Stephen aveva giurato amore
      A un’altra fanciulla,
      E con quest’altra fanciulla
      L’ingrato Stephen se n’andò in chiesa.
      Povera Martha! In quel giorno di dolore
      Si disse che un fuoco, un fuoco crudele
      Le divampasse nelle ossa:
      Bruciò il suo corpo come un tizzone,
      Le cambiò quasi il cervello in stoppa.

      XIII
      Dicon che d’allora, per ben sei mesi,
      - Era ancora estate, e le foglie verdi –
      Lei salisse in cima alla montagna
      E là sovente fu veduta.
      Dicono che aveva un bimbo in grembo,
      Ciò che poi a tutti parve chiaro.
      Aspettava un bambino, ma era pazza,
      Per quanto talora, dal troppo dolore,
      Fosse solenne nella sua tristezza.
      Ahimè! Come avrei preferito diecimila volte
      Che fosse morto lui, quel padre crudele!

      XIV
      Triste davvero che una mente come quella
      Comunicasse con un figlio in grembo!
      Triste davvero, come puoi immaginare,
      Per una mente tanto sconvolta!
      Quando se ne parlò a Natale
      Con Simpson, il vecchio contadino, egli sostenne
      Che il piccino, muovendosi
      Nel grembo vicino al cuore della madre,
      Le avesse ridato la ragione.
      E quand’ebbe finito il tempo
      Il suo aspetto era calmo, lucida la mente.

      XV
      Non so nient’altro, e vorrei saperlo,
      Per raccontartelo;
      Quel che fu di questo povero bimbo
      Nessuno l’ha mai saputo:
      Se il figlio nacque o no,
      Non c’è nessuno che saprebbe dirtelo,
      E se sia vivo o morto
      Domanderesti invano, come t’ho detto.
      C’è solo chi ricorda
      Che Martha Ray a quel tempo
      Fu vista spesso salire sul monte.

      XVI
      E in quell’inverno, quando a notte
      Il vento soffiava sulla cima del monte,
      avresti fatto bene, sfidando le tenebre,
      A prendere la strada della chiesa;
      Ché parecchie volte s’udivano
      Provenire delle grida dalla cima del monte,
      Alcune sicure voci di vivi,
      Altre invece, ho udito molti giurarlo,
      Erano voci di morti,
      Sebbene non credo, per quanto si dica,
      Che avessero a che far con Martha Ray.

      XVII
      Ma che lei salga a questo vecchio rovo
      Che t’ho descritto,
      E che qui se ne stia, avvolta in un mantello scarlatto,
      Giurerei ch’è vero.
      Un giorno infatti, essendo salito
      Sulla montagna col mio cannocchiale
      Per guardare il vasto oceano scintillante –
      Era da poco che abitavo in questo luogo
      E non avevo ancora udito parlare di Martha –
      Scoppiò una tempesta, e non riuscivo a vedere
      Più in alto delle mie ginocchia.

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  54. THE THORN 4)

    XVIII
    ’Twas mist and rain, and storm and rain:
    No screen, no fence could I discover;
    And then the wind! in faith, it was
    A wind full ten times over.
    I looked around, I thought I saw
    A jutting crag,—and off I ran,
    Head-foremost, through the driving rain,
    The shelter of the crag to gain,
    And, as I am a man,
    Instead of jutting crag, I found
    A Woman seated on the ground.

    XIX
    I did not speak—I saw her face,
    Her face it was enough for me;
    I turned about and heard her cry,
    ‘Oh misery! oh misery!’
    And there she sits, until the moon
    Through half the clear blue sky will go,
    And when the little breezes make
    The waters of the pond to shake,
    As all the country know,
    She shudders, and you hear her cry,
    ‘Oh misery! oh misery!’ ”

    XX
    ‘But what’s the Thorn? and what the pond?
    ‘And what the hill of moss to her?
    ‘And what’s the creeping breeze that comes
    ‘The little pond to stir?’
    I cannot tell; but some will say
    She hanged her baby on the tree;
    Some say she drowned it in the pond,
    Which is a little step beyond,
    But all and each agree,
    The little babe was buried there,
    Beneath that hill of moss so fair.

    XXI
    I’ve heard the scarlet moss is red
    With drops of that poor infant’s blood;
    But kill a new-born infant thus!
    I do not think she could.
    Some say, if to the pond you go,
    And fix on it a steady view,
    The shadow of a babe you trace,
    A baby and a baby’s face,
    And that it looks at you;
    Whene’er you look on it, ’tis plain
    The baby looks at you again.

    XXII
    And some had sworn an oath that she
    Should be to public justice brought;
    And for the little infant’s bones
    With spades they would have sought.
    But then the beauteous hill of moss
    Before their eyes began to stir;
    And for full fifty yards around,
    The grass it shook upon the ground;
    But all do still aver
    The little babe lies buried there,
    Beneath that hill of moss so fair.

    XXIII
    I cannot tell how this may be,
    But plain it is, the thorn is bound
    With heavy tufts of moss, that strive
    To drag it to the ground.
    And this I know, full many a time,
    When she was on the mountain high,
    By day, and in the silent night,
    When all the stars shone clear and bright,
    That I have heard her cry,
    ‘Oh misery! oh misery!
    ‘Oh woe is me! oh misery!’

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    1. IL ROVO 4)

      XVIII
      Era nebbia mista a pioggia, una bufera di pioggia,
      E non si vedeva un rifugio, un riparo,
      E che vento! Un vento, in fede mia,
      Più impetuoso di dieci venti!
      Mi guardai attorno, e credetti di scorgere
      Una roccia sporgente, e mi ci diressi
      A testa bassa, nella pioggia battente,
      Per ripararmici sotto,
      E, quant’è vero che esisto,
      Invece di una roccia sporgente
      Trovai una donna seduta per terra.

      XIX
      Non feci motto – vidi il suo volto,
      E mi bastò quello.
      Non ebbi il tempo di girarmi che udii
      Il suo grido: ‘O sventura! O sventura!’
      E là se ne sta, finché la luna
      Non è a metà della sua corsa nel cielo azzurro,
      E quando le leni brezze
      Fan tremolare lo specchio del laghetto,
      Come tutti sanno in quel luogo,
      Lei rabbrividisce e lancia il suo grido:
      ‘O sventura! O sventura!’

      XX
      ‘Ma cos’è il rovo, cos’è il laghetto,
      Cos’è per lei il monticello ricoperto di muschio?
      Cos’è la brezza che giunge furtiva
      A increspare il laghetto?’
      Non saprei dire; ma c’è chi racconta
      Che ha impiccato il suo bimbo a quell’albero
      C’è chi racconta che l’ha affogato nel laghetto
      Che è lì ad un passo,
      Ma tutti saranno d’accordo
      Che il bimbo è seppellito lì,
      Sotto il grazioso monticello ricoperto di muschio.

      XXI
      Ho udito dire che il muschio è scarlatto
      Per il sangue versato da quel povero bimbo.
      Uccidere così un bimbo appena nato!
      Si stenta a credere che abbia potuto farlo.
      Altri dicono che se ti rechi al laghetto
      E vi fissi lo sguardo,
      Scorgerai l’ombra d’un bambino,
      D’un bambino e del viso d’un bambino
      Che volge a te i suoi occhi,
      E che ogni volta che lo guardi
      Ti ricambia lo sguardo.

      XXII
      E c’è chi ha solennemente giurato
      Che debba esser condotta davanti a un tribunale,
      E chi con la vanga si sarebbe incamminato
      Per cercare le ossicine del bambino:
      Ma allora il bel monticello muschioso
      Avrebbe preso a fremere davanti ai suoi occhi,
      E per ben cinquanta iarde tutt’attorno
      Avrebbe scosso l’erba sul terreno;
      Eppure tutti son convinti
      Che il piccino è seppellito là,
      Sotto al grazioso monticello coperto di muschio.

      XIII
      Non so spiegarti come questo sia,
      So solo che il rovo è circondato
      Da grandi ciuffi di muschio, che tentano
      Di trascinarlo giù per terra.
      So solo che più d’una volta,
      Mentre lei se ne stava in cima alla montagna,
      Di giorno, o nel silenzio della notte,
      Mentre tutte le stelle luccicavano nel cielo,
      L’ho udita gridare:
      ‘O sventura! O sventura!
      O me misera! O sventura!’

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  55. I think you need this one! Please


    Who But Is Pleased To Watch The Moon On High -
    by William Wordsworth

    Who but is pleased to watch the moon on high
    Travelling where she from time to time enshrouds
    Her head, and nothing loth her Majesty
    Renounces, till among the scattered clouds
    One with its kindling edge declares that soon
    Will reappear before the uplifted eye
    A Form as bright, as beautiful a moon,
    To glide in open prospect through clear sky.
    Pity that such a promise e'er should prove
    False in the issue, that yon seeming space
    Of sky should be in truth the steadfast face
    Of a cloud flat and dense, through which must move
    (By transit not unlike man's frequent doom)
    The Wanderer lost in more determined gloom.

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  56. potrei avere la traduzione di fidelity?

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  57. per il momento metto l'originale:

    FIDELITY - WILLIAM WORDSWORTH

    A barking sound the Shepherd hears,
    A cry as of a dog or fox;
    He halts—and searches with his eyes
    Among the scattered rocks:
    And now at distance can discern
    A stirring in a brake of fern;
    And instantly a dog is seen,
    Glancing through that covert green.

    The Dog is not of mountain breed;
    Its motions, too, are wild and shy;
    With something, as the Shepherd thinks,
    Unusual in its cry:
    Nor is there any one in sight
    All round, in hollow or on height;
    Nor shout, nor whistle strikes his ear;
    What is the creature doing here?

    It was a cove, a huge recess,
    That keeps, till June, December's snow;
    A lofty precipice in front,
    A silent tarn below!
    Far in the bosom of Helvellyn,
    Remote from public road or dwelling,
    Pathway, or cultivated land;
    From trace of human foot or hand.

    There sometimes doth a leaping fish
    Send through the tarn a lonely cheer;
    The crags repeat the raven's croak,
    In symphony austere;
    Thither the rainbow comes—the cloud—
    And mists that spread the flying shroud;
    And sunbeams; and the sounding blast,
    That, if it could, would hurry past;
    But that enormous barrier holds it fast.

    Not free from boding thoughts, a while
    The Shepherd stood; then makes his way
    O'er rocks and stones, following the Dog
    As quickly as he may;
    Nor far had gone before he found
    A human skeleton on the ground;
    The appalled Discoverer with a sigh
    Looks round, to learn the history.

    From those abrupt and perilous rocks
    The Man had fallen, that place of fear!
    At length upon the Shepherd's mind
    It breaks, and all is clear:
    He instantly recalled the name,
    And who he was, and whence he came;
    Remembered, too, the very day
    On which the Traveller passed this way.

    But hear a wonder, for whose sake
    This lamentable tale I tell!
    A lasting monument of words
    This wonder merits well.
    The Dog, which still was hovering nigh,
    Repeating the same timid cry,
    This Dog, had been through three months' space
    A dweller in that savage place.

    Yes, proof was plain that, since the day
    When this ill-fated Traveller died,
    The Dog had watched about the spot,
    Or by his master's side:
    How nourished here through such long time
    He knows, who gave that love sublime;
    And gave that strength of feeling, great
    Above all human estimate!

    aggiungo la presentazione: Fidelity
    Composed 1805.—Published 1807

    [The young man whose death gave occasion to this poem was named Charles Gough, and had come early in the spring to Patterdale for the sake of angling. While attempting to cross over Helvellyn to Grasmere he slipped from a steep part of the rock where the ice was not thawed, and perished. His body was discovered as described in this poem. Walter Scott heard of the accident, and both he and I, without either of us knowing that the other had taken up the subject, each wrote a poem in admiration of the dog's fidelity. His contains a most beautiful stanza:
    "How long did'st thou think that his silence was slumber!
    When the wind waved his garment how oft did'st thou start!"
    I will add that the sentiment in the last four lines of the last stanza of my verses was uttered by a shepherd with such exactness, that a traveller, who afterwards reported his account in print, was induced to question the man whether he had read them, which he had not.—I. F.]

    One of the "Poems of Sentiment and Reflection."

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  58. Ecco la traduzione (fatta da me, quindi siate clementi):

    FEDELTA' - WILLIAM WORDSWORTH

    Il pastore ascolta un suono di latrato,
    Un grido come di cane o di volpe;
    Si ferma e cerca con lo sguardo
    Tra la distesa di rocce:
    Dapprima a distanza percepisce
    Un movimento tra le felci immobili;
    E poi ecco che scorge un cane,
    Scorrendo con lo guardo quel verde impenetrabile.

    Il cane non è di razza montanara;
    I suoi movimenti sono fin troppo selvaggi e timorosi;
    ma c’è qualcosa, pensa il pastore,
    di strano nel suo grido:
    e non si vede nessuno sul posto
    Tutto intorno, né su né giù;
    Non si ode nemmeno un richiamo, né un fischio;
    Che ci fa dunque, questa creatura qui?

    C'era una grotta, un enorme anfratto,
    Capace di mantenere, fino a giugno, la neve di dicembre;
    Un alto precipizio davanti,
    Un tranquillo laghetto più in basso!
    Lontano dal centro di Helvellyn,
    Distante dalla strada pubblica, o da case,
    Sentieri , o campi coltivati,
    O dalle tracce di presenza umana.

    A volte c'è un pesce che salta fuori dall’acqua
    Lanciando dal laghetto un applauso solitario;
    Le falesie ripetono il gracchiare del corvo,
    Austero nella sinfonia;
    Là arriva l'arcobaleno – e nuvole -
    E nebbie che diffondono un velo fluttuante;
    E raggi di sole, ed esplosioni rumorose,
    Che, se potessero, passerebbero velocemente;
    Ma quell’enorme barriera li trattiene con forza.

    Provando un senso di timore, per un attimo
    Il pastore rimane fermo, poi si fa strada
    Sopra rocce e pietre, seguendo il cane
    Più in fretta che può;
    Non era andato molto lontano che trova
    Lo scheletro di un uomo adagiato a terra;
    Inorridito per la scoperta, con un sospiro
    Si guarda intorno, alla ricerca di una spiegazione.

    Da quelle rocce ripide e pericolose
    L'uomo era precipitato, che luogo pauroso!
    Poi la mente del pastore
    Si illumina, ed è tutto chiaro:
    In un attimo si ricorda il nome,
    E chi era, e da dove proveniva;
    Ricorda persino il giorno esatto
    in cui il viaggiatore aveva percorso questo cammino.

    Ma ascolta la meraviglia, per amore della quale
    Questo pietoso racconto sto narrando!
    Un monumento imperituro di parole
    Questa meraviglia merita giustamente.
    Il cane, che ancora indugiava lì vicino,
    Ripetendo lo stesso timido grido,
    Questo cane aveva abitato per tre mesi
    in quel posto selvaggio.

    Sì, era evidente che dal giorno
    Della morte di questo sfortunato viaggiatore,
    Il cane aveva vigilato sul posto,
    A fianco del suo padrone:
    Come si sia nutrito qui per così tanto tempo
    Lo sa solo lui, che ha offerto quell’amore supremo;
    E ha dato quella forza di sentimento, superiore
    Ad ogni umana valutazione.

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  65. Considerata una delle composizioni più belle di sempre, Lucy Gray fa parte delle Lyrical Ballads.

    LUCY GRAY (OR, SOLITUDE) - WILLIAM WORDSWORTH 1799

    Oft I had heard of Lucy Gray,
    And when I crossed the Wild,
    I chanced to see at break of day
    The solitary Child.

    No Mate, no comrade Lucy knew;
    She dwelt on a wide Moor,
    The sweetest Thing that ever grew
    Beside a human door!

    You yet may spy the Fawn at play,
    The Hare upon the Green;
    But the sweet face of Lucy Gray
    Will never more be seen.

    "To-night will be a stormy night,
    You to The town must go,
    And take a lantern, Child, to light
    Your Mother thro' the snow."

    "That, Father! will I gladly do:
    'Tis scarcely afternoon--
    The Minster-clock has just struck two,
    And yonder is the Moon!"

    At this the Father raised his hook
    And snapped a faggot-band;
    He plied his work; and Lucy took
    The lantern in her hand.

    Not blither is the mountain roe,
    With many a wanton stroke
    Her feet disperse the powd'ry snow,
    That rises up like smoke.

    The storm came on before its time,
    She wandered up and down;
    And many a hill did Lucy climb:
    But never reached the Town.

    The wretched Parents all that night
    Went shouting far and wide;
    But there was neither sound nor sight
    To serve them for a guide.

    At day-break on a hill they stood
    That overlooked the Moor;
    And thence they saw the Bridge of Wood,
    A furlong from their door.

    And now they homeward turned, and cried
    "In Heaven we all shall meet;"
    When in the snow the Mother spied
    The print of Lucy's feet.

    Then downward from the steep hill's edge
    They tracked the footmarks small;
    And through the broken hawthorn-hedge,
    And by the long stone-wall;

    And then an open field they crossed,
    The marks were still the same;
    They tracked them on, nor ever lost;
    And to the Bridge they came.

    They followed from the snowy bank
    The footmarks, one by one,
    Into the middle of the plank,
    And further there were none.

    Yet some maintain that to this day
    She is a living Child,
    That you may see sweet Lucy Gray
    Upon the lonesome Wild.

    O'er rough and smooth she trips along,
    And never looks behind;
    And sings a solitary song
    That whistles in the wind.

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    1. LUCY GRAY (ovvero, La Solitudine) - WILLIAM WORDSWORTH 1799

      Avevo spesso sentito parlare di Lucy Gray,
      e quando attraversai la landa deserta
      mi capitò di vedere, all'alba
      la ragazza solitaria.

      Lucy non aveva compagni né amici;
      abitava in una brughiera selvaggia,
      ed era la cosa più soave cresciuta
      in una dimora umana.

      E' ancora possibile scorgere il cerbiatto
      che gioca, la lepre sul prato;
      ma il dolce viso di Lucy Gray
      non lo vedremo mai più.

      "Questa notte sarà una notte di bufera,
      devi andare in città,
      prendi, bimba, una lanterna per far luce
      a tua madre sotto la neve."

      "Certo, Padre, lo farò volentieri;
      è quasi pomeriggio--
      l'orologio della chiesa ha appena suonato le due,
      e la luna è laggiù."

      Quindi il padre alzò il falcetto
      e staccò una corda per legare fascine;
      si concentrò sul lavoro, e Lucy
      prese la lanterna in mano.

      Il capriolo sulla montagna non potrebbe
      essere più gioioso, e i suoi piedi spensierati
      disperdono la neve farinosa
      che si solleva come fumo.

      La bufera giunse anzitempo;
      Lei vagava su e giù,
      risalì Lucy più di una collina,
      ma non arrivò mai in città.

      Gli sfortunati genitori tutta la notte
      andarono ovunque gridando,
      ma non c'erano suoni o rumori
      che potessero guidarli.

      All'alba giunsero ad una collina
      che sovrastava la brughiera,
      e da lì videro il ponte di legno
      a duecento metri da casa.

      Tornarono allora verso casa, e piangevano:
      "Ci incontreremo tutti in Paradiso"
      quando nella neve la madre scorse
      l'orma lasciata dal piede di Lucy.

      Quindi, giù dalla cima del colle,
      seguirono le piccole impronte,
      Attraverso i varchi nella siepe di biancospino
      e accanto al lungo muro di pietra;

      e attraversarono poi un campo aperto,
      le impronte erano sempre le stesse;
      continuarono a seguirle, senza perderle,
      e giunsero al ponte.

      Dall'argine coperto di neve seguirono
      le orme, una ad una,
      sino a metà della passerella,
      ma oltre quel punto sparivano.

      Eppure qualcuno sostiene che d'allora
      la bambina vive:
      che puoi vedere la dolce Lucy Gray
      lungo la valle triste e selvaggia.

      Va saltellando su terreni lisci o accidentati
      senza mai voltarsi indietro;
      e canta una canzone solitaria
      che se ne va come un sibilo nel vento.

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    2. Lucy Gray fa parte delle poesie dedicate all'infanzia, o meglio, a bambini deceduti. Morire in giovanissima età era purtroppo frequente, quasi un fatto normale. Ma questo nulla toglie al dolore, e alla tenerezza.

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    3. guest p.s.21/09/13, 08:59

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  67. Come Blake, Wordsworth era indignato contro lo sfruttamento del lavoro minorile. Il ragazzino descritto nella poesia è invecchiato precocemente, avvilito nell'anima e destinato purtroppo a diventare un adulto limitato e passivo.

    BOY OF INDUSTRY - WILLIAM WORDSWORTH
    (From The Parsonage, Book Eight, The Excursion)

    His raiment, whitened o'er with cotton-flakes
    Or locks of wool, announces whence he comes.
    Creeping his gait and cowering, his lip pale,
    His respiration quick and audible;
    And scarcely could you fancy that a gleam
    Could break from out those languid eyes, or a blush
    Mantle upon his cheek. Is this the form,
    Is that the countenance, and such the port,
    Of no mean Being? One who should be clothed
    With dignity befitting his proud hope;
    Who, in his very childhood, should appear
    Sublime from present purity and joy!
    The limbs increase; but liberty of mind
    Is gone for ever; and this organic frame,
    So joyful in its motions, is become
    Dull, to the joy of her own motions dead;
    And even the touch, so exquisitely poured
    Through the whole body, with a languid will
    Performs its functions; rarely competent
    To impress a vivid feeling on the mind
    Of what there is delightful in the breeze,
    The gentle visitations of the sun,
    Or lapse of liquid element--by hand,
    Or foot, or lip, in summer's warmth--perceived.
    Can hope look forward to a manhood raised
    On such foundations?"


    IL RAGAZZO DELL'INDUSTRIA - WILLIAM WORDSWORTH

    Il suo abito, imbiancato dai fiocchi di cotone
    O i bioccoli di lana, denuncia da dove viene;
    Egli trascina il passo, tremante, le labbra pallide,
    Il respiro affannoso e percepibile;
    E sembra che mai quegli occhi stanchi possano scintillare
    O quelle guance prendere colorito.
    E’ questo il contegno, l’aspetto, il portamento
    Di un essere non vile? Che dovrebbe essere vestito
    Con la dignità adatta alla sua orgogliosa speranza,
    Che proprio nell’infanzia dovrebbe apparire
    Sublime per la purezza e gioia!
    Il corpo si sviluppa; ma la libertà dello spirito
    E’persa per sempre, e la sua corporatura
    Così gioiosa nei suoi movimenti, è diventata
    Ottusa, per il trionfo dei suoi movimenti morti;
    E anche il tatto, così squisitamente riversato
    Attraverso tutto il corpo, con una languida volontà
    Svolge le sue funzioni; raramente competente
    Per imprimere un sentimento vivido nella mente
    Di che cosa vi sia di delizioso nella brezza,
    Le carezze gentili del sole,
    O decadenza di elemento liquido – con la mano,
    O il piede, o labbra, nel calore dell'estate – percepita.
    Come si può sperare in un’umanità cresciuta
    Su tali fondamenta?

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    1. Adam, Cork21/09/13, 08:52

      No words! Thanks a lot for your courtesy

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  68. Rules of life, the love that you have to do something with someone other than your significant other relationship know that you got hurt too.

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  69. Hi, of course this article is actuallу gooԁ and I have learned lot of things fгom it rеgarding blogging. thanks.

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  70. oggi Wordsworth ha raggiunto 15.000 visualizzazioni!

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  71. William e Dorothy Wordsworth arrivarono nel 1803 a Roslin, in Scozia (ora più nota come Rosslyn grazie al Codice da Vinci di Dan Brown).
    All’epoca la Cappella giaceva abbandonata e in rovina, tuttavia entrambi rimasero meravigliati dall’imprevista bellezza degli interni. Dorothy scrisse nel suo diario: “La pietra del tetto e dei muri è scolpita con fiori e foglie, così delicatamente cesellati che avrei potuto restare ad ammirarli per ore. Alcuni di questi fiori, e foglie, erano dipinti perfettamente di verde, e il prodotto naturale e quello artificiale erano così intrecciati che, in un primo momento, non fu facile distinguere le piante vive dalle altre, essendo tutte della medesima gradazione di verde.”
    Suo fratello William affrontò il medesimo argomento nel 1831, con questo sonetto:

    COMPOSED IN ROSLIN CHAPEL DURING A STORM - WW
    (from Yarrow Revisited, and Other poems composed during a Tour in Scotland)

    The wind is now thy organist;--a clank
    (We know not whence) ministers for a bell
    To mark some change of service. As the swell
    Of music reached its height, and even when sank
    The notes, in prelude, ROSLIN! to a blank
    Of silence, how it thrilled thy sumptuous roof,
    Pillars, and arches,--not in vain time-proof,
    Though Christian rites be wanting! From what bank
    Came those live herbs? by what hand were they sown
    Where dew falls not, where rain-drops seem unknown?
    Yet in the Temple they a friendly niche
    Share with their sculptured fellows, that, green-grown,
    Copy their beauty more and more, and preach,
    Though mute, of all things blending into one.

    Il vento è ora l’organista. Un metallico suono di campana
    (non sappiamo da dove proviene) sembra invitare
    gli officianti a qualche cambiamento di servizio.
    Così come l’innalzarsi della musica raggiunse il suo apice,
    così pure il precipitare delle note del preludio,
    o Roslin, nel silenzio più profondo
    fece vibrare d’emozione il tuo tetto sontuoso,
    e i pilastri, e gli archi, costruiti non invano
    per l’eternità, seppure privati dei riti cristiani.
    Da quale posto arrivarono queste vive erbe?
    Da quale mano furono seminate qui, dove la rugiada
    non cade, e le gocce di pioggia sembrano sconosciute?
    Eppure nel tempio esse condividono una nicchia
    amichevole con i loro compagni scolpiti, che
    cresciuti verdeggianti, imitano la loro bellezza
    ancora e ancora, e predicano sia pure in silenzio,
    che tutte le cose si fondono in una sola.

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  72. danke Ihnen so sehr für dieses exzellente Forschung - KayUwe

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  73. regalo di Natale:

    CHRISTMAS MINSTRELSY - WILLIAM WORDSWORTH

    The minstrels played their Christmas tune
    To-night beneath my cottage eaves;
    While smitten by a lofty moon,
    The encircling laurels thick with leaves,
    Gave back a rich and dazzling sheen,
    That overpowered their natural green.

    Through hill and valley every breeze
    Had sunk to rest with folded wings:
    Keen was the air, but could not freeze
    Nor check the music of the strings;
    So stout and hardy were the band
    That scraped the chords with strenuous hand.

    And who but listened?--till was paid
    Respect to every inmate's claim,
    The greeting given, the music played
    In honor of each household name,
    Duly pronounced with lusty call,
    And a merry Christmas wished to all.

    O Brother! I revere the choice
    That took thee from thy native hills;
    And it is given thee to rejoice:
    Though public care full often tills
    (Heaven only witness of the toil)
    A barren and ungrateful soil.

    Yet would that thou, with me and mine,
    Hadst heard this never-failing rite;
    And seen on other faces shine
    A true revival of the light
    Which nature, and these rustic powers,
    In simple childhood, spread through ours!

    For pleasure hath not ceased to wait
    On these expected annual rounds,
    Whether the rich man's sumptuous gate
    Call forth the unelaborate sounds,
    Or they are offered at the door
    That guard the lowliest of the poor.

    How touching, when at midnight sweep
    Snow-muffled winds, and all is dark,
    To hear--and sink again in sleep!
    Or at an earlier call, to mark,
    By blazing fire, the still suspense
    Of self-complacent innocence;

    The mutual nod--the grave disguise
    Of hearts with gladness brimming o'er,
    And some unhidden tears that rise
    For names once heard, and heard no more;
    Tears brightened by the serenade
    For infant in the cradle laid!

    Ah! not for emerald fields alone,
    With ambient streams more pure and bright
    Than fabled Cytherea's zone
    Glittering before the Thunderer's sight,
    Is to my heart of hearts endeared,
    The ground where we were born and reared!

    Hail, ancient manners! sure defence,
    Where they survive, of wholesome laws:
    Remnants of love whose modest sense
    Thus into narrow room withdraws;
    Hail, usages of pristine mould,
    And ye that guard them, Mountains old!

    Bear with me, Brother! quench the thought
    That slights this passion or condemns;
    If thee fond fancy ever brought
    From the proud margin of the Thames,
    And Lambeth's venerable towers,
    To humble streams and greener bowers.

    Yes, they can make, who fail to find
    Short leisure even in busiest days,
    Moments to cast a look behind,
    And profit by those kindly rays
    That through the clouds do sometimes steal,
    And all the far-off past reveal.

    Hence, while the imperial city's din
    Beats frequent on thy satiate ear,
    A pleased attention I may win
    To agitations less severe,
    That neither overwhelm nor cloy,
    But fill the hollow vale with joy!

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    1. I MUSICANTI DI NATALE – WILLIAM WORDSWORTH
      Al Reverendo Dr. Wordsworth (trad, Edoardo Zuccato)

      Suonavano nenie natalizie
      stanotte sotto casa mia
      mentre la luna maestosa
      colpiva l’alloro rigoglioso
      facendolo brillare di bagliori
      più ricchi del verde naturale.

      Aveva chiuso le ali la brezza
      e riposava su valli e colline;
      tagliente l’aria, ma non gelava
      né fermava quei musicanti:
      era tenace e forte la banda
      che con mano ferma suonava.

      Ascoltavano tutti, e ad ognuno
      fu reso l’omaggio dovuto:
      risuonò la musica e poi i saluti
      alla famiglia: uno alla volta
      ci chiamarono con calore,
      e poi a tutti “buon Natale”.
      Onoro la scelta, fratello mio,
      che ti staccò dai colli nativi;
      e adesso tu puoi gioire
      anche se spesso i pubblici uffici
      (solo il Cielo sa la fatica)
      sono terre aride e ingrate.

      Eppure vorrei che tu, con noi tutti,
      avessi udito questo rituale
      e avessi visto sui volti brillare
      di nuovo la luce che nell’infanzia
      la Natura e la sapienza rustica
      accendevano sempre sul nostro.

      Perché in queste ricorrenze
      non è mai mancato il piacere,
      sia alla porta sontuosa del ricco
      in cerca di suoni spontanei,
      sia che questi si offrano all’uscio
      che ripara l’ultimo dei poveri.

      E’ commovente sentirli nel cuore
      della notte, con un vento sordo di neve
      e poi ricadere profondi nel sonno.
      O se giungono prima, osservare
      al camino la trepida attesa
      dell’innocenza compiaciuta,
      gli ammiccamenti la maschera seria
      dei cuori che scoppiano d’allegria,
      e lacrime che accompagnano nomi
      da lungo tempo impronunciati,
      lacrime limpide, adesso, nel canto
      per un bimbo nella culla.

      Non è solo per i campi verdissimi
      e i ruscelli più scintillanti
      e puri del cinto di Venere
      agli occhi di Giove
      che nel profondo ho cara la terra
      dove nascemmo e crescemmo.

      Salute a voi, Costumi antichi!
      Sicura difesa di leggi sane,
      reliquie d’amore la cui modestia
      si raccoglie in piccole stanze.
      Salute a voi, originarie Usanze,
      e a voi, vecchi monti, che le curate.

      Fratello, seguimi, lascia i pensieri
      sprezzanti per questa passione
      se la calda fantasia mai ti portò
      dalle sponde superbe del Tamigi
      e dalle torri onorate di Lambeth
      verso ruscelli e luoghi più verdi.

      Sì, tutto ciò può dare sollievo
      anche in giorni frenetici a quelli
      che non trovano il tempo di guardare
      indietro cogliendo i raggi benigni
      che tra le nuvole filtrano a volte
      svelando il passato più oscuro.
      Mentre i suoni della Città imperiale
      ti percuotono l’orecchio sazio
      avrò forse la tua attenzione
      per argomenti meno solenni,
      non stucchevoli né angoscianti
      ma che di gioia colmano la valle.

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  82. ciao ho bisogno di un aiuto, io sto facendo una tesina sull'architettura organica di Frank Wright e per inglese ho inserito Wordsworth e la sua visione della natura potresti consigliarmi una poesia da inserire che c'entri anche con l'architettura??
    grazie

    RispondiElimina
    Risposte

    1. Rosarita09/05/14 06:53
      Ciao, credo che l'unica adatta sia la Tintern Abbey anche se molto lunga, ma aggiungi anche il brano del diario della sorella Dorothy relativo alla stessa visita. Trovi tutto più indietro, anche la foto dell'abbazia, e del depliant.

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  83. ciao! ho trovato questa poesia di wordsworth ma vorrei sapere la traduzione ( non la trovo da nessuna parte) sapreste aiutarmi? Grazie

    "YES, IT WAS THE MOUNTAIN ECHO"

    YES, it was the mountain Echo,
    Solitary, clear, profound,
    Answering to the shouting Cuckoo,
    Giving to her sound for sound!

    Unsolicited reply
    To a babbling wanderer sent;
    Like her ordinary cry,
    Like--but oh, how different!

    Hears not also mortal Life?
    Hear not we, unthinking Creatures! 10
    Slaves of folly, love, or strife--
    Voices of two different natures?

    Have not 'we' too?--yes, we have
    Answers, and we know not whence;
    Echoes from beyond the grave,
    Recognised intelligence!

    Such rebounds our inward ear
    Catches sometimes from afar--
    Listen, ponder, hold them dear;
    For of God,--of God they are.

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    Risposte
    1. ci provo io:

      L'ECO DELLA MONTAGNA - WILLIAM WORDSWORTH

      Sì, era l'eco della montagna,
      Solitaria, chiara, profonda,
      A rispondere al richiamo del cuculo,
      che le rimandava tono su tono!

      Risposta non richiesta
      inviata ad un vagabondo balbuziente;
      Come il suo grido comune,
      Come...ma oh, quanto diverso!

      Non ascolta forse anche la vita mortale?
      Non ascoltiamo noi, stupide creature!
      Schiavi di follia, amore, o conflitti -
      Voci di due nature diverse?

      Non abbiamo forse troppo? Certo che abbiamo
      Le risposte, ma non sappiamo dove;
      Echi dalla tomba,
      Intelligenza riconosciuta!

      Così ripiomba nel nostro orecchio
      Le catture a volte da lontano -
      Ascolta, rifletti, custodiscile;
      Fallo per Dio, sono di Dio.

      Elimina
  84. siete bravi! mi potreste procurare Laodamia? grazie

    RispondiElimina
  85. LAODAMIA - WILLIAM WORDSWORTH (1/3)

    "With sacrifice before the rising morn
    Vows have I made by fruitless hope inspired;
    And from the infernal Gods, 'mid shades forlorn
    Of night, my slaughtered Lord have I required:
    Celestial pity I again implore;—
    Restore him to my sight—great Jove, restore!"

    So speaking, and by fervent love endowed
    With faith, the Suppliant heavenward lifts her hands;
    While, like the sun emerging from a cloud,
    Her countenance brightens—and her eye expands;
    Her bosom heaves and spreads, her stature grows;
    As she expects the issue in repose.

    O terror! what hath she perceived?—O joy!
    What doth she look on?—whom doth she behold?
    Her Hero slain upon the beach of Troy?
    His vital presence? his corporeal mould?
    It is—if sense deceive her not—'tis He!
    And a God leads him, wingèd Mercury!

    Mild Hermes spake—and touched her with his wand
    That calms all fear; "Such grace hath crowned thy prayer,
    Laodamía! that at Jove's command
    Thy husband walks the paths of upper air:
    He comes to tarry with thee three hours' space;
    Accept the gift, behold him face to face!"

    Forth sprang the impassioned Queen her Lord to clasp;
    Again that consummation she essayed;
    But unsubstantial Form eludes her grasp
    As often as that eager grasp was made.
    The Phantom parts—but parts to re-unite,
    And re-assume his place before her sight.

    "Protesiláus, lo! thy guide is gone!
    Confirm, I pray, the vision with thy voice:
    This is our palace,—yonder is thy throne;
    Speak, and the floor thou tread'st on will rejoice.
    Not to appal me have the gods bestowed
    This precious boon; and blest a sad abode."

    "Great Jove, Laodamía! doth not leave
    His gifts imperfect:—Spectre though I be,
    I am not sent to scare thee or deceive;
    But in reward of thy fidelity.
    And something also did my worth obtain;
    For fearless virtue bringeth boundless gain.

    "Thou knowest, the Delphic oracle foretold
    That the first Greek who touched the Trojan strand
    Should die; but me the threat could not withhold:
    A generous cause a victim did demand;
    And forth I leapt upon the sandy plain;
    A self-devoted chief—by Hector slain."

    "Supreme of Heroes—bravest, noblest, best!
    Thy matchless courage I bewail no more,
    Which then, when tens of thousands were deprest
    By doubt, propelled thee to the fatal shore;
    Thou found'st—and I forgive thee—here thou art—
    A nobler counsellor than my poor heart.

    "But thou, though capable of sternest deed,
    Wert kind as resolute, and good as brave;
    And he, whose power restores thee, hath decreed
    Thou should'st elude the malice of the grave:
    Redundant are thy locks, thy lips as fair
    As when their breath enriched Thessalian air.

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    1. LAODAMIA - WILLIAM WORDSWORTH (2/3)

      "No spectre greets me,—no vain Shadow this;
      Come, blooming Hero, place thee by my side!
      Give, on this well-known couch, one nuptial kiss
      To me, this day a second time thy bride!"
      Jove frowned in heaven: the conscious Parcæ threw
      Upon those roseate lips a Stygian hue.

      "This visage tells thee that my doom is past:
      Nor should the change be mourned, even if the joys
      Of sense were able to return as fast
      And surely as they vanish. Earth destroys
      Those raptures duly—-Erebus disdains:
      Calm pleasures there abide—majestic pains.

      "Be taught, O faithful Consort, to control
      Rebellious passion: for the Gods approve
      The depth, and not the tumult, of the soul;
      A fervent, not ungovernable love.
      Thy transports moderate; and meekly mourn
      When I depart, for brief is my sojourn—"

      "Ah wherefore?—Did not Hercules by force
      Wrest from the guardian monster of the tomb
      Alcestis, a reanimated corse,
      Given back to dwell on earth in vernal bloom?
      Medea's spells dispersed the weight of years,
      And Æson stood a youth 'mid youthful peers.

      "The Gods to us are merciful—and they
      Yet further may relent: for mightier far
      Than strength of nerve and sinew, or the sway
      Of magic potent over sun and star,
      Is love, though oft to agony distrest,
      And though his favourite seat be feeble woman's breast.

      "But if thou goest, I follow—" "Peace!" he said,—
      She looked upon him and was calmed and cheered;
      The ghastly colour from his lips had fled;
      In his deportment, shape, and mien, appeared
      Elysian beauty, melancholy grace,
      Brought from a pensive though a happy place.

      He spake of love, such love as Spirits feel
      In worlds whose course is equable and pure;
      No fears to beat away—no strife to heal—
      The past unsighed for, and the future sure;
      Spake of heroic arts in graver mood
      Revived, with finer harmony pursued;

      Of all that is most beauteous—imaged there
      In happier beauty; more pellucid streams,
      An ampler ether, a diviner air,
      And fields invested with purpureal gleams;
      Climes which the sun, who sheds the brightest day
      Earth knows, is all unworthy to survey.

      Yet there the Soul shall enter which hath earned
      That privilege by virtue.—"Ill," said he,
      "The end of man's existence I discerned,
      Who from ignoble games and revelry
      Could draw, when we had parted, vain delight,
      While tears were thy best pastime, day and night;

      "And while my youthful peers before my eyes
      (Each hero following his peculiar bent)
      Prepared themselves for glorious enterprise
      By martial sports,—or, seated in the tent,
      Chieftains and kings in council were detained;
      What time the fleet at Aulis lay enchained.

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    2. LAODAMIA - WILLIAM WORDSWORTH (3/3)

      "The wished-for wind was given:—I then revolved
      The oracle, upon the silent sea;
      And, if no worthier led the way, resolved
      That, of a thousand vessels, mine should be
      The foremost prow in pressing to the strand,—
      Mine the first blood that tinged the Trojan sand.

      "Yet bitter, oft-times bitter, was the pang
      When of thy loss I thought, belovèd Wife!
      On thee too fondly did my memory hang,
      And on the joys we shared in mortal life,—
      The paths which we had trod—these fountains, flowers:
      My new-planned cities, and unfinished towers.

      "But should suspense permit the Foe to cry,
      'Behold they tremble!—haughty their array,
      Yet of their numbers no one dares to die?'
      In soul I swept the indignity away:
      Old frailties then recurred:—but lofty thought,
      In act embodied, my deliverance wrought.

      "And Thou, though strong in love, art all too weak
      In reason, in self-government too slow;
      I counsel thee by fortitude to seek
      Our blest re-union in the shades below.
      The invisible world with thee hath sympathised;
      Be thy affections raised and solemnised.

      "Learn, by a mortal yearning, to ascend—
      Seeking a higher object. Love was given,
      Encouraged, sanctioned, chiefly for that end;
      For this the passion to excess was driven—
      That self might be annulled: her bondage prove
      The fetters of a dream opposed to love.—

      Aloud she shrieked! for Hermes re-appears!
      Round the dear Shade she would have clung—'tis vain:
      The hours are past—too brief had they been years;
      And him no mortal effort can detain:
      Swift, toward the realms that know not earthly day,
      He through the portal takes his silent way,
      And on the palace-floor a lifeless corse She lay.

      Thus, all in vain exhorted and reproved,
      She perished; and, as for a wilful crime,
      By the just Gods whom no weak pity moved,
      Was doomed to wear out her appointed time,
      Apart from happy Ghosts, that gather flowers
      Of blissful quiet 'mid unfading bowers.

      —Yet tears to human suffering are due;
      And mortal hopes defeated and o'erthrown
      Are mourned by man, and not by man alone,
      As fondly he believes.—Upon the side
      Of Hellespont (such faith was entertained)
      A knot of spiry trees for ages grew
      From out the tomb of him for whom she died;
      And ever, when such stature they had gained
      That Ilium's walls were subject to their view,
      The trees' tall summits withered at the sight;
      A constant interchange of growth and blight!

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    3. Laodamia was the wife of Protesilaus, a Thessalian king, who sailed with the Greeks against Troy. He was the first to land on the Trojan shore, and in accordance with the Delphic oracle, was slain by Hector. His wife showed such constancy in her grief that the gods allowed Protesilaus to revisit her under the guidance of Hermes. When her husband was recalled to the Lower World, she died of her misery. Pliny in his Natural History says that opposite Ilium and close to the Hellespont there was to that day on Protesilaus' tomb, trees, which ever as soon as they had grown high enough to have Ilium in view, withered away and again shot up. "The incident of the trees growing and withering," says Wordsworth, "put the subject into my thoughts, and I wrote with the hope of giving it a loftier tone than, so far as I know, has been given to it by any of the Ancients who have treated of it. It cost me more trouble than almost anything of equal length I have ever written." In the first form of the poem, Laodamia was dismissed to Elysium.

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    4. I could not resist commenting. Exceptionally well written!

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  86. However, knowing how your equipment works will help you get the most from the features so you can take more impressive photos. These can help to input ideas, topics and superb images all year long. In the course of the extremely very first World War aerial photography was typically deployed by a lot of aviators as an example Fred Zinn for example in notable battles as an example that in Neuve Chapelle.

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  87. Oklahoma City A.25/07/14, 16:15

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  89. sei il maggio esperto di Wordsworth sul web, grazie per le traduzioni e per i commenti

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  90. REA Cincinnati28/08/14, 10:50

    Excellent way of describing, and good piece of writing to obtain information regarding my presentation subject, which i am going to present in college.

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  91. ROB ROY'S GRAVE - WILLIAM WORDSWORTH 1/3

    A Famous man is Robin Hood,
    The English ballad-singer's joy!
    And Scotland has a thief as good,
    An outlaw of as daring mood;

    She has her brave ROB ROY!
    Then clear the weeds from off his Grave,
    And let us chant a passing stave,
    In honour of that Hero brave!

    Heaven gave Rob Roy a dauntless heart
    And wondrous length and strength of arm:
    Nor craved he more to quell his foes,
    Or keep his friends from harm.

    Yet was Rob Roy as wise as brave;
    Forgive me if the phrase be strong;--
    A Poet worthy of Rob Roy
    Must scorn a timid song.

    Say, then, that he was 'wise' as brave;
    As wise in thought as bold in deed:
    For in the principles of things
    'He' sought his moral creed.

    Said generous Rob, 'What need of books?
    Burn all the statutes and their shelves:
    They stir us up against our kind;
    And worse, against ourselves.

    'We have a passion--make a law,
    Too false to guide us or control!
    And for the law itself we fight
    In bitterness of soul.

    'And, puzzled, blinded thus, we lose
    Distinctions that are plain and few:
    These find I graven on my heart:
    'That' tells me what to do.

    'The creatures see of flood and field,
    And those that travel on the wind!
    With them no strife can last; they live
    In peace, and peace of mind.

    'For why?--because the good old rule
    Sufficeth them, the simple plan,
    That they should take, who have the power,
    And they should keep who can.

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    1. ROB ROY'S GRAVE - WILLIAM WORDSWORTH 2/3

      'A lesson that is quickly learned,
      A signal this which all can see!
      Thus nothing here provokes the strong
      To wanton cruelty.

      'All freakishness of mind is checked;
      He tamed, who foolishly aspires;
      While to the measure of his might
      Each fashions his desires.

      'All kinds, and creatures, stand and fall
      By strength of prowess or of wit:
      'Tis God's appointment who must sway,
      And who is to submit.

      'Since, then, the rule of right is plain,
      And longest life is but a day;
      To have my ends, maintain my rights,
      I'll take the shortest way.'

      And thus among these rocks he lived,
      Through summer heat and winter snow:
      The Eagle, he was lord above,
      And Rob was lord below.

      So was it--'would', at least, have been
      But through untowardness of fate;
      For Polity was then too strong--
      He came an age too late;

      Or shall we say an age too soon?
      For, were the bold Man living 'now',
      How might he flourish in his pride,
      With buds on every bough!

      Then rents and factors, rights of chase,
      Sheriffs, and lairds and their domains,
      Would all have seemed but paltry things,
      Not worth a moment's pains.

      Rob Roy had never lingered here,
      To these few meagre Vales confined;
      But thought how wide the world, the times
      How fairly to his mind!

      And to his Sword he would have said,
      Do Thou my sovereign will enact
      From land to land through half the earth!
      Judge thou of law and fact!

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    2. ROB ROY'S GRAVE - WILLIAM WORDSWORTH 3/3

      ''Tis fit that we should do our part,
      Becoming, that mankind should learn
      That we are not to be surpassed
      In fatherly concern.

      'Of old things all are over old,
      Of good things none are good enough:--
      We'll show that we can help to frame
      A world of other stuff.

      'I, too, will have my kings that take
      From me the sign of life and death:
      Kingdoms shall shift about, like clouds,
      Obedient to my breath.'

      And, if the word had been fulfilled,
      As 'might' have been, then, thought of joy!
      France would have had her present Boast,
      And we our own Rob Roy!

      Oh! say not so; compare them not;
      I would not wrong thee, Champion brave!
      Would wrong thee nowhere; least of all
      Here standing by thy grave.

      For Thou, although with some wild thoughts,
      Wild Chieftain of a savage Clan!
      Hadst this to boast of; thou didst love
      The 'liberty' of man.

      And, had it been thy lot to live
      With us who now behold the light,
      Thou would'st have nobly stirred thyself,
      And battled for the Right.

      For thou wert still the poor man's stay,
      The poor man's heart, the poor man's hand;
      And all the oppressed, who wanted strength,
      Had thine at their command.

      Bear witness many a pensive sigh
      Of thoughtful Herdsman when he strays
      Alone upon Loch Veol's heights,
      And by Loch Lomond's braes!

      And, far and near, through vale and hill,
      Are faces that attest the same;
      The proud heart flashing through the eyes,
      At sound of ROB ROY'S name.

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    3. The history of Rob Roy is sufficiently known: his grave is near the head of Loch Ketterine, in one of those small pinfold-like burial-grounds, of neglected and desolate appearance,which the traveller meets in The Highlands of Scotland. Wordsworth wrote a poem called "Rob Roy's Grave" during a visit to Scotland. The 1803 tour was documented by his sister Dorothy in Recollections of a Tour Made in Scotland. The editor of the book changed the place of burial to the present location.

      (La storia di Rob Roy è sufficientemente conosciuta : la sua tomba si trova in cima al Loch Ketterine , in uno di quelle piccoli sepolcreti recintati, di aspetto trascurato e desolato, che il viaggiatore incontra nelle Highlands della Scozia. Wordsworth ha scritto questa poesia, dedicata alla tomba di Rob Roy, nel corso di una visita in Scozia. Il viaggio, del 1803, è stato documentato da sua sorella Dorothy in "Ricordi di un viaggio in Scozia". L'editore del libro ha cambiato il luogo di sepoltura nella posizione attuale .

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  92. LUCY
    by: William Wordsworth (1770-1850)

    I.

    STRANGE fits of passion have I known:
    And I will dare to tell,
    But in the lover's ear alone,
    What once to me befell.

    When she I loved look'd every day
    Fresh as a rose in June,
    I to her cottage bent my way,
    Beneath an evening moon.

    Upon the moon I fix'd my eye,
    All over the wide lea;
    With quickening pace my horse drew nigh
    Those paths so dear to me.

    And now we reach'd the orchard-plot;
    And, as we climb'd the hill,
    The sinking moon to Lucy's cot
    Came near and nearer still.

    In one of those sweet dreams I slept,
    Kind Nature's gentlest boon!
    And all the while my eyes I kept
    On the descending moon.

    My horse moved on; hoof after hoof
    He raised, and never stopp'd:
    When down behind the cottage roof,
    At once, the bright moon dropp'd.

    What fond and wayward thoughts will slide
    Into a lover's head!
    'O mercy!' to myself I cried,
    'If Lucy should be dead!'

    II.

    SHE dwelt among the untrodden ways
    Beside the springs of Dove,
    A Maid whom there were none to praise
    And very few to love:

    A violet by a mossy stone
    Half hidden from the eye!
    Fair as a star, when only one
    Is shining in the sky.

    She lived unknown, and few could know
    When Lucy ceased to be;
    But she is in her grave, and oh,
    The difference to me!

    III.

    I TRAVELL'D among unknown men,
    In lands beyond the sea;
    Nor, England! did I know till then
    What love I bore to thee.

    'Tis past, that melancholy dream!
    Nor will I quit thy shore
    A second time; for still I seem
    To love thee more and more.

    Among the mountains did I feel
    The joy of my desire;
    And she I cherish'd turn'd her wheel
    Beside an English fire.

    Thy mornings show'd, thy nights conceal'd,
    The bowers where Lucy play'd;
    And thine too is the last green field
    That Lucy's eyes survey'd.

    IV.

    THREE years she grew in sun and shower;
    Then Nature said, 'A lovelier flower
    On earth was never sown;
    This child I to myself will take;
    She shall be mine, and I will make
    A lady of my own.

    'Myself will to my darling be
    Both law and impulse; and with me
    The girl, in rock and plain,
    In earth and heaven, in glade and bower,
    Shall feel an overseeing power
    To kindle or restrain.

    'She shall be sportive as the fawn
    That wild with glee across the lawn
    Or up the mountain springs;
    And hers shall be the breathing balm,
    And hers the silence and the calm
    Of mute insensate things.

    'The floating clouds their state shall lend
    To her; for her the willow bend;
    Nor shall she fail to see
    Even in the motions of the storm
    Grace that shall mould the maiden's form
    By silent sympathy.

    'The stars of midnight shall be dear
    To her; and she shall lean her ear
    In many a secret place
    Where rivulets dance their wayward round,
    And beauty born of murmuring sound
    Shall pass into her face.

    'And vital feelings of delight
    Shall rear her form to stately height,
    Her virgin bosom swell;
    Such thoughts to Lucy I will give
    While she and I together live
    Here in this happy dell.'

    Thus Nature spake -- The work was done --
    How soon my Lucy's race was run!
    She died, and left to me
    This heath, this calm and quiet scene;
    The memory of what has been,
    And never more will be.

    V.

    A SLUMBER did my spirit seal;
    I had no human fears:
    She seem'd a thing that could not feel
    The touch of earthly years.

    No motion has she now, no force;
    She neither hears nor sees;
    Roll'd round in earth's diurnal course,
    With rocks, and stones, and trees.

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  93. per favore potete aiutarmi mi serve la traduzione di wordsworth di questa poesia
    London, 1802
    Milton! thou shouldst be living at this hour;
    England hath need of thee: she is a fen
    Of stagnant waters: altar, sword, and pen,
    Fireside, the heroic wealth of hall and bower,
    Have forfeited their ancient English dower
    Of inward happiness. We are selfish men;
    Oh! raise us up, return to us again;
    And give us manners, virtue, freedom, power.
    Thy soul was like a Star, and dwelt apart;
    Thou hadst a voice whose sound was like the sea:
    Pure as the naked heavens, majestic, free,
    So didst thou travel on life's common way,
    In cheerful godliness; and yet thy heart
    The lowliest duties on herself did lay.

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    1. Provo a tradurla. Scusa per il ritardo (ma i commenti anonimi finiscono nelle spam, e me ne accorgo solo ogni tanto)

      LONDRA, 1802 - WILLIAM WORDSWORTH

      Milton! Se tu fossi vivo in questo momento;
      L'Inghilterra ha bisogno di te: è una palude
      Di acque stagnanti: altare, spada e penna,
      In casa, la magnificenza di stanze e pergolati,
      Hanno fatto perdere l'antica dote inglese
      Di intima felicità. Siamo uomini egoisti;
      Oh! risorgere, tornare ad essere quello che eravamo;
      E ridare a noi stessi l'educazione, la virtù, la libertà, il potere.
      La tua anima era come una Stella, e rimase in disparte;
      Tu avevi una voce il cui suono era come il mare:
      Puro come i cieli limpidi, maestoso, libero,
      Così tu percorrevi la via comune della vita,
      In allegra pietà; ma ancora il tuo cuore
      si addossava i compiti più umili.

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  94. Nick Cave Kamen20/04/16, 07:21

    Lines Written in Early Spring - BY WILLIAM WORDSWORTH

    I heard a thousand blended notes,
    While in a grove I sate reclined,
    In that sweet mood when pleasant thoughts
    Bring sad thoughts to the mind.

    To her fair works did Nature link
    The human soul that through me ran;
    And much it grieved my heart to think
    What man has made of man.

    Through primrose tufts, in that green bower,
    The periwinkle trailed its wreaths;
    And ’tis my faith that every flower
    Enjoys the air it breathes.

    The birds around me hopped and played,
    Their thoughts I cannot measure:—
    But the least motion which they made
    It seemed a thrill of pleasure.

    The budding twigs spread out their fan,
    To catch the breezy air;
    And I must think, do all I can,
    That there was pleasure there.

    If this belief from heaven be sent,
    If such be Nature’s holy plan,
    Have I not reason to lament
    What man has made of man?

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    1. VERSI SCRITTI ALLO SBOCCIARE DELLA PRIMAVERA - WILLIAM WORDSWORTH

      Udivo una miriade di suoni confusi,
      Mentre me ne stavo sdraiato in un boschetto,
      In un dolce stato in cui gradevoli pensieri
      Generano nella mente tristi pensieri.
      Alle sue mirabili opere la natura avvinceva
      L’anima umana che mi permeava tutto,
      E molto s’affliggeva il mio cuore a pensare
      Quel che l’uomo ha fatto dell’uomo.
      Frammezzo a ciuffi di primule, in quel fragrante pergolato
      S’arrampicava la pervinca con le sue ghirlande,
      E qualcosa mi diceva che ogni fiore
      Si beava dell’aria che respirava.
      Gli uccelli a me d’intorno saltellavano per gioco,
      E pur non sapendo leggere nei loro pensieri,
      Il loro minimo sussulto
      Mi sembrava un guizzo di piacere.
      I rami in boccio aprivano i loro ventagli,
      Per irretire i soffi della brezza,
      E per quanto dubiti son sicuro
      Che là regnava il piacere.
      Se questi pensieri non so allontanare,
      Se tale è il senso della mia convinzione,
      Non ho forse ragione di dolermi
      Di ciò che l’uomo ha fatto dell’uomo ?

      da Lyrical Ballads, W. Wordsworth & S.T. Coleridge
      Oscar Mondadori

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  95. Nick Cave Kamen20/04/16, 07:25

    NOT LOVE, NOT WAR, NOR THE TUMULTUOUS SWELL - WILLIAM WORDSWORTH

    Not Love, not War, nor the tumultuous swell,
    Of civil conflict, nor the wrecks of change,
    Nor Duty struggling with afflictions strange--
    Not these 'alone' inspire the tuneful shell;
    But where untroubled peace and concord dwell,
    There also is the Muse not loth to range,
    Watching the twilight smoke of cot or grange,
    Skyward ascending from a woody dell.
    Meek aspirations please her, lone endeavour,
    And sage content, and placid melancholy;
    She loves to gaze upon a crystal river--
    Diaphanous because it travels slowly;
    Soft is the music that would charm for ever;
    The flower of sweetest smell is shy and lowly.

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  96. Nick Cave Kamen20/04/16, 07:28

    The Tables Turned - BY WILLIAM WORDSWORTH

    Up! up! my Friend, and quit your books;
    Or surely you'll grow double:
    Up! up! my Friend, and clear your looks;
    Why all this toil and trouble?

    The sun above the mountain's head,
    A freshening lustre mellow
    Through all the long green fields has spread,
    His first sweet evening yellow.

    Books! 'tis a dull and endless strife:
    Come, hear the woodland linnet,
    How sweet his music! on my life,
    There's more of wisdom in it.

    And hark! how blithe the throstle sings!
    He, too, is no mean preacher:
    Come forth into the light of things,
    Let Nature be your teacher.

    She has a world of ready wealth,
    Our minds and hearts to bless—
    Spontaneous wisdom breathed by health,
    Truth breathed by cheerfulness.

    One impulse from a vernal wood
    May teach you more of man,
    Of moral evil and of good,
    Than all the sages can.

    Sweet is the lore which Nature brings;
    Our meddling intellect
    Mis-shapes the beauteous forms of things:—
    We murder to dissect.

    Enough of Science and of Art;
    Close up those barren leaves;
    Come forth, and bring with you a heart
    That watches and receives.

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    1. IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA - WILLIAM WORDSWORTH

      Alzati, alzati, amico e rimettiti in sesto!
      Perché quest’agitazione, quest’inquietudine?
      Alzati, alzati, amico, e chiudi i tuoi libri,
      O certo ti piegherai in due!

      Il sole, dolce e rinfrescante lucore,
      Ha inondato dall’alto del monte
      I campi verdeggianti
      Col primo, profumato oro del crepuscolo.

      I libri, lotta dura e senza fine!
      Vieni ad ascoltare il cardellino del bosco
      E la sua musica soave: in fede mia
      C’è più saggezza in questa.

      E, odi, che allegria il canto del tordo,
      Non è davvero un mediocre oratore!
      Esci alla luce delle cose,
      Fa della natura la tua nutrice.

      Essa dispone d’un mondo di ricchezze
      Con cui benedire i cuori e le menti:
      Spontanea saggezza e verità
      Spiranti dalla salute e dalla contentezza.

      Un’emozione in un bosco a primavera
      Può insegnarti di più sull’uomo
      Di più sul bene e sul male,
      Di quanto possano tutti i sapienti.

      Dolce è la scienza che insegna la Natura:
      Il nostro invadente intelletto
      Deforma la bellezza delle cose
      - Con l’analisi noi uccidiamo.

      Basta con le arti e le scienze,
      Chiudi queste pagine avvizzite,
      Esci fuori e porta con te un cuore
      Che osserva e percepisce.

      da Lyrical Ballads, W. Wordsworth & S.T. Coleridge
      Oscar Mondadori

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  97. Nick Cave Kamen20/04/16, 07:35

    POEMS ON THE NAMING OF PLACES - WILLIAM WORDSWORTH

    It was an April morning: fresh and clear
    The Rivulet, delighting in its strength,
    Ran with a young man's speed; and yet the voice
    Of waters which the winter had supplied
    Was softened down into a vernal tone.
    The spirit of enjoyment and desire,
    And hopes and wishes, from all living things
    Went circling, like a multitude of sounds.
    The budding groves seemed eager to urge on
    The steps of June; as if their various hues
    Were only hindrances that stood between
    Them and their object: but, meanwhile, prevailed
    Such an entire contentment in the air
    That every naked ash, and tardy tree
    Yet leafless, showed as if the countenance
    With which it looked on this delightful day
    Were native to the summer.--Up the brook
    I roamed in the confusion of my heart,
    Alive to all things and forgetting all.
    At length I to a sudden turning came
    In this continuous glen, where down a rock
    The Stream, so ardent in its course before,
    Sent forth such sallies of glad sound, that all
    Which I till then had heard, appeared the voice
    Of common pleasure: beast and bird, the lamb,
    The shepherd's dog, the linnet and the thrush
    Vied with this waterfall, and made a song,
    Which, while I listened, seemed like the wild growth
    Or like some natural produce of the air,
    That could not cease to be. Green leaves were here;
    But 'twas the foliage of the rocks--the birch,
    The yew, the holly, and the bright green thorn,
    With hanging islands of resplendent furze:
    And, on a summit, distant a short space,
    By any who should look beyond the dell,
    A single mountain-cottage might be seen.
    I gazed and gazed, and to myself I said,
    "Our thoughts at least are ours; and this wild nook,
    My EMMA, I will dedicate to thee."
    ----Soon did the spot become my other home,
    My dwelling, and my out-of-doors abode.
    And, of the Shepherds who have seen me there,
    To whom I sometimes in our idle talk
    Have told this fancy, two or three, perhaps,
    Years after we are gone and in our graves,
    When they have cause to speak of this wild place,
    May call it by the name of EMMA'S DELL.
    1800.

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  98. LINES WRITTEN NEAR RICHMOND, UPON THE THAMES, AT EVENING - WILLIAM WORDSWORTH

    How rich the wave, in front, imprest
    With evening-twilight's summer hues,
    While, facing thus the crimson west,
    The boat her silent path pursues!
    And see how dark the backward stream!
    A little moment past, so smiling!
    And still, perhaps, with faithless gleam,
    Some other loiterer beguiling.

    Such views the youthful bard allure,
    But, heedless of the following gloom,
    He deems their colours shall endure
    'Till peace go with him to the tomb.
    --And let him nurse his fond deceit,
    And what if he must die in sorrow!
    Who would not cherish dreams so sweet,
    Though grief and pain may come to-morrow?

    Glide gently, thus for ever glide,
    O Thames! that other bards may see,
    As lovely visions by thy side
    As now, fair river! come to me.
    Oh glide, fair stream! for ever so;
    Thy quiet soul on all bestowing,
    'Till all our minds for ever flow,
    As thy deep waters now are flowing.

    Vain thought! yet be as now thou art,
    That in thy waters may be seen
    The image of a poet's heart,
    How bright, how solemn, how serene!
    Such heart did once the poet bless,
    Who pouring here a later ditty,
    Could find no refuge from distress,
    But in the milder grief of pity.

    Remembrance! as we glide along,
    For him suspend the dashing oar,
    And pray that never child of Song
    May know his freezing sorrows more.
    How calm! how still! the only sound,
    The dripping of the oar suspended!
    --The evening darkness gathers round
    By virtue's holiest powers attended.

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    1. VERSI COMPOSTI A SERA, NEI PRESSI DI RICHMOND, SUL TAMIGI - WILLIAM WORDSWORTH

      Che incanto le onde a prua, col riflesso
      Dei colori del crepuscolo estivo,
      Mentre puntando verso l’occidente purpureo,
      La barca prosegue la sua corsa silenziosa!
      Guarda com’è scura, dietro, la scia,
      Che poco fa pareva sorriderci
      Ed ora è forse l’illusione sgargiante e infedele
      D’altri navigatori erranti!

      Simili spettacoli attirano il giovane bardo,
      Che immemore dell’imminente tenebra
      crede che i loro colori durino eterni,
      Finché la pace scenda con lui nell’avello.
      Lasciate che culli il suo diletto inganno,
      Che importa se morrà nel dolore?
      Chi non invocherebbe sogni così dolci,
      Anche se l’indomani recherà pene e sofferenze?

      Scorri dolcemente, scorri così per sempre,
      Tamigi! Sì che altri bardi possan rimirare
      Dalle tue rive mirabili spettacoli
      Quali quelli che io, bel fiume, ammiro!
      Scorri sempre così, bel rivo!
      Ovunque elargendo il tuo animo di pace,
      Finché le nostre menti acquisiscano per sempre
      Il flusso delle tue acque profonde.

      Fatua idea! Pure sii come sei ora,
      Sì che nelle tue acque possa specchiarsi
      L’immagine del cuore d’un poeta,
      Sì splendente, solenne, serena!
      Un cuore come quello che un tempo benedisse il poeta
      Che qui modulando un estremo canto
      Non seppe trovar pace al suo tormento
      Se non nella più tenue pena della pietà.

      Rimembranza, mentre noi scivoliamo via,
      Ferma per lui il tuffo del remo,
      E prega che mai più un alunno della Poesia
      Conosca tanto gelidi affanni!
      Che calma, che fissità! Unico suono
      Il gocciolare del remo sospeso!
      - La tenebra serale s’addensa d’intorno,
      Scortata dalle più sante potenze della virtù.

      da Lyrical Ballads, W. Wordsworth & S.T. Coleridge
      Oscar Mondadori

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  99. Steambots, Viaducts and Railways

    Motions and Means, on land and sea at war
    With old poetic feeling, not for this,
    Shall ye, by Poets even, be judged amiss!
    Nor shall your presence, howsoe'er it mar
    The loveliness of Nature, prove a bar
    To the Mind's gaining that prophetic sense
    Of future change, that point of vision, whence
    May be discovered what in soul ye are.

    In spite of all that beauty may disown
    In your harsh features, Nature doth embrace
    Her lawful offspring in Man's art; and Time,
    Pleased with your triumphs o'er his Brother Space,
    Accepts from your bold hands the proffered crown
    Of hope, and smiles on you with cheer sublime.

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    1. Steamboats, Viaducts and Railways - William Wordsworth

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  100. provo a tradurre:

    Barche a vapore, Viadotti e Ferrovie - William Wordsworth

    Proposte e contenuti, su terra e mare in tempo di guerra
    con vecchio sentimento poetico, non per questo, voi
    potreste essere giudicati male pure dai poeti!
    Né la vostra presenza, potrebbe in ogni modo guastare
    la bellezza della natura, o impedire alla mente
    di raggiungere quel senso profetico
    di cambiamento futuro, quel punto di vista da cui
    possa essere svelato quello che nell'anima siete voi stessi.

    A dispetto di tutto ciò che la bellezza può rinnegare
    nelle vostre severe fattezze, possa la natura includere
    la sua legittima prole nell'arte dell’Uomo; e il Tempo,
    Compiaciuto dei vostri trionfi su suo fratello lo Spazio,
    Possa accettare dalle vostre audaci mani quella corona fornita
    Di speranza, e vi sorrida trionfalmente sublime.


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  101. Questo sonetto ci ricorda quanto non sia semplice il pensiero di Wordsworth. Non tutto il romanticismo è antagonista della tecnologia. Qui si parla di opere industriali: un inno alla macchina a vapore e ai nuovi modi di viaggio e di trasporto. E' sorprendente il modo in cui vengono collegate opere di fatto meccaniche con idee come "anima", "visione " e "sublime ". Forse, questo rende accettabile l'era industriale, senza dimenticare che siamo nel 1833!

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