sabato 29 settembre 2012

Gita al Faro - Virginia Woolf




(To the Lighthouse - 1927)


Forse era stato un simile sentimento di completezza che, dieci anni prima, mentre era ferma quasi esattamente nello stesso punto, l'aveva spinta a dire di essere innamorata di quel luogo. L'amore aveva mille forme. C'erano innamorati in grado di isolare particolari elementi delle cose e poi di unirli, creando così un'interezza che in realtà non possedevano; in questo modo trasformavano una scena o un gruppo di persone (ora scomparse tutte e separate fra loro), una sfera compatta su cui indugia il pensiero e con cui gioca l'amore.


Se dovessi assegnare un sottotitolo a questo libro, io sceglierei: Dialoghi con me stessa.
Di lei mi stupisce la facilità con cui descrive gli stati d'animo: sembra impossibile riuscire a catturare così velocemente il succedersi dei pensieri per trasformarli in profondissimi sentimenti. Lei vive in simbiosi con ognuno dei suoi personaggi, come se avesse spartito se stessa in tanti pezzetti, assegnandone uno a ciascuno, e ottenendo così delle vere e proprie autobiografie. Di questo romanzo si è detto di tutto: che è noioso, che focalizza troppo il tempo che passa, che è un catalogo delle solitudini umane. Come altri capolavori, o piace moltissimo, o per niente. Certamente non lo consiglio ai lettori d'azione, ma agli intimisti che amano l'introspezione e la discesa nei meandri della coscienza.
Aggiungo solo che, anche se ambientato a Skye, per i luoghi descritti, Virginia Woolf si è ispirata alla Cornovaglia, in particolare alla splendida St Ives, dove si recava in vacanza nella mitizzata Talland House.




“For most of history, Anonymous was a woman.
Virginia Woolf (England 1882-1941)




Talland House.Virginia Woolf è chinata a coccolare il cane. Questa fu l'ultima estate a St Ives.



15 commenti:

  1. "Con intensità improvvisa, come se per un attimo potesse vedere con chiarezza, tracciò una linea lì, nel centro. Era fatto. Era finito. Sì, pensò, posando il pennello esausta, ho avuto la mia visione."
    Non è un romanzo semplice, ma proprio per questo fa un piacere immenso addentrarsi nei pensieri dei vari soggetti che interagiscono tra loro: in particolare è stato bello conoscere Lily.

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  2. Ma di cosa parla? Ricordo di averlo letto, e forse "letto" è una parola grossa, e di essere rimasta molto dubbiosa... insomma la gita al faro si fa o no? Insomma, cosa succede in questo romanzo? Sta a vedere che io sono una di quelli che amano solo i libri dove le persone si agitano?

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  3. No, è un bel romanzo. Parere personale, ovvio. Rimane tutto sospeso, tutto come in acconto. Situazioni, emozioni, ricordi. La nostalgia. Bella foto d'epoca. Era una persona reale, oltre che una scrittrice. Doveva essere una poesia, questo romanzo. Allora tutti l'avrebbero apprezzata.

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  4. Questo romanzo rappresenta l'elogio all'assenza,la morte prematura della madre ad appena tredici anni,un lutto che la ossessionerà fino ai quarantanni e più ,come lei stessa racconta.Poi un bel giorno, pensò al " Faro "e fu presa dalla frenesia di scriverlo,cosi scrivendo il libro rapidamente, l'ossessione cessò;non sentì più nè la voce della madre. nè la vide più:Probabilmente lei stessa arguì, di aver fatto ,senza saperlo, ciò che gli psicoanalisti fanno ai pazienti:dare vita a un' emozione profonda ,che era stata rimossa"
    La stessa sorella Vanessa, dopo aver letto il romanzo, scrisse a Virginia:" A me sembra che tu abbia tracciato un ritratto della mamma che le somiglia più di quanto avrei mai creduto possibile. È quasi doloroso vedersela risuscitare davanti. Sei riuscita a far sentire la straordinaria bellezza del suo carattere... È stato come incontrarla di nuovo... Essere riuscita a vederla in questo modo a me sembra un'impresa creativa che ha del miracoloso... L'immagine che dai di lei sta in piedi da sola e non solo perché evoca ricordi. Mi sento eccitata e turbata e trascinata in un altro mondo come lo si è solo da una grande opera d'arte."
    In verità Virginia ,riesce a cogliere in questo libro,il senso del reale che coniuga sapientemente con l'abilità straordinaria dello scandire il flusso del tempo e con il fascino del ricordo
    Riesce a coglie sapientemente e minuziosamente gli stati di animo dei personaggi della sua storia, ogni sfumatura dei sentimenti insieme alla capacità di saperli raccontare.

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  5. Virginia... copio pari pari da Wikiquote:
    "Carissimo. Sono certa che sto impazzendo di nuovo. Sono certa che non possiamo affrontare un altro di quei terribili momenti. Comincio a sentire voci e non riesco a concentrarmi. Quindi faccio quella che mi sembra la cosa migliore da fare. Tu mi hai dato la più grande felicità possibile. Sei stato in ogni senso tutto quello che un uomo poteva essere. So che ti sto rovinando la vita. So che senza di me potresti lavorare e lo farai, lo so... Vedi non riesco neanche a scrivere degnamente queste righe... Voglio dirti che devo a te tutta la felicità della mia vita. Sei stato infinitamente paziente con me. E incredibilmente buono. Tutto mi ha abbandonata tranne la certezza della tua bontà. Non posso continuare a rovinare la tua vita. Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi. (Lettera di addio al marito.)

    Terribile, come tutte le lettere di un suicida. Non riuscivo a leggere i suoi romanzi, li trovavo cervellotici, senza trama. E non capivo cosa volesse dire. Bastava poco, un po' di attenzione e di empatia. Ed ecco spalancarsi un mondo di sensazioni, di particolari: nei personaggi certamente, ma anche nei luoghi, nelle cose. Nell'atmosfera!

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  6. Avete ragione, la penso come molti di voi. Impossibile amare la Woolf quando si è giovani, troppo intimista per conquistare cuori baldanzosi. Poi arriva un giorno in cui, per noia o per mancanza d'altro, si riprende in mano quel libro dimenticato, per affrontare finalmente una lettura che si era trovata noiosa. E pagina dopo pagina si entra in un'atmosfera sospesa, si sente il rumore dei pensieri mescolato alle onde, o al frusciare delle foglie. Allora si rallenta la lettura, si assapora ogni parola, ogni frase, ogni pagina. Io l'ho finito così, lentamente e mentre passavo alla quarta di copertina ho pensato: Ho letto qualcosa di veramente prezioso, mi sono imbevuta dei suoi pensieri come se ne avessi bisogno.

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  7. A volte certi libri sono necessari, soprattutto quando ci avvolgono in questa atmosfera e ci trascinano lontano, noi in silenzio e loro a parlare. Non solo questo romanzo può non piacere a tutti, ma può anche non piacere a noi stessi in certi momenti, e in altri invece farci desiderare di tenerlo in tasca, mentre passeggiamo lentamente sulla spiaggia, per poi magari fermarci e leggerne anche solo poche righe.

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  8. Ricordo brevemente un film TV, passato quasi ignorato, ma raffinato, elegante e malinconico: La gita al faro, di Michael Yough, del 1984.

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  9. A scuola purtroppo ci fanno studiare capolavori rendendoceli insopportabili. Poi arriva un giorno, per tutti, in cui ci si ritrova con un vecchio libro in mano, sottolineato svogliatamente e troppo presto accantonato. Lo si riprende con altri occhi, con altre orecchie. Ed è una sorpresa, una rivincita rimandata dell'autore. Senza il patema dell'interrogazione, senza l'ansia di archiviarlo come "già letto". A me è capitato per la prima volta proprio con Gita al Faro, e da allora ho scoperto il trucco: leggo per me, quando pare a me e con i miei tempi. Che razza di bei testi farei ora, che le idee vengono da sole e senza essere sollecitate!

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  10. «La vita, insomma, è molto solida o molto instabile? Sono ossessionata da questa contraddizione. Dura da sempre, durerà sempre, affonda giù fino alle radici del mondo, quest’attimo in cui vivo. Ed è anche transitorio, fuggevole, diafano. Passerò come una nuvola sulle onde».

    Virginia Woolf, “Diario di una scrittrice”

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  11. Virginia non sopportava le regole conformistiche dell’epoca vittoriana, considerava quelle imposizioni ingiuste nè accettava l’idea di una donna esclusivamente relegata in casa a far faccende domestiche"
    "Sono troppo arrabbiata per spiegare perchè sono tanto arrabbiata; so che ho detto che mi passerà, non è la prima volta che accade e non credo sarà l'ultima: devo abituarmi, vero? non devo prendermela così tanto, giusto? Devo imparare che in certi posti le cose non cambiano mai, i meccanismi sono sempre gli stessi, devo mettermi il cuore in pace e accettare l'idea che questo paese non cambierà.
    Virginia Wolf

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    1. Sua è la frase "Non c’è cancello, nessuna serratura, nessun bullone che potete regolare sulla libertà della mia mente".

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  12. Mariangela02/09/13, 13:29

    "Senza nessun bisogno di affrettarsi. Nessun bisogno di mandare scintille. Nessun bisogno di essere altri che se stessi"

    Virginia Woolf

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  13. Maristella10/07/14, 18:04

    segnalo quest'articolo edito dal Giornale online di oggi:

    Ci sono decine di ritratti, lettere, fotografie. La vita della grande scrittrice inglese mostrata nei suoi aspetti di celebrità e di sofferenza.


    La famiglia, gli amici, la guerra. Un piccolo mondo intimo ora svelato al pubblico. Londra ospita alla National Portrait Gallery da oggi al 26 ottobre una mostra tutta dedicata a una delle voci femminili più rappresentative della letteratura mondiale del Novecento, Virginia Woolf. "Virginia Woolf, arte, vita e visione", è il titolo dell'esposizione che porta alla luce la vita privata della scrittrice contestualizzandola nei grandi drammi del XX secolo, dalla Guerra civile spagnola alla Seconda guerra mondiale. La mostra è un itinerario nella psiche, nel passato, nell'ambiente in cui nacque e visse la scrittrice e saggista, nel quale un attento osservatore può riconoscere le radici del talento e della depressione che contraddistinsero l'intera esistenza di Virginia Woolf fino al suicidio, nel 1941. E' la retrospettiva della sua coscienza, che emerge dalla sua scrittura psicanalitica, costruita sulla forma del monologo dove il tempo è un flusso di ricordi in cui passato e presente si intrecciano e si plasmano.

    Tutto inizia dalla famiglia, dalle estati con i genitori e ai fratelli a Saint Ives, in Cornovaglia, dal padre, Leslie Stephen, noto letterato dell'epoca, che consentiva a Virginia bambina di leggere tutti i libri della sua biblioteca, dalle figure che fin dall'infanzia occupavano i pomeriggi estivi della Woolf e della sua famiglia, da Henry James a Thomas Elliot. E' il periodo più felice, come racconterà la Woolf stessa.

    Fino ai primi lutti, alle cicatrici. Grande importanza nella vita della scrittrice ebbero, nel bene e nel male i fratelli. I fratellastri figli di primo letto della madre, dai quali l'autrice de "la signora Dalloway" raccontò di essere stata abusata, trauma che contribuì alla costruzione di una psiche instabile e tendente al disturbo bipolare. Ma anche i fratelli più vicini di età, Thoby e Vanessa, con i quali si trasferì dopo la traumatica morte dei genitori (la mamma Ethel morì nel 1985, quando Virginia aveva appena tredici anni) nel quartiere londinese di Bloomsbury. Di Vanessa la mostra espone un ritratto della scrittrice. Ma, soprattutto, con la sorella la Woolf diede vita al celebre Gruppo di Bloomsbury, punto di riferimento di scrittori e intellettuali. Dopo il percorso nell'infanzia, con molto scatti del padre, alcuni dei quali in compagnia della figlia, la mostra si addentra quindi nella fase di attivista e letterata della scrittrice, dalla battaglia per una maggiore dignità per le donne nella vita pubblica al rifiuto della guerra. La mostra contiene anche un carteggio con il cugino Bell, che precede l'ennesima sofferenza per la già fragile Virginia Wolf, in cui la scrittrice difende con il cugino le ragioni della pace contro la determinazione di Bell a combattere il fascismo in Spagna. Il giovane partì come ausiliario per il servizio di ambulanze spagnolo, ma perse la vita durante il conflitto.

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  14. Madison Ohio12/10/14, 09:41

    What a stuff of un-ambiguity and preserveness of precious experience on the topic of unexpected emotions.

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