venerdì 2 novembre 2012

Ragazzi di Vita - Pier Paolo Pasolini


(1955 - Italia)

Era una caldissima giornata di luglio. Il Riccetto che doveva farsi la prima comunione e la cresima, s'era alzato già alle cinque; ma mentre scendeva giù per via Donna Olimpia coi calzoni lunghi grigi e la camicetta bianca, piuttosto che un comunicando o un soldato di Gesù pareva un pischello quando se ne va acchittato pei lungoteveri a rimorchiare.


37 anni fa, oggi, moriva un grande. Secondo il mio metro, grande come Auden, come Bukowski, come Dylan Thomas. Moriva ucciso dalla politica, dall'intolleranza, dall'invidia clericale, dal giustizialismo asservente dell'epoca. Perché in lui, superiore a tutto ciò, convivevano gli spiriti liberi dell'umanità, avanti cinquant'anni rispetto alla sua epoca. Aspro, crudele, amaro, sincero e in una parola UMANO. Se fosse vissuto, non sarebbe cambiato nulla, anzi. Ci avrebbe lasciato qualche capolavoro in più... ed è stato arduo scegliere: l'ho fatto a caso e ho preso questo, forse perché, pur essendo bolognese di nascita, lui ha saputo narrare di Roma come nessuno. Non la Roma comune: la Roma nascosta, vera, umana. Leggetevi i suoi libri: avete di che scegliere. Guardatevi i suoi film: magari Accattone, o Uccellacci e Uccellini. Non oso proporre Sodoma, o le 120 giornate di Salò: ne ha, indirettamente, provocato la morte.
E, infine, un consiglio: buttate via quei palliativi natalizi (non posso chiamarli libri) di giornalettismo momentaneo: se volete capire come andranno le cose, accattatevi Pasolini.


Pier Paolo Pasolini (1922-1975)


e voglio pubblicare due foto stupende, con un insolito Pasolini, il Pasolini che amo:


Anna Magnani & Pier Paolo Pasolini in Venice, 1962

(Archivio Francesco Izzo)

34 commenti:

  1. Pasolini rappresenta suo malgrado la pagina più brutta della cultura italiana: perseguitato per ogni film, ogni frase, ogni idea. Ma chi lo accusava è svanito nel dimenticatoio, lui, invece, è l'unico intellettuale italiano annoverato tra i grandi dell'universo.

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  2. Raffaele - Udine02/11/12, 14:15

    Sono friulano, e mi sento di aggiungere qui, perché d'accordo con l'introduzione, questa poesia di Pasolini, a testimonianza dell'eclettismo di questo Autore:

    DE LOINH

    Adès sì ch'a èis
    di scaturìssi
    vurdant fìs,
    par di là dai dis,
    il dì ch'jo i eri
    un frut, adès che chel frut veri
    no soj pì jo,
    e al sint ta li orelis il piot
    vif ta na ciera che nissùn pì a no jot!
    Adès sì ch'a ven
    dì sigà al fuàrt
    jodìnt, ta un recuàrt
    che pì a no'l art,
    i vuj di un zòvin...
    un Friùl dulà ch'a no plòvin,
    pì nencia àgrimis...
    e ch'a businin li sagris
    ta li me orelis coma te ches di un altri...
    Adès sì ch'a revoca
    un plant di muàrt
    parsè che il cialt
    e il frèit dal alt
    plan dal Friul
    son insembràs ta un azur
    di dìs no pierdùs,
    ma doventàs di un altri; nus
    drenti di un timp sidìn coma la lus.

    (Adesso sì che c'è da spaventarsi guardando fisso,
    al di là dei giorni, il giorno in cui ero ragazzo,
    adesso che quel ragazzo vero non sono più io,
    e sento nelle orecchie l'assiuolo vivo
    in una terra che nessuno vede.
    Adesso sì che viene da gridare forte vedendo,
    nel ricordo che non arde più, gli occhi di un giovane...
    un Friuli, dove non piovono più neanche lacrime...
    e ronzano le sagre nelle mie orecchie
    come in quelle di un altro...
    Adesso sì che scoppia un pianto di morte,
    perché il calore e la freschezza dell'alta pianura del Friuli
    si sono mescolati nell'azzurro di giorni non perduti,
    nudi dentro un tempo silenzioso come la luce.

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  3. Ricordare Pasolini nell'anniversario della sua morte secondo me significa perpetuare la fine orrenda che gli fu inflitta. Preferisco parlare di lui nella complessità della sua vita artistica, che spaziava in tutti i campi. L'uomo scrittore, per esempio: sempre un passo avanti ai suoi contemporanei, dalle stile sorprendente e innovativo. L'uomo regista, anche, con la sua visione sconvolgente dell'umanità nei suoi aspetti. Oppure, semplicemente, il più importante intellettuale del '900. Voglio aggiungere che la bella poesia aggiunta da Raffaele è tratta da "La meglio gioventù", raccolta di poesie in friulano del 1954.

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    1. E' invece il giorno giusto, per ricordarci che ci sono morti senza pace, in attesa di giustizia, quella vera.

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  4. "Zoccoletti, zoccoletti.... Mo se vestimo, s'annamo a ffà na passeggiata, e poi se n'annamo a sbragà dentro ar cinema" Mentre cantava e chiacchierava, s'era infilato calze e scarpe, e adesso slacciava la cinta che teneva legati i panni.
    "Te ne vai ar cinema, ma mica dichi de portacce pure l'amichi, ve'?" disse il Begalone.
    "A scemo", rispose il Caciotta, "tengo in tutto na piotta e mezza..."
    "Va be', va be', fa un po' come te pare", disse il Begalone.
    Il Caciotta si rimise a cantare: "Zoccoletti, zoc...", tacque di botto. Stette così un poco zitto, poi venne avanti coi panni in mano, bianco in faccia come un morto.
    "Chi m'ha rubbato i soldi che tenevo in saccoccia?" chiese.
    "A coso" disse il Begalone, "me, me venghi a guardà?"
    "Chi è stato?" ripeté pallido il Caciotta.
    "Mo chi è stato te lo viene a ddì", fece il Zinzello andandosene coi suoi cani e scrollando la testa.
    (da Ragazzi di Vita)

    Leggendo ci sembra di vedere un film. Non è facile trovare il confine tra lo scrittore e il regista! E se guardiamo uno suo film, ci sembra di leggere un libro, tanta è la cura del linguaggio.

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  5. "Ma io sono un uomo che preferisce perdere piuttosto che vincere con modi sleali e spietati.
    Grave colpa da parte mia, lo so!
    E il bello è che ho la sfacciataggine di difendere tale colpa, di considerarla quasi una virtù…"

    (Pier Paolo Pasolini - "Dialoghi con Pasolini", settimanale Vie Nuove, n. 42, 28 ottobre 1961)

    Riflessi d'acqua

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  6. "Enzo Biagi: Che cos'è per lei il successo?

    Pier Paolo Pasolini: Il successo è l'altra faccia della persecuzione. E poi il successo è sempre una cosa brutta per un uomo... può esaltare al primo momento, può dare delle piccole soddisfazioni, certe vanità, ma in realtà dopo appena ottenuto si capisce che è una cosa brutta per un uomo il successo.
    Per esempio il fatto di aver trovato i miei amici qui, alla televisione, non è bello.
    Per fortuna noi siamo riusciti andare al di là dei microfoni e del video, e a ricostituire qualcosa di reale, di sincero, ma come posizione, la posizione è brutta, è falsa.
    E' proprio il medium di massa in sé, nel momento in cui qualcuno ci ascolta dal video, ha verso di noi un rapporto da inferiore a superiore, che è un rapporto spaventosamente antidemocratico."

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  7. Pasolini si immerge nell'esistenza di questi ragazzi emarginati, fino a condividerne le emozioni e i pensieri. Fa quasi tenerezza assistere ai loro tentativi per ottenere lo status di "qualcuno", nonostante la povertà e la solitudine che li imprigiona nella nullità anonima. Pasolini si mostra abilissimo osservatore della società, illustrandoci i meccanismi che conducono i poveri a lottare per accedere a quella agognata parvenza di borghesia da cui sono respinti spietatamente. Signori, è stato scritto quasi 60 anni fa! Ma non ci vedete già la lotta dei nostri precari? Per questo Pasolini è unico: ha anticipato i tempi con una chiarezza impareggiabile.

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  8. Ragazzi di Vita,una storia antica oppure una storia attuale?
    Una società sempre più dimentica delle esigenze di prima necessità dei più deboli, degli emarginati,dei dimenticati,a cui si andranno sempre più ad aggiungere, una frangia sempre più consistente della media borghesia.
    Alla fine della lettura di questo romanzo, non si può restare indifferenti e non ci accompagna quel naturale senso di appagamento,ma una sensazione di lacerante tristezza: si parla di adolescenti della periferia di Roma,ma potrebbero essere adolescenti di una qualunque periferia italiana,si parla di famiglie sfrattate, ammucchiate insieme ad altre famiglie in piccole stanze che a Napoli si chiamano bassi o occupanti abusivamente edifici fatiscenti.
    Le giornate dei ragazzi trascorrono alla ricerca di soldi e passatempi, le stesse giornate degli scugnizzi napoletani di Scampia o di Ponticelli o di quelli dei Rom o degli extracomunitari relegati in zone lontane dal centro.
    Ragazzi emarginati dalla città "rispettabile" spesso poco integrati in un contesto sociale o scolastico: la loro scuola è la strada. Nessuno di loro è stato mai bambino,han dovuto presto fare i conti con la dura realtà e le loro armi di difesa sono l'arroganza,la prepotenza,l'aggressività; non conoscono altro.
    La loro disperazione non da spazio ad altri tipi di sentimenti se non alla rabbia che può portare ad azioni innaturali: come l'accoltellamento della propria madre.
    Le loro vite sono accomunate da un unico destino, sempre lo stesso , come il tempo che scorre e li conduce proprio a quel destino inevitabile;destino che non potrebbe che essere quello e contro il quale non si hanno strumenti.
    La metafora pasoliniana è rappresentata proprio dal fiume che torbido e inaffidabile rappresenta la vita che i personaggi sono costretti,loro malgrado, a condurre ed a cui sono destinati sin dalla nascita.
    La lettura non può che essere attenta e coinvolgente e non può non bussare l'inevitabile senso di colpa verso questi ragazzi dove l'indifferenza e l'assenza dello Stato, che dovrebbe assistere, allora come adesso, è più attuale che mai.
    .






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  9. Però io mi ricordo quando negli anni '70 erano tanti, insegnanti compresi, a storcere il naso solo a sentir parlare di Pasolini. I film erano i più abbordabili, e spesso venivano criticati malamente dal pubblico, in particolare proprio Sodoma o le 120 giornate di Salò, ma anche Il fiore delle mille e una notte... ricordo bene il tormentone "zummurruuutt!". Eppure, già allora c'era tanta gente che si chiedeva: ma perché è tanto aspramente attaccato? Perché vince premi e riconoscimenti vari e invece la pubblica opinione è così categorica? Perché è omosessuale? Perché è comunista? Perché ha una visione della Cristianità diversa? La risposta, ovviamente, era una sola: questa pubblica opinione si formava col tg1, con la Chiesa, coi perbenisti e benpensanti; e intanto i più scaltri avevano già intuito da tempo quale pericolo potesse essere un intellettuale di questa portata. Bene: oggi il suo valore viene riconosciuto ovunque, e dà un lustro invidiabile alla nostra cultura.

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  10. piccola parentesi per il poeta Pasolini. Solitudine...

    Senza di te tornavo, come ebbro,
    non più capace d’esser solo, a sera
    quando le stanche nuvole dileguano
    nel buio incerto.
    Mille volte son stato così solo
    dacché son vivo, e mille uguali sere
    m’hanno oscurato agli occhi l’erba, i monti
    le campagne, le nuvole.
    Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
    della fatale sera. Ed ora, ebbro,
    torno senza di te, e al mio fianco
    c’è solo l’ombra.
    E mi sarai lontano mille volte,
    e poi, per sempre. Io non so frenare
    quest’angoscia che monta dentro al seno;
    essere solo.

    (Pier Paolo Pasolini)

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  11. Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975)

    Prevedo la spoliticizzazione completa dell'Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi. Lo so: i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica dal basso… Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come.

    Pier Paolo Pasolini

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  12. C'è da dire che l' "Io so" pasoliniano, col tempo, ci è un po' sfuggito di mano, non trovate? Voglio dire, questa affermazione, così forte e provocatoria, Pasolini la fece basandosi su dati solidi, su uno studio continuo e una visione del sistema Italia che si può definire lungimirante, valutandola col senno di poi. "Io so perché sono un intellettuale" era una paraculata enorme, d'accordo, però racchiudeva in sé un guizzo, un'intuizione. Ma con la morte oramai certificata della figura dell'intellettuale (figura che con gli anni da severa è divenuta prima distaccata, poi tragica, quindi comica e infine, prima di morire, grottesca) l'"Io so" pasoliniano è rimasto in eredità alla massa e questo ha generato mostri deformi. Blogger, influencer, googolisti, giornalisti per la gloria e filosofi da grappino al bancone del bar sono diventati Pasolini senza essere Pasolini. "Io so, perché tanto sono tutti uguali". "Io so, perché alla fine rubano tutti". "Io so, perché tanto lo sappiamo tutti come funziona". Un'ondata giustizialista che ci consente di buttare qualsiasi potente nel cassonetto dell'indifferenziata. Ma che alla fine ha come unico risultato quello di permettere proprio al potere di ottenere materia prima per riciclare se stesso.
    E se il "So di non sapere" socratico condanna alle volte alle sabbie mobili di un garantismo forse deviato, l'"Io so" pasoliniano, forse, ha dato il la a un cannibalismo mediatico basato sul nulla, a quella macchina del fango che oggi alimenta l'indignazione degli idioti azionandola con un interruttore e direzionandola a piacimento con un joypad. Non che sia colpa di Pasolini, intendiamoci, o almeno non solo sua. E' più che altro che è lunedì mattina e mi sono svegliato un po' così, abbiate pazienza...

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  13. Pasolini veniva ucciso 40 anni fa. A celebrarlo oggi è lo stesso paese che lo ha processato per rapina a mano armata, condannandolo in primo grado a venti giorni di reclusione. Alberto Moravia dopo quella assurda sentenza disse "hanno voluto comunque esprimere un verdetto di condanna, per il semplice fatto che Pier Paolo è omosessuale". A celebrarlo è lo stesso paese che lo diffamò in ogni modo. Oggi ho la consapevolezza di amare follemente il Pasolini fatto a pezzi durante la sua vita e di disprezzare il paese che lo glorifica solo quando il suo cadavere non mette più paura a nessuno.
    Roberto Saviano

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  14. Se non sei un miracolo, sei un'eccezione, questo sì.
    Pier Paolo Pasolini (5 marzo 1922, 2 novembre 1975)
    da Lettere Luterane

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  15. "La vera morte sta nel non essere più compresi."
    Pier Paolo Pasolini

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  16. La profezia di Pasolini sul totalitarismo consumista e sul ruolo deformato della televisione. La morte non è nel non poter comunicare, ma nel non poter essere compresi.

    Al genio della delicatezza poetica. A Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975)
    (R. Lombardi)

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  17. Partitella al Trullo - Pier Paolo Pasolini

    Il sole, il sole. Come già in fondo a Marzo,
    nei meandri d'Aprile. Corri, mia macchina azzurra,
    dove vuoi, per le strade segnate da altro sole,
    il Monteverde dei poveri, tra sfondi straripanti
    di case a strati, riarse - un pino sull'asfalto -
    file di bar e macellerie con sola cliente la luce -
    e un altro versante del quartiere, con la luce di striscio -
    una strada in salita - il Sanatorio, coi giardini neri -
    la Portuense...
    Al Trullo il sole, come dieci anni fa.
    «Fèrmete, a Pa', dà du' carci co' nnoi!»
    Giorgio, Giannetto, Carlo, il Moro,
    e gli altri, i pigri venticinquenni,
    già un po' stempiati, con qualche annetto di galera;
    i fratelli minori di primo pelo, chi
    come un lieto pagliaccio dentro i panni del padre,
    chi elegante nella sua miseria, gli occhietti
    come due foglioline umide colpite dal sole.
    La partitella, nel cuore della borgata,
    tra i lotti che oltre al sole, e a qualche figura
    di sorella, di madre, coi golf dei giorni di lavoro,
    non hanno nulla da offrire alla nuova primavera...
    Correndo Giorgio ha la faccia di Carlo Levi,
    divinità propizia, facendo una rovesciata,
    Giannetto ha l'ilarità di Moravia, il Moro
    rimandando, è Vigorelli, quando s'arrabbia o abbraccia,
    e Coen, e Alicata, e Elsa Morante, e i redattori
    del Paese Sera o dell'Avanti, e Libero Bigiaretti,
    giocano con me, tra gli alberelli del Trullo,
    chi in difesa, chi all'attacco. Altri,
    con Pedalino dal maglione arancione
    o Ugo coi blue-jeans dell'anno scorso bianchi sul grembo,
    stanno appoggiati lungo il muro color miele della prigione
    delle loro case, Benedetti, Debenedetti, Nenni,
    Bertolucci con la faccia un po' sbiancata dal sole,
    sotto la fiacca falda del cappello, e il dolce ghigno
    della certezza sacra degli incerti.
    E accanto a un dorato immondezzaio c'è Ungaretti, che ride.
    E i giovani, che, ai giovani del Trullo, son fratelli,
    Siciliano, Dacia, Garboli, Bertolucci figlio; e, come Sordello,
    disapprovante e innamorato, Citati. E chi è là,
    su quella terra con un barattolo rosa e un torsolo giallo?
    Baldini e Natalia. E dentro un cortile tagliato
    dalla luce come in un caravaggesco senza neri, Longhi,
    la Banti, con Gadda e Bassani. Roversi e Leonetti
    e Fortini e Volponi scendono alla fermata dell'autobus,
    con i saluti di Contini e quelli dell'ombra di Spitzer.
    E, insieme, la Bachmann, Uwe Johnson, Enzensberger...
    e un gruppo di angeli londinesi e di fotografi americani
    con gli occhi rossi dei nevrotici, e, dalla Russia,
    Ciukrai, come venisse alle crociate, e Sartre,
    come un sordo, che si fa tradurre, mentre ha capito tutto...
    Chi ha detto che il Trullo è una borgata abbandonata?
    Le grida della quieta partitella, la muta primavera,
    non è questa la vera Italia, fuori dalle tenebre?
    (Poeti del Trullo)

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  18. La Cause Littéraire03/11/15, 07:49

    Il y a 40 ans, le 2 novembre 1975, Pier Paolo PASOLINI était assassiné. Grand cinéaste, il fut d'abord écrivain et poète.
    Le ceneri di Gramsci
    .... Me ne vado, ti lascio nella sera
    che, benchè triste, cosi dolce scende
    per noi viventi, con la luce cerea ....
    Les cendres de Gramsci
    .... Je m'en vais, je te quitte, dans le soir,
    qui, malgré sa tristesse, tombe si doux,
    pour nous, vivants, dans la clarté cendrée ...
    P.P. Pasolini

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  19. Gianfranco C03/11/15, 07:52

    "Nella fredda mattina/il tuo corpo ormai inerte,era là,come un'immondizia,come rifiuto alla verità..."
    Gianfranco Corona Poeta scritta il 2 novembre 1975...UN RICORDO SEMPRE ACCESO...ecco una sua straordinaria poesia

    Supplica a mia madre
    Pier Paolo Pasolini

    E' difficile dire con parole di figlio
    ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

    Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
    ciò che è stato sempre, prima d'ogni altro amore.

    Per questo devo dirti ciò ch'è orrendo conoscere:
    è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

    Sei insostituibile. Per questo è dannata
    alla solitudine la vita che mi hai data.

    E non voglio esser solo. Ho un'infinita fame
    d'amore, dell'amore di corpi senza anima.

    Perché l'anima è in te, sei tu, ma tu
    sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

    ho passato l'infanzia schiavo di questo senso
    alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

    Era l'unico modo per sentire la vita,
    l'unica tinta, l'unica forma: ora è finita.

    Sopravviviamo: ed è la confusione
    di una vita rinata fuori dalla ragione.

    Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
    Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

    Poesia in forma di rosa (1961-1964), Garzanti, Milano 1964.

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  20. Gianluca P03/11/15, 08:15

    Solo l'amare, solo il conoscere conta,
    non l'aver amato, non l'aver conosciuto.

    P.P.Pasolini

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  21. Dedicata a Pier Paolo Pasolini

    UNA STORIA SBAGLIATA - FABRIZIO DE ANDRÉ
    È una storia da dimenticare
    è una storia da non raccontare
    è una storia un po' complicata
    è una storia sbagliata.

    Cominciò con la luna sul posto
    e finì con un fiume d'inchiostro
    è una storia un poco scontata
    è una storia sbagliata.

    Storia diversa per gente normale
    storia comune per gente speciale
    cos'altro vi serve da queste vite
    ora che il cielo al centro le ha colpite
    ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.

    È una storia di periferia
    è una storia da una botta e via
    è una storia sconclusionata
    una storia sbagliata.

    Una spiaggia ai piedi del letto
    stazione Termini ai piedi del cuore
    una notte un po' concitata
    una notte sbagliata.

    Notte diversa per gente normale
    notte comune per gente speciale
    cos'altro ti serve da queste vite
    ora che il cielo al centro le ha colpite
    ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.

    È una storia vestita di nero
    è una storia da basso impero
    è una storia mica male insabbiata
    è una storia sbagliata.

    È una storia da carabinieri
    è una storia per parrucchieri
    è una storia un po' sputtanata
    o è una storia sbagliata.

    Storia diversa per gente normale
    storia comune per gente speciale
    cos'altro vi serve da queste vite
    ora che il cielo al centro le ha colpite
    ora che il cielo ai bordi le ha scolpite.

    Per il segno che c'è rimasto
    non ripeterci quanto ti spiace
    non ci chiedere più come è andata
    tanto lo sai che è una storia sbagliata
    tanto lo sai che è una storia sbagliata.

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  22. "Io avevo voglia di stare da solo, perché soltanto solo, sperduto, muto, a piedi, riesco a riconoscere le cose" (Pier Paolo Pasolini)

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  23. "La morte compie un fulmineo montaggio della nostra vita: ossia sceglie i suoi momenti veramente significativi (...) e li mette in successione, facendo del nostro presente, infinito, instabile e incerto, (...) un passato chiaro stabile, certo (...) Solo grazie alla morte, la nostra vita serve ad esprimerci."
    (p.p.p.)

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  24. "Prevedo la spoliticizzazione completa dell'Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi. Lo so: i comitati di quartiere, la partecipazione dei genitori nelle scuole, la politica dal basso... Ma sono tutte iniziative pratiche, utilitaristiche, in definitiva non politiche. La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come".
    E' la fotografia di quello che siamo oggi, ma questo brano lo ha scritto un uomo che è morto esattamente quarant'anni fa, nella notte tra l'1 e il 2 novembre del 1975. Era Pier Paolo Pasolini.
    Le sue parole ancora inquietano e illuminano, ci dicono chi siamo e chi saremo; ci rivelano la nostra nudità, la nostra ignavia, il vuoto colpevole che ci circonda; la perdita e l'assenza di un mondo contadino, preindustriale, del quale abbiamo nostalgia, anche senza averlo vissuto pienamente.
    Camminiamo confusi su quella strada già tracciata, quella dell'alienante egoismo, Abbiamo tradito Pasolini, abbiamo tradito noi stessi ,senza rimedio.
    .
    Aveva ragione Moravia: "Abbiamo perso tutto con questo poeta",
    Il poeta Pier Paolo Pasolini.

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  25. Ho voluto trasferire nel mio blog alcuni dei post pubblicati ieri, a 40 anni dalla morte di Pasolini, dai miei amici di Facebook. Mi scuseranno se non ho chiesto il loro permesso, ma mi sembrava bello e importante radunare da qualche parte queste belle testimonianze di stima. E' strano pensare che quando Pasolini fu ucciso non esisteva il web, e tanto meno Facebook. Per questo mi sembra bello che in tanti abbiano pensato a lui, morto da 40 anni. I casi sono due: o io ho degli amici che mi somigliano, o lui rimane un GRANDE. Oppure, entrambe le cose.

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  26. "Solo l'amare, solo il conoscere conta, non l'aver amato, non l'aver conosciuto."

    (Pier Paolo Pasolini)

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  27. Anna Maria S04/11/15, 06:53

    PASOLINI, A SCAMPIA NESSUNO TOCCA I MURALES DI ERNEST PIGNON-ERNEST, a differenza del centro storico dove la stessa figura è stata stracciata. Invece l’artista partenopea della “Vascio-Art” Roxy in the Box affigge i suoi Pasolini anche a Cosenza

    NAPOLI - Nel quarantennale della memoria del feroce assassinio dello scrittore, poeta e regista Pier Paolo Pasolini, forse tra le testimonianze più calde, che maggiormente PPP avrebbe apprezzato, c’è la longevità dell’opera murale dedicatagli a Scampia, nella primavera scorsa, dall’artista francese Ernest Pignon-Ernest. «Nessuno tocchi Pasolini, uno di noi», piace pensare che dica il quartiere alla periferia di Napoli, quello delle Vele ritratte in Gomorra, mentre invece la stessa opera ripetuta da Pignon davanti Santa Chiara, che è stata set di Pasolini, è stata fatta in pezzi da qualcuno che evidentemente non gradiva. E’ il fotoreporter Mauro Pagnano a documentare la longevità del Pasolini di Scampia, malgrado la fragilità dell’opera stessa (uno stencyl, si tratta sempre di street art).
    In questi giorni circola molto su Youtube e poi in rete tra i giovani campani anche una poesia di Pasolini, “La Profezia”, interpretata da Toni Servillo: trent’anni prima dell’esodo dall’Africa alla “Fortezza Europa” Pasolini vedeva e descriveva con dovizia di particolari le partenze in navi di milioni di “cugini” dei meridionali.
    Infine ricorda Pasolini come già tanti street-artist (il grande Zilda compreso, franco-partenopeo come Pignon) la napoletanissima Roxy in The Box, che si è inventata di recente la “Vascio-Art” (dai “bassi”, le case al pian terreno dei Quartieri Spagnoli) ed ha trasferito i suoi personaggi “seduti” davanti alle abitazioni popolari, compreso PPP, ora anche nel centro storico di Cosenza. Tanti piccoli atti d’amore dei napoletani - secondo Pasolini “ultima tribù” auto-votata all’estinzione, caparbiamente - per il poeta che in vita di amore ne ha ricevuto davvero ben poco. (LuMar)
    (CORRIERE DEL MEZZOGIORNO)

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  28. PROFEZIA - PIER PAOLO PASOLINI 1/2

    A Jean Paul Sartre, che mi ha raccontato
    la storia di Alì dagli Occhi Azzurri.

    Alì dagli Occhi Azzurri
    uno dei tanti figli di figli,
    scenderà da Algeri, su navi
    a vela e a remi. Saranno
    con lui migliaia di uomini
    coi corpicini e gli occhi
    di poveri cani dei padri
    sulle barche varate nei Regni della Fame. Porteranno con sé i bambini,
    e il pane e il formaggio, nelle carte gialle del Lunedì di Pasqua.
    Porteranno le nonne e gli asini, sulle triremi rubate ai porti coloniali.
    Sbarcheranno a Crotone o a Palmi,
    a milioni, vestiti di stracci,
    asiatici, e di camice americane.
    Subito i Calabresi diranno,
    come malandrini a malandrini:
    "Ecco i vecchi fratelli,
    coi figli e il pane e formaggio!"
    Da Crotone o Palmi saliranno
    a Napoli, e da lì a Barcellona,
    a Salonicco e a Marsiglia,
    nelle Città della Malavita.
    Anime e angeli, topi e pidocchi,
    col germe della Storia Antica,
    voleranno davanti alle willaye.

    Essi sempre umili
    Essi sempre deboli
    essi sempre timidi
    essi sempre infimi
    essi sempre colpevoli
    essi sempre sudditi
    essi sempre piccoli,
    essi che non vollero mai sapere, essi che ebbero occhi solo per implorare,
    essi che vissero come assassini sotto terra, essi che vissero come banditi
    in fondo al mare, essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,
    essi che si costruirono
    leggi fuori dalla legge,
    essi che si adattarono
    a un mondo sotto il mondo
    essi che credettero
    in un Dio servo di Dio,
    essi che cantavano
    ai massacri dei re,
    essi che ballavano
    alle guerre borghesi,
    essi che pregavano
    alle lotte operaie...


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    1. Profezia 2/2
      ... deponendo l'onestà
      delle religioni contadine,
      dimenticando l'onore
      della malavita,
      tradendo il candore
      dei popoli barbari,
      dietro ai loro Alì
      dagli occhi azzurri - usciranno da sotto la terra per uccidere —
      usciranno dal fondo del mare per aggredire — scenderanno
      dall'alto del cielo per derubare — e prima di giungere a Parigi
      per insegnare la gioia di vivere,
      prima di giungere a Londra
      per insegnare ad essere liberi,
      prima di giungere a New York,
      per insegnare come si è fratelli
      — distruggeranno Roma
      e sulle sue rovine
      deporranno il germe
      della Storia Antica.
      Poi col Papa e ogni sacramento
      andranno su come zingari
      verso nord-ovest
      con le bandiere rosse
      di Trotzky al vento...

      (da Il libro delle croci, 1964)

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    2. Badate bene: 1964. Immenso Pasolini!

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  29. scambio di battute su FB:

    Paolo G: "Muccino critica Pasolini: «Regista senza stile, ha impoverito il cinema»
    Si, perché lo ha arricchito lui, sto fenomeno...!"

    Annarita D: "intanto ha parlato di lui. Chissa' in quanti parleranno di muccino dopo 40 anni che sara' morto."

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  30. Infine, rubo a Cristiano Cant questo bellissimo commento, postato il 2 novembre 15, su Ragazzi di Vita, IBS:

    "Oggi, quarant'anni fa, se ne andava Pier Paolo, anima eccelsa nell'opaco paesaggio sociale, politico e civile della nostra malandata penisola. Certo non basterà ad omaggiarlo questa modesta sequenza di sillabe, sarà e varrà meno di un sussurro a fronte dei meriti eterni di cui il suo cuore dovrebbe ricoprirsi. Ma ognuno si muove come può e come crede, e scegliere un suo romanzo a dedicargli un ricordo è almeno la mia misura per dirgli grazie e non smettere mai di fissarne con orgoglio l'esempio. Grazia e maledizione, periferia e asprezza, degrado e lacrime tagliano le vene della storia in un succedersi di scene cruente e nobili al tempo stesso, come in una lunga favola a omaggiare destini singoli nel ventre di una più ampia dimensione sociale. Lui scelse questi sguardi per descrivere le pene e i solchi della vita, le bassezze e gli incanti, le mutevoli tinte del male su un tessuto emarginato e gli espedienti difficili nei quali la traccia diventa essenza, mano tesa, necessità di speranza e necessità di poesia. Non meno del Pasolini poeta, basterebbe leggere il "Canto Popolare" nelle "Ceneri di Gramsci", o "Al sole" ne "La religione del mio tempo", non meno del cineasta meraviglioso che da Cristo a Sade, da Accattone a La Ricotta (un miracolo quel monologo di Orson Wells), non meno del saggista o del polemista che con fermezza dolcissima attraversava le mille infezioni della democrazia, le logore miserie del consumismo, la follia dello sviluppo, e non meno del calciatore, in quelle corse attorno a un pallone ferme in fotografie commoventi. Un poeta può guardare in viso qualsiasi cosa: le orrende scatole nere di un complesso mistero sociale, il mare scurissimo della propria angelicità reietta, i chiassi di una politica fittizia, le viscere di un'opera insensata, lo scontro su temi cocenti, fino al gesto di chi lo ha tolto da questa vita in quell'oggi che adesso si scandisce. Grazie di tutto Maestro di umiltà, di grazia, di verità, il tuo sogno di una cosa è qui, ancora, eterno."

    Ne condivido ogni parola.

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  31. Libreria Post Office17/01/16, 07:34

    "C'è da chiedersi cos'è più scandaloso: se la provocatoria ostinazione dei potenti a restare al potere o l'apolitica passività del paese ad accettare la loro stessa fisica presenza".

    Pier Paolo Pasolini - Scritti Corsari

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