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mercoledì 23 marzo 2016

Capitan Tempesta - Emilio Salgari




E' davvero una storia speciale quella che voglio raccontare. Un paio di settimane fa, su una bancarella ad un mercatino, ho acquistato (per un euro e mezzo) un libro in condizioni pietose: impolverato, con le pagine semistaccate... mancando la copertina e il frontespizio, qualcuno li aveva creati ad arte: cartone marmorizzato e carta celeste. A mano, aveva scritto Capitan Tempesta... di cui io ignoravo l'esistenza.


Non riuscendo a stabilire editore e anno di pubblicazione, per poterlo registrare, ho cercato sul web le tavole illustrative. Sono di Alberto della Valle, e il libro è del 1905, edizioni Donath Editore, Genova. 




Durante la ricerca, incuriosita dalla trama, mi sono imbattuta in un articolo, nel quale si diceva che Capitan Tempesta era l'eroina preferita da Che Guevara. E io non sapevo nemmeno che fosse una femmina!

Poi, con calma mi sono messa a restaurarlo, e all'interno, con mia somma e gioiosa emozione, ho trovato due pagine, saldate accuratamente: il sogno di ogni amante del libri. All'interno, nascosta molto bene, questa foto, originale Zentralbild Berliner, di Lenin!




Io credo che un grande pregio dei libri sia quello di obbligarci a dover risolvere assolutamente ogni argomento che desta la nostro curiosità e svela le nostre lacune. A questo punto devo capire cosa contiene di speciale questo libro, da piacere al Che e ad uno sconosciuto che, forse cent'anni fa, ha nascosto la foto di Lenin tra le sue pagine. Devo leggerlo! 

E per farlo, mi sono comprata il libro nuovo.  



giovedì 15 ottobre 2015

Nero su Nero - Leonardo Sciascia



1979



"Mai c'è stata un'epoca, mi pare, in cui come oggi quello che si dice ha più importanza di quello che si fa. Basta che uno della retroguardia dica di essere per l'avanguardia, ed è un'avanguardista; che un reazionario dica di essere per la rivoluzione, ed è un rivoluzionario; che un mascalzone dica di essere per l'onestà ed è onesto. E se non si torna a chieder alle persone il conto preciso di quello che sono, di quello che fanno, di come vivono; se non si torna a giudicare un'azione per quella che è, senza far caso se è fatta con la mano sinistra (che sa quello che fa la destra) o con la mano destra (che sa quello che fa la sinistra), temo che nessuna riforma o rivolgimento varrà a cavare il classico ragno dal classico buco: immagine del tutto pertinente alla situazione, e anzi da moltiplicare - tanti buchi, tanti ragni."



Quando uscì questo saggio, nel 1979, probabilmente io ero troppo giovane per apprezzarlo, essendo allora molto più  interessata ai suoi romanzi. Comunque, lo comprai, lo lessi, e lo dimenticai quasi. Ma in questi giorni, (36 anni dopo!) l'ho riletto con un interesse crescente, l'ho sottolineato e commentato, tenendo altri libri e wikipedia a portata di mano per approfondire: il massimo pregio di un buon libro.
Con questa raccolta di appunti, riflessioni ed articoli scritti dal 1969 al 1979, Sciascia traccia mille storie, soprattutto siciliane, partendo da fatti di cronaca che vengono commentati allargandone il campo, offrendo cos
ì un panorama molto vasto su cui riflettere. Nessun aspetto sociale, o politico, va preso per caso, o superficialmente.
Riprendere in mano oggi questo magnifico testo significa capire molto delle cose incomprensibili e mai spiegate che sono successe in quegli anni: quello che c'era 
dietro, e quello che ci sarebbe stato davanti. Come per Pasolini: se vogliamo capire la storia di oggi, dobbiamo cominciare da ieri.






Leonardo Sciascia (Racalmuto 1921 – Palermo 1989)


martedì 7 luglio 2015

La morte corre sul fiume - Davis Grubb


(The night of the Hunter - 1953)

"Ben resta in silenzio. Il Predicatore si allontana e rimane a fissare fuori dalla finestra della cella con le mani lunghe e ossute dietro la schiena. Pensa: ma che uomo si fa tatuare le dita a quel modo? Una lettera blu ciascuno, nella pellaccia grigia della destra c'è scritto L-O-V-E, amore. nella sinistra invece H-A-T-E, odio. Che razza di uomo è?"


Robert Mitchum nel film "La morte corre sul fiume"  (The Night of the Hunter) diretto nel 1955 da Charles Laughton.



Da grande ho sempre preferito leggere prima il libro e poi vederne il film. In questo caso (come per Il Buio oltre la Siepe) diciamo che mi sono avvantaggiata col film di almeno 40 anni. Sono due film inscindibili nella mia memoria: terrore puro e brividi di emozione, bambini protagonisti e importanti contesti sociali sullo sfondo. 
Anche i romanzi da cui sono stati tratti i due film sono in un certo senso inscindibili. Sia Davis Grubb che Harper Lee non hanno scritto molto altro, e i loro libri sono stati surclassati dai film relativi. Eppure, sono due capolavori: del Buio oltre la Siepe ne ho parlato in un altro post.
Grubb ambienta la sua storia durante la Depressione, a Moundsville dove era nato. Scrive senza tanti fronzoli, virgolette o parentesi: l'immagine e il messaggio sono asciutti e immediati. Indimenticabile il
corollario di persone semplici, vittime designate del fanatismo religioso. Indimenticabile il coraggio dei bambini di allora. Infine, ovviamente impossibile leggere la storia senza vedersi davanti la faccia sardonica di Robert Mitchum, perfetto nelle vesti avide e untuose di Harry Powell, il Predicatore (il cacciatore nella versione originale): l'Uomo Nero per eccellenza.



Davis Grubb - Moundsville (West Virginia 1919 - New York 1980)

sabato 4 luglio 2015

Poesie - Konstantinos Kavafis








                                              DAL CASSETTO - Konstantinos Kavafis


Volevo appenderla a un muro della stanza. Ma l’umidità del cassetto l’ha guastata. Non la metto in un quadro questa foto. Dovevo conservarla con più cura. Queste le labbra, questo il viso – ah, per un giorno solo, per un’ora solo tornasse quel passato. Non la metto in un quadro questa foto. Mi fa soffrire vederla così guasta. Del resto, se anche non fosse guasta, che fastidio badare a non tradirmi – una parola o il tono della voce – se mai qualcuno mi chiedesse chi era.
Απʹ το συρτάρι - Κωνσταντίνος Καβάφης
Εσκόπευα στης κάµαράς µου έναν τοίχο να την θέσω. Αλλά την έβλαψεν η υγρασία του συρταριού. Σε κάδρο δεν θα βάλω την φωτογραφία αυτή. Έπρεπε πιο προσεκτικά να την φυλάξω. Αυτά τα χείλη, αυτό το πρόσωπο – α για µια µέρα µόνο, για µιαν ώρα µόνο, να επέστρεφε το παρελθόν τους. Σε κάδρο δεν θα βάλω την φωτογραφία αυτή. Θα υποφέρω να την βλέπω έτσι βλαµµένη. Άλλωστε, και βλαµµένη αν δεν ήταν, θα µʹ ενοχλούσε να προσέχω µη τυχόν καµιά λέξις, κανένας τόνος της φωνής προδώσει – αν µε ρωτούσανε ποτέ γιʹ αυτήν.

Si parla molto di Grecia, in questi giorni. Mi pare il momento giusto per proporre questo poeta non troppo conosciuto, ma che da solo rappresenta la puntualizzazione moderna della cultura greca classica. Nell'affrontare le sue poesie, spesso solo bozze, non ci si deve mai dimenticare del contesto in cui visse (male): il suo essere antisociale e tetro fu giudicato anticonformista, in un'epoca in cui il conformismo consisteva essenzialmente nella triade patria-religione-eterosessualità.  

Comunque, mentre la vita greca si allontanava progressivamente dalle proprie origini, Kavafis ostinatamente combatteva per mantenerle vive.  Un grande poeta, per intenditori. 



Konstantinos Petrou Kavafis (Alessandria d'Egitto 1863-1933)

lunedì 1 dicembre 2014

L'assassinio di Roger Ackroyd - Agatha Christie




(The Murder of Roger Ackroyd - 1926)


"Les femmes" generalizzò  Poirot, " sono meravigliose. Inventano e miracolosamente azzeccano. Le donne colgono inconsciamente migliaia di piccoli dettagli, senza rendersene conto. Il loro inconscio poi mette assieme i pezzi e definiscono intuizione il risultato. Io... ho studiato molta psicologia. So queste cose."


Capolavoro assoluto di Agatha Christie e della letteratura noir mondiale in genere, si distingue da ogni altro romanzo per qualcosa di particolare che non posso svelare, e che ha sorpreso ogni lettore. In Italia fu tradotto per la prima volta col titolo (una volta tanto azzeccatissimo) "Dalle nove alle dieci", per poi essere ripubblicato un sacco di volte con la più letterale traduzione "L'assassinio di Roger Ackroyd". 
Siamo in un piccolo villaggio della campagna inglese, King's Abbot, piacevole concentrato di tutti gli standard della Christie: cottage, tendine di pizzo, tazze di tè, e vecchiette pettegole. L'omicidio di un gentleman di campagna dà il via ad una serie di indagini parallele, complicate dal fatto che tutti hanno qualcosa da nascondere. 





Agatha Christie (Agatha Mary Clarissa Miller, Torquay 1890 - Wallingford 1976)
Il monumento si trova a Torquay, borough di Torbay, Devon,  Cornwall, 
a fianco di questo negozio: 



(foto scattate da me nel 2010)


domenica 23 novembre 2014

Poesie e canzoni sul Natale - AA.VV.


NATALE



ADESTE FIDELES

Adeste fideles
Læti triumphantes
Venite, venite in Bethlehem
Natum videte Regem angelorum
Venite adoremus
Dominum

En grege relicto humiles ad cunas
Vocati pastores adproperant
Et nos ovanti gradu festinemus
Venite adoremus
Dominum

Æterni Parentis
Splendorem æternum
Velatum sub carne videbimus
Deum infantem pannis involutum
Venite adoremus
Dominum

Pro nobis egenum et fœno cubantem
Piis foveamus amplexibus
Sic nos amantem quis non redamaret
Venite adoremus
Dominum

Ergo qui natus die hodierna,
Jesu, tibi sit gloria,
Patris aeterni, Verbum caro factum est
Venite adoremus 
Dominum

Accorrete fedeli
Felici ed esultanti 
Venite, venite a Betlemme
Vedete, è nato il re degli angeli
Venite adoriamo
Il Signore
Lasciato il gregge all'umile culla
I pastori convocati si affrettano
E noi, esultanti al passo, festeggiamo
Venite adoriamo
Il Signore
Dell'eterno Padre
Lo splendore eterno
Velato nella carne potremo vedere
Dio fanciullo in fasce
Venite adoriamo
Il Signore
Nato per noi e tenuto nel tepore del fieno
Scaldiamolo con abbracci pii
Perché non ricambiare l'amore di chi ci ama tanto?
Venite adoriamo
Il Signore
Quindi tu che sei nato oggi,
Gesù, a te vada la Gloria
Del Pare Eterno, il Verbo si è fatto carne
Venite adoriamo
Il Signore




Dopo l'inatteso successo del post sugli alberi, desidero proporre un altro - e ultimo - tema che mi è carissimo. Perché io, come credo tutti voi, sono stata bambina, e non dimentico facilmente la magia del Natale di allora: le canzoncine per la novena, l'ideazione e costruzione del presepe, le decorazioni in vetro per l'albero, le calze appese al camino, il regalo (l'unico dell'anno) che sarebbe forse arrivato. E poi le cartoline che ci si inviava allora, il profumo magico dei mandarini, i boeri da appendere all'albero, la nevicate abbondanti e silenziose. Eppure, non riesco mai a ricreare la stessa atmosfera, ma me la sogno di notte, e di giorno. E quando arriva Natale, sogno ancora più forte. Ebbene, scavate nella memoria e scatenatevi!

sabato 15 novembre 2014

Poesie sugli alberi - AA.VV

GLI ALBERI



oltre il cancello
un albero senza foglie
parla
io rispondo.

(Giorgia Satta)


Per una volta, non propongo un libro in particolare, ma un argomento: gli alberi. L'idea mi è venuta quando ho letto queste splendide righe della mia amica Giorgia, e improvvisamente mi sono ritornate alla mente alcune poesie, spesso dell'infanzia, mai dimenticate.
Quindi, vi invito: postate le vostre!