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martedì 8 maggio 2012

La casa degli spiriti - Isabel Allende



(La casa de los espiritus - 1982)

L'alta borghesia e la destra economica, che avevano reso possibile il sollevamento, erano euforiche. All'inizio si spaventarono un po', vedendo le conseguenze della loro azione, perché non era mai accaduto che vivessero in una dittatura e quindi non la conoscevano. Pensarono che la perdita della democrazia sarebbe stata transitoria e che si poteva vivere per un certo tempo senza libertà imprenditoriale. E neppure importò loro la perdita di prestigio internazionale, che li aveva collocati nella stessa categoria di altre tirannie regionali, perché l'avevano considerato un prezzo conveniente per la sconfitta del marxismo.


Lo si può leggere come un romanzo,  ricco di avvenimenti appassionanti e tragici. Lo si può leggere abbinato al bel film del 1993 di Bille August, dal cast stellare, e dalla trama semplificata. Lo si può leggere come una saga familiare esemplare nel Cile di quegli anni. Ma, in ogni caso, lo si deve leggere senza dimenticare mai che gli orrori descritti sono realmente pagine tra le più amare dello scorso secolo. Di questo romanzo mi piace trovare tra le righe una speranza antica:  trarre forza, saggezza e speranza dalle proprie origini e tradizioni, purché  si abbia la capacità di rivederle e adattarle e ai tempi. Altrimenti è una storia di sempre: i soprusi di ieri motivano i soprusi di oggi, che stanno già seminando i soprusi di domani, e infatti non c'è una grande differenza tra le violenze subite da Alba e quelle che suo nonno aveva  imposto alle sue serve. 

venerdì 4 maggio 2012

Cento sonetti d'amore - Pablo Neruda


(Cien sonetos de amor - 1959)

XVII


No te amo como si fueras rosa de sal, topacio
o flecha de claveles que propagan el fuego:
te amo como se aman ciertas cosas oscuras,
secretamente, entre la sombra y el alma.

Te amo como la planta que no florece y lleva
dentro de sí, escondida, la luz de aquellas flores,
y gracias a tu amor vive oscuro en mi cuerpo
el apretado aroma que ascendió de la tierra.

Te amo sin saber cómo, ni cuándo, ni de dónde,
te amo directamente sin problemas ni orgullo:
asì te amo porque no sé amar de otra manera,

sino así de este modo en que no soy ni eres,
tan cerca que tu mano sobre mi pecho es mía,
tan cerca que se cierran tus ojos con mi sueño.


Non t'amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco;
t'amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.
T'amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé,nascosta,la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.
T'amo senza sapere come né quando né da dove,
t'amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti
che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.






Neruda fu una delle scoperte più appassionanti fatte al liceo, perché sottolineava gli innamoramenti e i sogni ad occhi aperti. Noi ragazzi lontani anni luce dal Cile, ci scambiavamo sospirando le sue poesie, immaginando un poeta ottimista, pieno di speranza e intriso d'amore. Invece nello stesso periodo lui,  travolto come tutta la sua nazione da avvenimenti atroci, stava  rinunciando alla vita, disperato, demotivato,  in attesa di una morte desiderata, avvenuta due settimane dopo Salvador Allende.



Pablo Neruda (Ricardo Eliezer Neftalí Reyes Basoalto - Chile 1904-1973)


martedì 1 maggio 2012

Frankenstein - Mary Shelley


(Frankenstein: or the modern Prometheus  - 1818)

A questo punto un leggero sonno mi sollevò dal dolore della riflessione,  ma fu disturbato dall'avvicinarsi di un bel bambino che,  con tutta la spensieratezza dell'infanzia,  si stava dirigendo di corsa verso il nascondiglio che mi ero scelto.  A un tratto, come lo guardai,  mi venne in mente che questa piccola creatura era priva di pregiudizi e aveva vissuto troppo poco per conoscere il terrore per la deformità.  Pertanto,  se avessi potuto prenderlo ed educarlo come mio compagno ed amico,  non sarei stato più tanto solo in questa terra così popolosa.  Spinto da questo impulso,  appena il ragazzo passò,  lo afferrai e lo trassi verso di me.  Non appena vide il mio aspetto,  si mise le mani davanti agli occhi ed emise uno strillo acuto;  gli allontanai le mani con la forza dalla faccia e dissi: "Fanciullo, che fai?  Io non voglio farti del male; ascoltami".  Lui si dibatteva con violenza. 


"In casa Shelley, i pantaloni li portava la moglie, e il marito portava la gonna". Questa perla lapidaria fu incisa anni e anni fa da un anziano professore di letteratura inglese,  sprezzante della bellezza romantica della poesia di Percy Bysshe Shelley, e altrettanto sprezzante della gotica e truculenta prosa di sua moglie Mary.  Come dire: inaudita inversione di ruoli.  A dispetto della conformazione virilmente retrograda di certi individui, Mary Shelley è sicuramente un personaggio di immenso rilievo,  non solo per questo fortunatissimo romanzo, ma anche per la sua personalità e  cultura.  E' lei,  prima donna nel mondo letterario,  a creare il primo mito fantascientifico, ispirando nei secoli a venire una moltitudine di altri scrittori, registi, sceneggiatori. Ma non si limita ad inventare il personaggio, ne analizza anche comportamenti e reazioni altrui. Incidendo così nella memoria collettiva la figura del "mostro" per eccellenza, e la rappresentazione della paura atavica del "diverso".




 Boris Karloff ( Il mostro) nel film di Whale del 1931


Mary Wollstonecraft Shelley (England 1797-1851)


mercoledì 25 aprile 2012

Fahrenheit 451 - Ray Bradbury




(Fahrenheit 451 - 1953)

Il vecchio annusò il volume. 
"Sapete - proseguì - che i libri hanno un po' l'odore della noce moscata o di certe spezie d'origine esotica? Amavo annusarli, da ragazzo.  Signore, quanti bei libri c'erano al mondo un tempo, prima che noi vi rinunciassimo!"

Metto questo libro, che qualche anno fa mi veniva spesso in mente. Perché c'è stato un tempo, forse cessato, forse no, in cui la gente come me ha avuto davvero paura. Immersi negli slogan, assuefatti all'ignoranza, moltissimi individui hanno creduto veramente che la chiave del successo fosse riposta nel consumismo, nel lusso, nella ricchezza materiale. Un tempo infame, nel quale i libri, lo studio, la ricerca erano diventati una minaccia per quei pochi stolti al potere, a cui faceva difetto una consapevolezza eterna: tutto il sapere, il nostro essere, il nostro divenire, giacciono tra le pagine di qualche libro. Perché non succeda mai più, perché non succeda mai, che  qualche ignorante voglia portare un popolo al suo livello.


La locandina del film di Truffaut - 1966

‎"Il vero orrore è quello di un mondo in cui è proibito leggere,
dunque è proibito conoscere, amare, ricordare..."
François Truffaut


domenica 22 aprile 2012

Dizionario delle cose perdute - Francesco Guccini



Ma anche noi, da ragazzi, giocavamo, e non smettevamo mai: senza elettricità e con niente inventavamo strumenti ludici, e ogni tanto mi prende un desiderio strano, la voglia di radunare qualche coetaneo e, in segreto, di nascosto, da qualche parte, rifare almeno uno dei vecchi giochi che, senza bisogno di attaccare una spina, resero felice la nostra infanzia.


E' inevitabile per tutti noi che arrivi  questo momento: guardarci indietro e sorridere. 
La maggior parte delle cose perdute di cui parla Guccini le conosco anch'io, ed è stato un'incredibile piacere riscoprire chicles, carte moschicide, cinema all'aperto, cerbottane e coperchini, il famigerato FLIT.... manca solo la cremalba e sarebbe stato un trionfo. Essendo bolognese, ovviamente sono facilitata nella lettura e ancora più divertita. Ma anche i non-emiliani si divertiranno, rileggendo per esempio di certe acconciature a banana...  Si divertirà mio fratello che la esibisce in una foto a 4 anni,  ma si divertirà anche una mia amica, che abita a seicento chilometri di distanza, pure lei rassegnata alla foto col ricciolone sul capo, vero emblema dell'infanzia anni '50!

mercoledì 18 aprile 2012

Il ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde


(The Picture of Dorian Gray - 1890)

"Sono geloso di tutte le cose la cui bellezza non muore. Sono geloso del ritratto che mi hai fatto. Perché deve conservare quello che io dovrò perdere? A me ogni momento che passa toglie qualcosa, ad esso aggiunge qualche cosa. Oh se fosse il contrario! Se il ritratto potesse cambiare e io potessi essere sempre quello che sono adesso!"


Oscar Fingal O'Flahertie Wills Wilde (Ireland 1854-1900)

Narcisista, edonista, artista. Un manifesto a caratteri cubitali sui miti della bellezza e della giovinezza ad ogni costo, come chiave di successo. Innamorato di se stesso, ma soprattutto della propria immagine esteriore, Dorian non esita un istante, nemmeno davanti alla crudeltà, pur di godere all'infinito della crescente popolarità che riscuote. Calpesterà tutto e tutti: la sua ossessione non sembra destinata a finire. Eppure, appesa da qualche parte, c'è una coscienza che rimorde. E la parabola sfavillante di Dorian Gray si interrompe bruscamente nello sfacelo e nella distruzione.



Helmut Berger nel film "Il Dio chiamato Dorian" 

domenica 15 aprile 2012

Casa di bambola - Henrik Ibsen


(Et Dukkehjem - 1879)


HELMER: prima di ogni altra cosa, tu sei sposa e madre.
NORA: Non credo più a questi miti. Credo di essere innanzitutto un essere umano, come lo sei tu... o che almeno devo sforzarmi di diventarlo. So che la maggioranza degli uomini ti darà ragione, e che anche nei libri ci deve essere scritto che hai ragione tu. Ma io non posso più ascoltare gli uomini, né badare a quello che è stampato nei libri. Ho bisogno di idee mie e di provare a vederci chiaro.

  


Siamo nel lontano 1879, e la superficialità delle Desperate Housewives era di là da venire. Nora è una casalinga in gabbia, perfetta nel ruolo di sottomessa e dipendente dal marito, a sua volta perfetto nel proprio ruolo di depositario di ogni verità, moralità e ragionevolezza. Ma un gesto di Nora, dettato comunque dall'amore verso il marito, svelerà la meschinità e la pochezza morale di quest'ultimo, col risultato di liberare Nora dalla sua soffocante casa di bambola. 
Opera sicuramente datata, ma tuttora efficace nella feroce critica ai ruoli convenzionali di uomo-donna dell'epoca. Per riprendere il paragone iniziale, quanta dignità in questa donna di 130 anni fa, e quanta inutilità in alcune donne patinate.