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venerdì 14 giugno 2019

Una questione privata - Beppe Fenoglio


Einaudi 2006





Beppe Fenoglio (Alba 1922 – Torino 1963)



Bruscamente lasciò il sentiero verso la cresta e si mise per traverso a mezza costa, puntando alla collina a piramide.
"Non l'hanno ancora fucilato. Ed io non posso stare senza sapere"


La "questione privata" consiste nell'ossessione di Milton, partigiano azzurro, che abbandona per tre giorni la causa comune nel tentativo di scoprire cosa sia successo esattamente tra Fulvia, la ragazza amata, e Giorgio, l'amico di sempre e ora compagno nella lotta armata.
Sullo sfondo la lotta partigiana, descritta nella cruda realtà quotidiana in molteplici aspetti: gli ideali comuni, le strategie diverse, i corollari di gente comune, le sofferenze, l'amicizia, la morte. Il tutto in una narrazione quasi distaccata e per questo ancora più efficace e veritiera.
 

mercoledì 16 agosto 2017

La metamorfosi - Franz Kafka



Die Verwandlung - 1915


"Destandosi un mattino da sogni inquieti, Gregor Samsa si trov
ò tramutato, nel suo letto, in un enorme insetto."

Questo l'incipit fulminante del racconto di Franz Kafka, che butta il lettore in un incubo da cui se ne esce soltanto dopo una lettura follemente attenta, veloce e senza pause.
Gregor 
è un commesso viaggiatore, che mantiene padre, madre e sorella: personaggi alquanto mollicci, pigri e ben adagiati nel proprio torpore. Non sapremo mai la natura della sua trasformazione fisica in un gigantesco scarafaggio, vedremo soltanto sviluppare la metamorfosi di una mente umana prigioniera in una veste animale, e le inevitabili, e conseguenti, metamorfosi dei familiari. 


Franz Kafka  
 Praga 
(Rep. Ceca) 1883 – Kierling (Austria) 1924




Praga, Quartiere ebraico - Monumento a Kafka 
 accenni alla Metamorfosi: scarafaggio a terra, involucro vuoto del padre


Praga, Monumento a Kafka di David Cerny



La tomba di Kafka nel nuovo cimitero ebraico, a Praga.
Non fu sepolto a
 Vyšehrad (cimitero dei personaggi illustri) perché non fu mai famoso in vita, ritrovandosi così, per l'eternit
à, accanto ad un padre con cui non andava d'accordo.

venerdì 17 marzo 2017

Parole - Antonia Pozzi



(Ed. Ancora, 2015)

Antonia  
è una agiata ragazza di città, che viaggia molto e può frequentare le migliori scuole. Inizia a comporre poesie a 15 anni, e ovviamente i primi scritti sono infervorati dalla smania di vivere, conoscere, imparare. Ha un luogo dove rifugiarsi: la grande tenuta di famiglia a Pasturo, ai piedi delle Grigne, luogo prediletto e spesso affiorante nelle sue poesie, come in questa, scritta a 17 anni: 

AMORE DI LONTANANZA - ANTONIA POZZI

 Ricordo che, quand’ero nella casa
della mia mamma, in mezzo alla pianura, 
avevo una finestra che guardava 
sui prati; in fondo, l’argine boscoso 
nascondeva il Ticino e, ancor più in fondo, 
c’era una striscia scura di colline. 
Io allora non avevo visto il mare 
che una sol volta, ma ne conservavo 
un’aspra nostalgia da innamorata. 
Verso sera fissavo l’orizzonte; 
socchiudevo un po’ gli occhi; accarezzavo 
i contorni e i colori tra le ciglia: 
e la striscia dei colli si spianava, 
tremula, azzurra: a me pareva il mare 
e mi piaceva più del mare vero. 

E poi, una vita tormentata dal bisogno di amore, tanto agognato e mai vissuto appieno.  Negli ultimi anni, come succederà anche per Sylvia Plath, i suoi versi lasciano ampiamente presagire il finale. Ne è un esempio questa poesia, del 1938, pochi mesi prima della morte:



LUCI LIBERE - ANTONIA POZZI
È un sole bianco che intenerisce
sui monumenti le donne di bronzo.

Vorresti sparire alle case, destarti
ove trascinano lenti carri
sbarre di ferro verso la campagna –

ché là pei fossi infuriano bambini
nell’acqua, all’aurora
e vi crollano immagini di pioppi.

Noi, per seguir la danza
di un vecchio organo
correremmo nel vento gli stradali…

A cuore scalzo
e con laceri pesi
di gioia.


A soli 26 anni, Antonia si suicida, come tutti i più grandi. Per l'unico vero, grande e reciproco amore della sua vita, la nonna Nena, lascia un tenerissimo messaggio:

"Direte alla Nena  che è stato un male improvviso, e che l'aspetto"

Antonia Pozzi (Milano 1912 - 1938)

domenica 12 marzo 2017

Confessioni di un oppiomane - Thomas de Quincey




Confessions of an English Opium-Eater, 1821


"Let there be a cottage.... a real cottage... a white cottage, embowered with flowering shrubs, so chosen as to unfold a succession of flowers upon the walls, and clustering round the windows through all the months of spring, summer, and autumn—beginning, in fact, with May roses, and ending with jasmine. Let it, however, not be spring, nor summer, nor autumn—but winter, in his sternest shape. This is a most important point in the science of happiness. And I am surprised to see people overlook it, and think it matter of congratulation that winter is going; or, if coming, is not likely to be a severe one. On the contrary, I put up a petition annually, for as much snow, hail, frost, or storm, of one kind or other, as the skies can possibly afford us. Surely every body is aware of the divine pleasures which attend a winter fire-side: candles at four o’clock, warm hearth-rugs, tea, a fair tea-maker, shutters closed, curtains flowing in ample draperies on the floor, whilst the wind and rain are raging audibly without... "
(Courtesy: The Queen's English)
Che sia una casetta ... una casetta vera, una casetta bianca, coperta di piante rampicanti, scelte in modo da garantire sui muri fiori in permanenza e da incorniciare le finestre per tutti i mesi di primavera, d'estate e d'autunno - si comincia con le rose di maggio e si finisce coi gelsomini. Ma mettiamo che non sia né primavera, né estate, né autunno: che sia inverno, nel suo aspetto più rigido. Questo è un punto molto importante della scienza della felicità. E mi stupisco che la gente non se ne accorga, e pensi che ci sia da rallegrarsi quando l'inverno se ne va o quando al suo arrivo si presenta poco rigido.. Al contrario, io rivolgo una petizione annuale per la maggior quantità di neve, grandine, gelo o tempeste di qualunque tipo il cielo possa concedere. Certamente, tutti conoscono le divine gioie di un focolare d'inverno: candele accese alle quattro del pomeriggio, tappeti caldi vicino al fuoco, il tè, ed una bella persona che lo prepari, le persiane chiuse, le tende che scendono in ampi drappeggi fino al pavimento, mentre il vento e la pioggia infuriano rumorosamente là fuori...

Emozionante autobiografia di questo autore inglese del 1800, il cui titolo viene spesso tradotto alla lettera ("Le Confessioni di un mangiatore di oppio"), senza naturalmente cambiarne la sostanza. Davvero sconcertante la sincerità con cui l'autore descrive gli stati d'animo che nel tempo lo portano alla convulsa dipendenza da laudano e oppio! Ho voluto riportare un brano, splendido, in cui De Quincey sembra finalmente approdare alla nostalgia di una antica e mai dimenticata serenità: forse il primo fragile e appena abbozzato segno di cambiamento.



Thomas de Quincey
Manchester (UK) 1785 - Edinburgh (Scotland) 1859

mercoledì 21 settembre 2016

Evangelina - Henry Wadsworth Longfellow






EVANGELINE,  A TALE OF ACADIE - INTRO


This is the forest primeval. The murmuring pines and the hemlocks,
Bearded with moss, and in garments green, indistinct in the twilight,
Stand like Druids of eld, with voices sad and prophetic,
Stand like harpers hoar, with beards that rest on their bosoms.
Loud from its rocky caverns, the deep-voiced neighboring ocean        
Speaks, and in accents disconsolate answers the wail of the forest.
  This is the forest primeval; but where are the hearts that beneath it
Leaped like the roe, when he hears in the woodland the voice of the huntsman?
Where is the thatch-roofed village, the home of Acadian farmers,—
Men whose lives glided on like rivers that water the woodlands,   
Darkened by shadows of earth, but reflecting an image of heaven?
Waste are those pleasant farms, and the farmers forever departed!
Scattered like dust and leaves, when the mighty blasts of October
Seize them, and whirl them aloft, and sprinkle them far o’er the ocean.
Naught but tradition remains of the beautiful village of Grand-Pré.       
  Ye who believe in affection that hopes, and endures, and is patient,
Ye who believe in the beauty and strength of woman’s devotion,
List to the mournful tradition, still sung by the pines of the forest;
List to a Tale of Love in Acadie, home of the happy.

EVANGELINA - Introduzione

Oh la foresta secolare! I pini
Bisbiglianti e gli abeti, a cui s'appiglia
L'edera e il musco, appaion nel barlume
Del soave crepuscolo confusi:
Stan quai canuti menestrelli, il maschio
Petto listato di prolissa barba,
O quai Druïdi antichi, allor che accenti
Spargean mesti e profetici. Solleva
Il vicino oceàn selvaggiamente
La profonda sua voce, dai rocciosi
Specchi riverberata; e lo stormire
de la boscaglia gli risponde, a modo
Di lamentoso assenso.
Oh la foresta
Secolare! ma, dite, ove mai sono
I cor che a le conserte ombre sue cupe
Balzavan, come il biondo capriolo,
S'ode appressarsi de la caccia il grido?
Ricoverti di paglia? Ove l'asilo
Dei coloni d'Acadia, a cui la vita
Trascorrea placidissima com'onda
Di fiumicel, che la campagna innaffia,
Oscurata talor dall'imminente
Ripa, ma speglio a chiaro arco de' cieli?
Ahi quelle apriche fattorie dal foco
Fûro distrutte, e duramente espulsi
Gl'ingenui agricoltor! Così 'l perverso Soffio d'ottobre sibilando innalza La polvere e le foglie, e via per l'aria Le mulina, e le sperde in su le spume Di procelloso mar. Nulla rimane Or del villaggio di Granprato, tranne Il fuggevol ricordo. Oh tu che credi All'affetto che spera, e soffre, e tace Rassegnato; e t'esalti quando invitto Animo femminile a la sventura Miri sacrarsi: ascolta oggi la mesta tradizion che ne la selva i pini Van ripetendo; oggi la storia ascolta D'un fido Amor ne la beata Acadia.

Stile antiquato e conforme all'epoca dei miei libri:  Poems risale al 1899.  Il volume con la traduzione di Carlo Faccioli risale al 1878, e si vede! Ma per questo mi sono davvero preziosi.
Evangelina vive in Acadia (Nuova Scozia). Il giorno del suo matrimonio, improvvisamente, tutti gli abitanti del villaggio vengono fatti sgombrare per l'arrivo dei soldati inglesi, e nella confusione la ragazza rimane separata dal marito. Separazione che durer
à tutta la vita, meno un attimo, nel quale Evangelina, ormai anziana suora-infermiera in un lazzaretto, ritrova il suo perduto marito, ormai morente.


Henry Wadsworth Longfellow
Portland (Maine) 1807 - Cambridge (Massachusetts) 1882

mercoledì 23 marzo 2016

Capitan Tempesta - Emilio Salgari




E' davvero una storia speciale quella che voglio raccontare. Un paio di settimane fa, su una bancarella ad un mercatino, ho acquistato (per un euro e mezzo) un libro in condizioni pietose: impolverato, con le pagine semistaccate... mancando la copertina e il frontespizio, qualcuno li aveva creati ad arte: cartone marmorizzato e carta celeste. A mano, aveva scritto Capitan Tempesta... di cui io ignoravo l'esistenza.


Non riuscendo a stabilire editore e anno di pubblicazione, per poterlo registrare, ho cercato sul web le tavole illustrative. Sono di Alberto della Valle, e il libro è del 1905, edizioni Donath Editore, Genova. 




Durante la ricerca, incuriosita dalla trama, mi sono imbattuta in un articolo, nel quale si diceva che Capitan Tempesta era l'eroina preferita da Che Guevara. E io non sapevo nemmeno che fosse una femmina!

Poi, con calma mi sono messa a restaurarlo, e all'interno, con mia somma e gioiosa emozione, ho trovato due pagine, saldate accuratamente: il sogno di ogni amante del libri. All'interno, nascosta molto bene, questa foto, originale Zentralbild Berliner, di Lenin!




Io credo che un grande pregio dei libri sia quello di obbligarci a dover risolvere assolutamente ogni argomento che desta la nostro curiosità e svela le nostre lacune. A questo punto devo capire cosa contiene di speciale questo libro, da piacere al Che e ad uno sconosciuto che, forse cent'anni fa, ha nascosto la foto di Lenin tra le sue pagine. Devo leggerlo! 

E per farlo, mi sono comprata il libro nuovo.  



giovedì 15 ottobre 2015

Nero su Nero - Leonardo Sciascia



1979



"Mai c'è stata un'epoca, mi pare, in cui come oggi quello che si dice ha più importanza di quello che si fa. Basta che uno della retroguardia dica di essere per l'avanguardia, ed è un'avanguardista; che un reazionario dica di essere per la rivoluzione, ed è un rivoluzionario; che un mascalzone dica di essere per l'onestà ed è onesto. E se non si torna a chieder alle persone il conto preciso di quello che sono, di quello che fanno, di come vivono; se non si torna a giudicare un'azione per quella che è, senza far caso se è fatta con la mano sinistra (che sa quello che fa la destra) o con la mano destra (che sa quello che fa la sinistra), temo che nessuna riforma o rivolgimento varrà a cavare il classico ragno dal classico buco: immagine del tutto pertinente alla situazione, e anzi da moltiplicare - tanti buchi, tanti ragni."



Quando uscì questo saggio, nel 1979, probabilmente io ero troppo giovane per apprezzarlo, essendo allora molto più  interessata ai suoi romanzi. Comunque, lo comprai, lo lessi, e lo dimenticai quasi. Ma in questi giorni, (36 anni dopo!) l'ho riletto con un interesse crescente, l'ho sottolineato e commentato, tenendo altri libri e wikipedia a portata di mano per approfondire: il massimo pregio di un buon libro.
Con questa raccolta di appunti, riflessioni ed articoli scritti dal 1969 al 1979, Sciascia traccia mille storie, soprattutto siciliane, partendo da fatti di cronaca che vengono commentati allargandone il campo, offrendo cos
ì un panorama molto vasto su cui riflettere. Nessun aspetto sociale, o politico, va preso per caso, o superficialmente.
Riprendere in mano oggi questo magnifico testo significa capire molto delle cose incomprensibili e mai spiegate che sono successe in quegli anni: quello che c'era 
dietro, e quello che ci sarebbe stato davanti. Come per Pasolini: se vogliamo capire la storia di oggi, dobbiamo cominciare da ieri.






Leonardo Sciascia (Racalmuto 1921 – Palermo 1989)


martedì 7 luglio 2015

La morte corre sul fiume - Davis Grubb


(The night of the Hunter - 1953)

"Ben resta in silenzio. Il Predicatore si allontana e rimane a fissare fuori dalla finestra della cella con le mani lunghe e ossute dietro la schiena. Pensa: ma che uomo si fa tatuare le dita a quel modo? Una lettera blu ciascuno, nella pellaccia grigia della destra c'è scritto L-O-V-E, amore. nella sinistra invece H-A-T-E, odio. Che razza di uomo è?"


Robert Mitchum nel film "La morte corre sul fiume"  (The Night of the Hunter) diretto nel 1955 da Charles Laughton.



Da grande ho sempre preferito leggere prima il libro e poi vederne il film. In questo caso (come per Il Buio oltre la Siepe) diciamo che mi sono avvantaggiata col film di almeno 40 anni. Sono due film inscindibili nella mia memoria: terrore puro e brividi di emozione, bambini protagonisti e importanti contesti sociali sullo sfondo. 
Anche i romanzi da cui sono stati tratti i due film sono in un certo senso inscindibili. Sia Davis Grubb che Harper Lee non hanno scritto molto altro, e i loro libri sono stati surclassati dai film relativi. Eppure, sono due capolavori: del Buio oltre la Siepe ne ho parlato in un altro post.
Grubb ambienta la sua storia durante la Depressione, a Moundsville dove era nato. Scrive senza tanti fronzoli, virgolette o parentesi: l'immagine e il messaggio sono asciutti e immediati. Indimenticabile il
corollario di persone semplici, vittime designate del fanatismo religioso. Indimenticabile il coraggio dei bambini di allora. Infine, ovviamente impossibile leggere la storia senza vedersi davanti la faccia sardonica di Robert Mitchum, perfetto nelle vesti avide e untuose di Harry Powell, il Predicatore (il cacciatore nella versione originale): l'Uomo Nero per eccellenza.



Davis Grubb - Moundsville (West Virginia 1919 - New York 1980)

sabato 4 luglio 2015

Poesie - Konstantinos Kavafis








                                              DAL CASSETTO - Konstantinos Kavafis


Volevo appenderla a un muro della stanza. Ma l’umidità del cassetto l’ha guastata. Non la metto in un quadro questa foto. Dovevo conservarla con più cura. Queste le labbra, questo il viso – ah, per un giorno solo, per un’ora solo tornasse quel passato. Non la metto in un quadro questa foto. Mi fa soffrire vederla così guasta. Del resto, se anche non fosse guasta, che fastidio badare a non tradirmi – una parola o il tono della voce – se mai qualcuno mi chiedesse chi era.
Απʹ το συρτάρι - Κωνσταντίνος Καβάφης
Εσκόπευα στης κάµαράς µου έναν τοίχο να την θέσω. Αλλά την έβλαψεν η υγρασία του συρταριού. Σε κάδρο δεν θα βάλω την φωτογραφία αυτή. Έπρεπε πιο προσεκτικά να την φυλάξω. Αυτά τα χείλη, αυτό το πρόσωπο – α για µια µέρα µόνο, για µιαν ώρα µόνο, να επέστρεφε το παρελθόν τους. Σε κάδρο δεν θα βάλω την φωτογραφία αυτή. Θα υποφέρω να την βλέπω έτσι βλαµµένη. Άλλωστε, και βλαµµένη αν δεν ήταν, θα µʹ ενοχλούσε να προσέχω µη τυχόν καµιά λέξις, κανένας τόνος της φωνής προδώσει – αν µε ρωτούσανε ποτέ γιʹ αυτήν.

Si parla molto di Grecia, in questi giorni. Mi pare il momento giusto per proporre questo poeta non troppo conosciuto, ma che da solo rappresenta la puntualizzazione moderna della cultura greca classica. Nell'affrontare le sue poesie, spesso solo bozze, non ci si deve mai dimenticare del contesto in cui visse (male): il suo essere antisociale e tetro fu giudicato anticonformista, in un'epoca in cui il conformismo consisteva essenzialmente nella triade patria-religione-eterosessualità.  

Comunque, mentre la vita greca si allontanava progressivamente dalle proprie origini, Kavafis ostinatamente combatteva per mantenerle vive.  Un grande poeta, per intenditori. 



Konstantinos Petrou Kavafis (Alessandria d'Egitto 1863-1933)

lunedì 1 dicembre 2014

L'assassinio di Roger Ackroyd - Agatha Christie




(The Murder of Roger Ackroyd - 1926)


"Les femmes" generalizzò  Poirot, " sono meravigliose. Inventano e miracolosamente azzeccano. Le donne colgono inconsciamente migliaia di piccoli dettagli, senza rendersene conto. Il loro inconscio poi mette assieme i pezzi e definiscono intuizione il risultato. Io... ho studiato molta psicologia. So queste cose."


Capolavoro assoluto di Agatha Christie e della letteratura noir mondiale in genere, si distingue da ogni altro romanzo per qualcosa di particolare che non posso svelare, e che ha sorpreso ogni lettore. In Italia fu tradotto per la prima volta col titolo (una volta tanto azzeccatissimo) "Dalle nove alle dieci", per poi essere ripubblicato un sacco di volte con la più letterale traduzione "L'assassinio di Roger Ackroyd". 
Siamo in un piccolo villaggio della campagna inglese, King's Abbot, piacevole concentrato di tutti gli standard della Christie: cottage, tendine di pizzo, tazze di tè, e vecchiette pettegole. L'omicidio di un gentleman di campagna dà il via ad una serie di indagini parallele, complicate dal fatto che tutti hanno qualcosa da nascondere. 





Agatha Christie (Agatha Mary Clarissa Miller, Torquay 1890 - Wallingford 1976)
Il monumento si trova a Torquay, borough di Torbay, Devon,  Cornwall, 
a fianco di questo negozio: 



(foto scattate da me nel 2010)


domenica 23 novembre 2014

Poesie e canzoni sul Natale - AA.VV.


NATALE



ADESTE FIDELES

Adeste fideles
Læti triumphantes
Venite, venite in Bethlehem
Natum videte Regem angelorum
Venite adoremus
Dominum

En grege relicto humiles ad cunas
Vocati pastores adproperant
Et nos ovanti gradu festinemus
Venite adoremus
Dominum

Æterni Parentis
Splendorem æternum
Velatum sub carne videbimus
Deum infantem pannis involutum
Venite adoremus
Dominum

Pro nobis egenum et fœno cubantem
Piis foveamus amplexibus
Sic nos amantem quis non redamaret
Venite adoremus
Dominum

Ergo qui natus die hodierna,
Jesu, tibi sit gloria,
Patris aeterni, Verbum caro factum est
Venite adoremus 
Dominum

Accorrete fedeli
Felici ed esultanti 
Venite, venite a Betlemme
Vedete, è nato il re degli angeli
Venite adoriamo
Il Signore
Lasciato il gregge all'umile culla
I pastori convocati si affrettano
E noi, esultanti al passo, festeggiamo
Venite adoriamo
Il Signore
Dell'eterno Padre
Lo splendore eterno
Velato nella carne potremo vedere
Dio fanciullo in fasce
Venite adoriamo
Il Signore
Nato per noi e tenuto nel tepore del fieno
Scaldiamolo con abbracci pii
Perché non ricambiare l'amore di chi ci ama tanto?
Venite adoriamo
Il Signore
Quindi tu che sei nato oggi,
Gesù, a te vada la Gloria
Del Pare Eterno, il Verbo si è fatto carne
Venite adoriamo
Il Signore




Dopo l'inatteso successo del post sugli alberi, desidero proporre un altro - e ultimo - tema che mi è carissimo. Perché io, come credo tutti voi, sono stata bambina, e non dimentico facilmente la magia del Natale di allora: le canzoncine per la novena, l'ideazione e costruzione del presepe, le decorazioni in vetro per l'albero, le calze appese al camino, il regalo (l'unico dell'anno) che sarebbe forse arrivato. E poi le cartoline che ci si inviava allora, il profumo magico dei mandarini, i boeri da appendere all'albero, la nevicate abbondanti e silenziose. Eppure, non riesco mai a ricreare la stessa atmosfera, ma me la sogno di notte, e di giorno. E quando arriva Natale, sogno ancora più forte. Ebbene, scavate nella memoria e scatenatevi!

sabato 15 novembre 2014

Poesie sugli alberi - AA.VV

GLI ALBERI



oltre il cancello
un albero senza foglie
parla
io rispondo.

(Giorgia Satta)


Per una volta, non propongo un libro in particolare, ma un argomento: gli alberi. L'idea mi è venuta quando ho letto queste splendide righe della mia amica Giorgia, e improvvisamente mi sono ritornate alla mente alcune poesie, spesso dell'infanzia, mai dimenticate.
Quindi, vi invito: postate le vostre!