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venerdì 5 aprile 2013

Poesie - Lawrence Ferlinghetti


(Poesie -1997)

Populist Manifesto for Poets, with Love

Poets, come out of your closets, 
Open your windows, open your doors, 
You have been holed-up too long 
in your closed worlds.
Come down, come down
from your Russian Hills and Telegraph Hills, 
your Beacon Hills and your Chapel Hills,
your Mount Analogues and Montparnasses, 
down from your foothills and mountains, 
out of your teepees and domes. 
The trees are still falling
and we’ll to the woods no more. 
No time now for sitting in them 
As man burns down his own house 
to roast his pig
No more chanting Hare Krishna 
while Rome burns.
San Francisco’s burning, 
Mayakovsky’s Moscow’s burning 
the fossil-fuels of life. 
Night & the Horse approaches
eating light, heat & power, 
and the clouds have trousers. 
No time now for the artist to hide 
above, beyond, behind the scenes, 
indifferent, paring his fingernails, 
refining himself out of existence. 
No time now for our little literary games, 
no time now for our paranoias & hypochondrias, 
no time now for fear & loathing, 
time now only for light & love. 
We have seen the best minds of our generation 
destroyed by boredom at poetry readings. 
Poetry isn’t a secret society, 
It isn’t a temple either. 
Secret words & chants won’t do any longer. 
The hour of oming is over, 
the time of keening come, 
a time for keening & rejoicing 
over the coming end
of industrial civilization 
which is bad for earth & Man. 
Time now to face outward 
in the full lotus position 
with eyes wide open, 
Time now to open your mouths 
with a new open speech, 
time now to communicate with all sentient beings, 
All you ‘Poets of the Cities’ 
hung in museums including myself,
All you poet’s poets writing poetry 
about poetry, 
All you poetry workshop poets 
in the boondock heart of America, 
All you housebroken Ezra Pounds, 
All you far-out freaked-out cut-up poets, 
All you pre-stressed Concrete poets, 
All you cunnilingual poets, 
All you pay-toilet poets groaning with graffiti, 
All you A-train swingers who never swing on birches, 
All you masters of the sawmill haiku in the Siberias of America, 
All you eyeless unrealists, 
All you self-occulting supersurrealists, 
All you bedroom visionaries and closet agitpropagators, 
All you Groucho Marxist poets 
and leisure-class Comrades 
who lie around all day and talk about the workingclass proletariat, 
All you Catholic anarchists of poetry, 
All you Black Mountaineers of poetry, 
All you Boston Brahims and Bolinas bucolics, 
All you den mothers of poetry, 
All you zen brothers of poetry, 
All you suicide lovers of poetry, 
All you hairy professors of poesie, 
All you poetry reviewers 
drinking the blood of the poet, 
All you Poetry Police -
Where are Whitman’s wild children, 
where the great voices speaking out 
with a sense of sweetness and sublimity, 
where the great’new vision, 
the great world-view, 
the high prophetic song 
of the immense earth 
and all that sings in it 
And our relations to it -
Poets, descend 
to the street of the world once more 
And open your minds & eyes 
with the old visual delight,
Clear your throat and speak up, 
Poetry is dead, long live poetry 
with terrible eyes and buffalo strength. 
Don’t wait for the Revolution 
or it’ll happen without you, 
Stop mumbling and speak out 
with a new wide-open poetry 
with a new commonsensual ‘public surface’ 
with other subjective levels 
or other subversive levels, 
a tuning fork in the inner ear 
to strike below the surface. 
Of your own sweet Self still sing 
yet utter ‘the word en-masse -
Poetry the common carrier 
for the transportation of the public 
to higher places
than other wheels can carry it. 
Poetry still falls from the skies 
into our streets still open. 
They haven’t put up the barricades, yet, 
the streets still alive with faces, 
lovely men & women still walking there, 
still lovely creatures everywhere, 
in the eyes of all the secret of all 
still buried there, 
Whitman’s wild children still sleeping there, 
Awake and walk in the open air. 


Manifesto populista. Per i Poeti, con Amore - Lawrence Ferlinghetti


Poeti, uscite dai vostri studi,
aprite le vostre finestre, aprite le vostre porte,
siete stati ritirati troppo a lungo
nei vostri mondi chiusi.
Scendete, scendete
Dalle vostre Russian Hills e dalle vostre Telegraph Hills,
Dalle vostre Beacon Hills e dalle vostre Chapel Hills,
dalle vostre Brooklyn Heights e dai Montparnasse,
giù dalle vostre basse colline e dalle montagne,
fuori dalle vostre tende e dai vostri palazzi.
Gli alberi stanno ancora cadendo
E non andremo più nei boschi.
Non è il momento ora di sedersi tra loro
quando l’uomo incendia la propria casa
per arrostire il maiale.
Non si canta più Hare Krishna 
mentre Roma brucia.
San Francisco sta bruciando
La Mosca di Majakowskij sta bruciando
I combustibili fossili della vita.
La notte & il cavallo si avvicinano
Mangiando luce, calore & forza
E le nuvole hanno i calzoni.
Non è il momento ora di nascondersi per l’artista
sopra, oltre, dietro le scene,
indifferente, tagliandosi le unghie,
purificandosi fuori dall’esistenza.
Non è il momento ora per i nostri piccoli giochi letterari,
Non è il momento ora per le nostre paranoie & ipocondrie,
non è il momento ora per la paura & il disgusto,
è il momento solo per la luce e per l’amore.
Abbiamo visto le migliori menti della nostra generazione
Distrutte dalla noia ai reading di poesia.
La poesia non è una società segreta,
né un tempio.
Le parole & i canti segreti non servono più.
L’ora di emettere l’OM è passata,
viene l’ora di cantare un lamento funebre,
un momento per cantare un lamento funebre & per gioire
sulla fine in arrivo
della civiltà industriale
che è nociva per la terra & per l’Uomo.
Il momento ora di esporsi
nella completa posizione del loto
con gli occhi bene aperti,
il momento ora di aprire le nostre bocche
in un nuovo discorso aperto,
il momento ora di comunicare con tutti gli esseri coscienti,
tutti voi, “Poeti delle Città”
appesi nei musei, includendo me stesso,
tutti voi poeti del poeta che scrive la poesia
sulla poesia
tutti voi poeti di poesia da laboratorio
nel cuore- giungla d’America
tutti voi addomesticati Ezra Pound, 
tutti voi poeti pazzi, sballati, malconci,
tutti voi poeti della Poesia Concreta pre-compressa,
tutti voi poeti cunnilingui,
tutti voi poeti da gabinetto a pagamento che vi lamentate con graffiti,
tutti voi ritmatori da metropolitana che non ritmate mai sulle betulle,
tutti voi padroni delle segherie haiku 
nelle Siberie d’America,
tutti voi non realisti senza occhi,
tutti voi supersurrealisti autonascosti,
tutti voi visionari da camera da letto,
ed agitprop da gabinetto,
tutti voi poeti alla Groucho Marxista 
e Compagni di ozio di classe
che restano inattivi tutto il giorno
e che parlano del lavoro di classe del proletariato,
tutti voi anarchici Cattolici della poesia,
tutti voi Neri Montanari della poesia,
tutti voi Bramini di Boston e bucolici di Bolinas,
tutti voi baby-sitters della poesia,
tutti voi fratelli zen della poesia,
tutti voi amanti suicidi della poesia,
tutti voi capelluti professori della poesia,
tutti voi critici di poesia
che bevete il sangue dei poeti,
tutti voi Poliziotti della Poesia-
Dove sono i figli di Whitman,
dov’è la grande voce che parla ad alta voce
con un senso di dolcezza & di sublimità,
dov’è la nuova grande visione,
la grande visione del mondo,
l’alta canzone profetica
dell’immensa terra
e tutto ciò che canta in essa
e il nostro rapporto con essa-
Poeti, scendete
Nelle strade del mondo ancora una volta
E aprite le menti & gli occhi
Con la vecchia delizia visuale,
schiarite la gola e parlate più forte,
la poesia è morta, lunga vita alla poesia
con occhi terribili e forza di bufalo.
Non aspettate la rivoluzione
o succederà senza di voi.
Smettete di mormorare e parlate ad alta voce
con una nuova poesia gridata
con una nuova comune-sensuale “comprensione-pubblica”
con altri livelli soggettivi
od altri livelli sovversivi,
un diapason nell’orecchio interno
per colpire sotto la superficie.
Del vostro dolce Io che ancora cantate
Ancora esprimete “la parola en-masse”-
Poesia il veicolo comune
per il trasporto pubblico
verso luoghi più alti
di altre ruote che possono portarla.
Poesia che ancora cade dai cieli
dentro le nostre strade ancora aperte.
Loro non hanno ancora innalzato barricate,
le strade animate ancora con visi,
uomini & donne attraenti camminano ancora qui,
dovunque ancora attraenti creature,
negli occhi di tutti il segreto di tutti
qui ancora sepolto,
i selvaggi figli di Whitman qui ancora dormono,
si svegliano e camminano nell'aria aperta. 


(Lawrence Ferlinghetti - Usa 1919)

Ispirato da Whitman, Majakovskij e Blake, Ferlinghetti contesta la società borghese usando i mezzi tipici della Beat Generation: la vita vagabonda senza radici, il ricorso all'alcool e alle droghe, il misticismo orientaleggiante; ma in tutta la sua opera non manca mai quel velo di tenerezza che me lo rende molto caro. Molte delle sue poesie sono destinate ad essere recitate con l'accompagnamento di musica jazz.

"Perché sono un distillatore 
di poesia.
Sono una banca del canto.
Sono una pianola
in un casino abbandonato
sulla riva del mare
in una fitta nebbia
e ancora suono".


venerdì 22 marzo 2013

Poesie - Sylvia Plath


(Mondadori - 2013)


THE DISQUIETING MUSES - SYLVIA PLATH



Mother, mother, what illbred aunt 
Or what disfigured and unsightly 
Cousin did you so unwisely keep 
Unasked to my christening, that she 
Sent these ladies in her stead 
With heads like darning-eggs to nod 
And nod and nod at foot and head 
And at the left side of my crib?



Mother, who made to order stories 

Of Mixie Blackshort the heroic bear, 

Mother, whose witches always, always, 

Got baked into gingerbread, I wonder 

Whether you saw them, whether you said 
Words to rid me of those three ladies 
Nodding by night around my bed, 
Mouthless, eyeless, with stitched bald head. 

In the hurricane, when father's twelve 
Study windows bellied in 
Like bubbles about to break, you fed 
My brother and me cookies and Ovaltine 
And helped the two of us to choir: 
"Thor is angry: boom boom boom! 
Thor is angry: we don't care!" 
But those ladies broke the panes. 

When on tiptoe the schoolgirls danced, 
Blinking flashlights like fireflies 
And singing the glowworm song, I could 
Not lift a foot in the twinkle-dress 
But, heavy-footed, stood aside 
In the shadow cast by my dismal-headed 
Godmothers, and you cried and cried: 
And the shadow stretched, the lights went out. 

Mother, you sent me to piano lessons 
And praised my arabesques and trills 
Although each teacher found my touch 
Oddly wooden in spite of scales 
And the hours of practicing, my ear 
Tone-deaf and yes, unteachable. 
I learned, I learned, I learned elsewhere, 
From muses unhired by you, dear mother, 

I woke one day to see you, mother, 
Floating above me in bluest air 
On a green balloon bright with a million 
Flowers and bluebirds that never were 
Never, never, found anywhere. 
But the little planet bobbed away 
Like a soap-bubble as you called: Come here! 
And I faced my traveling companions. 

Day now, night now, at head, side, feet, 
They stand their vigil in gowns of stone, 
Faces blank as the day I was born, 
Their shadows long in the setting sun 
That never brightens or goes down. 
And this is the kingdom you bore me to, 
Mother, mother. But no frown of mine 
Will betray the company I keep.




Le muse inquietanti - Sylvia Plath

Mamma, mamma, quale zia maleducata 
o cugina sfigurata e repellente 
dimenticasti cosi sconsideratamente 
d'invitare al mio battesimo, che quella
al posto suo mandò queste signore 
dalla testa come un uovo da rammendo, 
per dondolarla e dondolarla ai piedi, 
al capo e a sinistra della culla? 

Mamma, tu che su ordinazione inventavi le avventure
di Mixie Blackshort, l'orsetto coraggioso, 
mamma, tu le cui streghe sempre sempre 
finivano cotte in forno insieme al panpepato, 
chissà se le hai viste, se hai detto parole 
per liberarmi da quelle tre signore
che annuivano di notte intomo al letto, 
senza bocca, senz'occhi, la testa calva tutta toppe? 

Quando ci fu l'uragano e nello studio 
di papà s'incurvarono le dodici finestre 
come bolle prossime a scoppiare, tu preparasti
a mio fratello e a me biscotti e Ovomaltina 
e ci insegnasti a cantare tutti in coro: 
"Thor è arrabbiato: bum bum bum! 
Thor è arrabbiato: che ce ne importa?" 
Ma quelle signore ruppero le vetrate. 

Quando a scuola le bambine eseguirono la danza
sulle punte e facendo lampeggiare le pile
cantarono la canzone delta lucciola, io non riuscivo 
a muovere un piede nella mia veste coi lustrini 
ma me ne stavo in disparte, goffa, 
nell'ombra gettata dalle mie madrine 
dalla lugubre testa, e tu piangevi, piangevi, 
e l'ombra si allungò, si spensero le luci. 

Mamma, mi mandavi a lezione di piano 
e lodavi i miei trilli e arabeschi, 
benché tutte le maestre giudicassero il mio tocco 
stranamente legnoso nonostante le scale 
e le ore di esercizio, e il mio orecchio 
stonato e, sì, refrattario alle lezioni. 
Ho imparato, ho imparato, ho imparato altrove, 
da muse non assunte da te, mamma cara. 

Un giomo mi sono svegliata e ti ho vista, mamma, 
che galleggiavi nell'azzurro più azzurro 
su una mongolfiera verde coperta di un milione 
di fiori e uccellini azzurri che mai mai 
si videro, in nessun luogo mai. 
Ma il piccolo pianeta volò via saltellando
come una bolla di sapone mentre tu gridavi: "Vieni, vieni!". 
E io restai sola davanti alle mie compagne di viaggio. 

Giomo e notte ora, al mio capo, al fianco, ai piedi, 
stanno a veglia con vesti di pietra, 
le facce vuote come il giomo in cui nacqui, 
le ombre lunghe nel sole calante 
che mai splende più vivo e mai tramonta. 
E questo è il regno a cui mi hai portato, 
mamma, mamma. Ma nessuna espressione del mio viso
tradirà la compagnia che frequento. 


Leggere questa poesia del 1957 è come entrare nella mente di Sylvia, tra le fate cattive dell'infanzia e le tristi ambizioni di sua madre, tra manichini alla de Chirico e demoni ormai padroni della sua anima. E' un'accusa rassegnata e crudele, che spiega bene come Sylvia sia consapevole del proprio destino. Si suiciderà sei anni dopo, coerente come sempre, coerente come tutti. Io mi innamoro quasi sempre dei poeti che leggo. Lei, invece, l'ho adottata.


“I am still so naïve; I know pretty much what I like and dislike; but please, don’t ask me who I am. A passionate, fragmentary girl, maybe?”

Sylvia Plath in Paris, 1956 (Gordon Lameyer)

Sylvia Plath (USA 1932- UK 1963)


Ho scattato questa foto il 5/8/13. E' stato difficile trovarla tra le erbacce.
Sylvia è sepolta a fianco della chiesa di Heptonstall (West Yorkshire, UK). La citazione EVEN AMIDST FIERCE FLAMES THE GOLDEN LOTUS CAN BE PLANTED (anche in mezzo alle fiamme feroci il loto dorato può essere piantato)  potrebbe venire dal Bhagavid-Gita (Sacra Scrittura Hindu), o più probabilmente dal libro Monkey di Wu Ch'Eng-En del 1550.

venerdì 8 marzo 2013

Poesie - Arthur Rimbaud







MA BOHEME (FANTAISIE)

Je m'en allais, les poings dans mes poches crevées ;
Mon paletot aussi devenait idéal ;
J'allais sous le ciel, Muse, et j'étais ton féal ; 
Oh! là là! que d'amours splendides j'ai rêvées ! 

Mon unique culotte avait un large trou.
Petit-Poucet rêveur, j'égrenais dans ma course
Des rimes. Mon auberge était à la Grande-Ourse. 
Mes étoiles au ciel avaient un doux frou-frou 

Et je les écoutais, assis au bord des routes,
Ces bons soirs de septembre où je sentais des gouttes
De rosée à mon front, comme un vin de vigueur ; 

Où, rimant au milieu des ombres fantastiques,
Comme des lyres, je tirais les élastiques
De mes souliers blessés, un pied près de mon coeur!

La mia bohème (Fantasia)

Me ne andavo, i pugni nelle tasche sfondate;
Anche il mio cappotto diventava ideale;
Andavo sotto il cielo, Musa! ed ero il tuo leale;
Oh! quanti amori assurdi ho strasognato!
Nei miei unici calzoni avevo un largo squarcio. 
- Pollicino sognatore, nella mia corsa sgranavo 
Rime. La mia castello era sull'Orsa Maggiore. 
- Le mie stelle in cielo facevano un dolce fru-fru. 
Le ascoltavo, seduto sul ciglio delle strade, 
Nelle calme sere di settembre in cui sentivo 
Sulla fronte le gocce di rugiada, come un vino vigoroso;
Oppure, rimando in mezzo a fantastiche ombre, 
Come fossero lire tiravo gli elastici 
Delle mie suole ferite, con un piede contro il cuore!


Rimbaud morì a soli 37 anni, ma aveva smesso di comporre a 21 per girare mezzo mondo, e poi darsi al commercio delle armi, o all'allevamento del bestiame e a mille altre cose, sempre senza un soldo. Fu legato da una profondissima amicizia a Paul Verlaine, il che non impedì a quest'ultimo  di sparargli a un polso. Verlaine lo descrisse "dall'aspetto severo straordinariamente precoce che arrivava talvolta fino alla cupezza attraversata a tratti da barbagli di macabre o particolarissime fantasie"; comunque, includendolo nella sua opera  "Les poètes maudit" lo fece conoscere al mondo. 
Di lui, Patti Smith ha di recente detto:  "Il suo spirito è ovunque, è il cuore della gioventù ed è anche il cuore della curiosità e dell'entusiasmo. La sua poesia è con noi. E' anche l'anniversario del mio album 'Horses' che ho scritto pensando ad Arthur".  


( Jean-Nicolas Arthur Rimbaud (France 1854-1891)

domenica 3 marzo 2013

Poesie - William Blake








The Garden of Love - William Blake

I went to the Garden of Love,
And saw what I never had seen:
A Chapel was built in the midst,
Where I used to play on the green.

And the gates of this Chapel were shut,
And "Thou shalt not" writ over the door;
So I turn'd to the Garden of Love
That so many sweet flowers bore;

And I saw it was filled with graves,
And tomb-stones where flowers should be;
And Priests in black gowns were walking their rounds,
And binding with briars my joys & desires.



Sono andato al Giardino dell'Amore,
E ho visto quello che non avevo visto mai:
Una cappella era costruita lì in mezzo, 
Dove di solito giocavo sul prato. 
E i cancelli di questa Cappella erano chiusi,
E "Tu non devi" scritto sulla porta; 
Così mi volsi verso il Giardino dell'Amore 
Che tanti dolci fiori produceva; 
E vidi che era pieno di tombe, 
E pietre tombali dove dovevano esserci i fiori; 
E Preti in nere vesti vagavano intorno, 
circondando di rovi le miei gioie e i miei e desideri.

 Di Blake mi piace il disincanto libertario con cui valuta il mondo che lo circonda, la rottura con i canoni stilistici dell'epoca, e in particolare la doppia capacità di esprimersi in versi e in immagini. Di lui mi piace innanzitutto la poesia che ho messo come introduzione, nella quale emerge tutta la sua delusione nel constatare quanto la religione tenti di soffocare sensi e desideri innati negli  uomini, comunque creati da Dio. 
Ho sempre parlato di poeti e di poesie con le persone più disparate.  Una ragazza in particolare,  molto giovane e molto drogata, è riuscita a stupirmi, e divertirmi, per l'assoluta padronanza di Blake. Sapeva tutto, dalle ispirazioni ai tormenti visionari, dalle opere alla critica, all'importanza della sua produzione per l'intera umanità artistica a venire. Moltissimi parlano di Blake, lo citano, si vantano di preferirlo, ma pochissimi privilegiati, come questa incredibile ragazzina, lo conoscono veramente. 

"Do what you will, this world's a fiction and is made up of contradiction."
William Blake (UK 1757-1827)
Infant Joy - by William Blake

 Infant Sorrow - by William Blake

venerdì 22 febbraio 2013

Canti Orfici - Dino Campana


Canti Orfici - 1913



L’invetriata

La sera fumosa d’estate
Dall’alta invetriata mesce chiarori nell’ombra
E mi lascia nel cuore un suggello ardente.
Ma chi ha (sul terrazzo sul fiume si accende una lampada) chi ha
A la Madonnina del Ponte chi è chi è che ha acceso la lampada? – c’è
Nella stanza un odor di putredine: c’è
Nella stanza una piaga rossa languente.
Le stelle sono bottoni di madreperla e la sera si veste di velluto:
E tremola la sera fatua: è fatua la sera e tremola ma c’è
Nel cuore della sera c’è,
Sempre una piaga rossa languente.

Quando la poesia diventa arte in tutti suoi aspetti. Poeta-musico come Orfeo, visionario come Baudelaire, matto come Antonio Ligabue, Dino Campana ha vissuto la parte peggiore della sua vita dalle mie parti, dov'è nato, ha studiato ed è stato internato. Posti che ha odiato, e dai quali ha disperatamente cercato di fuggire, e nei quali è sempre stato costretto a tornare con orrore. Ma la sua poesia, originale e straziante, è sempre stata altrove.


Dino Campana (Marradi 1885-1932)


L'attribuzione a Campana di questa seconda celeberrima foto è stata di recente messa in discussione, nonostante l'assoluta verosimiglianza. 

domenica 17 febbraio 2013

Poesie - William Butler Yeats












THE LAKE ISLE OF INNISFREE

I will arise and go now, and go to Innisfree,
And a small cabin build there, of clay and wattles made:
Nine bean-rows will I have there, a hive for the honeybee,
And live alone in the bee-loud glade.
And I shall have some peace there, for peace comes dropping slow,
Dropping from the wheels of the morning to where the cricket sings;
There midnight’s all a glimmer, and noon a purple glow,
And evening full of the linnet’s wings.
I will arise and go now, for always night and day
I hear lake water lapping with low sounds by the shore;
While I stand on the roadway, or on the pavement grey,
I hear it in the deep heart’s core.



L'ISOLA DEL LAGO DI INNISFREE 

Io voglio alzarmi ora, e voglio andare, andare ad Innisfree 
E costruire là una capannuccia fatta d’argilla e vimini: 
nove filari e fave voglio averci, e un’alveare, 
e vivere da solo nella radura dove ronza l’ape. 
E un po’ di pace avrò, chè pace viene lenta 
Fluendo stilla a stilla dai veli del mattino, dove i grilli cantano; 
e mezzanotte è tutta un luccicare, ed il meriggio brilla 
come di porpora, e l’ali dei fanelli ricolmano la sera. 
Io voglio alzarmi ora, e voglio andare, perché la notte e il giorno 
Odo l’acqua del lago sciabordare presso la riva di un suono lieve; 
e mentre mi soffermo per la strada, sui marciapiedi grigi, 
nell’intimo del cuore ecco la sento.


A differenza della nostra Isola che non c'è, Innisfree esiste veramente. E' un'isola disabitata nel Lough Gill, nei pressi di Sligo, Irlanda. L'autore c'era stato da giovanissimo, per osservare gli uccelli ed ascoltare le storie dei barcaioli.  
Anni dopo, Yeats, trasferitosi a a Londra, sta camminando lungo i grigi e chiassosi marciapiedi di Fleet Street quando improvvisamente viene colpito dal suono di una fontana: il gorgoglio dell'acqua gli riporta  alla mente  il dolce sciabordare del Lough Gill, e viene travolto dal desiderio di correre a rifugiarsi là, in quell'isola che contrasta terribilmente con la città caotica in cui vive. La poesia "Lake Isle of Innisfree", a differenza di molte altre scritte nello stesso periodo,  non contiene riferimenti al misticismo e all'occulto tanto cari a Yeats: rappresenta il sogno di una vita ideale, un'utopia forse, ma così consolatoria! E alzi la mano chi non ha mai spalancato gli occhi sullo stesso sogno. 




"Voi che vorreste giudicarmi, non giudicate da questo o quel libro, venite in questo luogo dove sono appesi i ritratti dei miei amici e guardateli: la storia d'Irlanda è dipinta nei loro lineamenti; pensate dove la gloria umana inizia e finisce, e dite che la mia gloria fu avere simili amici."

William Butler Yeats (Ireland 1865-1939)



 the island of Innisfree on Lough Gill in County Sligo, Ireland




 Ben Bulben, Co.Sligo, Ireland