martedì 1 maggio 2012

Frankenstein - Mary Shelley


(Frankenstein: or the modern Prometheus  - 1818)

A questo punto un leggero sonno mi sollevò dal dolore della riflessione,  ma fu disturbato dall'avvicinarsi di un bel bambino che,  con tutta la spensieratezza dell'infanzia,  si stava dirigendo di corsa verso il nascondiglio che mi ero scelto.  A un tratto, come lo guardai,  mi venne in mente che questa piccola creatura era priva di pregiudizi e aveva vissuto troppo poco per conoscere il terrore per la deformità.  Pertanto,  se avessi potuto prenderlo ed educarlo come mio compagno ed amico,  non sarei stato più tanto solo in questa terra così popolosa.  Spinto da questo impulso,  appena il ragazzo passò,  lo afferrai e lo trassi verso di me.  Non appena vide il mio aspetto,  si mise le mani davanti agli occhi ed emise uno strillo acuto;  gli allontanai le mani con la forza dalla faccia e dissi: "Fanciullo, che fai?  Io non voglio farti del male; ascoltami".  Lui si dibatteva con violenza. 


"In casa Shelley, i pantaloni li portava la moglie, e il marito portava la gonna". Questa perla lapidaria fu incisa anni e anni fa da un anziano professore di letteratura inglese,  sprezzante della bellezza romantica della poesia di Percy Bysshe Shelley, e altrettanto sprezzante della gotica e truculenta prosa di sua moglie Mary.  Come dire: inaudita inversione di ruoli.  A dispetto della conformazione virilmente retrograda di certi individui, Mary Shelley è sicuramente un personaggio di immenso rilievo,  non solo per questo fortunatissimo romanzo, ma anche per la sua personalità e  cultura.  E' lei,  prima donna nel mondo letterario,  a creare il primo mito fantascientifico, ispirando nei secoli a venire una moltitudine di altri scrittori, registi, sceneggiatori. Ma non si limita ad inventare il personaggio, ne analizza anche comportamenti e reazioni altrui. Incidendo così nella memoria collettiva la figura del "mostro" per eccellenza, e la rappresentazione della paura atavica del "diverso".




 Boris Karloff ( Il mostro) nel film di Whale del 1931


Mary Wollstonecraft Shelley (England 1797-1851)


12 commenti:

  1. Questa è un'ottima sfida: sono davvero innumerevoli i film tratti da questo capolavoro, ma io scelgo il "Frankenstein" del 1931 diretto da James Whale, con un immenso Boris Karloff. Mi preme ricordare anche la versione di Kenneth Branagh del '94, e perché no? L'altrettanto mitico Frankenstein Jr.

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  2. Il libro è terribile, e la trama angosciante. La storia inventata da questa scrittrice è semplicemente perfetta, ma il prodotto è perverso. Immagino lo scalpore dell'epoca anche solo all'idea che qualcuno si sostituisse a Dio, ma più correttamente alla natura, nella creazione dell'uomo. Un prodotto perverso e maledetto, sfuggito a qualunque legge fino ad allora conosciuta. Sembra che l'autrice stessa ne decreti il giudizio: disubbidire alle leggi della natura porta solo al Male.

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  3. Sono d'accordo, il "prodotto" ingovernabile che esce da questo esperimento è malvagio. Ma questo non impedisce di provare pena per lui, odiato, ripudiato dal suo inventore, emarginato, perseguitato. Un mostro, ma capace di soffrire, e senza colpa per essere quello che è. Una curiosità, non ha nome. E da tutti indistintamente verrà chiamato Frankenstein, come il creatore.

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  4. Al centro vi è il personaggio di Victor Frankenstein ,questi intraprende una sua sfida personale contro la natura, con l'intenzione di costruire un clone di un umano, ne uscirà sconfitto,perchè crearà un mostro dall'aspetto orribile anche se con il cuore buono,il quale in un primo momento farà di tutto per farsi accettare dalla società ma allontanato, maturerà desideri di vendetta
    Victor Frankenstein è doppiamente colpevole, perchè non solo ha creato un mostro ,un diverso,un essere spaventoso,ma poi lo ha abbandonato al suo destino:Su chi cade la colpa di tutti gli omicidi commessi??su Victor,su Frankenstein o sulla società che non ha saputo nè voluto accettare il diverso?? il romanzo terminerà con la scena straziante della creatura in lacrime sul corpo di chi l'ha messa al mondo.

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  5. Aspettavo questo libro, consapevole della tua passione per i romanzi dell'800. A questo punto manca solo Dracula, e li hai messi tutti, film compresi. Cosa ricordo di questo libro, a parte il professore maschilista e ignorante? Una cosa fondamentale, già anticipata dal bel commento di Enrica. Di chi è la colpa? Del padre-creatore? della società ottusa e ignorante? Delle strutture sociali inadeguate? Facile sarebbe introdurre la legge 180, e fare mille esempi, ma io dirò solo una cosa: ogni individuo è responsabile di quello che fa, trasgredendo alle leggi che gli sono state inculcate fin da fanciullo. La creatura è innocente, incolpevole, prima vittima di un sistema che non ha voluto, né chiesto, né votato. Una sola parola, infine, sulla splendida autrice: onore ad una Donna, volitiva, colta e intellettualmente superiore a tutti gli uomini coevi (per tacere delle donne).

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  6. Bel romanzo gotico. La creatura suscita tutti i sentimenti di reazione, anche contrastanti. Ma il vero mostro è il suo creatore, Victor, a cui un gioco troppo grande sfugge di mano provocando una catena di avvenimenti imputabili solo lui. Non hai messo la fine della storia in introduzione: l'assassinio del bambino è emblematica. La creatura cerca disperatamente amore, viene rifiutato e uccide.

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  7. Scusate se trascendo la drammaticità del libro per passare al film tratto da questo libro che più mi è piaciuto, ossia il fantastico Frankenstein Jr. La "creatura" ha più umanità di tutti gli altri, ed è indimenticabile nel balletto sul palco. E questa scena si chiude esattamente come il libro potrebbe supporre, il pubblico acclama, ma un soffio di fuoco inopportuno fa precipitare la situazione. Nonostante sia una parodia, esprime comunque le vostre stesse conclusioni.

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  8. I bambini, quando fanno malestri, nascondono le mani dietro la schiena e fanno un salto indietro. I grandi, invece, quasi sempre danno la colpa a qualcun altro. La creatura è un "malestro", come sicuramente la maggior parte degli esperimenti. Con una differenza: questa volta il prodotto è una persona che soffre, ha coscienza di sé, sente necessità affettive e vive la delusione del rifiuto. E' davvero una bella storia, amara, tragica, è stata scritta due secoli fa, ma ancora oggi quante persone vediamo nelle stesse situazioni, ma vogliamo vederle?

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    1. Rispondo " non c'è voglia di accostarsi alla sofferenza qualunque abito essa indossi,per alcuni semplicemente per egoismo, certi di avere tutto,si spaventano al solo pensiero di perderlo fuggendo da chiunque possa ricordare loro una tale eventualità,per altri invece è una sorta di incapacità o inadeguatezza,sentendosi già al limite di ogni forma di sopportazione o di accoglienza
      Tutti vorremmo essere circondati da allegria,buon umore,vorremmo gioia e ottimismo e non malinconie o lacrime benchè consapevoli che dietro a molti sorrisi, spesso a guardar bene c'è sempre una lacrima.

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  9. "I ought to be thy Adam; but I am rather the fallen angel, whom thou drivest from joy for no misdeed. Every where I see bliss, from which I alone am irrevocably excluded."

    Frankenstein, Mary Shelley.
    Thank you Everyman's Library!

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    1. "Io dovrei essere il tuo Adamo, ma sono piuttosto l'angelo caduto, quello che tu hai allontanato dalla gioia senza remissione. Io vedo ovunque beatitudine, dalla quale solo io sono irrimediabilmente escluso."

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  10. "Beware; for I am fearless, and therefore powerful."

    Frankenstein - Mary Shelley

    (Sta' attento, perché io sono senza paura, e quindi potente.)

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