(La casa de los espiritus - 1982)
L'alta borghesia e la destra economica, che avevano reso possibile il sollevamento, erano euforiche. All'inizio si spaventarono un po', vedendo le conseguenze della loro azione, perché non era mai accaduto che vivessero in una dittatura e quindi non la conoscevano. Pensarono che la perdita della democrazia sarebbe stata transitoria e che si poteva vivere per un certo tempo senza libertà imprenditoriale. E neppure importò loro la perdita di prestigio internazionale, che li aveva collocati nella stessa categoria di altre tirannie regionali, perché l'avevano considerato un prezzo conveniente per la sconfitta del marxismo.
Lo si può leggere come un romanzo, ricco di avvenimenti appassionanti e tragici. Lo si può leggere abbinato al bel film del 1993 di Bille August, dal cast stellare, e dalla trama semplificata. Lo si può leggere come una saga familiare esemplare nel Cile di quegli anni. Ma, in ogni caso, lo si deve leggere senza dimenticare mai che gli orrori descritti sono realmente pagine tra le più amare dello scorso secolo. Di questo romanzo mi piace trovare tra le righe una speranza antica: trarre forza, saggezza e speranza dalle proprie origini e tradizioni, purché si abbia la capacità di rivederle e adattarle e ai tempi. Altrimenti è una storia di sempre: i soprusi di ieri motivano i soprusi di oggi, che stanno già seminando i soprusi di domani, e infatti non c'è una grande differenza tra le violenze subite da Alba e quelle che suo nonno aveva imposto alle sue serve.







