Pagine

sabato 15 novembre 2014

Poesie sugli alberi - AA.VV

GLI ALBERI



oltre il cancello
un albero senza foglie
parla
io rispondo.

(Giorgia Satta)


Per una volta, non propongo un libro in particolare, ma un argomento: gli alberi. L'idea mi è venuta quando ho letto queste splendide righe della mia amica Giorgia, e improvvisamente mi sono ritornate alla mente alcune poesie, spesso dell'infanzia, mai dimenticate.
Quindi, vi invito: postate le vostre!



martedì 9 settembre 2014

Le perfezioni provvisorie - Gianrico Carofiglio


(Sellerio, 2010)

"Ha detto qualcuno che gli uomini si dividono nelle categorie degli intelligenti o dei cretini, e dei pigri o degli intraprendenti. Ci sono i cretini pigri, normalmente irrilevanti e innocui, e ci sono gli intelligenti ambiziosi, cui possono essere assegnati compiti importanti, anche se le più grandi imprese, in tutti i campi, vengono quasi sempre realizzate dagli intelligenti pigri. Una cosa però va tenuta a mente: la categoria più pericolosa, da cui ci si possono aspettare i più gravi disastri e da cui bisogna guardarsi con la massima circospezione, è quella dei cretini intraprendenti.
Schirani appartiene a quest'ultima categoria..."



Tra gli appassionanti romanzi di Carofiglio, ho scelto di presentare "Le perfezioni Provvisorie" proprio per il brano folgorante che cito qui sopra. Qualche Schirani lo conosciamo, purtroppo, tutti.
Il merito, alto, di Carofiglio consiste nella facilità di linguaggio, nella speditezza del racconto, nella semplicità con cui ci presenta le sue storie. E come diceva una vecchia insegnante: Le storie semplici sono le più complicate da scrivere. 

Gianrico Carofiglio, magistrato e scrittore - Bari 1961

mercoledì 23 luglio 2014

Elogio della follia - Erasmo da Rotterdam

(Stultitiæ Laus  - 1509)


"Tuttavia, poiché l'uomo, nato per far fronte agli affari, doveva ricevere in dote un po' più di un'oncia di ragione, Giove, per provvedere debitamente, mi convocò perché lo consigliassi, come su tutto il resto, anche a questo proposito; e il mio pronto consiglio fu degno di me: affiancare all'uomo la donna, animale, sì, stolto e sciocco, ma deliziosamente spassoso, che nella convivenza addolcisce con un pizzico di follia la malinconica gravità del temperamento maschile. Platone, infatti, quando sembra in dubbio circa la collocazione della donna, se fra gli animali razionali o fra i bruti, vuole solo sottolineare la straordinaria follia di questo sesso. E, se per caso una donna vuole passare per saggia, ottiene solo di essere due volte folle, come se uno volesse, contro ogni ragionevole proposito, portare un bue in palestra. Infatti raddoppia il suo difetto chi, distorcendo la propria natura, assume sembianza virtuosa. Come, secondo il proverbio greco, la scimmia è sempre una scimmia, anche se si ammanta di porpora, così la donna è sempre una donna, cioè folle, comunque si mascheri."



Erasmo da Rotterdam ( Desiderius Erasmus Roterodamus, Olanda 1466-1536)

Un testo stravagante, malizioso e imperdibile, diviso in 68 brevi capitoli, in cui la Follia parla in prima persona. Un testo che rappresenta magnificamente il passaggio tra la cultura classica e quella moderna.
Trovo discutibile l'operazione del  Sole24ore, che recentemente ha allegato al giornale  un'improponibile "Elogio della Pazzia": l'ho comprato per curiosità, immaginando di trovare una traduzione, e interpretazione, diverse da quelle che ho già.  Sorpresa! all'interno non compare affatto la parola pazzia, ma sempre, eternamente, universalmente FOLLIA. E allora, per quale motivo cambiarne il titolo? Volendo essere pedante senza essere un luminare della psichiatria, direi che c'è una differenza sostanziale tra i due termini: la pazzia  è malattia incolpevole, ma la follia, nel bene e nel male, è lucida e menefreghista genialità.

venerdì 30 maggio 2014

Pian della Tortilla - John Steinbeck


Tortilla Flat - 1935
Traduzione di Elio Vittorini


Due galloni sono molto da bere, anche per due paisanos. Ecco come si possono graduare, agli effetti spirituali, le fiasche: due dita sotto il collo della prima, conversazione concentrata; due dita più sotto, mestizia di dolci ricordi; tre dita ancora più sotto, pensieri di vecchi amori felici; un dito più sotto, pensieri di amori infelici; fondo della fiasca, tristezza in ogni senso; due dita sotto il collo della seconda fiasca, disperazione nera; due dita più sotto ancora, canto di morte; altre due dita più sotto, canto di morte e dannazione. Da questo punto in poi inutile graduare; nulla vi è di certo e può accadere qualunque cosa.


Cosa non si farebbe per un poco di vino!  Pian della Tortilla è il quartiere periferico di Monterey, California, e i paisanos  protagonisti di questo romanzo sono gente povera, nullatenente e nullafacente, di sangue misto messicano, spagnolo e indio. Le loro giornate si susseguono pigre, con l'unico scopo di procurarsi il vino; la loro intelligenza è dedicata esclusivamente agli espedienti. Il lavoro? Non è contemplato. La loro maggior soddisfazione? Condividere il poco che hanno con gli amici. Mi ricordano i peones impegnati nella siesta sullo sfondo di Speedy Gonzales...


John Steinbeck (Salinas 1902 - New York 1968)

venerdì 28 febbraio 2014

Poesie - Paul Verlaine


Poesie - ed. Garzanti 2005, pp 912


Soleils couchants - Paul Verlaine


Une aube affaiblie
Verse par les champs
La mélancolie
Des soleils couchants.
La mélancolie
Berce de doux chants
Mon coeur qui s'oublie
Aux soleils couchants.
Et d'étranges rêves
Comme des soleils
Couchants sur les grèves,
Fantômes vermeils,
Défilent sans trêves,
Défilent, pareils
À des grands soleils
Couchants sur les grèves.
(Poèmes saturniens)

Soli morenti 
Un'alba illanguidita
versa per i campi
la malinconia
dei soli morenti.
La malinconia
culla con dolci canti
il cuore che s'oblia
nei soli morenti.
E strane fantasie
come soli morenti
rossi ardenti sui greti
fantasmi incandescenti,
sfilano senza tregua,
sfilano come tanti
rossi ardenti sui greti
grandi soli morenti.



Non potevo lasciare orfano ancora a lungo Arthur Rimbaud, al quale si dice che Verlaine fosse molto più legato che alla propria moglie, tanto da trascurarla, e sacrificarla. Si dice anche che la poesia nasca dalla necessità di raccontare le proprie esperienze, e in quest'ottica è evidente che Verlaine non si sia fatto mancare nulla. Tutta la sua opera è una sottolineatura, sotto forma di emozioni, di quella fuga dal mondo intero - e verso l'ignoto - di cui è densa la sua vita, non perché sia un mero diario di avventure o disavventure, ma perché tutte le esaltazioni, gli sconforti, le passioni e soprattutto le malinconie finiscono nei suoi versi. Un altro poeta maledetto, ma quanta eleganza, quanta tenerezza!



Paul Verlaine (Metz 1844 - Parigi 1896)

domenica 24 novembre 2013

La collina di Beulah - Reginald Hill

(On Beulah Height - UK 1998)

V


Con un tempo simile, nella tempesta
Non le avrei mandate a giocare sul pendio della valle.
Le hanno trascinate fuori con la forza
Niente che io dicessi poteva trattenerle.

Con un tempo simile, nel vento forte
Non le avrei mandate a giocare sul pendio della valle.
Avrei temuto che accadesse loro qualcosa di male
Vorrei avere adesso quelle vane paure.

Con un tempo simile, nella tormenta
Non le avrei mandate a giocare sul pendio della valle.
Per paura che l'indomani morissero
Ma ora di questo non devo preoccuparmi più.

Con un tempo simile, nella tempesta
Riposano come a casa della mamma;
Non più tremende bufere a sconvolgerle
Nell'abbraccio del Signore
Riposano tranquille come a casa della mamma.


In una caldissima estate tutti gli abitanti di Dendale, nello Yorkshire,  vengono costretti ad abbandonare le loro case e a trasferirsi: il loro villaggio, addossato alla Collina di Beulah, deve essere demolito e allagato per consentire la creazione di un bacino artificiale. Viene svuotato persino il cimitero, e le casse trasportate a valle, nella vicina Danby.  In quella maledetta estate, a Dendale spariscono quattro bambine di sette anni: solo una, Betsy Allgood, viene ritrovata. Le altre, no.
Quindici anni dopo, Betsy è ormai divenuta una brava cantante, e si fa chiamare Elizabeth. Torna a Dendale per tenere un concerto, e decide, forse inopinatamente, di presentare i cinque Kindertotenlieder di Mahler, ossia i Canti dei Bambini Morti. Anzi, li traduce lei stessa in inglese dal tedesco, adattando il testo per commemorare quella tragedia ancora bruciante nei suoi compaesani, poliziotti compresi. Ma il suo ritorno coincide, purtroppo, con la sparizione di un'altra bambina.
L'inquietante brano che ho proposto è il quinto e ultimo lieder che Elizabeth intende eseguire.


Questo spettacolare romanzo è stato di recente inserito in una classifica tra i dieci migliori noir di tutti i tempi: al primo posto. I detectives sono Dalziel e Pascoe, i celeberrimi  protagonisti della serie tv inglese tratta dai libri di Reginald Hill.

Warren Clark (Andrew "Andy" Dalziel - Colin Buchanan (Peter Pascoe)



lunedì 14 ottobre 2013

Norwegian Wood (Tokio Blues) - Murakami Haruki


Norwegian Wood (ノルウェイの森, Noruwei no mori) - 1987)



"Quando l'aereo ebbe completato l'atterraggio, la scritta "Vietato Fumare" si spense e dagli altoparlanti sul soffitto cominciò a diffondersi a basso volume una musica di sottofondo. Era Norwegian Wood dei Beatles in un'annacquata versione orchestrale. E come sempre mi bastò riconoscerne la melodia per sentirmi turbato. Anzi, questa volta ne fui agitato e sconvolto come non mi era mai accaduto."


Libro strafamoso, ed equamente elogiato e criticato. Watanabe Toru sta vivendo il passaggio cruciale da adolescente ad adulto, frequenta l'università con un apparente distacco emotivo, prova sentimenti ermetici per Naoko e Midori, le due principali ragazze della sua vita; è combattuto tra un destino di integrazione e la necessità di restare se stesso. Sembra una banale storia qualunque, invece lo stile è piacevole e l'atmosfera a dir poco trascinante.
Norwegian Wood è stato il primo libro che ho letto di Murakami. Mentre mi riesce un po' difficile calarmi nelle realtà esterne che conosco poco, come quella orientale, mi è molto più facile entrare nel mondo interiore, e infatti, sotto questo aspetto, il romanzo mi ha pienamente soddisfatto. L'ho chiuso con la sensazione di aver letto qualcosa di speciale.


Murakami Haruki (Japan 1949)