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venerdì 14 giugno 2019

Una questione privata - Beppe Fenoglio


Einaudi 2006





Beppe Fenoglio (Alba 1922 – Torino 1963)



Bruscamente lasciò il sentiero verso la cresta e si mise per traverso a mezza costa, puntando alla collina a piramide.
"Non l'hanno ancora fucilato. Ed io non posso stare senza sapere"


La "questione privata" consiste nell'ossessione di Milton, partigiano azzurro, che abbandona per tre giorni la causa comune nel tentativo di scoprire cosa sia successo esattamente tra Fulvia, la ragazza amata, e Giorgio, l'amico di sempre e ora compagno nella lotta armata.
Sullo sfondo la lotta partigiana, descritta nella cruda realtà quotidiana in molteplici aspetti: gli ideali comuni, le strategie diverse, i corollari di gente comune, le sofferenze, l'amicizia, la morte. Il tutto in una narrazione quasi distaccata e per questo ancora più efficace e veritiera.
 

mercoledì 23 marzo 2016

Capitan Tempesta - Emilio Salgari




E' davvero una storia speciale quella che voglio raccontare. Un paio di settimane fa, su una bancarella ad un mercatino, ho acquistato (per un euro e mezzo) un libro in condizioni pietose: impolverato, con le pagine semistaccate... mancando la copertina e il frontespizio, qualcuno li aveva creati ad arte: cartone marmorizzato e carta celeste. A mano, aveva scritto Capitan Tempesta... di cui io ignoravo l'esistenza.


Non riuscendo a stabilire editore e anno di pubblicazione, per poterlo registrare, ho cercato sul web le tavole illustrative. Sono di Alberto della Valle, e il libro è del 1905, edizioni Donath Editore, Genova. 




Durante la ricerca, incuriosita dalla trama, mi sono imbattuta in un articolo, nel quale si diceva che Capitan Tempesta era l'eroina preferita da Che Guevara. E io non sapevo nemmeno che fosse una femmina!

Poi, con calma mi sono messa a restaurarlo, e all'interno, con mia somma e gioiosa emozione, ho trovato due pagine, saldate accuratamente: il sogno di ogni amante del libri. All'interno, nascosta molto bene, questa foto, originale Zentralbild Berliner, di Lenin!




Io credo che un grande pregio dei libri sia quello di obbligarci a dover risolvere assolutamente ogni argomento che desta la nostro curiosità e svela le nostre lacune. A questo punto devo capire cosa contiene di speciale questo libro, da piacere al Che e ad uno sconosciuto che, forse cent'anni fa, ha nascosto la foto di Lenin tra le sue pagine. Devo leggerlo! 

E per farlo, mi sono comprata il libro nuovo.  



martedì 7 luglio 2015

La morte corre sul fiume - Davis Grubb


(The night of the Hunter - 1953)

"Ben resta in silenzio. Il Predicatore si allontana e rimane a fissare fuori dalla finestra della cella con le mani lunghe e ossute dietro la schiena. Pensa: ma che uomo si fa tatuare le dita a quel modo? Una lettera blu ciascuno, nella pellaccia grigia della destra c'è scritto L-O-V-E, amore. nella sinistra invece H-A-T-E, odio. Che razza di uomo è?"


Robert Mitchum nel film "La morte corre sul fiume"  (The Night of the Hunter) diretto nel 1955 da Charles Laughton.



Da grande ho sempre preferito leggere prima il libro e poi vederne il film. In questo caso (come per Il Buio oltre la Siepe) diciamo che mi sono avvantaggiata col film di almeno 40 anni. Sono due film inscindibili nella mia memoria: terrore puro e brividi di emozione, bambini protagonisti e importanti contesti sociali sullo sfondo. 
Anche i romanzi da cui sono stati tratti i due film sono in un certo senso inscindibili. Sia Davis Grubb che Harper Lee non hanno scritto molto altro, e i loro libri sono stati surclassati dai film relativi. Eppure, sono due capolavori: del Buio oltre la Siepe ne ho parlato in un altro post.
Grubb ambienta la sua storia durante la Depressione, a Moundsville dove era nato. Scrive senza tanti fronzoli, virgolette o parentesi: l'immagine e il messaggio sono asciutti e immediati. Indimenticabile il
corollario di persone semplici, vittime designate del fanatismo religioso. Indimenticabile il coraggio dei bambini di allora. Infine, ovviamente impossibile leggere la storia senza vedersi davanti la faccia sardonica di Robert Mitchum, perfetto nelle vesti avide e untuose di Harry Powell, il Predicatore (il cacciatore nella versione originale): l'Uomo Nero per eccellenza.



Davis Grubb - Moundsville (West Virginia 1919 - New York 1980)

venerdì 30 maggio 2014

Pian della Tortilla - John Steinbeck


Tortilla Flat - 1935
Traduzione di Elio Vittorini


Due galloni sono molto da bere, anche per due paisanos. Ecco come si possono graduare, agli effetti spirituali, le fiasche: due dita sotto il collo della prima, conversazione concentrata; due dita più sotto, mestizia di dolci ricordi; tre dita ancora più sotto, pensieri di vecchi amori felici; un dito più sotto, pensieri di amori infelici; fondo della fiasca, tristezza in ogni senso; due dita sotto il collo della seconda fiasca, disperazione nera; due dita più sotto ancora, canto di morte; altre due dita più sotto, canto di morte e dannazione. Da questo punto in poi inutile graduare; nulla vi è di certo e può accadere qualunque cosa.


Cosa non si farebbe per un poco di vino!  Pian della Tortilla è il quartiere periferico di Monterey, California, e i paisanos  protagonisti di questo romanzo sono gente povera, nullatenente e nullafacente, di sangue misto messicano, spagnolo e indio. Le loro giornate si susseguono pigre, con l'unico scopo di procurarsi il vino; la loro intelligenza è dedicata esclusivamente agli espedienti. Il lavoro? Non è contemplato. La loro maggior soddisfazione? Condividere il poco che hanno con gli amici. Mi ricordano i peones impegnati nella siesta sullo sfondo di Speedy Gonzales...


John Steinbeck (Salinas 1902 - New York 1968)

lunedì 14 ottobre 2013

Norwegian Wood (Tokio Blues) - Murakami Haruki


Norwegian Wood (ノルウェイの森, Noruwei no mori) - 1987)



"Quando l'aereo ebbe completato l'atterraggio, la scritta "Vietato Fumare" si spense e dagli altoparlanti sul soffitto cominciò a diffondersi a basso volume una musica di sottofondo. Era Norwegian Wood dei Beatles in un'annacquata versione orchestrale. E come sempre mi bastò riconoscerne la melodia per sentirmi turbato. Anzi, questa volta ne fui agitato e sconvolto come non mi era mai accaduto."


Libro strafamoso, ed equamente elogiato e criticato. Watanabe Toru sta vivendo il passaggio cruciale da adolescente ad adulto, frequenta l'università con un apparente distacco emotivo, prova sentimenti ermetici per Naoko e Midori, le due principali ragazze della sua vita; è combattuto tra un destino di integrazione e la necessità di restare se stesso. Sembra una banale storia qualunque, invece lo stile è piacevole e l'atmosfera a dir poco trascinante.
Norwegian Wood è stato il primo libro che ho letto di Murakami. Mentre mi riesce un po' difficile calarmi nelle realtà esterne che conosco poco, come quella orientale, mi è molto più facile entrare nel mondo interiore, e infatti, sotto questo aspetto, il romanzo mi ha pienamente soddisfatto. L'ho chiuso con la sensazione di aver letto qualcosa di speciale.


Murakami Haruki (Japan 1949)

lunedì 1 luglio 2013

Tempo di uccidere - Ennio Flaiano


(1947 - Premio Strega)

Perché non capivo quella gente? Erano tristi animali, invecchiati in una terra senza uscita, erano grandi camminatori, grandi conoscitori di scorciatoie, forse saggi, ma antichi e incolti. Nessuno di loro si faceva la barba ascoltando le prime notizie, né le loro colazioni erano rese più eccitanti dai fogli ancora freschi di inchiostro. Potevano vivere conoscendo soltanto cento parole. Da una parte il Bello e il Buono, dall'altra il Brutto e il Cattivo. Avevano dimenticato tutto delle loro epoche splendide e soltanto una fede superstiziosa dava alle loro anime ormai elementari la forza di resistere in un mondo pieno di sorprese. 
Nei miei occhi c'erano duemila anni in più e lei lo sentiva.

Campagna di Etiopia, 1935 e dintorni, drammatico e avvilente flop espansionistico. Il protagonista, non identificato, è un tenente italiano di stanza nella sabbia, lontano dalla propaganda fascista, circondato da apatici e annoiati commilitoni, e altrettanto apatici e indolenti indigeni. Da un banale mal di denti prende il via una serie di imprevedibili e concatenate disavventure, tutte dovute all'incapacità un po' paranoica del tenente di interpretare la mentalità di chiunque, militari, indigeni e animali, fraintendendo minacce, solidarietà, atteggiamenti, semplici sguardi e soprattutto parole. Come dirà alla fine il sottotenente, quale fu la prima drammatica circostanza? E chi lo sa. Comunque sia andata, questo romanzo (l'unico scritto da Flaiano, che preferiva i racconti) non solo è avvincente ed emozionante, ma è pure illuminante e ideologicamente istruttivo sull'idiozia delle guerre.


Ennio Flaiano (Pescara 1910-1972)

giovedì 13 giugno 2013

Il circolo dei contastorie - Jean-Claude Carrière


(Le cercle des menteurs - Francia 1998)
Storie, storielle e leggende filosofiche del mondo intero

Questo libro fa di tutto per non attrarre: brutto titolo, pessima copertina. Lo trovi soltanto se ti casca addosso, magari scontato, magari usato: allora te lo pigli come consolazione per non aver trovato altro e a casa lo butti da qualche parte, e te ne scordi. Poi magari succede che una sera non hai nulla da leggere, lo trovi e... magia! Mille e una storia, splendide, divertenti, alcune indimenticabili, nonostante i mille e un errore di tipografia. Leggerlo una volta non basta, perché il piacere della scoperta momentanea spesso supera il ragionamento. Il titolo originale, come sempre, è più indicativo: Il cerchio dei fanfaroni, ossia di quelli che del narrare fole ne hanno fatto un'arte. E' un libro ideale da portarsi in vacanza: le storie durano da cinque righe a cinque pagine. Una la "conto" io, è una storia armena e racconta il viaggio di un uomo d'intelligenza non tanto sveglia. 

 LA MORTE DI UN CRETINO

Un poveraccio, che lavorava inutilmente, decise di andare a lamentarsi della sua sorte con Dio. Si mise in viaggio e incontrò un lupo, che gli chiese dove andasse.“Vado a lamentarmi con Dio”, disse l’uomo, “Si è mostrato molto ingiusto nei miei confronti”.
“Me lo faresti un favore?”, gli chiese il lupo. “Da mattina a sera, e pure di notte, corro dappertutto per procurarmi da mangiare. Chiedi a Dio: perché hai creato il lupo, se poi lo lasci crepare di fame?” Dopo aver promesso di fare quella domanda, l’uomo si rimise in cammino. Poco dopo incontrò una ragazza carina, che gli chiese quale fosse lo scopo del suo viaggio. Glielo disse.
“Ti prego”, disse lei, “se vedi Dio, parlagli di me. Digli che in questo mondo hai incontrato una ragazza carina, dolce, bella, ricca, in ottima salute e tuttavia infelice. Che devo fare per ottenere la felicità?”.
“Gli farò questa domanda”, disse il povero.
Poco più lontano si fermò ai piedi di un albero, per riposarsi. Benché piantato in una terra buona, questo albero era tutto rinsecchito, quasi privo di foglie. Interrogò l’uomo e gli disse:
“Se vuoi, potresti parlare di me a Dio? Digli che del mio destino non capisco niente. Come vedi, questa terra è fertile, eppure sia d’inverno che d’estate i miei rami sono spogli. Che devo fare per avere, come glia altri alberi, foglie verdi e frutti?”.
L’uomo promise all’albero che avrebbe parlato a Dio. E seguitò il suo viaggio. Dopo un lungo cammino e peripezie rimaste ignote, giunse davanti a Dio, lo salutò e gli presentò la sua supplica.
“Tratti tutti gli uomini alla stessa stregua”, gli disse. “Ma guarda me: lavoro giorno e notte con tutte le mie forze, mi privo di tutto e conduco una vita disgraziata. Conosco gente che lavora molto meno di me e fa una vita piacevole. Sai dirmi dov’è l’uguaglianza, dove la giustizia?”:
“Ti offro un’occasione”, gli rispose Dio. “Sappila cogliere, e diventerai ricco e felice. Va', torna a casa!”.
Prima di congedarsi, l’uomo espose il caso del lupo, della ragazza e del misero albero. Dio gli diede le risposte necessarie e l’uomo ripartì.
Sulla strada del ritorno, incontrò l’albero e gli disse: “Dio mi ha rivelato che un gran mucchio d’oro è nascosto sotto le tue radici. Ecco perché non puoi crescere. Una volta portato via l’oro, ti verranno i rami verdi”.
“Splendido!”, esclamò l’albero. “Presto! Scava fra le radici e prenditi l’oro!”.
“No, no, non posso. Dio mi ha offerto una possibilità. Devo tornare a casa e approfittarne!”.
L’uomo riprese il cammino. Incontrò la ragazza insoddisfatta che gli chiese: “Allora, che ti ha detto Dio?”.
“Mi ha detto che per conoscere la felicità, devi incontrare uno che ti sposi per condividere gioie e dolori con te”.
“Sposami!”, gli disse la ragazza. “Sposa me e così saremo felici insieme!”.
“Non posso, non ho tempo! Dio mi ha dato una possibilità e devo tornare a casa per approfittarne! Addio! Cercati un altro sposo!”.
E se ne andò. Un po’ più lontano, incontrò il lupo affamato che gli chiese: “Allora, hai parlato di me a Dio?”.
“Lascia innanzitutto che ti dica cosa mi è accaduto”, rispose l’uomo. “Ho incontrato una ragazza infelice e le ho dato la risposta di Dio: deve trovarsi un marito. Ho incontrato un albero spoglio, al quale Dio manda a dire: un mucchio d’oro blocca le tue radici. La ragazza voleva sposarmi, l’albero voleva farmi scavare perché portassi via l’oro ma io, sia ben chiaro, ho detto no! Dio mi ha offerto una possibilità, così ha detto, e adesso devo tornare a casa per approfittarne!”.
“E io?”, chiese il lupo. “Dio non ti ha dato la soluzione per il mio problema? Rispondimi prima di andartene!”.
“Si”, disse l’uomo. “Ecco cosa ha risposto Dio: il lupo andrà vagando sulla terra fino a quando non incontrerà un cretino che potrà placargli la fame”.
“E dove vuoi che lo trovi uno più cretino di te?”.
Si avventò sull'uomo e lo divorò.

venerdì 26 aprile 2013

Un giorno di gloria per Miss Pettigrew - Winifred Watson


(Miss Pettigrew Lives for a Day - 1938)

"Non si trucca...!" ripeté scandalizzata Miss Dubarry. "E perché? E' indecente andarsene in giro nuda"... Miss Pettigrew la guardò con espressione vacua. Aveva la mente in subbuglio, i pensieri presi in un vortice, un tumulto interiore che le dava il capogiro. Già, perché? Tutti quegli anni, e mai una volta l'eccitante brivido d'incipriarsi il naso. Altre l'avevano provato, ma non lei. Tutto perché le mancava il coraggio; tutto perché non aveva mai pensato con la sua testa. La cipria, tuonava  il curato suo padre, è la strada per l'inferno. Il rossetto, sussurrava sua madre, è il primo passo verso la dannazione. Il belletto per le guance, la fulminava suo padre, è la lusinga delle sgualdrine. La matita per gli occhi, sospirava sua madre, una vera signora non la usa mai...!

Se tu leggi quanto me, sai bene il piacere perverso che si prova ad accantonare ogni tanto i  capolavori della letteratura per dedicarsi a qualcosa di più leggero, solo per il gusto di lasciarsi scivolare addosso una storia senza pensarci troppo: salvo poi incozzare in un capolavoro di altro genere. Miss Pettigrew è la classica, scialba zitella inglese. Ma, per una serie di equivoci esilaranti, si ritrova a vivere una giornata intensissima di avvenimenti che stravolgono tutto il suo essere. La conclusione forse non è delle più esaltanti, ma ormai l'argine è sfondato, e chissà l'indomani che succederà! Questo romanzo è velocissimo da leggere, superiore ad ogni aspettativa e divertente. Quando fu pubblicato nel 1938 ebbe un'accoglienza trionfale; successo replicato nel 2000 con la sua ripubblicazione da parte della sofisticata casa editrice inglese Persephone.  Inutile dire quanto mi sia piaciuto: ho ancora davanti agli occhi miss Ginevra Pettigrew con le fattezze e l'eleganza di Dafne di "A qualcuno piace caldo".   

domenica 27 gennaio 2013

Il Giardino dei Finzi-Contini - Giorgio Bassani

(1962)

"Ehi, ma sei proprio anche cieco!", fece una voce allegra di ragazza.
Per via dei capelli biondi, di quel biondo particolare striato di ciocche nordiche, da fille aux cheveux de lin, che non apparteneva che a lei, riconobbi subito Micol Finzi-Contini. Si affacciava dal muro di cinta come da un davanzale, sporgendone con tutte le spalle e appoggiandovisi a braccia conserte. Sarà stata a non più di venticinque metri di distanza (sufficientemente vicina, dunque, perché riuscissi a vederle gli occhi, che erano chiari, grandi, forse troppo grandi, allora, nel piccolo viso magro di bimba), e mi osservava di sotto in su.

Inizia così  l'amicizia-amore tra Giorgio, quindicenne ebreo piccolo-borghese, e la tredicenne Micol, (la ragazzina dai capelli di lino di una famosa sonata di Debussy), appartenente ad una ricca e nobile famiglia israelita. Siamo nel 1929, in una Ferrara non ancora raggiunta dalle leggi razziali. 
In quinta ginnasio cominciammo a fare le recensioni di film tratti da romanzi, e a me toccò, per primo,  Il Giardino dei Finzi-Contini. Quando stilai la mia relazione, ero ancora frastornata dalle scene di tennis-amore-deportazione del film, e dal contrasto,  nel libro,  tra la condiscendenza della famiglia signorile e la semplicità della famiglia di Giorgio: entrambe livellate alla fine da qualcosa di terrificante.
Oggi, Giornata della Memoria, ero indecisa se proporre Il diario di Anna Frank, o questo bel romanzo di Bassani. In ogni caso, io mi metto dalla parte delle vittime: quelle di allora e quelle di oggi, e non giustifico i carnefici: quelli di allora, e quelli di oggi.


Lino Capolicchio e Dominique Sanda nel film di De Sica del 1970.


martedì 8 gennaio 2013

A ciascuno il suo - Leonardo Sciascia




La lettera arrivò con la distribuzione del pomeriggio. 
Il postino posò prima sul banco, come al solito, il fascio versicolore delle stampe pubblicitarie; poi, con precauzione, quasi ci fosse il pericolo di vederla esplodere, la lettera: busta gialla, indirizzo a stampa su un rettangolino bianco incollato alla busta.
- Questa lettera non mi piace - disse il postino.

Ne ho scelto uno, tra i tanti.  Potevo proporre Il giorno della civetta, o Todo modo, o Una storia semplice,  non cambiava nulla.  Il mio amore per Sciascia è finito bruscamente nel 1989, quando è morto, lasciandomi un tesoro su carta.  Non importa se dopo sono passata a Camilleri, che ha un'altra visione della Sicilia, più scafata e attuale.  Di Sciascia conservo gelosamente tutti i suoi libri, testimonianze acute di un'epoca in cui mi leggevo storie siciliane senza farmi troppe domande, e ricevendo in cambio risposte adeguate. Confesso:  il siculo di Camilleri mi piace, e lo straleggo, lo fagocito, lo ingoio con furore.  Ma Sciascia! Sciascia è prezioso, Sciascia è un'altra cosa, Sciascia è cultura, è storia, è bellezza. E' convivenza, è assuefazione, è tolleranza, è rassegnazione.  E' la Sicilia nelle sue contraddizioni, nella sua  preziosità amara e decadente,   ammaliatrice, gentile, colta, signora.


Leonardo Sciascia 1921-1989

martedì 13 novembre 2012

Sulla Strada - Jack Kerouac


(On the Road - 1957)

Mi trovavo a metà strada attraverso l'America, alla linea divisoria fra l'Est della mia giovinezza e l'Ovest del mio futuro, ed è forse per questo che ciò accadde proprio lì e in quel momento, in quello strano pomeriggio rosso.


Un mito di libertà senza tempo, dice in copertina il mio vecchio, vecchissimo libro (è del 1959), ereditato e vissuto come merita abbondantemente. Il manifesto della Beat Generation, aggiungo. La storia è arcinota: Sal Paradise, ovviamente l'autore, viaggia attraverso Stati Uniti e Messico assieme ad un amico. Autostop, autobus e auto, non per arrivare da qualche parte, ma solo per viaggiare, in assoluta libertà. Lo stile narrativo è altrettanto libero, spontaneo ed efficace. Mi piace associarlo ad un film, che non ha nulla da spartire con questo romanzo, tranne questa sensazione emozionante di libertà: Into the Wild, di Sean Penn.


Jack Kerouac - Usa 1922-1969

mercoledì 7 novembre 2012

Sorgo Rosso - Mo Yan




(Hong gaoliang jiazu - Cina 1988)

Il fitto e alto sorgo risplendeva, freddo e gentile seduceva gli uomini, appassionato e tumultuoso. I venti autunnali erano freddi, forti i raggi del sole, gruppi di nuvole bianche e dense vagavano nel cielo azzurro, facendo scivolare sul sorgo le loro ombre color porpora. Per decine di anni che sembrano un giorno, file e file di persone dalla pelle rosso scura hanno fatto la spola tra i fusti del sorgo come disegnando una rete. Essi hanno ucciso, saccheggiato e difeso lealmente il Paese, muovendosi in una danza eroica e tragica che fa impallidire al confronto noi indegni discendenti e mi fa percepire chiaramente la regressione della specie che accompagna il progresso.


La campagna cinese, rosseggiante per le sterminate coltivazioni di sorgo, e per il sangue di cui è impregnata da secoli, fa da sfondo a questo bellissimo romanzo, come una specie di manifesto universale dei milioni di esseri invisibili e di nessuna importanza che vi abitano, subiscono ingiustizie e violenze, per morire poi tutti come se fossero nessuno.
Avevo già parlato della Cina con "Vento dell'Est; Vento dell'Ovest" di Pearl S. Buck, che descrive la vita familiare da un punto di vista diverso, privilegiato e benestante, seppure condizionato da leggi ataviche pressoché inossidabili. In Sorgo Rosso, invece, i protagonisti sono vessati da leggi doppiamente inique: quelle scritte da chi comanda, e quelle dettate dalla povertà. 
L'autore è premio Nobel per la letteratura 2012.
Sicuramente da segnalare il film di Zhang Yimou, Orso d'Oro come miglior film al Festival di Berlino del 1988, con un'eccellente Gong Li nella parte di Nove Fiori.


venerdì 2 novembre 2012

Ragazzi di Vita - Pier Paolo Pasolini


(1955 - Italia)

Era una caldissima giornata di luglio. Il Riccetto che doveva farsi la prima comunione e la cresima, s'era alzato già alle cinque; ma mentre scendeva giù per via Donna Olimpia coi calzoni lunghi grigi e la camicetta bianca, piuttosto che un comunicando o un soldato di Gesù pareva un pischello quando se ne va acchittato pei lungoteveri a rimorchiare.


37 anni fa, oggi, moriva un grande. Secondo il mio metro, grande come Auden, come Bukowski, come Dylan Thomas. Moriva ucciso dalla politica, dall'intolleranza, dall'invidia clericale, dal giustizialismo asservente dell'epoca. Perché in lui, superiore a tutto ciò, convivevano gli spiriti liberi dell'umanità, avanti cinquant'anni rispetto alla sua epoca. Aspro, crudele, amaro, sincero e in una parola UMANO. Se fosse vissuto, non sarebbe cambiato nulla, anzi. Ci avrebbe lasciato qualche capolavoro in più... ed è stato arduo scegliere: l'ho fatto a caso e ho preso questo, forse perché, pur essendo bolognese di nascita, lui ha saputo narrare di Roma come nessuno. Non la Roma comune: la Roma nascosta, vera, umana. Leggetevi i suoi libri: avete di che scegliere. Guardatevi i suoi film: magari Accattone, o Uccellacci e Uccellini. Non oso proporre Sodoma, o le 120 giornate di Salò: ne ha, indirettamente, provocato la morte.
E, infine, un consiglio: buttate via quei palliativi natalizi (non posso chiamarli libri) di giornalettismo momentaneo: se volete capire come andranno le cose, accattatevi Pasolini.


Pier Paolo Pasolini (1922-1975)


e voglio pubblicare due foto stupende, con un insolito Pasolini, il Pasolini che amo:


Anna Magnani & Pier Paolo Pasolini in Venice, 1962

(Archivio Francesco Izzo)

mercoledì 24 ottobre 2012

Guida galattica per gli autostoppisti - Douglas Adams



(The Hitchhiker's Guide to the Galaxy - England 1979)


DON'T PANIC!


Di tutta la letteratura fantascientifica, ho una predilezione per questa storia appassionante ed astrusa, avendo desiderato anch'io prepotentemente di possedere quel librino, un po' manuale delle giovani marmotte, un po' ebook ante-litteram, che Arthur scopre essere diffuso ovunque nello spazio, ma non sulla Terra. Dire che è questo romanzo è divertente sembra riduttivo. A me sembra piuttosto un modo divertente di viaggiare, e porsi domande.


la tomba di Adams (1952-2001) ad Highgate (Londra)

lunedì 15 ottobre 2012

Il Velo Dipinto - William Somerset Maugham



(The Painted Veil - 1925)

Si asciugò gli occhi. Cercò di riprendersi. "Charlie, se mi abbandoni morirò".
Ora si era ridotta a fare appello alla sua compassione. Avrebbe dovuto dirglielo subito. Se Charlie avesse saputo l'orribile alternativa che le veniva proposta, la sua generosità, il suo senso di giustizia, il suo animo virile si sarebbero ribellati con veemenza, e non avrebbe pensato ad altro che al suo pericolo. Oh, con che ardore desiderava sentirsi avvolta dalle sue care braccia protettive! "Walter vuole che vada a Mei-tan-fu". "Ma è il posto dove c'è il colera. La peggior epidemia da cinquant'anni in qua. Non è posto per una donna. Non ci puoi andare assolutamente". "Se mi abbandoni dovrò andarci per forza". "Cosa significa? Non capisco". "Walter prende il posto del medico missionario che è morto. Vuole che vada con lui". "Quando?". "Adesso, subito".
Townsend spinse indietro la sedia e la guardò con occhi perplessi. "Forse sarò stupido, ma non riesco a raccapezzarmi. Se vuole che tu vada là con lui, che ne è del divorzio?". "Mi ha dato la scelta. O vado a  Mei-tan-fu o farà causa".
"Ah, vedo". Il tono di Townsend mutò lievemente. "Mi pare piuttosto onorevole da parte sua".
"Onorevole?" "Insomma, andare lassù è un atto di grande nobiltà. Non è una prospettiva che mi alletterebbe. Naturalmente quando torna avrà una medaglia". "Ma io, Charlie? esclamò Kitty con voce angosciata. "Se desidera che tu vada, be', date le circostanze, non vedo come tu possa rifiutare".

"... Il velo dipinto che i viventi chiamano Vita". Inizialmente è difficile appassionarsi alla sciocca e superficiale Kitty. Si sposa per convenienza con l'imperscrutabile dottor Walter Fane; lo segue ad Honk Kong , ma qui lo tradisce con lo sposatissimo Charlie Townsend, e con lui scopre le profondità dell'amore. Tuttavia Kitty non immagina quanti modi ci siano per amare, né quanti modi per vivere. Li scoprirà quando, trascinata dal marito silenzioso e gelido in una città devastata dal colera, dovrà affrontare situazioni nuove, e sentimenti nuovi. Il romanzo ha un finale diverso dai film, e lo preferisco. Perché, nonostante la sua nota misoginia, Maugham ci ha descritto una donna molto umana, che comprende la differenza tra amore e passione, tratteggiandone passo dopo passo la maturazione, ma senza esagerarne la portata. 
Mi piace associarlo a "Casa di Bambola" di Ibsen, anche se in quest'ultimo la trasformazione psicologica della protagonista è più lasciata all'immaginazione del lettore. E per quanto riguarda i film, mille volte meglio Greta Garbo che Naomi Watts. Mentre Ed Norton, nei panni del dottor Fane, è accettabile.

“The only important thing in a book is the meaning that it has for you.” 
WILLIAM SOMERSET MAUGHAM (UK 1874-1965)








Greta Garbo nel film di Boleslawski del 1934


Naomi Watts e Ed Norton nel film di Curran del 2006

sabato 6 ottobre 2012

Uomini e Topi - John Steinbeck


(Of Mice and Men - 1937)

"Siete pazzi," Croocks disse irridendo. "Ho veduto centinaia di tipi arrivare per la strada e per i ranches, coi fardelli sulla schiena e la stessa idea piantata in testa. Centinaia. Arrivano, si licenziano e se ne vanno, e tutti fino all'ultimo hanno il pezzetto di terra nella testaccia. E mai uno di loro che ci arrivi. E' come il paradiso. Tutti quanti vogliono il pezzetto di terra. Qui io leggo molti libri. Nessuno trova il pezzetto di terra. E' solamente nella testa. Non fanno altro che parlarne, ma ce l'hanno solamente nella testa."

California, dopo la grande depressione. Due braccianti stagionali, George e Lennie arrivano in un ranch sperando di guadagnare abbastanza per realizzare il loro sogno. George è responsabile e protettivo. Lennie è un omone ritardato mentalmente, legato a George da un rapporto di dipendenza assoluta. Ma la loro amicizia, impari e coerente, va oltre il sacrificio. Come si manifesta un affetto estremo? L'epilogo è un capolavoro, ma tutto il romanzo è notevole. L'ho letto subito dopo Cavalli selvaggi, perché hanno molti punti in comune: emigranti locali; povertà e polvere; vita nomade e limitata al quotidiano. E nell'anima quel sogno lontano, inafferrabile, irrealizzabile.



Gary Sinise (George) e John Malkovich (Lennie) nel film diretto dallo stesso Sinise nel 1992


John Steinbeck (Salinas 1902 - New York 1968)

giovedì 20 settembre 2012

Cavalli Selvaggi - Cormac McCarthy


(All the Pretty Horses - 1992)

Scesero lungo il fresco versante settentrionale immerso nell'ombra azzurrina. Diospiri, sapodillas. Sotto di loro si alzò un falco, volteggiò nella bruma che si addensava e scese in picchiata. I ragazzi tolsero i piedi dalle staffe e fecero avanzare i cavalli con prudenza lungo i tornanti di roccia friabile. Al calar della notte si accamparono su una spianata sassosa e più tardi sentirono quello che non avevano mai sentito prima, tre lunghi ululati a sud-ovest seguiti da un silenzio totale. 
Hai sentito? disse Rawlins. Sì. E' un lupo, vero? Sì.

John Grady Cole, maschio Alfa, ha sedici anni quando lascia il Texas per seguire un'antica pista verso il Messico, in cerca di fortuna. Lo accompagna l'amico Lacey Rawlins, maschio Omega, infantile e permaloso. Tra i due si interpone Blevins, tredicenne pieno di risorse, incontrato per caso e su cui si accaniranno il destino e l'uomo.  Sembrerebbe un romanzo di formazione, ma non lo è: John Grady è già adulto. Dei tre, è l'unico in grado di affrontare e superare avventure e disavventure.
Questo romanzo, scritto in uno stile asciutto ed essenziale,  mantiene sempre alta la tensione, e si dilata   meravigliosamente in descrizioni di paesaggi indimenticabili. E' il primo della Border Trilogy.

martedì 11 settembre 2012

Tenera è la Notte - Francis Scott Fitzgerald



(Tender is the Night - 1934)

Fu bello tornare in albergo sul finire del pomeriggio, con un mare dai colori misteriosi come le agate e i cornioli dell'infanzia, verde come latte verde, azzurro come acqua di lavanda, scuro come vino. Era bello passare tra gente che mangiava fuori della porta e udire le ardenti pianole dietro le viti. Quando svoltarono alla Corniche d'Or e scesero verso l'albergo di Gausse tra le file di alberi abbuiati, posti l'uno dietro l'altro in tanti verdi, la luna già aleggiava sulle rovine degli acquedotti...


Come ho già detto, il bellissimo titolo è tratto da un verso dell' Ode ad un Usignolo di Keats ed è la parte migliore del libro. In ogni caso la storia narrata è tutt'altro che tenera: dietro le tranquille e un po' snob vacanze  in Costa Azzurra di un gruppo di persone, che incutono in chi legge una certa noia, in realtà si nascondono intrighi, violenze e corruzione. Nonostante l'autore lo abbia rimaneggiato più volte, rimane comunque un romanzo asciutto e profondamente  psicologico. Con uno stile impeccabile, Fitzgerald riesce a trasmetterci tutta la vacuità e la frustrazione dei suoi personaggi, e non ci si deve fermare a criticare la trama senza ammirarne la eccellente narrazione: è necessaria un'assoluta maestria per creare un capolavoro raccontando una storia sgradevole.
Nel 1962 Henry King ne ha tratto un film, con Jill St John nella parte di Rosemary, la diciottenne protagonista. Ma leggendo il libro, Rosemary sembra Brigitte Bardot.


Jason Robards e Joan Fontaine nel film di King del 1962


lunedì 3 settembre 2012

Il Gabbiano Jonathan Livingston - Richard Bach



(Jonathan Livingston Seagull - a story - 1972)


"I think I'll miss you, Jonathan," was all he said.
"Sully, for shame!" Jonathan said in reproach, "and don't be foolish!
What are we trying to practice every day? If our friendship depends on things like space and time, then when we finally overcome space and time, we've destroyed our own brotherhood! But overcome space, and all we have left is Here. Overcome time, and all we have left is Now. And in the middle of Here and Now, don't you think that we might see each other once or twice?"


“Penso che sentirò la tua mancanza, Jonathan!” Fu tutto quello che disse.
"Sully, vergognati!” Lo rimproverò Jonathan. “E non fare il cretino! Cosa studiamo a fare, ogni giorno? Se la nostra amicizia dipendesse da cose come lo spazio e il tempo, allora quando finalmente supereremo spazio e tempo, distruggeremo anche la nostra fratellanza! Va’oltre lo spazio, e tutto quello che abbiamo lasciato è QUI. Va’ oltre il tempo, e tutto ciò che abbiamo lasciato è ADESSO. E  in mezzo tra il qui e l’adesso, non pensi che noi potremo vederci, una volta o l’altra?”


Jonathan Livingston è un gabbiano a cui non basta procurarsi il cibo come la massa che lo circonda. Lui vuole imparare a volare sempre meglio, per il piacere di farlo, per misurarsi e superarsi, per assecondare la sua sete di libertà. L'ottuso governo dei gabbiani non apprezza la sua ambizione e lo dichiara fuorilegge. Ma Jonathan, solitario e instancabile, si esercita fino a raggiungere la perfezione del volo con abilità ed intelligenza. Muore, passando in realtà ad un livello superiore, in cui diventa l'istruttore dei gabbiani fuorilegge, per trasmettere loro innanzitutto l'amore per il volo libero, ma soprattutto la forza di ribellarsi alle leggi inique e obsolete che tanto piacciono ai conservatori.
Di questo gabbiano si sono impossessati un po' tutti, facendone un proprio cult, cattolici, anarchici, new-age....ideologie spesso contrastanti. Da un punto di vista religioso io lo trovo molto buddista. Da un punto di vista politico lo trovo molto progressista.

sabato 28 luglio 2012

Il giorno prima della felicità - Erri De Luca


(2009)

"Andate a riva di mare e buttate una pietra nell'acqua per me."
Pensai che si era indebolito di mente a forza di stare là sotto.  Gli risposi che non sapevo se passavo per la marina, che la città era in rivolta.
"E' un rito nostro, domani per noi è capodanno. Lo festeggiamo a settembre. Con la pietra buttata nell'acqua facciamo la mossa di liberarci dalle colpe. Domani per noi comincia l'anno.
Voglia il nostro che oggi sia il giorno prima della felicità."


Un ragazzino orfano, lo Smilzo, impara a diventare grande sotto la guida di un portinaio, Don Gaetano, in una Napoli ferita e offesa dalla guerra. Lo sfondo è dato da una carrellata di personaggi tipici alla De Filippo, invece le parole e i gesti di Don Gaetano, vera filosofia di vita, sono sicuramente la parte migliore del romanzo. "T'aggia'mpara' e t'aggia perdere", gli ripete continuamente. Devo insegnarti tutto, e poi dovrò perderti. 
Abbino questo romanzo a "L'eleganza del riccio": umiltà e saggezza battono snobismo e saccenteria dieci a zero.